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Primavera Sound 2019, guida rapida al festival

Imperdibili, nuove scoperte e grandi classici: guida per orientarsi nel weekend di Barcellona, sovrapposizioni permettendo

Primavera Sound 2019 Rolling Stone

Artwork by Stefania Magli

È vero, quest’anno mancano i nomi “di cartello”, gli artisti da far tremare i polsi o, quantomeno, da prosciugare il conto in banca per un abbonamento vip. Infatti, se le passate edizioni avevano portato a Barcellona giganti come Björk, Aphex Twin, Nick Cave, Tyler, the Creator o Radiohead, a questo giro gli organizzatori hanno deciso di prendere un’altra direzione. Mostri sacri ridotti all’osso, meglio investire su chi ha davvero segnato le ultime stagioni e – soprattutto – sulle nuove leve, la cantera, come dicono da queste parti, perché il Primavera torni a essere la fucina delle origini e non più il festival boutique cui ormai il pubblico era abituato. Niente drammi, quindi, se non vedremo scorrere il red carpet perché di carne al fuoco ce n’è, eccome. Tanto hip hop, tanto r&b, elettronica da far invidia ai cugini del Sónar e anche un’ottima selezione indie per accontentare i nostalgici del Primavera tutto chitarrine e skinny jeans.

Come al solito il programma è un mosaico al limite della leggibilità, tanti sono i nomi che costellano la line-up, per cui onde evitare di rimanere in balìa degli eventi e scegliere i concerti trascinati dall’istino, e dalle birrette, abbiamo compilato una guida essenziale che fa al caso vostro. Per ogni giorno abbiamo scelto i concerti imperdibili (gli artisti che “solo al Primavera”), i classici (gli habitué o chi rispetta appieno lo stereotipo che gravita attorno al festival) e le nuove proposte, i nomi “da scoprire” o quelli ancora lontani dalle sirene del mainstream.

Mercoledì 29 maggio

Il festival inizia a scaldare i motori, e a farlo sul serio, anche se qui si tratta più di un warm-up che di una vera e propria partenza. Si passa dalle proposte locali – il reggaeton di Bea Pelea, i chitarroni delle Melenas o il pop anarchico di Museless – fino ai classici nomi da Primavera sound, artisti che difficilmente trovereste in cartellone nel vostro club di fiducia locale. Consigliatissimo l’indie-pop dell’americano Cuco o dell’australiana Hatchie, il trip-hop glitchato di Lolina from UK o il baile funk di Linn Da Quebrada, artista trangender brasiliana, fra le più interessanti della giornata. Nei top player troviamo l’immancabile Apparat – è appena uscito con l’album, preparatevi a vederlo sdoppiarsi su tutti i festival mondiali – e i Big Red Machine a.k.a. Justin “Bon Iver” Vernon e Aaron Dessner dei The National, gemelli del goal dell’indie a stelle e strisce. Attenzione a Coucou Chloe, nome fra i più in voga nella scena elettronica contemporanea, perfetta sia in un club dell’underground londinese che in passerella durante la fashion week di New York.

Giovedì 30 maggio

Il Primavera entra nel vivo, così la nostra guida. La prima tappa è probabilmente quella più nel segno del rap – dal golden boy di casa Warp Danny Brown ai pesi massimi americani – anche se le contaminazioni non mancano, e che contaminazioni.

Imperdibili

Partiamo da chi non ha bisogno di presentazioni, Future e Nas – da una parte la nuova stella mondiale, dall’altra uno che ha letteralmente scritto la storia dell’hip hop – e Erykah Badu, leggenda vivente della black music. La quota ultra-pop-star-planetaria con la camaleontica Charli XCX, i super freak del jazz Comet Is Coming o Chris, nuovo simbolo della scena LGBT che sotto lo pseudonimo di Christine and the Queens ha sfornato uno dei lavori più incensati dalla scorsa stagione. Riflettori puntati anche sull’elettronica con Marie Davidson e Objekt su tutti, entrambi tornati nel 2018 con due lavori da brivido. In questo parterre de rois, l’esibizione da non perdere potrebbe essere quella di FKA Twigs, praticamente un’icona contemporanea, tra un sound oramai iper imitato e performance sul palco da pelle d’oca, in tutti i sensi. Ma attenzione, perché se volete vedere qualcosa di decisamente diverso dal solito segnatevi in rosso Mykki Blanco e SOPHIE, artisti tra i più pionieristici in circolazione.

