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I migliori tormentoni estivi italiani dagli anni ’60 a oggi

Non è sempre stata una sfida tra Baby K e Giusy Ferreri: dagli anni '60 il singolo vacanziero diventa un rito italiano. In cui, assieme ai Righeira e Valeria Rossi, si cimentano anche Battisti e Battiato. E l'immancabile Bertè

Non è sempre stata solo una sfida tra Baby K e Giusy Ferreri. Non ci sono solo Benji e Fede e i Boomdabash (la Bertè invece sì, lei c’è sempre). Dagli anni ’60, mentre il pop diventa un fenomeno di massa, il tormentone inizia a creare la sua liturgia, fatta di concorsi canori prima, videoclip ammiccanti e heavy rotation radiofoniche da ombrellone poi. Abbiamo raccolto i migliori singoli estivi dagli anni ’60 a oggi, cinque per decade. 


ANNI SESSANTA

Con il piccolo miracolo economico che l’Italia sta vivendo negli anni Sessanta, anche la musica si fa prodotto di massa. E nel momento dell’anno in cui le migrazioni dalle grandi città operaie spostano intere carovane di utilitarie dalla pianura alla costa, la canzone si fa inno della spiaggia, delle spensierate notti di ferie. L’espressione “tormentone” non può che nascere in questo decennio, quando Legata a un granello di sabbia di Nico Fidenco, brano escluso da Sanremo perché ritenuto troppo lontano dallo spirito del festival, colonizza nel 1962 ogni juke box, ogni spiaggia e ogni radio della penisola. Ma come vedremo, i tormentoni esistevano già da prima che venissero chiamati così.

“Tintarella di Luna” di Mina

Se il boom economico italiano coincide col passaggio fra gli anni Cinquanta e Sessanta, allora la colonna sonora di questo miracolo non può che essere Tintarella di Luna di Mina. Composta inizialmente da Bruno de Filippi per i Campioni (gruppo in cui militerà anche Battisti a metà anni Sessanta), leggenda vuole che la canzone giunga alle orecchie di una giovane Mina nell’estate ’59 a Ischia. Sarà però la versione della Tigre a distruggere le classifiche, ancorandosi al tessuto sociale dei baby boomers così a fondo che ancora oggi se ne sente il riverbero.

Best lyrics: “Abbronzate tutte chiazze/Pelli rosse, un po’ paonazze”

“Abbronzatissima” di Edoardo Vianello

Ogni decennio ha il suo peso massimo dei tormentoni estivi, ma quello degli anni Sessanta sostanzialmente non ha rivali. Questo perché Edoardo Vianello poteva permettersi di uscire con due diversi 45 giri nella stessa estate del 1963 e portarsi a casa due tormentoni assoluti, in parallelo. Il primo è I Watussi, il secondo Abbronzatissima, cioè come dire l’inno dell’italiano in vacanza. Il merito? Una voce pulita e democristiana, un look da bravo ragazzo, una dote di scrittura spaventosa e un tale Ennio Morricone agli arrangiamenti.

Best lyrics: “Sulle labbra tue dolcissime/Un profumo di salsedine”

“Stasera Mi Butto” di Rocky Roberts

In Inghilterra, un pezzo come Stasera Mi Butto – con la cassa martellante e la voce di Rocky Roberts a sgolarsi su un testo ammiccante – molto probabilmente sarebbe diventato un classico northern soul. Ma visto che fu cantata nel 1967 in italiano, si limitò a vincere il Festivalbar e diventare uno dei singoli più popolari degli anni Sessanta. Dopo anni di gruppi beat italiani coi cantanti che scimmiottavano l’accento inglese, finalmente una vera voce nera dell’Alabama su un pezzo inciso su dinamite.

Best lyrics: “Dal momento che mi vedi qui/Mi sembra chiaro, e invece sì”

“Azzurro” di Adriano Celentano

«Ho avuto un’idea pazzesca, però dobbiamo vederci, perché te la devo spiegare di persona. Ho scritto il testo di una canzone su una musica di Paolo Conte che non puoi non incidere perché sarà l’inno degli italiani: si chiamerà Azzurro» queste sono le parole pronunciate da Vito Pallavicini, storico paroliere della musica leggera italiana, al telefono con Adriano Celentano. Come a dire che, ancora prima di registrarlo, era chiaro che il pezzo sarebbe durato nei secoli dei secoli. Amen.

