Home Classifiche Classifiche TV

Le 20 migliori serie su Netflix – ottobre 2018

Guida alla sopravvivenza sulla piattaforma: show originali, cartoon per adulti, veri e propri fenomeni di costume e vecchi o nuovi cult. La vostra prossima ossessione seriale è qui.

Se siete alla ricerca della vostra prossima ossessione seriale, possiamo darvi una mano. Se siete disorientati dalla quantità di prodotti disponibili, pure. Se non riuscite a raccapezzarvi nella giungla di nuovi show originali e vecchi cult che spuntano ogni giorno sulla piattaforma, siamo qui per voi. Non dovete far altro che sedervi sul divano e prendere copertina e pop-corn. Alle serie da vedere pensiamo noi. Un solo avvertimento: la vostra produttività potrebbe colare a picco.

1. Sherlock

Sherlock è tutto quello che si può volere da una serie tv: ingegnosa, divertente, scritta brillantemente da due veri e propri geek di Conan Doyle, Steven Moffat e Mark Gatiss, che hanno realizzato che il fascino di Holmes non stava nel lavoro investigativo, ma nei personaggi. Sherlock è uno dei pochissimi casi in cui la svolta contemporanea dona (e di brutto) al classico del padre del forensic crime-solving, senza compromettere lo spirito originale. Sherlock, il cervellone che parla più veloce della luce e non conosce la parola empatia, è Benedict Cumberbatch, “il miglior Holmes sullo schermo”, roba non da poco visto che finora ce ne sono stati una settantina. Parola di un certo Steven Spielberg.

2. Maniac

Nessuno lo racconta meglio del personaggio di Emma Stone: “This is some multi-reality brain magic shit”. In tv non esiste praticamente nulla che si prenda dei rischi e non tema di essere giudicata da una copertina bizzarra come Maniac: due estranei (l’altro è Jonah Hill) in bilico tra realtà e esperienze oniriche nel corso di una sperimentazione farmaceutica. Se la Stone è in grado di cambiare genere ed estetica come noi cambiamo i calzini, Fukunaga era chiaramente il deus ex machina di True Detective: la visionarietà, la verve e la profondità del suo approccio hanno alzato l’asticella della serialità, al punto che ora serve un campione di Fosbury per saltarla. Se n’è accorto anche James Bond.

3. Doctor Who

È la serie sci-fi più longeva della storia, un cult british che più british non si può. Il Dottore è un Signore del Tempo, un extraterrestre dall’aspetto umano che viaggia nel tempo, salta tra galassie e salva intere specie grazie a una navicella spaziale chiamata TARDIS, che è bigger on the inside e all’esterno è una quelle cabine blu molto Sixties della polizia britannica. Il Dottore non muore, si rigenera, quindi Doctor Who può andare avanti all’infinito perché il suo protagonista può cambiare corpo ogni volta che l’attore che lo impersona decide di smettere. Il mutamento è nel DNA dello show, tanto che dopo dodici interpreti uomini, la tredicesima incarnazione del Dottore è al femminile e ha il volto di Jodie Whittaker. Il che è una cosa buona, buonissima, anche se è difficile dimenticare le performance epiche di David Tennant e Matt Smith. Dottori una volta, dottori per sempre.

4. Stranger Things

Più che una serie Stranger Things è un fenomeno culturale. I Duffer Brothers hanno scritto una vera e propria lettera d’amore agli anni ’80, saccheggiando selvaggiamente Stephen King, Spielberg e John Hughes, ma in modo sovversivo, intelligente e pieno di cuore, come il dogma della remix culture insegna. La serie sci-fi segue quattro ragazzini appassionati di Dungeons & Dragons e una super eroina prodotto di un esperimento mentre combattono un mostro interdimensionale tra la strade di Hawkins, Indiana, e il Sottosopra. La colonna sonora è fantastica, Winona Ryder torna in una delle più belle performance della sua carriera e ci sono un gruppo di giovanissimi attori strepitosi, a partire da Millie Bobby Brown, che è già un’icona. Credete a tutto l’hype, perché Stranger Things è una figata.

