Home Cultura Arte

Astrattismo sessuale, Man Ray e altre mostre da non perdere

Dalla rappresentazione non tradizionale del desiderio di 'Abstract Sex' fino ai ritratti femminili di Man Ray, il meglio delle mostre della settimana scelto da Rolling Stone

Foto: Renato Ghiazza

Man Ray. “Les lames / le lacrime”, 1930-1932 (1976). Collezione privata, Torino. © Man Ray Trust by SIAE 2019.

Settimana scorsa si è svolta la ventiseiesima edizione di Artissima a Torino. 43 Paesi, 208 gallerie, e 55.000 visitatori. Ma non vogliamo parlarvi strettamente della fiera e dei suoi numeri, bensì di quello che è successo nel frattempo in tutta la città.

Abstract Sex: We don’t have any clothes, only equipment

“Deserto” di Iacopo Miliani, 2018. Video, 6’ 09’’, Courtesy of the Artist and Rodeo London / Piraeus

Una mostra raccolta e dalla durata effimera. In collaborazione con venti gallerie partecipanti ad Artissima 2019, si è messo in scena da JANA, boutique storica della città, una mostra vietata ai minori di 18 anni, ma senza per questo scadere nell’esplicito. La storia è lunga e parte da lontano. Emancipazione, liberazione, appropriazione, corpo fisico e immateriale. Trasformazione e cambi d’uso. Tutto questo vissuto trova l’incanto nel soggetto del progetto che questa mostra ricerca: Il Desiderio, che si districa attraverso un intreccio di alleanze inattese tra oggetti e corpi. Meccanismi che svelano e smantellano le rappresentazioni tradizionali del desiderio. Opere attuali che navigano nel tessuto del genere. Cosa è accettato e di libero accesso oggi? Si è provato qui ad esplorare questo territorio. Tra virtuale e biotecnologia, questa mostra indaga l’impatto dei progressi della scienza, della tecnologia, e dell’informazione contemporanee sulle concezioni del sesso. Clonazione e ingegneria genetica stanno cambiando il modo in cui pensiamo al sesso umano, e alla riproduzione, come alla comunicazione delle informazioni genetiche. Abstract Sex non ha donato risposte chiare, ma presenta un’esplorazione filosofica di questo nuovo mondo di molteplicità sessuale, informatica e della mutazione accelerata della natura come della cultura.

Dove: JANA, via Maria Vittoria 45/A, Torino

wo/MAN RAY

Man Ray, “La mode au Congo”, 1937-1981. Collezione CSAC, Università di Parma. Courtesy CSAC, Università di Parma. © Man Ray Trust by SIAE 2019

“Il ritratto di un essere amato deve poter essere non solo un’immagine alla quale sorridere, ma un oracolo da interrogare”. André Breton 1934. In questa frase c’è tutto l’universo che Emmanuel Radnitzky, o meglio Man Ray, ha messo nel cercare, definire e ritrarre tutte le donne della sua vita. Le sue muse, assistenti, amanti e mogli sono qui ritratte. Ma non solo, anche loro stesse, emancipate e intraprendenti, hanno usato la camera e l’obiettivo secondo il loro occhio. Un universo femminile magnifico e rappresentativo di quel periodo che ha visto l’Europa, Parigi, come centro di sperimentazione e liberazione dell’immagine. Lee Miller, Berenice Abbott e Dora Maar furono le sue muse, oltre all’immancabile Juliet, la compagna di una vita a cui è dedicato il portfolio The Fifty Faces of Juliet (1943-1944), in cui la donna è ispirazione e desiderio, gioco e complicità. Una figura, quella femminile, grazie alla quale la sperimentazione diviene opera d’arte. Il percorso della mostra si snoda attraverso l’universo femminile di questo grande artista, e ci trasporta negli anni Trenta e Quaranta, momento in cui la frequentazione con l’ambiente dell’avanguardia dada e surrealista parigina era fervido.

Dove: CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia, Via delle Rosine, 18, Torino
Quando: fino al 19 gennaio 2020

L’Homme Cannette – Eddy Ekete Mombesa

L’artista franco congolese Eddy Ekete è l’ideatore di questa metamorfosi umana. L’uomo lattina si è esibito per la prima volta in Italia, e la sua prima apparizione l’ha fatta durante il giorno di apertura della Fiera al Lingotto. Decisamente uno dei momenti migliori della giornata! Si è presentato in doppietta, e, sotto il peso di 4000 lattine, gli artisti hanno performato, camminato, danzato e si sono persino stretti in un lungo abbraccio immobile, creando una vera e propria scia di attrazione musicale. Figure enigmatiche, hanno generato stupore e curiosità, attirato e spaventato, generando anche momenti di ilarità. Totalmente nascosti dai loro costumi con la sola movenza dei loro corpi creano uno spettacolo che vuole volgere l’attenzione, e soprattutto sensibilizzare, sull’importanza del riciclare. Ekete rende poetico il riciclaggio e tutti i materiali abbandonati dal consumo contemporaneo, li pone a simbolo di una lotta con un esplicito riferimento alla cultura ancestrale del suo continente, l’Africa.
 La “creatura” è interamente costruita da lui, raccoglie e cerca nelle periferie la sua materia prima e pazientemente compone il costume attento alla sonorità che dovrà produrre. Prossima tappa Roma, dove terrà un laboratorio di circa 8 giorni, concluso dalla performance all’interno del Museo. Il progetto è curato da Simona Amelotti per MetaCritikOpera-Paris

Dove: Museo Macro-Asylum, Roma
Quando: fino al 14 novembre 2019

Leggi anche