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Banksy racconta la Brexit

Proprio quando era più alta la paura per l'ascesa di Marine Le Pen e del movimento anti europeista, un' opera che racconta il declino dell'Unione è apparsa a Dover, la città da cui ogni giorno partono i traghetti diretti a Calais

La sua fama ha ormai sconfinato oltre l’interesse dei semplici appassionati di street art, tanto da diventare ormai un simbolo della protesta politica e dei valori in bilico delle nuove generazioni. Stiamo parlando di Banksy, ovvero lo pseudonimo dietro cui si cela l’artista – o il collettivo di artisti – più discusso e chiacchierato degli ultimi decenni, soprattutto per l’evidente messaggio politico dipinto sui muri prima della sua Bristol poi di tutto il mondo.

Le congetture sulla reale identità dietro opere divenute iconiche, infatti, non hanno mai cessato di agitare la curiosità, ogni qual volta un suo murale appaia nella notte fra le strade di una qualche città del mondo, tanto che negli ultimi mesi si era ipotizzato che dietro la bomboletta più ricercata da Scotland Yard potesse nascondersi il frontman dei Massive Attack, Robert “3D” Del Naja, da sempre in prima linea nel legame che unisce arte e protesta sociale.

Dover, England.

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E se già in passato l’artista aveva portato su di se i riflettori, svelando i propri lavori proprio a ridosso di occasioni dense di significato politico – ultimo in ordine temporale l’albergo realizzato sulla Strisca di Gaza –, questo weekend è apparsa a Dover una gigantesca opera in cui si vede un’operaio realizzato con il classico stile monocromatico, intento a rimuovere una delle 12 stelle dal vessillo dell’Unione Europea per quello che, manco a dirlo, è un chiaro riferimento all’uscita della Gran Bretagna dall’Europa, per cui nei prossimi mesi verranno compiuti passi decisivi, tra negoziati con il coltello fra i denti e la Scozia che minaccia l’uscita dalla sfera di Londra.

Non è un caso, inoltre, che un’opera in cui si racconta della crisi dell’Unione europea sia apparsa proprio a ridosso delle elezioni che hanno decretato Emmanuel Macron il nuovo presidente della Francia, allontanando così lo spauracchio nazionalista – e decisamente anti europeista rappresentato dal Front National di Marine Le Pen. Il murale, infatti, è apparso sulla facciata di uno dei palazzi a ridosso del terminal dei traghetti di Dover, città situata nell’estrema parte sud-orientale della Gran Bretagna, da cui ogni giorno partono le navi dirette in Francia con destinazione Calais, dove ad attenderle c’è quella Giungla divenuta il simbolo della devastante crisi dei migranti di cui l’Europa rimane nell’occhio del ciclone.

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