Best lyrics: “Ora mi annoio più di allora/Neanche un prete per chiacchierar”

“Acqua Azzurra, Acqua chiara” di Lucio Battisti

Nonostante si fosse aggiudicato il trono di Re dell’estate un anno prima con Balla Linda (che ebbe anche un discreto successo negli Stati Uniti, con una cover in inglese), Lucio Battisti chiuse gli anni Sessanta con una delle canzoni più solari, entusiaste e cristalline che siano mai state scritte nella nostra lingua dalla coppia Mogol/Battisti.

Best lyrics: “Con le mani posso finalmente bere”


ANNI SETTANTA

Passato il Sessantotto, l’Italia torna a mettere in musica la sua passione per il cazzeggio. Se nel decennio precedente l’industria musicale aveva iniziato a intuire le potenzialità “virali” dei singoli estivi. Si struttura meglio la competizione Un disco per l’estate, nata nel 1964, come corrispettivo caliente di Sanremo. Si impone una nuova generazione di artisti con il talento per la hit, incuranti della politicizzazione che fuori dai juke box investe ogni aspetto della società. Nascono, soprattutto sul finire del decennio, canzoni indimenticabili, che accompagnano ancora oggi le nostre estate e le vostre feste Erasmus.

“Gloria” di Umberto Tozzi

“Un pezzo dal testo inconsistente, ma che possiede una pulsione rock sorprendente”. Queste le parole che un paio d’anni fa El Pais ha dedicato all’unica canzone italiana presente nella sua lista dei 9 tormentoni estivi di cui l’umanità non deve vergognarsi. Detto dai maestri del genere vale doppio, ed è l’ennesimo tributo per una delle hit pop italiane più famose del pianeta.

Best lyrics: “Manchi ad una mano/Che lavora piano”

“Splendido splendente” di Donatella Rettore

Un tormentone che non ha mai smesso di tormentarci. Il presunto inno alla chirurgia estetica rappresenta una svolta per la carriera di Donatella, che dal palco di Sanremo si trasferisce in una dimensione più pop, anche grazie a un arrangiamento moderno (e alla batteria di Tullio De Piscopo). L’anno dopo tocca a Kobra, che la conferma regina della freshness musicale italiana. Se solo ci fossero già state le Summer Card, ora probabilmente la Rettore sarebbe tra le dieci donne più ricche del mondo.

Best lyrics: “Io mi amo finalmente /Ho una pelle trasparente/Come un uovo di serpente”

“Finché la barca va” di Orietta Berti

And the winner is… Renato dei Profeti, con Lady Barbara. Dal casinò municipale di Saint Vincent Corrado e Gabriella Farinon leggono il nome del vincitore di Un disco per l’estate del 1970 e la folla mormora. Non tanto per il secondo posto di Peppino Gagliardi con la sua Settembre – reo di non aver capito l’importanza della stagionalità dei prodotti -, quanto per il gradino più basso del podio, assegnato alla signora Berti. Con la sua eterna aria da contadina appena arrivata in città, mette in fila (o meglio, Flavio Arrigoni e Lorenzo Pilat lo fanno per lei) le parole più semplici, e quindi perfette, per parlare di felicità. Un ritornello eterno, che nemmeno le polemiche sulle ong hanno saputo fiaccare.

Best lyrics: “Mi sembra di vedere mia sorella/Che aveva un fidanzato di Cantù/Voleva averne uno anche in Cina/E il fidanzato adesso non l’ha più”

“E la luna bussò” di Loredana Berté

Immensa Loredana, che potrebbe stare tranquillamente nelle classifiche delle hit estive degli anni ’70 e ’80 e in quelle di 40 anni dopo. Qua merita una menzione per il singolo che anticipa il suo album Bandabertè, E le luna bussò, che, anche se non entra mai in top five nelle vendite, è un successone. Merito dell’immagine travolgente dell’artista e delle sonorità reggae importate dalla Jamaica grazie alla collaborazione di Mario Lavezzi, con cui dà vita a quello che per molti è il primo brano reggae italiano di sempre. Negli ultimi anni, grazie a un altro sodalizio, con i Boomdabash, è tornata in cima alle chart. Facendoci sperare di aver appena sentito l’ultimo brano reggae italiano di sempre.

