Home Classifiche Liste

Le migliori canzoni usate da Scorsese

Marty ha sempre avuto un talento nel trovare la canzone giusta per rendere una scena memorabile. Ecco una selezione della sua eredità musicale

Foto: Warner Bros / Courtesy Everett Collection

All’inizio di The Wolf of Wall Street, il giovane e sfacciato broker interpretato Leonardo DiCaprio organizza una festa nel suo ufficio. Le spogliarelliste, una segretaria con la testa rasata e persino una banda che sfila mentre i suoi colleghi sono presi da una sorta di frenesia animalesca. Potrebbe essere la scena di una commedia volgare qualunque, fino a quando Scorsese non fa partire Dust My Broom di Elmore James. Improvvisamente la follia del baccanale diventa un incubo, e il modo in cui il regista sincronizza l’abbandono edonistico con la chitarra di James è semplicemente perfetto.

Certo, Scorsese ha sempre avuto un talento nel trovare la canzone pop o rock giusta per rendere una scena memorabile. Per ogni volta che ha usato una colonna sonora di Bernard Hermann o una sonata di Bach, ci sono una dozzina di casi in cui ha inserito brani vintage di R&B, doo-wop, blues o British Invasion – “la musica che ascoltavamo per strada”, ha detto – per arricchire i suoi film. Ecco una selezione dell’eredità musicale di Scorsese.

Do Right Woman, Do Right Man di Aretha Franklin in Cape Fear – Il promontorio della paura

“Hai mai sentito questa canzone?”, chiede lo psicopatico Max Cady interpretato da Robert De Niro, sussurrando al telefono con la scorbutica teenager Juliette Lewis. Schiaccia il tasto “play” sul suo stereo, e parte la preghiera innervata di gospel in cui Aretha Franklin, nel 1967, invitava a non rinunciare a un sesso equo tra uomini e donne. Nelle mani di Cady, questa canzone d’amore R&B diventa un sospiro sdolcinato prima di mostrare i denti. “Puoi fidarti di me, perché sono l’uomo che fa le cose per bene”, dice lui. Improvvisamente, questo B-side della regina del soul ha l’effetto di una minaccia – o di un predatore che si avvicina alla sua vittima.

Gimme Shelter dei Rolling Stones in The Departed

Nessuno meglio di Marty ha usato gli Stones nelle colonne sonore, e nessuna canzone degli Stones è stata usata più volte dal regista di questo pezzo preso dall’album Let It Bleed del 1969. Si sente quando Ray Liotta crea la ‘Pittsburgh connection’ in Quei bravi ragazzi, e se ne ascolta una versione live durante due diversi omicidi in Casinò. Ma il nostro voto va a The Departed, in cui Scorsese mette il pezzo come sottofondo alla carrellata dei moti sociali che investirono i quartieri Sud di Boston. Finisce quando Satana stesso, vale a dire il boss Jack Nicholson, entra in scena. Dandoci davvero la sua protezione.

The Pilgrim, Chapter 33 di Kris Kristofferson in Taxi Driver

Il cantautore/attore spilungone coverizza I’m So Lonesome I Could Cry di Hank Williams nella colonna sonora di Alice non abita più qui, ma il suo contributo più famoso all’opera del regista non lo possiamo sentire. È solo citato, quando l’oggetto del desiderio di Travis Bickle dice che lui le ricorda il verso di un pezzo country di Kristofferson in perfetto stile Dylan (“Partly truth and partly fiction, a walking contradiction”). Bickle allora esce e compra una copia dell’album, seguito a ruota da molti spettatori all’uscita dalle sale. 38 anni dopo, è impossibile ascoltare questa canzone senza pensare all’uomo “nato per essere solo” e alla carneficina in arrivo.

Fa-Fa-Fa-Fa-Fa-Fa (Sad Song) di Otis Redding in Casinò

Lo stupefacente cantante soul della Stax Records poteva trasformare un semplice ritornello come il titolo di questa canzone in un lamento commovente o in una vampata sexy. Scorsese poteva associarla a una delle tante scene di teatro coniugale tra Robert De Niro e Sharon Stone, invece, usa i versi di Redding, e i sassofoni dei Memphis Horns che li accompagnano, nella sequenza in cui De Niro incontra il suo boss – una relazione sempre intima, ma di tutt’altra natura. Redding aggiunge un elegante beat a questa conversazione tra uomini, un piacevole interludio prima che le cose inizino a mettersi male.

