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Mentre vi lamentavate del freddo, i livelli di CO2 sono andati fuori controllo

Nonostante tutte le marce e tutti gli sforzi, l'anidride carbonica nell'atmosfera ha raggiunto valori mai visti da quando l'uomo è sulla Terra. E il 71% della colpa va a sole 100 fra società e compagnie

AP/REX/Shutterstock

Qualche settimana fa, uno strumento estremamente sensibile posizionato in una baracca di metallo in cima al Mauna Loa, un vulcano di oltre 4 mila metri alle Hawaii, ha registrato un terrificante traguardo dell’umanità: grazie alla nostra degenerata dipendenza da combustibili fossili, il livello di anidride carbonica nell’atmosfera ha raggiunto le 415 parti per milione. È il livello più alto da quando gli esseri umani vivono su questo pianeta. E ci sono ulteriori prove (nel caso ce ne fosse bisogno) di quanto siamo determinati a cucinare per bene l’unico pianeta su cui possiamo vivere.

Per il pianeta in sé, 415 parti per milione (ppm) non sono un grosso problema. Negli ultimi 4 miliardi di anni, i livelli sono stati anche più alti, molto più alti. Ma per gli umani, 415 è un numero terribilmente pericoloso. L’ultima volta che i livelli di CO2 erano a 415 ppm, 3 milioni di anni fa durante il periodo del Pliocene, la Terra brulicava di vita, ma era un posto radicalmente diverso da adesso. Palme e mangrovie crescevano vicino al Polo Sud. Non esisteva ghiaccio in Groenlandia e probabilmente neanche nell’Antartico occidentale. Il livello dei mari era più o meno di 15 metri più alto.

Ed è proprio il mondo che ci stiamo creando se continuiamo a spingere i valori di anidride carbonica oltre le 415 ppm. In questo momento, molto del riscaldamento atmosferico viene assorbito dagli oceani. Ma questi oceani sono come un gigantesco volano, e prima o poi il calore verrà restituito indietro. Ciò significa, fra le altre cose, addio calotte polari, tanti saluti ai condomini che affondano a Miami.

Un modo semplice per pensare ai livelli di CO2 nell’atmosfera è quello di un termostato planetario. Come ricorderete dalle lezioni di scienze alle medie, l’anidride carbonica viene emessa dagli animali, inclusi gli umani, e assorbita dalle piante. Viene emessa anche quando le piante e gli animali si decompongono, i vulcani eruttano e soprattutto quando bruciamo combustibili fossili. L’anno scorso abbiamo gettato nell’atmosfera qualcosa come 37 miliardi di tonnellate di anidride carbonica. Pù carbone, petrolio e gas bruciamo e più velocemente il numero sale. Prima della Rivoluzione Industriale, il livello di CO2 ppm era di 280. Sessanta anni fa era di 315 pp. Negli ultimi anni è aumentato di circa 2 o 3 ppm all’anno.

Potrà non sembrare molto. Ma le molecole di anidride carbonica sono in realtà bravissime a intrappolare calore nell’atmosfera. Gli scienziati lo hanno capito nel 19esimo secolo ormai. Queste molecole sono tipo le guardie della prigione dell’atmosfera terrestre: lasciano passare il sole ma non lasciano uscire il calore. La comunità scientifica sta ancora discutendo su quanto la CO2 sia efficiente nel riscaldare il pianeta, ma sono tutti d’accordo sul fatto che un raddoppio dei livelli di anidride da 280 ppm causerà un riscaldamento dell’atmosfera dai due ai 3 gradi Celsius.

A oggi, 415 ppm, il clima si è già riscaldato di un grado. E non bisogna essere scienziati per capire gli effetti di tutto ciò: i ghiacciai si stanno sciogliendo, i mari si stanno alzando, gli incendi divampano più frequentemente, gli uragani e i tifoni sono sempre più devastanti. I cambiamenti sono così veloci e profondi che, come riporta l’ONU, più di un milione di specie di animali e piante sono a rischio d’estinzione.