Best lyrics: “E allora giù fra stracci e amore/Dove è un lusso la fortuna/C’è bisogno della luna”

“Tu sei l’unica donna per me” di Alan Sorrenti

Quattro pezzi di questa lista sono del 1979 (tutti tranne quello di Orietta Berti, ndr). E pensare che, più o meno nello stesso periodo, uscirono anche Ricominciamo di Pappalardo, Balla di Umberto Balsamo, Forse di Pupo, Sole di Celentano e Comprami di Viola Valentino (più Albachiara e L’era del cinghiale bianco ma questo è un altro campionato). Eppure non possiamo omettere questo brano, che tanta simpatia genera ancora oggi durante i karaoke nei matrimoni di provincia. Il pezzo passa 14 settimane consecutive in vetta alle vendite e genera milioni di dediche via radio o letterine. Fino al riconoscimento supremo della cover di Massimo Ceccherini in Fuochi d’artificio.

Best lyrics: “Il tempo passa in fretta/Quando siamo insieme noi”


ANNI OTTANTA

Stilare una breve classifica delle migliori hit estive degli anni Ottanta è un’operazione che occupa i primi posti della classifica delle selezioni più ardue che possa compiere un essere umano. Un’impresa, perché praticamente il 90% dei singoli pop usciti negli anni Ottanta è un tormentone estivo, il concetto di anni Ottanta è di per sé sono un tormentone estivo, l’estetica, le sonorità, l’attitudine, hanno influenzato e continuano tutt’oggi a influenzare la predisposizione al divertimento e alle vacanze.

Abiti colorati, festa tutto l’anno, occhiali sgargianti, abbronzatura dal 1 gennaio al 31 dicembre, amori impossibili. La colonna sonora non poteva che essere altrettanto eccentrica e intensa, almeno per quanto riguarda questo aspetto del decennio. Ma il tormentone è un’altra cosa, è qualcosa di più, che mette a dura prova il concetto di heavy rotation. Il tormentone estivo cambia il dna di chi l’ascolta, le scorie rimangono in circolo per secoli prima di essere smaltite influenzando le generazioni successive che nascono già influenzate da misteriosi ritornelli, ed è stato provato che alle prime note del tormentone estivo si attiva la melatonina come riflesso incondizionato. Proviamo dunque a elencare le più significative canzoni estive del decennio estivo per eccellenza.

“Gioca Jouer” di Claudio Cecchetto

Ecco, appunto. In quale altro decennio un ballo di gruppo avrebbe potuto raggiungere il primo posto in classifica e vendere mezzo milione di copie? Solo nei ridenti anni Ottanta. Era precisamente il 1981, ma il decennio aveva già partorito il proprio manifesto, il proprio lascito eterno all’umanità, più nello specifico per quanto riguarda i bambini, che continueranno a ripetere per sempre le apposite mosse associate ai versi della canzone (?!?), impressi nella memoria come neanche la Cura Ludovico potrebbe fare.

Best lyrics: “Ok ragazzi, ora più veloce/ Perché I comandi cambiano ogni due battute e riuscirete a farlo”

“Vamos a la playa” di Righiera

Il duo formato da “Michael” e “Johnson” è a dir poco specializzato in tormentoni estivi: Innamoratissimo, L’estate sta finendo, No tengo dinero. Ma Vamos a la playa trascende lo spazio e il tempo, non è un tormentone estivo, è un tormentone e basta. Assemblato alla perfezione per arrivare a chiunque e ovunque, nell’estate 1983 neanche un bunker antiatomico avrebbe impedito di assimilare il ritornello, abbastanza esplicito negli intenti: andiamo in spiaggia. Oh oh oooh oh oh. Riecheggerà in eterno, sopravvivendo all’umanità stessa.

