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Le 10 migliori serie su Amazon Prime Video – giugno 2019

'Fleabag' e 'Mrs. Maisel', due tra gli show al femminile più belli degli ultimi anni, poi 'Good Omens' e 'American Gods', courtesy of Neil Gaiman, e la serie che ha reso la musica classica una figata: 'Mozart in the Jungle'

Artwork by Stefania Magli

1. Fleabag

Phoebe Waller-Bridge racconta le nevrosi e i casini delle trentenni di oggi come nessuna prima e in modo molto meno presuntuoso della Lena Dunham di Girls. Intelligente e ferocemente divertente, Fleabag è un piccolo miracolo, una commedia commovente e selvaggia su una giovane donna complicata che cerca di superare un trauma, un ammiccamento alla telecamera per volta. Dopo questa serie e l’adattamento di Killing Eve ormai è diventato chiaro che ogni cosa che Phoebe tocca si trasforma in oro. Centellinate gli episodi, perché Fleabag ha solo due stagioni. E non ne avrete mai abbastanza.

2. The Marvelous Mrs. Maisel

Dopo Una mamma per amica, Nostra Signora delle serie tv Amy Sherman-Palladino è tornata con un nuovo, meraviglioso personaggio che parla a raffica come Lorelai Gilmore: Miriam “Midge” Maisel (Rachel Brosnanan), giovane moglie e madre di buona famiglia ebrea, che nella New York di fine anni ’50 viene lasciata dal marito e scopre di avere un grande talento per la stand-up comedy. Proprio così, una donna nell’Upper West Side a metà del Novecento, quando tutti pensano che non si possa essere belle e divertenti allo stesso tempo, è esilarante. Ci sono i dialoghi rapidi e i master long shot (le inquadrature larghissime, dove tutti gli interpreti sono in scena allo stesso momento), marchio di fabbrica della creatrice. E vi sembrerà di essere nel bel mezzo di uno spettacolo a Broadway o di un grandioso musical della Metro-Goldwyn-Mayer. Una meraviglia dalla carica dirompente, che si è già portata a casa 4 Golden Globe e 5 Emmy. Come direbbero Midge e la sua manager Susie (Alex Borstein): “Tits up!”.

3. Good Omens

Neil Gaiman, uno dei più grandi scrittori post-moderni, ha adattato il cult che aveva scritto nel 1990 insieme al re del fantasy umoristico, Terry Prachett. Ha chiesto a due fuoriclasse, Michael Sheen e David Tennant, di interpretare rispettivamente l’angelo Aziraphale e il demone Crowley, due creature soprannaturali che vivono sulla Terra da anni e che decidono di collaborare per fermare l’Apocalisse ormai imminente. La bromance e i duetti comici tra Sheen e Tennant sono irresistibili, così come l’ironia british alla Monty Python di cui il romanzo è intriso. Ci aveva già provato Terry Gilliam a portare Good Omens sullo schermo, ma siamo contenti che l’abbia fatto Mr. Gaiman in persona, perché la serie è fedelissima al libro e all’ironia di Prachett. Aggiungeteci un personaggio creato appositamente per la serie tv, l’arcangelo Gabriele (Jon Hamm, il Don Draper di Mad Men), Frances McDormand che presta la voce a Dio e Benedict Cumberbatch a Satana. Sì, la fine del mondo è una figata.

4. American Gods

Adattare American Gods, il cult pre-11 settembre di Neil Gaiman, per qualunque tipo di schermo era rischiosissimo, eppure il risultato è un miracolo visivo, un sogno a occhi aperti in technicolor, inondato di misticismo e occulto, tipo che le monete dei leprecauni irlandesi fanno davvero resuscitare i morti. Prendi una guerra senza quartiere tra gli antichi dèi e le divinità moderne: tecnologia, media, denaro. Mettici di mezzo un ex galeotto che si chiama Shadow Moon, la cui moglie e il miglior amico sono morti in un incidente, e che viene reclutato del misteriosissimo Mr. Wednesday (Ian McShane) come bodyguard e tuttofare. L’origine dei miti e l’aspetto fantastico sono solo una scusa per delineare un’allegoria dell’America anti Trump e per parlare di tolleranza, di diversità, di razzismo, persino di armi, anche attraverso un cast che è un perfetto melting pot: Gesù è un immigrato messicano che cammina sulle acque del Rio Grande, per dire.

5. Mozart in the Jungle

Con Mozart in the Jungle, Roman Coppola, figlio di Frances Ford, e il cugino Jason Schwartzman sono riusciti a rendere rock un universo che, alla maggior parte delle persone, sa di naftalina come le pellicce delle sciure. Ma che in realtà irriverente lo è fino al midollo: della serie “sesso, droga e Beethoven”. Mozart in the Jungle segue le avventure musicali e metropolitane di Rodrigo De Souza, enfant prodige (e terrible) della scena classica, di Hailey Rutledge, giovane oboista che cerca di costruirsi una carriera, e di tutti i folkloristici componenti dell’Orchestra Filarmonica di New York. Una dramedy pennellata a meraviglia, deliziosamente armonica, intima e divertente sugli artisti e la loro passione per la musica e per la vita. L’energia e il fascino folle e insieme tenero di Gael Garcìa Bernal (che ha vinto il Golden Globe per questo ruolo) sono la chiave dello show:iIl suo Rodrigo, direttore d’orchestra che parla con Mozart, è una rockstar. Ah, nel cast ci sono anche Bernadette Peters, una delle preferite di Broadway, e Malcolm McDowell (l’Alex DeLarge di Arancia Meccanica), che vedere scatenato sullo schermo è sempre uno spettacolo.

