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C’è vita dopo David Letterman: i 5 migliori late night show host in circolazione

Dai due Jimmy - Fallon e Kimmel - a Seth Meyers e Stephen Colbert, fino a James Corden, il mattatore dei veri nottambuli. Una nuova generazione di host, un po’ presentatori, un po’ attori, è emersa in tutto il suo splendore

Barack Obama ospite del 'Tonight Show Starring Jimmy Fallon' nel 2016

Foto: Thomas A. Ferrara-Pool / Getty Images

Come David Letterman nessuno mai. Il 20 maggio 2015 ha segnato il ritiro dalle scene di colui che, per 32 anni, è stato una delle colonne portanti dell’intrattenimento televisivo statunitense, da molti imitato e da tanti ritenuto inarrivabile. Il suo Late Show with David Letterman trasmesso dalla CBS, che ha seguito il Late Night sulla NBC, ha regalato al pubblico alcune tra le migliori interviste mai realizzate: quella a Barack Obama, nel 2009, dove l’allora Presidente degli Stati Uniti pronunciò la famosa frase «Dovete sapere che ero nero anche prima della mia elezione»; quella surreale a Joaquin Phoenix, sempre nel 2009, al termine della quale Letterman l’apostrofò con un «Mi dispiace che tu non sia potuto essere qui stasera»; quella a Drew Barrymore, nel 1995, conclusasi con una danza soft-erotica sulla scrivania del conduttore; quella a Courtney Love, nel 2004, che vide la cantante impegnata in una goffa imitazione di Barrymore (l’imperturbabile David l’apostrofò con un «You’re a wacky person», scatenando le risate del pubblico); quella politically incorrect a Madonna, datata 1994, costellata da una cosa come tredici fuck in diretta, chiusa con l’unica battuta possibile: «Ok, probabilmente ci cancelleranno dal palinsesto!».

David che amava la musica e i Foo Fighters, David patito della batteria, David che non si lasciava mai intimidire: come lui nessuno mai, quindi. O forse no. Agli americani, d’altronde, le passeggiate sulla via dei ricordi piacciono fino a un certo punto, e dopo il suo addio alla seconda serata – ma non alla televisione, dato che dal 2018 è su Netflix con il talk show Non c’è bisogno di presentazioni – una nuova generazione di host, un po’ presentatori, un po’ attori, è emersa in tutto il suo splendore. Diversi erano già attivi prima del 2015, altri hanno fatto il grande salto proprio in quel periodo: tratto comune, il non volersi adagiare sulle spalle del gigante, per creare un proprio marchio di fabbrica a livello di conduzione e di programma. Conduzioni e programmi che in Italia, ahinoi, al momento rimangono pura fantascienza.

Jimmy Fallon, The Tonight Show starring Jimmy Fallon (NBC)

Il 45enne Fallon a dire il vero era noto molto prima di prendere le redini del Tonight Show, nel 2014: dal 1998 al 2004 è stato infatti membro fisso del cast del Saturday Night Live, per poi passare al cinema (ha recitato in New York Taxi e L’amore in gioco) e tornare in tv come presentatore del Late Night starring Jimmy Fallon, sempre sulla NBC, dal 2009. Il suo Tonight Show è l’ultima versione di un format nato per la NBC nel 1954, che ha avuto fra i propri conduttori personaggi leggendari come Johnny Carson, Jay Leno e Conan O’Brien. Fallon rispetto a questi è meno ironico e sfacciato («Non faccio mai nulla di subdolo né cerco di far apparire cattivi gli ospiti»), e sebbene sembri incapace di conversare senza ridacchiare ogni cinque secondi, gli va riconosciuto il merito di aver capito come il pubblico odierno consuma i media: sul proprio smartphone, annoiato al lavoro o in metropolitana, scrollando la timeline di Facebook. Le sue interviste sono quindi principalmente una scusa per convincere le celebrity a fare robe divertenti e stupide – giocare a Lip Flip con Jennifer Aniston; convincere Gwyneth Paltrow a mangiare patatine intinte nelle creme Goop; sfidare a Pictionary Lena Dunham e J.K. Simmons – e vengono intervallate dalle sue (notevoli) performance musicali, con l’aiuto della fidata band The Roots. Insomma, Jimmy Fallon sa essere tagliente come una scatola piena di gattini, ma le visualizzazioni su YouTube gli danno ragione, e le celeb fanno a pugni pur di sedersi sul suo divano: che sia il potere del bravo ragazzo Brooklyn-born?