Best lyrics: “Vamos a la playa/ Todos con sombrero/ El viento radiactivo/ Despeina los cabellos”

“People from Ibiza” di Sandy Marton

Sì okay, bisogna andare alla spiaggia, ma quale? Beh, quella di Ibiza, è ovvio. Dietro al successo del croato Sandy Marton c’è ancora lui: Claudio Cecchetto, che produce questo singolone di italo-disco pura che raggiunge, guarda un po’, il primo posto in classifica. La canzone descrive personaggi mitologici che popolano quelle che più che essere una semplice isola è un vero e proprio paese delle meraviglie in cui l’estate dura tutto l’anno. È un 1984 molto diverso da quello immaginato da Orwell, o forse no?

Best lyrics: “Living like a hobo/ Like a Spanish lobo/ Ibiza is still on my mind”

“Centro di gravità permanente” di Franco Battiato

Sembra assurdo, ma Franco Battiato non solo ha scritto un tormentone estivo, ma proprio un intero disco. Più che altro perché La voce del padrone è sì un capolavoro pop, ma anche un’enciclopedia di riferimenti esoterici e cosmologici, eppure è stato il primo LP a superare il milione di copie vendute in Italia, quasi sempre primo in classifica durante tutta l’estate 1982, grazie a singoli di successo come Bandiera bianca, Summer on a solitary beach e soprattutto Centro di gravità permanente che diventa letteralmente virale, anche se la hit più estiva di tutte è l’ultima traccia dell’album: Sentimento nuevo, un inno all’amore libero, che poi non è sinonimo di estate?

Best lyrics: “Non sopporto i cori russi/ La musica finto rock la new wave italiana il free jazz punk inglese/ Neanche la nera africana”

“Non sono una signora” di Loredana Berté

Sarebbe meglio non addentrarsi troppo tra le canzoni estive italiane di maggiore successo negli anni Ottanta, perché poi fare i conti con l’odierno itpop diventa piuttosto deprimente, ma purtroppo è necessario fare una rapida escursione. Non sono una signora di Loredana Berté, così come Fotoromanza di Gianna Nannini e Kobra di Donatelle Rettore diventano tormentoni estivi dopo la vittoria della rispettiva edizione del Festivalbar, che al tempo era più che un attestato di qualità, pezzi che oggi resistono alla prova del tempo non solo in qualità di canzone estiva, ma come canzone epocale in tutto e per tutto, a dimostrazione del fatto che gli ascolti estivi non sono solo o necessariamente frivoli.

Best lyrics:”Io che sono una foglia d’argento/ Nata da un albero abbattuto qua/ E che vorrebbe inseguire il vento/ Ma che non ce la fa”


ANNI NOVANTA

Un decennio bifronte, tra i più enigmatici nella storia recente del nostro Paese. Seguendo l’onda luccicante della decade precedente, gli anni ’90 italiani segnavano l’esplosione della classe media, tra le boutique con i primi cellulari, in vacanza in Riviera, sognando Ibiza, rincorrendo un’ideale dorato che, tra calciatori e veline, qualcuno avrebbe ripreso per farne un programma elettorale con cui cambiare la storia politica futura. Anni caleidoscopici e contraddittori, che dalle Notti Magiche del Mondiale sfondavano nello scandalo di Mani Pulite, anni in cui la frenesia per l’Europa unita o per l’arrivo della navicella World Wide Web potevano mutare all’improvviso nel terrore Millennium Bug.

Nella musica, invece, gli anni ’90 significarono la standardizzazione definitiva della hit, ormai non più figlia del talento cantautorale del singolo ma frutto di un calcolo scientificamente determinato. L’industria musicale si andava trasformando letteralmente in un’industria, abbracciando il business dell’artista one-hit wonder, proliferati come funghi durante il decennio, con il mercato discografico che si specchiava in un gigante ormai inattaccabile, ignaro dello scantinato oltreoceano da cui Shawn Fanning e Sean Parker avrebbero scagliato il loro dardo avvelenato a fine millennio. Un decennio di singoli da battaglia, trascinati dal neonato MTV dentro un oceano da milioni di copie vendute, un mare indefinibile da cui abbiamo pescato cinque brani tra i più rappresentativi per raccontare degli anni in cui, caduto il Muro e lo spauracchio sovietico, sembrava che il peggio fosse passato per sempre.

