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Addio a Christo, maestro della Land Art e delle opere impossibili

Se n’è andato ieri uno degli artisti più influenti degli ultimi decenni. Dai ritratti alle ricche signore parigine ai rifiuti della politica, fino alle passerelle sul Lago d’Iseo di ‘The Floating Piers’, ecco la sua storia

Foto: FILIPPO MONTEFORTE/AFP via Getty Images

Christo ha lottato contro il tempo per tutta la vita. Un tempo che lo ha condannato ad aspettare anni, decenni per poter realizzare le sue installazioni che la politica non aveva il coraggio di autorizzare. È morto ieri all’età di 84 anni e quando se ne va un gigante di questa levatura lo spazio lasciato vuoto è tanto e non si può colmare: era già pronto il progetto per impacchettare l’Arco di Trionfo a Parigi e chissà se lo faranno anche senza di lui, proprio come lui nel 2016 ha realizzato The Floating Piers anche senza la sua anima gemella, la sua compagna di vita e di lavoro Jeanne-Claude scomparsa qualche anno prima.

Di The Floating Piers ne abbiamo sentito parlare tutti: la realizza nel 2016 in Italia, sul Lago d’Iseo. Per 16 giorni, dal 18 giugno al 3 luglio, 70.000 metri quadri di passerelle dorate permettono a centinaia di migliaia di persone di fluttuare sul lago. Una partecipazione entusiasta del pubblico, che ogni qual volta vede passare Christo in barca a ridosso delle passerelle, lo travolge con un applauso affettuoso, parole di ammirazione e amore. In realtà però quell’installazione Christo e Jeanne-Claude l’avevano concepita oltre 40 prima, per il Delta del fiume Rio de la Plata, a Buenos Aires. Non ci riescono, non glielo permettono. Così come non riescono a convincere nel 1974 i deputati tedeschi a far impacchettare loro il Palazzo del Reichstag, concepito come parlamento di Berlino, incendiato in circostanza misteriose 40 anni prima durante la presa di potere di Hitler. Il palazzo dopo la costruzione del muro era rimasto nella parte Ovest della città, ma era inutilizzato e in rovina perché la capitale della Germania occidentale era a Bonn. Solo nel 1994 finalmente il parlamento tedesco vota a favore dell’impacchettamento, scatenando un putiferio sui giornali di tutto il mondo. A settembre vengono montate 200 tonnellate di struttura di acciaio per reggere 100.000 metri quadrati di tessuto, legati con oltre 15 kilometri di corda. Mai il palazzo del Reichstag aveva attratto così tanta gente, e Christo e Jeanne-Claude riescono a portare 5 milioni di visitatori in pochi giorni. Il Palazzo non c’è, è invisibile, ma non è mai stato così presente. È questa la cifra della sua arte, la magia di una vita passata a svelare celando.

Lui, nato il 13 giugno 1935 (stesso giorno di Jeanne-Claude) in una piccola città bulgara, l’arte l’aveva nel sangue, così come lo spirito sovversivo: all’Accademia dipinge i contadini durante le ore di riposo e svago, anziché al lavoro. Non è ben visto dal regime, che pretende che l’arte sia al servizio della propaganda. Conosce Jeanne-Claude perché si trasferisce a Parigi e per campare fa ritratti alle ricche signore: una di queste è la madre di quella che si sarebbe rivelata la sua compagna di viaggio per il resto della vita. Comincia a impacchettare oggetti di uso comune: la presenza di un elemento esaltata dalla sua apparente assenza.

I primi lavori di Christo sono enigmatici, fanno del mistero e del paradosso elementi imprescindibili. Questi oggetti vengono nascosti alla vista, ma la loro esistenza diventa ancora più potente se impacchettati. Uno svanimento che offre a una bottiglia, a una sedia, a un suppellettile o a qualunque cosa, il ruolo da protagonista. Poi questi oggetti si fanno sempre più grandi e arriva a impacchettare una carriola, uomini e donne nudi, una motocicletta, una Volkswagen, fino a decine di barili lungo la Senna, la sua prima vera opera pubblica con la quale, ancora una volta, occultando svela un aspetto che ormai è diventato invisibile agli occhi dei parigini, che cominciano a notare quei barili abbandonati solo una volta coperti. Il 27 giugno del 1962, tra lo stupore dei passanti e insieme a molti volontari, erge un muro alto quasi 4 metri con 240 barili a bloccare completamente Rue Visconti, piccola strada che unisce Rue Bonaparte con Rue de la Seine.

Christo a quel punto vuole a ogni costo impacchettare i palazzi, ma continua a scontrarsi con la burocrazia. Nel 1968 lui e Jenne-Claude riescono a impacchettare il loro primo edificio per intero, la Kunsthalle di Berna. Da quel momento è finalmente lanciato nell’Olimpo dell’arte e le cose, anche se non di molto, si fanno più facili: fa lo stesso infatti con il Museum of Contemporary Art of Chicago, con 90.000 metri di costa a sud est di Sidney (56 km di corda, centinaia di persone impegnate e due anni di realizzazione per un’opera che poi, nella sua interezza, sarebbe durata un solo giorno), il monumento a Leonardo in Piazza della Scala e quello a Vittorio Emanuele in Piazza Duomo a Milano, Porta Pinciana a Roma, una intera Valle in Colorado, 18.000 metri quadrati di mare a Road Island, 4,5 km di viottoli del Parco Loose di Kansas City, il Pont Neuf di Parigi e molto altro. Nel 1991 aprono contemporaneamente 3.000 ombrelli con altrettanti operai impiegati: alti 6 metri ognuno, sono 1340 blu in Giappone e 1760 gialli in USA. Questa azione vuole esaltare la differenza tra due valli dell’entroterra di due Paesi così distanti, ma allo stesso avvicinarli idealmente. L’ultima grande opera prima della scomparsa di Jeanne-Claude è del 2005, quando prendono possesso del Central Park a New York con 7.500 porte gialle installate in fila nei chilometri del parco, che regalano un percorso emozionante, una lunga via, un interminabile fiume dorato.

Christo è certamente uno dei più influenti artisti degli ultimi decenni e se le amministrazioni poco visionarie non lo avessero costretto a combattere per la sua arte per tutta la vita, forse avremmo visto molto altro. Va aggiunto che Christo non ha mai chiesto un centesimo per realizzare le sue opere, che costruiva con i proventi derivati dalla vendita dei bozzetti stessi. Eppure c’è chi gli ha detto di no e ancora no, no e no. Perché è facile, è poco impegnativo. Non conta nulla, ma tutti noi salutiamo Christo con il nostro più sentito e commosso sì.

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