5 mostre da vedere a Venezia, oltre la Biennale | Rolling Stone Italia
Arte

5 mostre da vedere a Venezia, oltre la Biennale

Dalla personale di Marina Abramović a quella di Anish Kapoor, da una collettiva sulla Protocol Art ai grandi del '900. 5 consigli

5 mostre da vedere a Venezia, oltre la Biennale

'Picbreeder' di Ken Stanley nella mostra 'Strange Rules' a Palazzo Diedo, Venezia

Foto: Stefano Mattea

Mai come in questi giorni Venezia occupa le pagine di giornali e riviste, diventando il polo culturale italiano, europeo, ma anche mondiale, per eccellenza. Biennale Arte 2026 ha infatti inaugurato, tra le polemiche piuttosto accese, sabato 9 maggio e si protrarrà fino a domenica 22 novembre.

Ma Venezia non si limita alla Biennale ma, anzi, la Biennale Arte diventa la scusa di una città che pullula di musei, palazzi d’arte e fondazioni, per rilanciare la propria stagione culturale. In un momento molto attivo e piuttosto intricato, vi proponiamo così alcune mostre off da segnarvi sul taccuino per i prossimi mesi.

  • Anish Kapoor: Palazzo Manfrin

    Palazzo Manfrin 6 maggio – 8 agosto

    Nella sua fondazione veneziana, aperta per la seconda volta nella storia al pubblico, l’artista britannico indaga il suo rapporto con l’architettura speculativa e lo spazio. Quasi 100 modelli e progetti raccontano i 50 anni di pratica di Kapoor: da Ark Nova, la prima sala da concerti gonfiabile a Taratantara, l’installazione pensata per il Baltic Celtre for Contemporary Arte a Gateshead, in Inghilterra. L’accoglienza – quella di At the Edge of the World – è da togliere il fiato: in una delle sale affrescate del Palazzo Manfrin il visitatore si ritrova sotto una enorme cupola il cui interno, dipinto di nero impossibile, marchio di fabbrica dell’artista. La sensazione, o meglio, la successione di sensazioni sono di quelle che ribaltano la nostra concezione di reale.

  • Marina Abramović: Transforming Energy

    Gallerie dell’Accademia 6 maggio – 19 ottobre

    Per spiegarvi quanto è attesa questa mostra epocale – la prima in assoluto dedicata a un’artista donna vivente alle Gallerie dell’Accademia – la mattina dell’inaugurazione c’era già una coda di alcune ore. Transforming Energy però non è solo però celebrazione dell’opera di Marina Abramović: c’è il passato certo, con opere del suo trascorso e la proiezione delle prime performance, ma c’è anche il presente con una serie di Transitory Objects con cui il visitatore può interagire attivando una «trasmissione di energia». Infine, la mostra mette in relazione Pietà (con Ulay) opera del 1983 dell’artista con la Pietà di Tiziano, ultimo capolavoro incompiuto di Palma Giovane, al suo 450° anniversario. Il corpo umano come luogo di sofferenza e di elevazione spirituale.

  • Helter Skelter: Arthur Jafa and Richard Prince

    Fondazione Prada 9 maggio – 23 novembre

    Non era facile per Fondazione Prada replicare il successo del progetto Monte di Pietà di Christoph Büchel che due anni fa aveva scosso la laguna. Per farlo la fondazione ha così deciso di investire sulla combinazione di due rilevanti artisti americani come Arthur Jafa e Richard Prnce, qui in dialogo in Helter Skelter. Tecniche molto differenti, ma che traggono entrambi spunto dalla culturale pop: da manipolazioni di immagini tratti da film e YouTube a copertine di dischi e poster di band rivisitate, in un approccio moderno al ready made di Marcel Duchamp che entrambi citano nei loro lavori. C’è Kanye West, ma anche Charles Manson. L’America tutta, nelle sue eterne contraddizioni.

  • Picasso, Morandi, Parmiggiani. Still Lifes

    Fondazione Bevilaqua La Masa 7 maggio – 25 luglio

    Tre maestri della pittura moderna si ritrovano a dialogo presso l’Istituzione Fondazione Bevilacqua La Masa, nella Galleria di Piazza San Marco. C’è Pablo Picasso, uno dei re indiscussi del ‘900, con 14 opere che arrivano direttamente dal Musée national Picasso-Paris, Giorgio Morandi con le sue eterne nature morte e Claudio Parmiggiani, che durante gli studi frequentò l’atelier d Morandi, come dimostrano le sue Delocazioni (per l’occasione una nuova Delocazione è presente in mostra).

  • Strange Rules

    Palazzo Diedo 4 maggio – 22 novembre

    Strange Rules introduce il concetto di Protocol Art, una pratica che si confronta con le regole che dettano il modo in cui la cultura viene prodotta, distribuita e percepita nell’era digitale. Questo primo pensiero curatoriale verso questa emergente forma d’arte è pensato da Hans Ulrich Obrist (che ha curato anche il Padiglione della Santa Sede in Biennale e di cui vi abbiamo parlato qui) con Mat Dryhurst e Holly Herndon in collaborazione con Adriana Rispoli. Algoritmi, machine learning, AI, protocolli informatici: non sono solo strumenti della Protocol Art ma anche oggetto di analisi, e materiale artistico in sé. La mostra collettiva espone lavori di artisti musicali come la stessa Holly Herndon e il nostro Lorenzo Senni, e opere commissionate di Philippe Parreno, Trevor Paglen, Simon Denny, Joshua Citarella and New Model, Avery Singer.