Cinque titoli essenziali per scoprire (o riscoprire) Francesco Rosi | Rolling Stone Italia
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Cinque titoli essenziali per scoprire (o riscoprire) Francesco Rosi

Tra i grandi autori italiani è quello più sottovalutato ma anche il più contemporaneo. A sei anni dalla scomparsa del padre del cinema civile, ecco i suoi film da conoscere

Gian Maria Volontè nel 'Caso Mattei'

Che si tratti di cinema civile alla Sulla mia pelle o di racconto d’autore di figure criminali affascinanti e controverse come Il traditore, il nostro cinema sembra aver riscoperto una strada già aperta nei suoi anni d’oro. Chi ha meglio rappresentato questo percorso, anzi, lo ha proprio inventato, è Francesco Rosi, forse il nome più sottovalutato e meno conosciuto tra i nostri grandi. Nel 2019, Citizen Rosi, un documentario diretto dalla figlia Carolina insieme a Didi Gnocchi, ha rilanciato la statura artistica e la rilevanza storica di chi ci ha restituito il racconto di mezzo secolo della storia d’Italia. A sei anni dalla scomparsa del regista, abbiamo scelto cinque titoli essenziali per scoprire o riscoprire l’opera del padre del cinema civile.

Salvatore Giuliano (1962)

Non è difficile capire perché Martin Scorsese lo abbia inserito nella lista dei suoi film preferiti. Questa ricostruzione della strage di Portella della Ginestra unisce la fedeltà quasi documentaristica a una rilettura d’autore di un pezzo della nostra storia più dolorosa. Un approccio neorealista che però crea un nuovo genere: il cinema d’inchiesta, in cui Rosi si specializzerà negli anni successivi.

Le mani sulla città (1963)

A un anno da Salvatore Giuliano, Rosi supera se stesso con il suo film-manifesto. Ovvero il racconto della corruzione che è stata l’altra faccia del boom economico del dopoguerra. Una star americana come Rod Steiger si cala perfettamente in un affresco italianissimo studiato e imitato da tanti cineasti negli anni. Leone d’oro alla Mostra di Venezia del ’63, accolto tra i fischi: forse non eravamo ancora pronti.

Uomini contro (1970)

Liberamente ispirato a Un anno sull’Altipiano, segna la prima tappa di un lungo sodalizio: quello tra il regista napoletano e Gian Maria Volonté, qui nei panni del tenente Ottolenghi, fervente socialista che si oppone agli ordini dei superiori durante la prima guerra mondiale. Anche stavolta Rosi colpisce nel segno, al punto da essere denunciato per vilipendio dell’esercito. Un uomo davvero contro.

Il caso Mattei (1972)

Altro giro, altra collaborazione con Gian Maria Volonté, forse la più fortunata e famosa tra i due. Un pezzo di cinema civile puro, in cui l’attore dà volto al presidente dell’ENI morto in circostanze mai chiarite. Un caso di cronaca che tutti conoscono ma che Rosi gira come un mystery politico carico di tensione. Fun fact: il film vinse il Grand Prix al 25esimo Festival di Cannes ex aequo con La classe operaia va in paradiso di Elio Petri, sempre interpretato da Volonté.

Lucky Luciano (1973)

Dopo Giuliano, un altro mafioso di nome Salvatore, cioè Salvatore Lucania, detto Lucky Luciano, boss della criminalità italo americana che agevolò lo sbarco in Sicilia degli alleati. Alle radici del ganster movie ma girato alla maniera di Rosi, quasi come un documentario. Sempre starring Mr. Volonté.

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