I classici

Carcass, Courtney Barnett, Dirty Projectors, Guided by Voices, Interpol, Mac DeMarco, Terry & Gyan Riley

Da scoprire

Soccer Mommy, Yaeji, Jayda G., 070 Shake, Princess Nokia, Empress Of, Maribou State

Venerdì 30 maggio

Fra i tre giorni che segnano il clou del festival, questa è forse la data più eterogenea. Una crasi musicale che collega il reggaeton della “diva” Ivy Queen al fashion clubbing di Peggy Gou, passando dalla techno di Helena Hauff o Courtesy fino, perché no, al super pop di Carly Rae Jepsen o alla disco dei Jungle, per poi chiudere come si deve con l’elettronica catchy di Mura Masa o una bella dose di acid berlinese insieme a Dr. Rubinstein.

Imperdibili

Qui si può davvero spaziare forte e, già che siete al Parc del Fòrum per godervi la regina Janelle Monáe, l’occasione è ghiotta per dar libero sfogo ai guilty pleasures con Miley Cyrus, la grande mosca bianca del cartellone. Tuttavia, se vi aspettate i dildo mastodontici e gli impavidi tentativi di twerking con cui la ormai ex bad-girl made in Disney costellò gli anni d’oro, potreste rimanere delusi, per cui chi meglio di Midori Takada e le sue campane tubolari per smaltire il friccico? Ma la giornata è lunghissima e quindi si torna dal fenomeno Shabaka Hutchings, che dopo la performance di giovedì con i Comet Is Coming, torna sul palco insieme all’altra band con cui sta dettando il ritmo del jazz contemporaneo, i Sons of Kemet. Un po’ di poesia – quella sperimentale e sonora di Julia Holter, quella in versi e politica di Kate Tempest – poi la caterva di hype, con il ritorno in scena di Robyn dopo quasi un decennio, o quello dei Tame Impala, probabilmente i veri headliner di questa edizione. Menzione speciale a Yves Tumor, artista dall’identità segreta e dal suono indefinibile, nome per cui davvero si può parlare di pop d’avanguardia senza storcere il naso.

I classici

Kurt Vile, Liz Phair, Jawbreaker, Low, Suede

Da scoprire

Flohio, Aldous Harding, Snail Mail, Object Blue, AJ Tracey

Sabato 1 giugno

Eletto a furor di popolo el día latino, l’ultima tappa del festival offre ottime alternative anche a chi di scuotere il fianco proprio non se la sente. A prescindere dalla santa trinità dello spagnolo modulato in ogni sua declinazione sonora, troviamo infatti mostri sacri dell’elettronica – il padrino di Detroit Richie Hawtin, i ravers di Kreuzberg Modeselektor o sua maestà Suzanne Ciani – icone della cool britannia, tanta cantera in cui pescare la next big thing e, ovviamente, la consueta chiusura cafonissima affidata a DJ Coco e alle pupille dilatate di chi proprio non se la sente di tornare a casa.

Imperdibili

Nel giorno più fitto del Primavera orientarsi è difficile, vuoi perché i big a contendersi la scena sono tanti, vuoi perché la tentazione di fregarsene dell’hype e ricordare i tempi andati con i Primal Scream è dietro l’angolo ad aspettare i più anzianotti. Tuttavia, non c’è miglior occasione per un’overdose ispanica dell’infilata J. Balvin, Nathy Peluso, Rosalía – quest’ultima attesa come un’apparizione sacra da inchiodare nell’iconografia profana di una stories. Armata pesante anche per l’hip hop con il delfino di Kanye Pusha T, le mitragliate di CupcakKe o il nuovo fenomeno classe ’94 Loyle Carner, mentre per l’r&B rispondono Lizzo e Kali Uchis – due voci che non fanno prigionieri – o il ritorno al Primavera di Solange dopo la performance pirotecnica del 2017. E ancora, la rinascita di Neneh Cherry post-Four Tet o quello stroboscopico di Róisín Murphy, prima di passare “a quelli strani” con James Blake, Aïsha Devi o Tim Hecker.

I classici

Built To Spill, Shellac, Jarvis Cocker, June of 44, Stereolab

Da scoprire

Caterina Barbieri, Tirzah, JPEGMAFIA, Slowthai, Ama Lou, Tierra Whack, Little Simz, Avalon Emerson

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