Seth Meyers, Late Night with Seth Meyers (NBC)

Con Jimmy Fallon condivide l’emittente televisiva, nonché l’esperienza al Saturday Night Live: Seth Meyers, classe 1973, il 24 febbraio 2014 ha raccolto il testimone lasciato da David Letterman, Conan O’Brien e dallo stesso Fallon, e a onor del vero il passaggio non è stato né semplice, né tantomeno indolore. Popolarissimo ai tempi del SNL, di cui è anche divenuto – dopo l’addio di Tina Fey – capo-scrittore e conduttore del segmento Weekend Update (sia come solista, sia affiancato da Amy Poehler e Cecily Strong), il buon Meyers ha faticato non poco a trovare una sua propria cifra stilistica che non scimmiottasse quella costruita durante gli anni trascorsi al SNL. Si è dato una mano tirandosi dietro il comico, attore e musicista Fred Armisen, oggi leader della band e commentatore fisso al Late Night, e vincendo il timore di esporre con estrema sincerità un’opinione su questioni di attualità, politica o su esponenti politici. Pur non essendo sempre un intervistatore fluido, è riuscito a capitalizzare sul suo tempismo comico superbo: A Closer Look, il segmento in cui indaga i fatti del giorno con sguardo profondo e arguto, è diventato un mai-più-senza per un’ampissima fetta di pubblico, non solo statunitense.

Jimmy Kimmel, Jimmy Kimmel Live! (ABC)

Amatissimo dalle donne (nota a lato: come dar loro torto), il 52enne newyorchese Jimmy Kimmel, dal 2003 conduttore e produttore esecutivo del Jimmy Kimmel Live!, è uno dei veterani del palinsesto notturno statunitense. Il suo successo, che non accenna minimamente a calare, rappresenta agli occhi di alcuni critici una stranezza: non è carino e corretto come Jimmy Fallon; non possiede la comicità dirompente di Stephen Colbert (ci arriviamo tra un attimo); non ha la sagacia e la simpatica strafottenza di David Letterman. Eppure. Jimmy Kimmel fondamentalmente è un gran burlone dotato di una genuina sensibilità, che lo rende un po’ come la Nutella: piace (quasi) a tutti. I suoi cavalli di battaglia? La finta faida pluriennale con Matt Damon, che nel corso del tempo ha prodotto una quantità infinita di meme e filmati virali; la presenza pressoché fissa del messicano Guillermo Rodriguez, ‘guardia del corpo’ e spalla che pare capitata in studio per caso; il segmento Celebrities Read Mean Tweets, in cui le celeb leggono ad alta voce i tweet più cattivi a loro indirizzati (ricordiamo «Jennifer Garner sembra la vagina di un’anatra»). A differenza di Fallon, Kimmel non sembra mai a disagio durante le interviste e dimostra di seguire alla lettera l’insegnamento di Letterman: non aver paura di prendere in giro qualcuno, che si tratti di Barack Obama o Justin Bieber. Le origini italiane da parte di mammà, poi, non mentono: i suoi cugini e zii nella vita reale fanno parte del cast del programma. Della serie, family first.