Misurare il livello di biossido di carbonio nell’atmosfera è uno dei traguardi scientifici più grandi ma al contempo sottovalutati del nostro tempo. La maggior parte del merito va a Charles Keeling, un tranquillo geochimico di Scranton, Pennsylvania, che negli anni Cinquanta è stato il primo a chiedersi se fosse utile avere una misurazione di base dei livelli di C02 nell’atmosfera della Terra. All’epoca, le proprietà da gas serra dell’anidride erano già conosciute, ma il legame fra bruciare combustibili fossili e il cambiamento climatico era ancora incerto. In più, misurare i livelli di gas nell’atmosfera sembrava più complesso di quanto sia, principalmente perché l’anidride carbonica è un gras traccia, misurato in parti per milione, e perché i suoi livelli medi cambiano di molto in base alle condizioni locali, dalla quantità di piante in zona e dalle emissioni di impianti vicini o di motori che bruciano combustibili.

Nel 1955, Keeling piazzò la tenda al Big Sur State Park in California, collezionando campioni di aria dentro palloni per misurare il loro contenuto di anidride carbonica. Tre anni dopo, in cerca di aria più pura, portò la sua strumentazione in cima al Mauna Loa, nelle Hawaii, e cominciò a raccogliere campioni lì.

Keeling fece immediatamente due scoperte. La prima era che la Terra respira per davvero. Al cambio di stagione, i livelli di anidride carbonica nell’atmosfera oscillano di molto. Quando sugli alberi sbocciavano le foglie, in primavera e in estate, i livelli precipitavano. Quando invece le foglie cadevano, la CO2 saliva.

La seconda, ben più importante e minacciosa scoperta era che ogni anno, il picco di anidride nell’atmosfera era lievemente maggiore a quella dell’anno precedente. E che quell’aumento era senza ombra di dubbio causato dalla combustione di carburanti fossili.

«Diventò ben presto chiaro che il suo aumento misurato di CO2 era proporzionale alle emissioni dei combustibili fossili e che gli umani erano la causa del cambiamento» ha raccontato al New York Times James E. Hansen, direttore del NASA’s Goddard Institute for Space Studies. «Aveva alterato le nostre prospettive su quanto la Terra può assorbire l’assalto umano.»

Sono passati sessantun anni da quando Keeling fece la sua prima misurazione al Mauna Loa (Keeling è morto nel 2005 ma il suo posto è stato preso dal figlio Ralph Keeling, professore alla Scripps Institution of Oceanography, che opera all’osservatorio del vulcano), e i dati raccolti finora possono essere inquadrati in quella che oggi è nota come la Curva di Keeling, che misura la crescita annuale di CO2 nell’atmosfera.

Se si guarda alla curva, due cose risultano ovvie. Prima, che è una morbida curva crescente, senza discontinuità, buchi o appiattimenti. Nonostante il calo del costo dell’energia solare, nonostante tutte le marce nelle strade, nonostante gli incendi e i ghiacciai squagliati e il caldo estivo sempre più asfissiante, è abbastanza chiaro che abbiamo fatto meno di zero per ridurre i livelli di anidride carbonica nell’atmosfera.

La seconda cosa di cui ci si accorge è che non solo la curva è in aumento, ma lo sta facendo più velocemente come mai prima d’ora. Fra tante cose, la curva di Keeling è la dimostrazione scritta dell’impulso autodistruttivo dell’Homo Sapiens. Sappiamo da 61 anni che la combustione di carburanti fossili sta riscaldando l’atmosfera terrestre e mettendo la stabilità del nostro clima à la Riccioli D’Oro – non troppo caldo, non troppo freddo che ha permesso agli umani di proliferare negli ultimi 10mila anni – a repentaglio. E non abbiamo fatto nulla. In questo senso, la Curva di Keeling potrebbe rivelarsi una specie di snuff film sulla civiltà, una storia macabra, per dirla con la scienza, della nostra distruzione della vita per come la conosciamo.

Secondo uno studio riportato dal Guardian qualche anno fa, il 71% delle emissioni mondiali di gas serra sarebbe riconducibile a sole 100 compagnie.

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