“Un’estate italiana” di Gianna Nannini e Edoardo Bennato 

L’estate del decennio dorato parte come meglio non poteva, il Mondiale che torna in Italia dopo più di 50 anni e una Nazionale fortissima: Zenga, Baresi, Schillaci, Vialli, l’enfant prodige Baggio, si può tornare a vincere a soli 8 anni dall’ultima volta. Non andrà così, l’Argentina di Maradona spezzerà il sogno delle notti magiche, ma non la fortuna del suo inno, Un’estate italiana, cantato dalla coppia NanniniBennato. Infatti, non ce ne vogliano Pooh, Negramaro o Checco Zalone, ma la canzone azzurra per antonomasia rimane e rimarrà questa. Scritta da Moroder, Un’estate italiana è stato l’ultimo 45 giri a raggiungere la vetta delle classifiche prima dell’addio al formato, un impatto sull’Italia pallonara talmente indelebile che sarà proprio questo brano a risuonare in un’altra notte magica, a Berlino, dopo la vittoria della Coppa nel 2006.

Best lyrics: “Notti magiche/ inseguendo un goal/ sotto il cielo di un’estate italiana”

“Mare Mare” di Luca Carboni 

Ci mette poco Carboni, con la sua moto, ad arrivare al mare, in poco più di un’ora con la A14 sei arrivato a Riccione. Eppure questo tormentone atipico, nonostante il trionfo al Festivalbar ’92, racconta di altro, di una rincorsa verso un sogno, o una donna, che non si presenterà all’appuntamento. Il viaggio, tuttavia, sembra un pretesto, “per non annegare”, per fuggire da Bologna e dai suoi vicoli dolciastri già ritratti in Silvia lo sai, una rincorsa che finisce peggio di come era partita: ci sono le ragazze del mare, Luca vorrebbe abbracciarle tutte, ma non c’è niente da fare, l’oscurità e il disagio sono bestie troppo grandi. “Cosa son venuto a fare”, canta Luca, rimasto solo, “Poi lo so, che torno sempre a naufragare qui”.

Best lyrics: “Le ragazze che sghignazzano/ E mi fan sentire solo/ Sì ma cosa son venuto a fare/ Ho già un sonno da morire”

“Nord sud ovest est” di 883

Alfiere dell’album più venduto del 1993, il tormentone by Pezzali rappresenta il non plus ultra del suo autore. La voce della provincia lombarda che sogna l’America, questa volta sulla sella di un cavallo e non di una Harley. Fiaba scandita da trombette mariachi plastificate e melodie ultras sul ritornello – formato standard di tutta la produzione pezzaliana – Nord sud ovest est nasconde ai più il suo volto escatologico, la ricerca di un significato o di un destino che non si realizzerà mai. Il viaggio mistico raccontato da Max lo porterà innanzi a un cantinero, un gringo, un caballero e uno stregone – Jim Morrison da Pavia – ma la via continuerà a replicarsi su se stessa, verso nord, sud, ovest, est. Un gioco nichilista che segnerà la fine del sodalizio con Repetto, verso i giorni da solista in cui rimpiangere l’innocenza perduta, gli anni di Happy Days e Dylan Dog da cantare alle cene liceali 20 anni dopo, grassi, tristi e calvi.

Best lyrics: “Lancio qualche peso al cantinero/ Che non parla mai/ accanto a me c’è un gringo, uno straniero/ mi chiede “Man, dove vai?”