5. Mad Men

Dopo oltre 10 anni Mad Men è ancora stiloso e unico come la prima volta che è andato in onda. Il drama più intenso e bruciante della tv, ambientato in un’agenzia pubblicitaria prestigiosissima (e piena di fumo) della New York degli anni ’60, è uscito fuori dal nulla e dalla penna di un signor Nessuno: Matthew Weiner, ex sceneggiatore di alcuni episodi dei Soprano, che ora è diventato uno degli autori televisivi più quotati dell’industria. E funziona così bene perché Weiner ha trovato uno strepitoso cast di quelli che all’epoca erano altri signor Nessuno, attori brillantissimi ma disoccupati con una scintilla che lui ha saputo trasformare in incendio: il Don Draper di Jon Hamm è uno dei grandi antieroi della tv contemporanea.

6. The Americans

Partiamo dalla fine: l’ultimo episodio di The Americans è uno degli ending più belli di sempre, perché offre una conclusione incredibilmente non esplosiva a questa spy story familiare, in cui tutta la violenza è emotiva e inesorabile. Due spie russe (Matthew Rhys e Keri Russell) vivono a Washington DC negli anni ‘80, fingendo di essere coppia americana sposata che lavora in un’agenzia di viaggi. Ma la serie continua ad aumentare la posta in gioco a ogni stagione, mentre scava più a fondo nello spionaggio della vita quotidiana. Perché la guerra fredda qui è soprattutto tra figli e genitori, mariti e mogli, amanti e nemici.

7. Breaking Bad + Better Call Saul

Breaking Bad prova come un debutto intrigante possa svilupparsi in uno dei drama più belli della tv se gli viene concesso il tempo di crescere e di sviluppare i suoi personaggi. Come è accaduto a Walter White (Bryan Cranston), insegnante di chimica delle superiori a cui viene diagnosticato un cancro al polmone in stadio avanzato e che decide di mettersi a cucinare meth per proteggere le finanze della sua famiglia prima di morire. A fargli da spalla c’è il suo ex studente fattone Jesse Pinkman (Aaron Paul). Altra cosa da non trascurare: Breaking Bad è finita quando doveva finire e quell’ultimo episodio è stato un vero game changer. Il che ci porta al prossimo punto: Better Call Saul, l’origin story dell’eccentrico e disonesto avvocato Saul Goodman ambientata sei anni prima dell’incontro con White, fa a pezzi la convinzione secondo cui uno spin-off deve impallidire rispetto al suo materiale originale.

8. Narcos

Narcos è una crime story così complessa da sembrare irreale, scritta appositamente per la tv o il cinema. Eppure sappiamo che è una storia vera, verissima, quella dell’ascesa e della caduta del signore della droga colombiano Pablo Escobar, degli sforzi della DEA per fermarlo e della diffusione della cocaina tra Stati Uniti ed Europa negli anni Ottanta. Mette insieme la forza devastante di un drama, dove la linea che separa buoni e cattivi è sfumatissima, alla verità disturbante del documentario. Narcos è anche uno dei rari esempi di show che continua a migliorarsi anno dopo anno ed è riuscito a sopravvivere alla morte del suo personaggio principale: la terza stagione infatti è incentrata sulla lotta al cartello di Cali, mentre la quarta, a breve su Netflix, sposta l’azione in Messico, all’origine del cartello di Guadalajara. Per dirla come Escobar, “Plata o plomo”: o ti lasci corrompere (e guardi Narcos), oppure muori.

9. Black Mirror

“La vera trappola mortale non è mai la tecnologia, ma il cervello umano” sostiene quel geniaccio di Charlie Brooker, il creatore di Black Mirror. Ogni puntata è una storia indipendente che attinge al nostro disagio collettivo per esplorare la tecno-paranoia contemporanea. Questo specchio nero ha trasformato tutti gli aspetti della nostra esistenza, eppure, per quanto possa essere sofisticato quello con cui abbiamo a che fare, noi troviamo il modo di entrarci dentro. Con i risvolti più oscuri che ci si possa immaginare. Black Mirror è una versione di The Twilight Zone aggiornata per un mondo in cui lasciamo che i telefoni e computer vivano la nostra vita per noi. Il tono è nero, angosciante ed esistenziale, ma poi ci sono piccole perle di positività e colori pastello come il premiatissimo episodio di San Junipero, che vi aprirà il cuore.

10. Broadchurch

Broadchurch è un murder mystery asciutto, crudo e semplice nel suo andare dritto al punto. Ma quello che riesce a fare in maniera fuori dal comune è raccontare il danno che il crimine al centro della storia infligge a questa tranquilla cittadina inglese sul mare e alla sua comunità. La morte di un ragazzino scatena una complessa indagine per omicidio che mette gli abitanti e i loro segreti sotto i riflettori nazionali. Broadchurch è scritta benissimo, girata magnificamente e interpretata da due raffinatissimi fuoriclasse: Olivia Colman, prossimamente Queen Elizabeth in The Crown, e dall’ex Doctor Who David Tennant. Se la guardate in lingua originale non capirete una parola di quello che dice lui, ma ne varrà comunque la pena.