My Way di Sid Vicious in Quei bravi ragazzi

Può anche avere un debole per la Motown e i classici del rock, ma Scorsese non ha paura di inserire una canzone punk, quando ce n’è bisogno. (Perché questo è, ad esempio, Pay to Cum dei Bad Brains in Fuori orario!). La sua scelta di associare alla stupida deriva di Henry Hill la versione spocchiosa e nichilista di Vicious della signature song di Sinatra è un colpo di genio. Sembra che i gangster al seguito di Hill immaginino se stessi sofisticati quanto Ol’ Blue Eyes, ma in realtà sono solo un codazzo di giovani teppisti in abiti firmati. Questa versione della canzone calza meglio, ed è un altro elemento sovversivo in un film totalmente ribelle.

Whiter Shade of Pale dei Procol Harum in New York Stories

Il più grande successo dei Procol Harum parla di un uomo che seduce una donna per andare a letto con lei, ma quegli accordi di organo frastornanti lo hanno reso il motivo musicale ideale per il contributo di Scorsese a questo trittico del 1987. La storia di un pittore del centro (Nick Nolte) che guarda la sua giovane musa (Rosanna Arquette) superarlo, è punteggiata da ripetuti frammenti del cantante Gary Brooker che geme per il mal di mare e le vergini, ciascuna delle quali fa eco al crescente allontanamento della coppia. Quando Scorsese fa risentire la canzone alla fine, capisci che fa tutto parte di un ciclo: quello di un uomo destinato ad andare alla deriva.

Helpless di Neil Young in L’ultimo valzer

Circolano da tempo voci secondo cui Scorsese impiegasse alcune magie tecniche per nascondere le prove sullo schermo delle attività per così dire ricreative di Neil Young in quel periodo. Ma non serve alcun trucco per farci venire la pelle d’oca durante la performance di Young sulle note di questa hit del 1970 del supergruppo Crosby, Stills, Nash & Young. Di tutte le incredibili esibizioni catturate durante il canto del cigno della band, questa potrebbe essere la più elettrizzante. Oltre a tagliare il backstage di Joni Mitchell che fa la corista, Scorsese sta su Young, Robbie Robertson e Rick Danko che cantano insieme in tre inquadrature molto ravvicinate – un equivalente visivo del senso di comunità degli anni Sessanta che questo concerto voleva commemorare.

The Hands That Built America degli U2 in Gangs of New York

Quale modo migliore per coronare un’epica storia di immigrati irlandesi che lottano per il controllo dei Five Points di New York di una nuova canzone della più grande band irlandese? Scorsese ha incaricato Bono e soci di scrivere qualcosa per i titoli di coda del film, e il gruppo ha risposto con un tributo a coloro che costruiscono i “canyon d’acciaio e di vetro” degli USA. È un gesto importante che, stranamente, si abbina bene al tentativo del regista di fare un dramma storico radicale. L’inno suona moderno, ma l’ambizione dietro a questa retorica dello sparare in alto… è vecchia quanto gli Stati Uniti stessi.

The End dei Doors in Chi sta bussando alla mia porta

Molto prima che Francis Ford Coppola usasse questa epica storia di follia edipica in Apocalypse Now, Scorsese prese in prestito la canzone per… una scena di sesso? Alla richiesta di un distributore di includere un po’ di pelle scoperta nel suo primo lungometraggio, Scorsese ha filmato Harvey Keitel e diverse donne nudi, mentre vagavano in un loft. Quindi ha piazzato la parte “The killer awoke before dawn” sulla sequenza più surreale per un massimo effetto freudiano. Il risultato sembra un precursore dei video musicali – e un buon presagio di come in futuro avrebbe usato melodie rock e pop in modi così energici e sovversivi.

Leggi anche