“The rhythm of the night” di Corona

Il ‘ridacci la gioconda’ dei tormentoni, orgoglio italiano sbattuto in faccia a chi, erroneamente, identifica questa hit con l’esotismo sfrontato di Olga Maria De Souza. La verità dietro IL tormentone per eccellenza, infatti, illumina il dualismo tra l’ingegno di Lee Marrow – ovvero il produttore Francesco Checco Bontempi – e i muscoli di Jenny B, vera voce del brano, quasi che con De Souza si riproponesse il binomio Tom Hooker/Den Harrow. Nonostante gli invidiosi abbiano sempre cercato di evidenziare il plagio da Save Me delle Say When, The Rythm Of The Night rimane un pilastro dell’eurodance, tassello imprescindibile per ogni dj set cafone che si rispetti, nei secoli dei secoli, amen.

Best lyrics: “Won’t you teach me how to love learn/ There’ll be nothing left for me to yearn/ Think of me burn and let me hold your hand”

“50 Special” di Lùnapop

Per chi c’era, e chi se lo ricorda, il 27 maggio del 1999 rappresenta il calcio d’inizio per quello che sarebbe stato ricordato come un fenomeno irripetibile. Cinque “sbarbi”, come si dice a Bologna, che con qualche accordo in maggiore e una accozzaglia di luoghi comuni sulla loro città natale infrangono le classifiche. Un singolo d’esordio che si trasforma in un goal da centrocampo per presentare …Squérez?, l’unico disco nell’almanacco Lùnapop, e album più venduto da una band nella storia italiana, record che tutt’ora resiste implacabile nell’era in cui le classifiche Fimi vengono farcite dagli streaming. Ma, lo sappiamo, la gloria nasconde sempre il lato oscuro della medaglia, e se 50 Special cambiò la vita a Cremonini e soci, la storia vuole che la fama improvvisa abbia portato i “regaz” a fratture inconciliabili, condannando poi il suo autore all’etichetta decennale “quello della Vespa”. Vent’anni dopo la prima epifania, Cremonini è ormai uno dei pesi massimi della scena italiana, 50 Special non è più un’onta di cui vergognarsi ma uno dei brani simbolo dello spirito più cazzaro dei 90’s, inno fondamentale di ogni festa universitaria, ben oltre i confini dell’Alma Mater.

Best lyrics: “La scuola non va/ Ma una Vespa, una donna non ho/ Ho una Vespa domenica è già/ E una Vespa mi porterà/ Fuori città”


ANNI ZERO

Il millenium bug, purtroppo, non ha fatto il suo dovere. L’umanità è entrata nel nuovo anno, nel nuovo secolo e nel nuovo millennio e la musica conferma tutta una serie di trend che già gli anni ’90 avevano evidenziato. Mentre Vasco Brondi conia per il decennio la definizione di Anni Zero, sinonimo di malessere e tubi di scappamento, il Festivalbar spara i suoi ultimi colpi. La tormentoni selection del periodo che va dal 2000 al 2009 è un mix di pezzi una botta e via pensati per colonizzare “radio lido” – come il leader maximo del genere Dammi tre parole – e concessioni alla calura dei grandi big di casa nostra, come Tiziano Ferro e gli emergenti Negramaro. La hit estiva è ormai una religione e loro ne sono i sacerdoti del periodo.

“Como suena el corazon” di Gigi D’Alessio

Vamos a bailar di Paola e Chiara, seguita da Gigi. Un uno-due da ko tecnico, che dimostra come nell’estate di 19 anni fa il contagio latino fosse già cominciato. Secondo estratto da Quando la mia vita cambierà, il pezzo inaugura la stagione musicale in cui è impossibile distinguere la produzione italiana da quella di Bogotà. Il video, un palleggio frenetico tra immagini live del cantante napoletano e la danza di una señorita di rosso vestita, pone automaticamente il brano nel mazzo dei capolavori.

Best lyrics: “Parlava poco italiano/Diceva te gusta la Spagna”

“Dammi tre parole” di Valeria Rossi

Tormentone con 12 T maiuscole, che, forse ancor più che le manganellate al G8 di Genova, rovina l’estate dei diciassette a molti di noi. L’artista, poi sparita dalle scene e forse schiacciata dal successo travolgente della sua creatura, ha in seguito spiegato che il ritornello del brano era nato quasi per caso. E che inizialmente il testo doveva essere “Sono il guaritore/Sono il tuo dolore/Sono la notte che deve passare”. Come sia passata dal Settimo sigillo alla danza delle api che la incorona regina dell’estate non è affatto chiaro. 

