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Francesco Pacifico intervista Zerocalcare

Il fumettista racconta il suo mondo, e la sua prima personale al MAXXI di Roma, nel secondo episodio di Archivio Pacifico, il podcast XXL dello scrittore: «La gente vive le proprie contraddizioni con molta più leggerezza di come le viviamo noi. Io non ho l’ambizione di risolverle»

Zerocalcare, anzi Michele Rech, è il protagonista del secondo episodio di Archivio Pacifico, il podcast di interviste lunghe in cui Francesco Pacifico chiacchiera con sportivi, artisti e tutte le personalità di successo che ritiene interessanti. Sono interviste a schema libero, dove Pacifico cerca di tirare fuori cose che di solito non vengono raccontate per superficialità o mancanza di tempo.

Nel caso di Zerocalcare, uno dei fumettisti più popolari d’Italia che prima con il suo blog, poi con i progetti più impegnativi come Kobane Calling e Macerie Prime ha raccontato i sogni e le lotte di una generazione, si è parlato di come si divide tra il mondo punk e il mainstream, del rapporto con il pubblico, della traduzione in francese del romanesco e della sua prima mostra “istituzionale” al MAXXI, che come prevedibile per chi lo conosce bene, è una enorme fonte di ansia. «Io mi vivo tutto con lo spirito di quello fermato dalle guardie, quello a cui dicono “Se hai il fumo tiralo fuori te, perché se lo facciamo noi è peggio”», dice.

«Molta della mia produzione come il libro o il blog ha un consenso trasversale. Magari il nazista no, però tutti quelli liberi e demografici magari trova qualcosa con cui riconoscersi. C’è una grandissima parte delle cose che faccio, però, che è più divisiva, che mi rende oggettivamente impresentabile. Io ho sempre vissuto con l’ansia del momento in cui questa roba viene scoperta, e ogni volta che prendo parola sul tema ho sempre i nazisti che mi commentano su Facebook e tirano fuori le mie tavole più efferate. Io ho pensato: invece di lasciare che lo facciano loro, tiro fuori tutto io e faccio vedere chi sono».

Zerocalcare e Francesco Pacifico

In un altro passaggio dell’intervista, Zerocalcare racconta di come ci si sente chi nasce nell’attivismo e poi trova il successo mainstream. «Non ho mai sentito con le mie orecchie la parola “venduto”, nessuno del mondo mio, che fa politica nel mondo mio, mi ha mai dato del venduto. È tutta una roba che viene dal fatto che sono un talebano e vivo con la coda di paglia. L’accusa è arrivata milioni di volte su Facebook, e spesso è gente che non ho mai incontrato in tutta la mia vita».

Tutti i podcast sono disponibili gratuitamente su storielibere.fm – la prima realtà italiana dedicata al mondo del podcast – e su Spotify. Il prossimo episodio sarà dedicato allo chef Alessandro Borghese.

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