11. Peaky Blinders

Peaky Blinders non si muove mai troppo veloce, ma si prende il tempo necessario per creare un ritratto sanguinoso, brutale e impressionante della Gran Bretagna nel primo dopoguerra. Dopo che Thomas Shelby (Cillian Murphy) è tornato dal fronte, decide di espandere il controllo della sua famiglia disfunzionale su Birmingham, rubando una spedizione di armi per conquistare un vantaggio nel mondo del crimine. Tutto è cesellato con una cura maniacale: dalle scenografie ai costumi, dalla fotografia al montaggio. E le performance dei protagonisti sono taglienti come i rasoi cuciti nella visiera dei loro cappelli. Peaky Blinders è lirico, quasi mistico, anche se per le strade senza legge dell’Inghilterra degli anni ’20 si beve, si fa a pugni e si impreca parecchio. E poi ci sono sigla e diversi brani di Nick Cave nella colonna sonora.

12. La casa di carta

Dite quello che volete, ma La casa di carta è la serie del momento. La cronaca della rapina del secolo, l’assalto alla Zecca di Madrid, ha diviso fin da subito: capolavoro o bluff? Quel che è certo è che l’exploit impressionante del primo show spagnolo originale Netflix ha acceso i riflettori sulle produzioni seriali europee come mai prima. Le Monde l’ha definita “un’allegoria della ribellione”, un pugno in faccia al capitalismo e non si contano i flash mob in cui i partecipanti si vestono con la tuta rossa e la maschera di Salvador Dalì, cantando Bella Ciao. C’è chi dice che è troppo derivativa perché le citazioni pop (da Le Iene a V per Vendetta) si sprecano, chi parla di plot twist poco credibili. E ci sta tutto. Il problema è che una volta che avete iniziato a guardarla, non riuscirete più a smettere.

13. Mindhunter

Mindhunter è un concentrato della visione di David Fincher. E visto che David Fincher è probabilmente il miglior regista di thriller in circolazione, tirate voi le somme. A metà degli anni ’70 l’FBI fa le sue prime incursioni nella profilazione criminale: l’agente Holden Ford (Jonathan Groff, già star di Broadway) crede che, grazie alla ricerca, il Federal Bureau possa dare un senso alla violenza apparentemente insensata. Le versioni drammatizzate di interviste reali condotte con serial killer e stupratori sono agghiaccianti. Mindhunter dimostra che non serve la violenza grottesca per tenerci incollati alla tv, bastano l’eleganza e una buona dose di inquietante psicologia criminale.

14. Godless

Godless si apre con una sequenza da togliere il fiato che dura quattro minuti, un tour silenzioso di La Belle, una cittadina governata da sole donne in seguito a un incidente in miniera che ha ucciso padri, mariti e figli cittadine, spazzata via da una banda di fuorilegge. Magari, dopo Westworld, vi farà un po’ strano vedere il selvaggio West senza robot, ma… “Welcome to No Man’s Land”: una terra che non è di nessuno, men che meno degli uomini. Godless è un western moderno e atipico, una storia di frontiera femminista. La miniserie, prodotta da Steven Soderbergh, si sviluppa necessariamente con lentezza, mentre la violenza inaudita piano piano lascia spazio a scene quasi liriche e impressioniste.

15. Rick & Morty

Rick è uno scienziato misantropo e alcolista, che trascina il nipote nervosetto Morty in pericolose ed esilaranti avventure interdimensionali. Vi ricorda qualcosa? Sì, ovviamente Rick & Morty ha le sue radici in una parodia animata di Ritorno al futuro e combina la scrittura metatelevisiva del creatore di Community Dan Harmon con l’immaginazione infantile di Justin Roiland, già doppiatore di numerosi cartoon come Lemongrab di Adventure Time. Rick & Morty funziona perché le associazioni libere degli scrittori sono inaspettate ma in qualche modo sempre assurdamente logiche e perché è pieno di citazioni super pop, ma nello stesso tempo originalissimo, weird as fuck e assolutamente meraviglioso.