Best lyrics: “Ha rabbia il gatto che/Gioca con la buccia/E gira in tondo”

“Estate” di Negramaro

“Ciao Verona”. L’Arena salta in piedi per festeggiare la band rivelazione del Festivalbar 2005, la terzultima edizione in assoluto: i salentini Negramaro, che, con una manciata di singoli decisamente ben assestati, conquistano la scena pop nazionale. Pubblicata a metà giugno, come secondo singolo di Mentre tutto scorre, Estate è uno dei brani più ispirati della band di Giuliano Sangiorgi, a cominciare da un attacco che tutti conoscono. E storpiano.

Best lyrics: “In bilico/Tra santi e falsi dei/Sorretto da un’insensata voglia di equilibrio”

“Rosso relativo” di Tiziano Ferro

Scrive Wikipedia che il brano prende piede da una riflessione dell’artista sui suoi problemi di peso giovanili. Sul serio? E Paola? Oh, Paola. Eppure, nonostante il testo un filo criptico, il brano spopola e trascina al trionfo l’esordio di Tiziano. Fino all’uscita della versione latina del pezzo, Rojo relativo, e alla definitiva consacrazione del nostro nell’Olimpo dei coverizzati “en espanol” assieme a Laura, Eros e a Max Pezzali con il suo Hombre araña.

Best lyrics: “La timidezza c’era ma svaniva/Scappava di notte si dileguava/Dagli occhi di/Paola oh Paola”

“Applausi per Fibra” di Fabri Fibra

Passati gli anni degli Uomini di mare e delle Teste Mobili, messe da parte le Turbe giovanili, il rapper di Senigallia è pronto al balzo nel mainstream. Un brano incazzatissimo, doloroso e nichilista, che, come già avvenuto varie altre volte – vedi Fuori dal tunnel di Caparezza –, viene masticato dall’heavy rotation e restituito innocuo. Rimane un pezzone, capace di sdoganare definitivamente le potenzialità tormentose dell’hip hop italiano. Non per forza di cose è un complimento, ma applausi lo stesso.

Best lyrics: “L’ultima volta che mio padre è andato a letto con mia madre/prese a calci una parete e in testa gli cadde una trave”


ANNI DIECI

I primi dieci anni dopo il 2000 vedono un’Italia ancora frastornata dalla crisi, che continua ad arrancare. Sono gli anni dei terremoti, dell’arrivo di papa Francesco dopo le dimissioni di Benedetto XVI, della paura del terrorismo. Gli anni dell’addio di Napolitano e dell’insediamento di Mattarella, dell’ascesa e della caduta di Renzi, del successo del Movimento 5 Stelle e della Lega, della vittoria di Trump come Presidente degli States, della caccia ai migranti e al diverso. Dal punto di vista musicale, questi anni consolidano il successo del rap in Italia, ma portano anche una nuova ondata di cantautori molto in gamba come Calcutta, Thegiornalisti, Motta, Liberato. Insomma, una ventata d’aria fresca grazie ai cosiddetti indie. La voglia di cazzeggiare, però, non manca mai, forse per evadere dal clima pesante, dai partiti populisti che seminano odio e dal malcontento che si respira un po’ ovunque. Si è quasi arrivati al traguardo del 2020 con tormentoni estivi super zarri e cafoni. E così ci troviamo a darci giù con i reggaeton o con canzoni abbastanza inutili come Ostia Lido di J-Ax, che poi questa ce la devono spiegare: ma che c’azzecca un milanese con Ostia Lido? Parlasse dell’Idroscalo no? Nella speranza che i prossimi tormentoni non siano Tramonti a Torvaianica o Fregene-Bangkok, ecco le hit estive di questi dieci anni che (forse) non scorderemo mai (e non è sempre un bene).