6. Preacher

In un polverosissimo Texas, Jesse Custer (Dominic Cooper), predicatore con un passato criminale, scopre di essere posseduto da un’entità soprannaturale in grado di renderlo onnipotente. Insieme alla letalissima ex fidanzata Tulip e a Cassidy, un vampiro irlandese sempre strafatto, partirà per un viaggio on the road nel profondo Sud degli Stati Uniti, alla ricerca di Dio in persona, dato per disperso. Basata sul fumetto di culto DC degli anni Novanta di Garth Ennis e Steve Dillon, Preacher è la serie più sovversiva e meno etichettabile in onda: blasfema, coraggiosa, splatter, pulp, piena di humour nerissimo, gonza come non mai. Lo spiega bene Cassidy, dopo l’ennesima una resa dei conti: ”Una volta ho sniffato un po’ di polvere d’angelo, ho bevuto una confezione da otto di Red Bull e sono andato a un concerto di Justin Bieber. E onestamente, questo è più folle”.

7. Homecoming

La prima serie tv con Julia Roberts è un mistero quasi impossibile da discutere senza rovinare la suspense. Miss Sorriso è la reginetta indiscussa di Homecoming, ma non è l’unico motivo per rimanere ipnotizzati. Anche perché qui da sorridere c’è ben poco. Il suo personaggio è l’assistente sociale di una struttura che ha il compito di aiutare i soldati di ritorno dalla guerra a reinserirsi nella vita civile. Anni dopo la ritroviamo a fare la cameriera in una tavola calda, poco propensa a rispondere alle domande di un uomo del dipartimento della Difesa su quello che accadeva nel centro. Basato sul podcast di Eli Horowitz e Micah Bloomberg, Homecoming è un enigma psicologico moderno, con la trama vecchio stile dei conspiracy thriller. E nella traduzione visiva di Sam Esmail (il creatore di Mr. Robot) acquisisce ancor più eleganza e inquietudine, recuperando i linguaggio dei maestri del genere: Hitchcock, De Palma, Pakula.

8. The Terror

Lo squilibrio ambientale, la paura dell’ignoto, l’ego maschile, l’arroganza occidentale, gli ufficiali privilegiati e il potere assoluto che esercitano sulle povere reclute: The Terror è incentrato sul pericolosissimo viaggio dell’equipaggio della Royal Navy in territori inesplorati mentre tenta di scoprire il Passaggio a Nord-Ovest. Le condizioni sono disumane, la speranza ormai inesistente. La serie racconta quello che succede quando un gruppo di uomini, congelati, isolati e bloccati alla fine del mondo, lotta non solo con gli elementi, ma anche l’uno contro l’altro. Che siate appassionati di horror o di storia, The Terror è scritta benissimo ed evita le insidie ​​più comuni del genere: il primo buon esempio televisivo di survival horror.

9. Downton Abbey

Benvenuti nella campagna aristocratica inglese intorno al 1912, dove la famiglia Crawley creata da Julian Fellowes mette in scena il declino e la caduta dell’Impero britannico, tra i flirt e i tradimenti dell’élite e i complotti e gli intrallazzi della servitù ai piani inferiori. Praticamente un mix tra Su e giù per le scale, la serie britannica degli anni ’70, e Orgoglio e Pregiudizio . Maggie Smith ruba lo spettacolo nei panni della deliziosamente perfida regina dell’ombra Violet Crawley, Contessa Madre di Grantham, che fa un lavoro migliore di chiunque altro nel fingere che il mondo non stia cambiando. La sua battuta migliore: “Cos’è un ‘week end’?”.

10. Seinfeld

Uno show basato sul nulla, che ha rappresentato una vera e propria esplosione nella grande commedia americana. Jerry, George, Elaine e Kramer: quattro amici che sono persone orribili, in una New York piena di nazisti della zuppa, gente che parla da troppo vicino, fifoni, spugne da bagno e penne da astronauti. Anche negli anni ’90, tutti pensavano che Seinfeld fosse la sitcom più divertente di sempre. E non importa quante volte avete visto tutti e 180 gli episodi, perché non riuscirete a resistere quando vi capiteranno a tiro. Jerry Seinfeld e Larry David hanno dettato le regole sin dall’inizio: “Niente abbracci, nessuna crescita”. Julia Louis-Dreyfus, una dei protagonisti, li ha definiti “un gruppo patetico, quattro personaggi che fanno cose terribili l’uno all’altra. Eppure continuano a vedersi. È roba da sociopatici”. Yes, e ha cambiato i giochi della comedy in tv.

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