16. BoJack Horseman

Tra Don Draper e Walter White c’è un altro antieroe tormentato imperdibile in tv: è un cavallo parlante di mezz’età, ex star ora in declino di una sitcom degli anni ’90 nella parodia di un sottobosco di Hollywoo (la d non c’è volutamente, guardate la serie se volete sapere perché) popolato da animali antropomorfi e umani. BoJack Horseman è uno dei migliori prodotti di sempre su Netflix, è un cartoon ed è la dimostrazione di quanto dovremmo prendere sul serio i prodotti animati. Intelligente più di quanto sia divertente (e lo è parecchio), questa analisi a colori della cultura pop e della depressione è una comedy surreale che fa ridere sì, ma sconvolge e rattrista anche. Insomma, se siete in un periodo difficile evitatela, almeno finché non starete un po’ meglio.

17. Wild Wild Country

Cosa è successo quando i seguaci del guru indiano Bhagwan Shree Rajneesh si sono trasferiti da un ashram a Pune in un ranch nell’Oregon rurale, per costruire la loro versione di utopia, nonostante l’opposizione della quarantina di abitanti di Antelope? Tra filmati d’archivio, copertura mediatica degli anni ’80 e interviste originali con membri del culto, questa miniserie ci mette in guardia sul potere degli uomini carismatici e sull’orrore che viene quando si crede ciecamente nei messia, mettendo in piedi un instant cult discusso su un periodo cruciale, ma in gran parte dimenticato, nella storia americana. Le docuserie e le true crime story come Making a Murderer sono uno dei fiori all’occhiello di Netflix. Wild Wild Country è una droga e vi sconvolgerà.

18. The Good Place

Con le dovute differenze, non si vedeva una sitcom che cambiasse un po’ le regole del gioco da Seinfeld negli anni ’90. Finché è arrivata The Good Place. Dopo essere morta, Eleanor Shellstrop (Kristen Bell) si ritrova per errore nella parte buona dell’aldilà, un tranquillo quartiere costruito da un architetto cosmico di nome Michael (il mitico Ted Danson, il Sam Malone di Cheers). In realtà, Eleanor è una persona egoista e irritante, che però deve imparare ad essere buona per evitare di finire nel Bad Place. Una comedy vivace e allo stesso tempo filosofica e alta, con un’ambientazione unica e dei plot twist sorprendenti, che la fanno entrare a pieno diritto nel Good Place delle sitcom, grazie anche all’attitudine comica di Miss Veronica Mars.

19. GLOW

Il bello di Glow è che, oltre al cuore grande delle comedy sui disadattati degli anni ’80, alla divertita e divertentissima eccentricità, all’estetica appariscente e alla colonna sonora synth-heavy, c’è molto di più. La serie sulle wrestler per caso è consapevole delle sue stesse contraddizioni, messe in scena apposta per trafiggere il sessismo e i pregiudizi. Sotto ai dialoghi vivaci e ai costumi sintetici si parla di contesto di genere, di spettacolo sul corpo femminile, di empowerment. Tutta roba che oggi scotta più che mai. Glow è intelligente e sovversiva, ma sempre sotto il luccichio dei glitter, ovviamente.

20. The End of The F**ing World

The End of The F**ing World è una stramba love story tra due adolescenti disadattati (lui psicopatico in erba, lei ferita e auto-distruttiva) in fuga da casa: “Pensavo che Alyssa sarebbe stata una tipa interessante da uccidere. Quindi ho fatto finta di innamorarmi di lei” racconta il protagonista James. Un po’ Wes Anderson, un po’ Dexter, un po’ Bonnie and Clyde. Tanta dark comedy, musica fighissima e un road trip esilarante e toccante. Ed è subito un piccolo cult.

SPECIAL GUEST Cosmos – A Spacetime Odissey

È una serie divulgativa a tutti gli effetti e, se non fosse stata su Netflix, probabilmente non ci saremmo nemmeno accorti di Cosmos – A Spacetime Odissey. E sarebbe stato davvero un gran peccato. Perché questo capolavoro visivo incanta appassionati di scienza e non con il suo viaggio nel tempo e nello spazio, grazie anche all’astrofisico Neil deGrasse Tysol, una sorta di Piero Angela di colore con un tono baritonale, che dà la giusta dose di autorevolezza alla narrazione. E, ci crediate o no, Seth MacFarlane (il creatore dei Griffin e American Dad) è stato essenziale nel finanziare il progetto.

Leggi anche