“Pem Pem” di Elettra Lamborghini 

Ok, questa canzone è in spagnolo, ma Elettra è italiana e noi siamo open minded. Presentata prima sui campi dell’NBA e solo dopo nel Bel Paese, Pem Pem è proprio il tormentone estivo perfetto. C’è una coreografia (non proprio, in questo caso è tutto twerk), c’è un video sexy e c’è un ritornello composto da due parole. Anzi, una. Meglio di così si muore.

Best lyrics: “Para hacer pem, pem perepem pem pem, Pem perepem pem pem”

“Roma-Bangkok” di Baby K e Giusy Ferreri 

Dopo quattro anni finisce (?) lo strapotere dei tormentoni tamarrissimi votati al reggaeton o a suoni latini come la Danza Kuduro di Don Omar e Lucenzo (sì, lo so, sembrano i nomi di due neomelodici napoletani!), la Balada di Gusttavo Lima (che ora sembra un modello uscito dritto dritto da PornHub) o la Bailando di Enrique Iglesias. E così arrivano una tipa come Giusy Ferreri (abbonata alle hit estive) e una rapper sexy (dai look eccessivi) che risponde al nome di Baby K. Una canzoncina orecchiabile, un testo che si impara a memoria dopo cinque secondi, un video che richiama Thelma & Louise e la voglia di vacanze. Et voilà: il tormentone è servito! Da notare che entrambe le cantanti, da questo momento in poi, tireranno fuori ogni estate (ma non in coppia) un pezzo che funziona. Possono piacere o no, ma non è semplice. Brave.

Best lyrics: “Senza sapere quando / Andata senza ritorno / Ti seguirei fino in capo al mondo / All’ultimo secondo”

“Andiamo a comandare” di Rovazzi 

Nato per gioco sui social, il primo singolo di Rovazzi, che sembra scritto e musicato per un pubblico di prima elementare, diventa una vera hit quando passa a pieni voti l’unico vero test rilevante per i tormentoni: quello dei balli di gruppo. Dalle spiagge ai matrimoni, è una vera epidemia di persone che muovono le spalle a ritmo. Un incubo? Forse, intanto il pezzo si porta a casa 5 dischi di platino e consacra Rovazzi nell’Olimpo delle canzoni estive, dando il via alla sua carriera anche in TV e al cinema. Niente male per uno che andava in giro col trattore in tangenziale.

Best lyrics: “Non so se son pazzo / O sono un genio / Faccio i selfie mossi / Alla Guè Pequeno”

“Riccione” di Thegiornalisti 

La band indie del momento impazza per tutta l’estate, senza “se” e senza “ma”. Tommy Paradise è dietro a successi come L’esercito del selfie e Pamplona con Fabri Fibra. Riccione riprende smaccatamente i brani anni ‘80/’90 di Carboni & co. tipo Mare Mare. Operazione riuscita, non c’è che dire. Il Signor Paradiso sembra abbonato ai successi. Questo brano ha la possibilità di durare, di diventare un evergreen. Una di quelle canzoni, per intenderci, che saranno nei secoli dei secoli sinonimo di estate.

Best lyrics: “Sotto il sole, sotto il sole / Di Riccione, di Riccione / Quasi quasi mi pento / E non ci penso più, e non ci penso più”

“Non ti dico no” di Boomdabash e Loredana Berté 

Loro sono i reucci del reggae made in Italy, lei una delle signore della canzone italiana che, per prima, portò il genere in Italia (vedi alla voce …E la Luna bussò). Insieme tirano fuori il brano che – letteralmente – rilancia super Loredana. Il successo porterà entrambi a Sanremo, ma non farà salire la Berté (gravissimo errore!) sul podio. Anche qui, la ricetta, è facile facile, ma funziona. Molto, molto, ma molto meglio del Mambo salentino di quest’anno. Ma la Berté è la Berté, c’è poco da fare: il carisma, cari miei, non lo vendono al mercato.

Best lyrics: “Questa sera non ti dico no / Arriviamo in Cile in autostop / Non chiedermi la luna tanto la conosco / Questa sera non ti dico no / Domani non lo so

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