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“Banksy è 3D dei Massive Attack”, il nuovo capitolo della saga sull’identità dell’artista

Dopo anni di accanite ricerche uno scrittore scozzese è convinto di aver svelato l’arcano: Banksy sarebbe in realtà Robert Del Naja

I Massive Attack sono Robert 3D Del Naja e Dadddy G (al trio iniziale dei Massive Attack manca Mushroom). Foto via Facebook

I Massive Attack sono Robert 3D Del Naja e Dadddy G (al trio iniziale dei Massive Attack manca Mushroom). Foto via Facebook

È fra gli artisti più chiacchierati al mondo e al primo posto fra i ricercati dalla polizia britannica tanto che, attorno al suo pseudonimo Banksy, da anni si è scatenato un vero e proprio turbinio di cospirazioni, alcune credibili altre un po’ meno.
Alcuni credono che dietro Banksy si celi Mr. Brainwash, il misterioso artista che appare nel documentario del 2010 Exit Through The Gift Shop, altri che dietro l’oscuro streetartist si nasconda in realtà un collettivo, altri ancora l’artista francese Blek le Rat, mentre alcuni mesi fa un gruppo di ricercatori del Journal of Spatial Science si è adoperato con metodi solitamente usati in criminologia per confermare la teoria sinora ritenuta più credibile, ovvero che dietro la bomboletta spray più ricercata d’Inghilterra vi sia Robin Gunningham.

Tuttavia, come per il caso Burial, la ricerca di Banksy non è mai terminata tanto che, nelle scorse ore, lo scrittore scozzese Craig Williams ha pubblicato una sorta di saggio dove espone nel dettaglio la sua ‘sensazionale’ scoperta: Banksy in realtà è Robert 3D Del Naja, cantante e mente creative dei Massive Attack.
Ora, sicuramente alla teoria di Williams non manca quel tanto di retrogusto complottista, tuttavia è noto che Del Naja agli albori dei Massive Attack, ovvero al tempo del soundsystem Wild Bunch, fosse uno fra i writers di punta della scena di Bristol, la stessa città che ha dato i natali a Banksy. Le prove avanzate da Williams, inoltre, evidenziano alcune coincidenze ‘sospette’ giacché tutte le volte che un graffito di Banksy appariva sui muri di qualche città, in quegli stessi giorni lì i Massive Attack tenevano un concerto.

Alcuni esempi: quando il primo maggio del 2010 a San Francisco furono avvistati sei murales di Banksy, i Massive Attack avevano suonato in città il 25 e il 27 aprile, mentre soltanto un giorno prima del loro live al leggendario House of Blues il 13 maggio un’opera di Banksy era apparsa nella Chinatown di Boston e così via. Williams elenca date e luoghi in cui la band e l’artista si sono misteriosamente incrociati, dai murales a New Orleans in seguito alla tragedia Katrina – per cui Del Naja realizzò un disco in beneficienza – fino al periodo newyorkese di Banksy del 2013, coinciso con una serie di quattro serate dei Massive Attack al Park Avenue Armory.
Se è difficile che nei prossimi giorni si assisterà a una replica di 3D alla curiosa indagine di Williams, già in precedenza Del Naja e Banksy si erano scambiati reciproci attestati di stima, con il primo a testimoniare l’amicizia che li lega, confermando inoltre la teoria su Mr. Brainwash, mentre nel libro celebrativo 3D & the Art of Massive Attack uscito lo scorso anno, Banksy descrive 3D come uno fra i writers che più lo hanno avvicinato alla streetart nei giorni della sua prima adolescenza.

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