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Abbiamo intervistato Dio. Ecco le sue risposte

Si chiama Alessandro Paolucci ed è la mente dietro l'account social più santo di internet

Foto via Instagram @Dio

Dopo mesi di indagini sul web e le creature che lo popolano, abbiamo pensato che il modo migliore per capire l’internet fosse andare alla Fonte di Tutte Le Cose, interrogare Colui Che Tutto Sa, colui che non solo ha creato l’internet, ma anche tutto quello che ci sta intorno. Ovviamente, stiamo parlando di Dio. Che è su Twitter, Facebook, Instagram e persino Telegram. A beneficio dei suoi follower, sulle sue pagine si descrive così: “È fondatore e CEO dell’Universo. Scrittore dei best seller Antico Testamento e Nuovo Testamento. Entra sempre nel bagno delle donne, perché c’è scritto Signore”.

Dio, fuori dai social, si fa chiamare Alessandro Paolucci, e veste gli abiti di un trentasettene di origine umbra che nella vita – oltre a dare voce alla massima divinità del nostro Paese trollando cattolici e altre categorie illustri – lavora per varie agenzie di comunicazione. Ecco allora le domande esistenziali che gli abbiamo posto… e le sue risposte! Quando si dice ‘i miracoli del web’.

Come stai?
Sto, in senso parmenideo.

Ma quindi esisti!
Dipende. Per voi sì, per il fisco no.

La gente come ha reagito quando ti sei manifestato sui social?
Gioia e beatitudine. Onestamente non me lo aspettavo, immaginavo un approccio post-moderno tipo “ah, sì, c’è anche Dio, capirai”.

Che mondo hai trovato nel web? Ti aspettavi che quegli umani che millenni fa hai creato con tanta cura diventassero come sono oggi?
Continuano a stupirmi. Hanno tutta la conoscenza del mondo in tasca, e passano il tempo a fotografarsi il pranzo, a insultarsi e a dire che la Terra è piatta.

Ma tu sei un Dio vendicativo o misericordioso?
Da giovane ero iracondo, poi invecchiando ti rendi conto di quanta energia e pazienza richiede la vendetta, e ti dai una calmata.

Cosa ti piace di più delle persone sul web?
Mi fa impazzire la capacità che hanno di ispirarti senza volerlo. Scrivono le cose più banali dell’universo, rispettano inconsapevolmente tutta una serie di copioni, ti dimostrano che il web è di fatto una vasca di cervelli sotto controllo (come nei migliori incubi di Cartesio), e davanti a questo spettacolo mi viene in mente di tutto.

Ciclicamente minacci di lanciare un asteroide sulla Terra. Cosa ti fa arrabbiare?
Faccio prima a dirvi cosa non mi fa arrabbiare: Lercio Notizie, il report annuale di Pornhub e i filmati in cui la gente si fa del male per diventare famosa.

Continuando a parlare di rabbia: i cattolici se la prendono per quello che scrivi?
Non credo che mi leggano granché, non leggono nemmeno la Bibbia. Però devo dire che ho avuto poche seccature. Una volta una multinazionale di snack (non faccio nomi, altrimenti ricominciamo da capo) mi ha scritto una lettera di diffida per un post dove c’era il loro logo e il Papa. Il bello è che non era mio, avevo condiviso una roba da un’altra pagina, eppure hanno scomodato il loro mega studio di avvocati per scrivere a me.

Con le tue pagine non temi di violare i valori sacri di qualcuno?
Se davvero esiste una qualche divinità, i suoi valori vanno violati: è una questione di crescita, per diventare bimbi grandi. Come quando si disobbedisce a papà.

Ti senti un po’ troll?
No, macché, io sono un cucciolo. Sulla specie non mi pronuncio.

A proposito, ci sono altre creature sul web la cui esistenza è ancora più incerta e misteriosa di quella di Dio: i troll russi. Con la tua onniscienza saresti in grado di dirci se esistono davvero?
Esistono e sono bravissimi, darwinianamente selezionati per trionfare in questo mondo, ma le cose che fanno a volte sono talmente sottili che nessuno capisce qual è il pericolo che rappresentano. Sai l’aforisma di Arthur C. Clarke “Ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia”? Ecco, i troll russi per noi sono magia.

Abbiamo visto che recentemente ti hanno bannato da Facebook per via di quel post sull’outfit natalizio. Come hanno osato?
Zuckerberg a volte pensa di essere Dio. Sono stato bloccato per 30 giorni, tipo punizione del bambino disobbediente: la pagina era lì, ma io non potevo scrivere nulla. Non ci è dato sapere se è stato l’algoritmo in automatico, o le segnalazioni degli utenti (la battuta riguardava la pedofilia nella Chiesa), ma in ogni caso ne è valsa la pena. Il bello è che su Instagram (che è sempre roba di Facebook) il post non ha provocato nessun blocco.

È capitato altre volte che ti bannassero?
Sì, ma mai per così tanto tempo, 30 giorni sono un’eternità. Se applicassero la stessa severità con tutti, Facebook sarebbe deserto.

Tra le cose che scrivi, quali sono quelle che fanno più incazzare la gente?
La politica, ovviamente. Ognuno mi rinfaccia di essere di parte (perché prendo in giro il suo partito). Non oso immaginare cosa succederebbe se parlassi di calcio.

Ma Dio ha il diritto di voto?
Sì, ma è sprecato, io sono per la teocrazia assoluta.

Dio ha un’opinione sull’attuale governo?
Non posso dare un’opinione su un governo che realizza tutti i miei sogni, c’è un evidente conflitto di interessi.

Poi c’è anche quella cosa che spesso nei tuoi post il demonio si confonde col demanio… un caso?
Aprite una partita iva, e poi ditemi voi se lo Stato non è Satana.

Dio è un influencer?
Le opinioni in merito sono discordanti, ma dal Vaticano mi dicono che Maria è la mia influencer.

Dio si compra i follower?
Peggio: non li ho mai comprati, però me li ritrovo comunque (i produttori di profili finti devono comunque fargli seguire qualche profilo vero, tra cui il mio), così la gente può dire “Visto? Anche lui se li è comprati!”.

Facciamo finta di essere sul monte Sinai (o a Mountain View, se preferisci): ci potresti dare i dieci comandamenti dell’internet secondo @Dio?
Il web ha già prodotto l’unico comandamento di cui avete bisogno: “Sii la persona che gli Angela vorrebbero tu fossi”.

Oltre a promettere asteroidi e giudicare gli umani, a volte posti anche moniti di questo genere: “Devi fare quella telefonata. Sì, dico a te.” Perché ci fai questo?
Spronare l’umanità attraverso l’ansia è importante e conta come attività aerobica.

Quali sono le preghiere più assurde che hai ricevuto?
C’è gente che mi chiede sul serio di salutargli un parente morto da poco.

Di’ la verità, ci sei tu dietro la app “Click to pray” lanciata da Papa Francesco?
Non amo vantarmene, ma sì.

È più Dio, @Dio o Ronnie James Dio?
Più Dio Alanis Morrisette, se cogliete la citazione.

Senti, ultima domanda. Detto tra noi, quanto manca all’Apocalisse?
Ah, quella è attualmente in corso. Sarà un po’ lenta, ma almeno è più efficace.

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