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Arte cinetica, ritratti sperimentali e altre mostre da non perdere

Dalla prima mostra dedicata a Carlos Cruz-Diez dopo la sua scomparsa, fino agli autoritratti alternativi di Vincenzo Agnetti, il meglio delle mostre della settimana scelto da Rolling Stone

Autotelefonata (No)

1972. Fotografie con testo scritto a mano, © Maurizio Elia & Matteo Borzone, courtesy Collezione La Gaia, Busca (CN)


Il colore trasformato in una forza capace di creare spazi emotivi, gli autoritratti-ritratti di Vincenzo Agnetti e paesaggi industriali abbandonati. Ecco la nuova triade di proposte settimanale, per uno sguardo alternativo alle mostre della città di Milano.

Cruz-Diez alla Dep Art Gallery

“Colore come evento di spazi”, Cruz-Diez alla Dep Art Gallery

La prima mostra dedicata a Carlos Cruz-Diez dopo la sua recente scomparsa. L’artista, considerato tra i maggiori esponenti dell’arte cinetica e ottica, ha sempre pensato al colore come ad una forza cosi potente tanto da poter creare uno spazio emozionale. Dinamismo, luce, vibrazioni e colore, questi gli elementi che potremo trovare all’interno delle sue opere e nella galleria. Un’energia pura che si libera nello spazio. Un artista cosi importante da essere presente nelle più prestigiose collezioni museali del mondo come il MoMA Museum of Modern Art a New York, la Tate Modern a Londra, il Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris e il Centre Georges Pompidou a Parigi, il Museum of Fine Arts a Houston, il Wallraf-Richartz Museum di Colonia. 
Attraverso sedici grandi opere si raccontano le fasi salienti dell’operato dell’artista franco-venezuelano e se ne mette in luce l’originalità della ricerca includendo lavori tratti da cinque delle sue serie più significative – Couleur Additive, Physichromie, Induction Chromatique, Chromointerférence, Couleur à l’Espace. Presente in mostra anche Pyramide d’Interferences Chromatiques del 2018, un ambiente interattivo realizzato per la galleria milanese.

Dove: Via Comelico, 40, 20135 Milano MI
Quando: fino al 21 gennaio 2020

Vincenzo Agnetti alla BUILDING

Ritratto di Donna. 1970
Feltro blu con scritta incisa dipinta di arancione, © Archivio Agnetti, courtesy BUILDING

Sempre di più questa nuova galleria milanese delinea e rafforza l’importanza di raccontare con eleganza la nostra storia artistica proveniente dal nostro recente passato e perdurante nel nostro prossimo futuro. In questa occasione viene presentato il lavoro di Vincenzo Agnetti, in relazione anche al connubio con altri due punte d’eccellenza della nostra arte italiana, Enrico Castellani e Piero Manzoni. La mostra si articola in due sezioni, Autoritratti Ritratti e Scrivere. La prima parte si concentra su una selezione di opere dell’artista delle sue più note, ma non solo, e infatti troviamo Identikit (1973), Autotelefonata (No) (1972) e Elisabetta d’Inghilterra (1976) – in cui l’artista sperimenta in maniera originale il genere del ritratto – e il celebre Quando mi vidi non c’ero (1971), dedicato al tema dell’autoritratto con Il suonatore di fiori (1981), ultima sua opera rimasta incompiuta. Nella seconda vengono dunque presentate una selezione di opere di Castellani e Manzoni legate alla ricerca di Agnetti, a partire da Litografia originale (1968), in cui da un lato (recto) c’è l’opera di Castellani e dall’altro (verso) un testo con diagramma di Vincenzo Agnetti. Di Piero Manzoni troviamo invece le “tavole di accertamento” e le “linee”, oltre a opere attinenti al tema del ritratto, fra cui la Base magica (1961), modello di “scultura vivente” dall’evidente carattere performativo. L’ultima parte della mostra comprende un’ampia sezione documentaria con testi e fotografie che raccontano il complesso rapporto “scrittura – opera – scrittura” di Agnetti.

Dove: Via Monte di Pietà 23, 20121 Milano
Quando: Dal 23 ottobre 2019 al 18 gennaio 2020

Joseph Kosuth da Lia Rumma

Maestro dell’arte concettuale, Kosuth, in questa occasione affronta il problema del tempo e dell’esistenza attraverso una molteplicità di rimandi ad altri autori. L’artista fa confluire installazione e lavori individuali nei tre piani della galleria, a cui si aggiunge un’installazione en plein air collocata sul terrazzo. La mostra gioca sul concetto e uso del tempo esistenziale di Beckett raccogliendo anche fonti di diversi pensatori. Il secondo piano della galleria è dedicato al progetto Quoted Use che presenta un’edizione limitata di oggetti e arredi realizzati in collaborazione con Schellmann Art di Monaco. In questa mostra, la riflessione di Kosuth sul tempo prende avvio da un’urgenza sia personale sia filosofica nel cercarne il significato all’interno dei vari contesti della vita. Con l’uso dell’orologio analogico, l’artista scandisce il ritmo della visita alla mostra rendendola un’esperienza fluida. Il tempo è così citato sia letteralmente sia figurativamente. Kosuth crea un nuovo spazio, in cui l’arte prende il posto della filosofia, l’idea quello dell’essenza dell’opera d’arte.
Sicuramente una visita dal sapore di viaggio temporale.

Dove: Via Stilicone 19, 20154 Milano
Quando: Fino al 24 novembre 2019

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