Stephen Colbert, The Late Show with Stephen Colbert (CBS)

Io non avrei mai, e dico mai, voluto essere nei panni di Stephen Colbert quando, nel settembre del 2015, ha raccolto il testimone lasciato da David Letterman e preso le redini del Late Show sulla CBS. La pressione era alle stelle, ma l’allora 51enne Colbert, originario di Washington, pareva non sentirla. Il suo curriculum in effetti lasciava ben sperare: emerso grazie alla compagnia di improvvisazione comica Second City (la stessa da cui provengono Amy Poehler, Tina Fey, Steve Carrell, Mike Meyers), ha poi condotto dal 2005 al 2014 il telegiornale satirico The Colbert Report su Comedy Central, dove vestiva i panni di un giornalista immaginario «dalle buone intenzioni, ma mal informato, ricco e idiota», ossia la classica caricatura dell’esperto di politica televisivo. The Colbert Report ha avuto un impatto pazzesco sulla cultura americana, al punto che lo stesso Colbert è stato inserito nella lista delle cento persone più influenti del 2008 e del 2012 della rivista Time, arrivando secondo nel sondaggio del pubblico. Venendo a noi, il nuovo conduttore del Late Show ne ha smantellato l’impianto più che collaudato – che prevedeva la grande celebrity seguita da quella meno famosa con gli ospiti musicali in chiusura –, optando per un mix eterogeneo che comprende businessman, politici e celeb. Qui Colbert non interpreta un personaggio, ma le battute che fa e le posizioni che prende sono fedeli alla sua identità: il suo tempismo comico e la sua capacità d’improvvisazione sono impareggiabili, il suo stile di intervista è ben studiato, coinvolgente ed estremamente acuto, lui stesso è genuino, autentico e maliziosamente divertente. Non può essere paragonato a Letterman perché è diverso da Letterman. E va bene così.

James Corden, The Late Late Show with James Corden (CBS)

Last, but not least. Last, perché è Late Late per l’appunto, nella fascia dei veri nottambuli. Last, perché in linea cronologica è l’ultimo arrivato e il più giovane. Not least, perché James Corden è una ventata di freschezza e di novità nel panorama dei late show. Il suo è un caso atipico: britannico famosissimo in patria (co-creatore, co-sceneggiatore e interprete dell’apprezzata sitcom BBC Gavin & Stacey, per la quale ha vinto il BAFTA come miglior performance comica; presentatore di due edizioni dei BRIT Awards; protagonista dell’opera teatrale One Man, Two Guvnors, acclamata da critica e pubblico), il 23 marzo 2015 succede a Craig Ferguson nella conduzione del Late Late Show sulla CBS. Negli Stati Uniti lo conoscono in pochi, e lui stesso è talmente incredulo che durante il primo anno evita persino di comprare casa a Los Angeles per scaramanzia, costringendo la sua famiglia a vivere in albergo. Ciononostante, vuoi l’accento, vuoi l’approccio utilizzato – che, in linea con i talk show inglesi (vedi Graham Norton), prevede un’intervista corale agli ospiti, utilizzando un approccio più colloquiale –, vuoi il fatto che tutti sembrano divertirsi sempre moltissimo (Corden in primis), il Late Late Show diventa un appuntamento fisso che macina ascolti e visualizzazioni su YouTube. Il Carpool Karaoke è ormai un’istituzione (l’episodio con Paul McCartney ha commosso pure i lennoniani più convinti), così come Spill Your Guts or Fill Your Guts, una specie di obbligo o verità in cui alle celeb vengono poste domande scomode e – se non vogliono rispondere – sono costrette a mangiare cibi orribili come peni di toro, scarafaggi o smoothie di pesce. Ma non solo: passeranno alla storia la partita di dodgeball Team USA (capitanato da Michelle Obama) vs Team UK (capitanato dallo stesso Corden), nonché l’incredibile Crosswalk Concert organizzato in occasione del lancio di Fine Line, l’album dell’amico Harry Styles. Di gran lunga il più creativo di tutti i late night show host, Corden è già un pilastro del piccolo schermo, da molti considerato il vero asso nella manica della CBS: niente male insomma per uno che Letterman definì – un po’ frettolosamente e sgradevolmente – «tubby kid».

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