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Tre serie inglesi perfette per il ponte

Dal black humour di Ricky Gervais alle tragedie sessuali del protagonista di 'Lovesick', tre serie perfette per rifugiarsi dalle piogge e dalle infinite grigliate degli amici

After Life

Giorni di pioggia, di negozi chiusi, di ponti. Ma tu hai il ponte? Fai ponte? Hai preso ferie per il ponte? Che poi di quale ponte parliamo? 25 aprile, 1 maggio, qualcos’altro di cui non sono a conoscenza? Che poi forse non c’è nessun ponte. È tutta una truffa mediatica, tutta una fake news. E comunque se c’è davvero, si va tutti al mare che diluvia. O tutti a casa che diluvia comunque. O perché no, tutti in ufficio che tanto, diluvia e alle email ti risponde un bot con un laconico out of office (per il ponte). Gli studenti son comunque sempre a casa che tanto c’è la sessione di luglio per recuperare gli esami e i freelance, sempre senza lavoro e senza soldi, sono comunque impegnatissimi per notare la differenza tra un ponte e un giovedì qualsiasi.

Non c’è feed social che non parli di ponti, di pioggia, di cosa fare in caso di ponti piovosi. E visto che il vostro è uno di quei freelance impegnatissimi (sì, a finire le serie tv), ho deciso di consigliarvi tre piccole serie da recuperare. Perché piove e c’è il ponte, ve l’ho già detto? Ricordatevi, però, che a noi freelance piace fare i fighi, quindi non vi consiglierò cose tipo Game of Thrones, Lost e Grey’s Anatomy, ma tre serie britanniche perché si sa che gli inglesi la sanno fare meglio sta roba della serialità. Ma tipo molto meglio. Soprattutto rispetto agli americani puzzoni.

Per farvela facile, ho scelto tre prodotti che trovate su Netflix così non dovete nemmeno hackerare server russi credendovi Mr. Robot. Quindi eccovi tre belle scuse per non uscire con i vostri amici perché non vi va di bagnarvi.

Collateral

Per la categoria thriller, la scelta è Collateral. Prima di tutto perché la protagonista è quella-santa-donna di Carey Mulligan che, dieci anni dopo la sua candidatura agli oscar per An Education, interpreta una detective ombrosa e magnetica che, da un’indagine per omicidio, si ritrova in un’avvincente indagine tra criminalità organizzata, immigrazione clandestina, mafia. Colonna sonora pazzesca e ambientazione da sobborgo londinese. Dura meno del pranzo di Pasqua, con quattro episodi da un’ora, ed è in lizza per due BAFTA (i prestigiosi oscar della tv inglese) per miglior fotografia e per miglior attrice non protagonista con Billie Piper, conosciuta per Diario di una squillo per bene, Doctor Who e Penny Dreadful.

Lovesick

Per la comedy amorosa, ma non quella smack smack ti amo pucci pucci, piuttosto quella ho preso la clamidia e devo dirlo a tutte le mie ex, il mio consiglio è Lovesick. In un periodo in cui il lavoro non andava alla grandissima, mi drogavo di serialità. Nel 2014 incappai in una serie carinissima dal titolo ignobile, Scrotal Recall. Questa scelta non le portò grande fortuna (e pubblicità immagino) e convinse Channel 4 a cancellarla dal palinsesto. Channel 4 però, oltre ad essere luogo di grande televisione, è anche il canale che non rinnovò Utopia e Black Mirror. Per questo non suona strano che, ad un certo punto, sia arrivato il nostro amico Netflix che, con un rebranding doveroso, ci ha consegnato altre due stagioni a nome Lovesick. Per la cronaca, sì, è davvero la storia di un ragazzo a cui viene riscontrata la clamidia e che si trova costretto a doverlo dire ad un discreto numero di ex. Se la sinossi vi pare una merdata, avete ragione, però fidatevi, è un gioiellino. Per i fanatici del ‘sì ok, ma c’è qualche attore che conosco?’, la risposta è Antonia Thomas di Misfits; proprio lei, la ragazza che aveva come superpotere quello di far eccitare chiunque le venisse a contatto.

After Life

After Life è l’ultima fatica di Ricky Gervais. È un consiglio, con una piccola riserva. Gervais continua a fare stand up comedy incredibili, ma nelle serie (e nei film!) non sta dando il massimo. Scordatevi The Office e, in parte, scordatevi Derek. After Life è un drama impacciato condito di black humor e qualche trovata fuori dal cilindro alla Gervais. È la sua opera più umana. Sei episodi, da mezz’ora scarsa, per indagare il tema della morte e di come possa uccidere coloro che sopravvivano ai propri amati. Gervais è Tony, un uomo che ha perso il grande amore della propria vita e si ritrova costretto a vivere il resto dei sui giorni senza. Siamo dentro all’incubo peggiore di Gervais: perdere la sua amata Jane (per chi non lo sapesse, parliamo di Jane Fallon, scrittrice inglese di bestsellers, compagna di Ricky dal 1982). La serie fatica a decollare, ma è così onesta da non far rimpiangere le tre ore che le si dedicano. Alla fine, ti lascia pure qualcosa. E in questi ponti e in queste piogge, possiamo anche permetterci di riflettere un pochino, giusto per non gustarci troppo delle vacanze che forse nemmeno esistono.

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