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Anche quest’anno ci sono libri fascisti al Salone del Libro di Torino

Nel 2019 del Salone del Libro di Torino si era parlato per la vicenda di Altaforte, la casa editrice vicina a CasaPound poi esclusa dalla manifestanzione. Tre anni dopo la storia si ripete, stavolta senza causare grandi polemiche

Il Salone del libro di Torino è appena partito e non poteva farsi mancare qualche polemica. Stavolta, come in passato – e in trend con il dibattito politico in corso – torna a far discutere la partecipazione di realtà che sarebbero molto vicine agli ambienti di estrema destra.

Stiamo parlando degli editori Eclettica e Idrovolante, segnalati dal Fatto Quotidiano nei giorni scorsi. Questo perché basta passare di fronte al loro stand al Lingotto per imbattersi nei Discorsi della rivoluzione di Mussolini e nei testi dedicati a Giorgio Almirante, Adriano Romualdi, Mario Gioda e a Giuseppe Solaro – quest’ultimo, segretario del Partito fascista repubblicano di Torino e comandante della brigata nera Ather Capelli, impiccato dai partigiani. Così come si trovano i libri di Italo Balbo e i saggi che esaltano gli squadristi neri del Ventennio.

Come dicevamo non è la prima volta che accade al Salone. Nel 2019 gli enti e le associazioni che organizzano il Salone del Libro di Torino avevano deciso di rescindere il contratto con Altaforte, la casa editrice vicina a CasaPound, come richiesto dal Comune e dalla Regione Piemonte in seguito alle polemiche esplose riguardo alla sua presenza. La motivazione era semplice: la presenza di Altaforte causava un grave danno di immagine all’evento e alla città, e aveva fatto saltare una lezione di Halina Birenbaum, sopravvissuta ai campi di concentramento nazisti, che si era tirata indietro per protesta. L’esclusione di Altaforte era stata “una scelta politica di cui ci assumiamo tutta la responsabilità” avevano spiegato gli organizzatori del Salone.

Oggi, invece, la presenza di editori fascisti sembra non creare la stessa esposizione mediatica né gli stessi fastidi. E questo nonostante tra i libri esposti ce ne siano alcuni di autori le cui idee dovrebbero essere di attualità. Come Pierluigi Romeo di Colloredo – biografo del maresciallo nazista Kesselring, presidente dell’associazione Aristocrazia Europea e autore di La morte a grinta dura: squadristi, 1919-1923 – uno che in un’intervista su Affaritaliani nel settembre 2020 rendeva omaggio all’amico Roberto Jonghi Lavarini – il cosiddetto “barone nero” dell’inchiesta Lobby nera di Fanpage sui legami tra neofascismo, Lega e Fratelli d’Italia – come la persona senza la quale “Aristocrazia Europea non sarebbe la realtà attiva e operante che è”. 

Un altro legame con il caso del 2019 è la presenza sia di Eclettica che di Idrovolante – che a Torino condividono lo stand con Historica-Giubilei Regnani – nel catalogo di Altaforte, il marchio editoriale di CasaPound escluso dal Salone proprio tre anni fa. Idrovolante pubblica i libri di Domenico Di Tullio, avvocato di CasaPound, e di Carlomanno Adinolfi, figlio dell’ex leader di Terza Posizione Gabriele Adinolfi.

In tutto questo, da destra sulle pagine di Libero si parla di “caccia alle streghe”, soltanto perché “sui loro banchi saranno esposti libri come i diari originali delle trasvolate oceaniche di Italo Balbo e volumi che parlano del Ventennio fascista scritti da storici che non piacciono ai critici radical”. E sempre su Libero hanno risposto i diretti interessati: “siamo presenti al Salone da 10 anni col nostro catalogo frutto del lavoro di storici, docenti, intellettuali e ricercatori universitari, lesi come noi da un articolo che commenteremo d’ora in poi solo tramite i nostri legali”.

Il presidente del Salone del Libro di Torino, Nicola Lagioia, contattato da Rolling Stone, non ha voluto commentare la vicenda.