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Tutti i dischi di Billy Idol, dal peggiore al migliore

Miley Cyrus l’ha voluto al suo fianco in 'Midnight Sky', è un buon momento per riascoltare gli album del rocker che partendo dal punk ha cercato di dare una scossa al pop. Oltre le smorfie c'è di più

Billy Idol

Foto: Richard E. Aaron/Redferns

Alzi la mano chi almeno una volta nella vita non si è scatenato ballando Dancing with Myself o fatto il pazzo cantando a squarciagola Rebel Yell. Siamo negli ’80 e la scena pop viene occupata da un bel ragazzone con capello biondo platino, chiodo, faccia strafottente e pugni sempre in alto. Stiamo parlando di Billy Idol, star assoluta, nel bene e nel male, che ha influenzato la storia del rock e del pop anche se in tanti fanno fatica ad ammetterlo. Basta chiederlo a Miley Cyrus, che lo ha voluto nell’album Plastic Hearts e al Super Bowl.

Difficile trovare anche oggi un album come Rebel Yell, ancora più difficile pensare che nel 1993 Idol se ne usciva con un disco avanti sui tempi, ma massacrato dalla critica e snobbato dai fan, Cyberpunk, che gli costerà la depressione e lo condurrà quasi alla morte. I dischi da riscoprire sono soprattutto gli ultimi due. Non è più la star anni ’80, ma non cade nel ridicolo riproponendo una immagine di se stesso che non può più essere. È un Idol intenso e maturo.

La classifica dei suoi album dal migliore al peggiore è un modo per riscoprire un artista ch ha segnato il suono negli anni ’80, rock, pop e dance allo stesso tempo, e che ha subito cadute sia a livello fisico che mentale e che ancora potrebbe dare molto alla musica. A 65 anni, oggi Billy Idol è nonno della piccola Poppy Rebel e sa benissimo che non si può vivere nel passato.

8“Happy Holidays” (2006)

Niente chiodo, niente pugni alzati e soprattutto niente urlo ribelle. Anzi, nella copertina dell’album Billy idol è in giacca e cravatta. Un po’ tutti gli artisti si sono misurati con i classici natalizi, però sentirlo fare alla sua voce, sempre possente e con quello sporco che gli appartiene, fa un strano effetto. Sarà per il fatto che canzoni come White Christmas o Silent Night suonerebbero strane se venissero cantate con rabbia e non dessero un senso di conforto e calma. Non è un brutto album, ma l’effetto è estraniante.

7“Whiplash Smile” (1986)

Al terzo album, Idol è una star internazionale, all’apice del successo. È un Idol piacione. Non c’è più l’aggressività dei primi album e il disco è un gigantesco sforzo di assemblare nel migliore dei modi possibili la voce penetrante di Billy, le chitarre sempre rock di Steve Stevens, archi, bassi davvero cupi in alcuni casi, cori e tastiere che in alcuni brani sembrano anche eccessive, in un mix di new wave, pop, dance, rock. Un po’ troppo per la voce di Billy, il cui carisma viene sovrastato. L’album segna il primo momento di rottura con Stevens e la cosa si fa sentire.

6“Charmed Life” (1990)

Non ricordo dove, ma qualcuno ha scritto che Billy Idol ha la capacità di rendere rock anche la lista della spesa. In effetti è così. Anche se i brani non sono più graffianti come una volta, Charmed Life dimostra che Billy Idol è duro a morire. Non ci sono le chitarre di Stevens, ma c’è Cradle of Love, un brano carico di carisma, ritmi veloci e graffianti e la solita voce di Billy.

5“Billy Idol” (1982)

È il primo album da solista dopo la separazione dai Generation X. È il disco del rock gotico di Come On, Come On, del successo planetario del singolo di lancio White Wedding, del pop elettronico di Hot in the City, ma soprattutto di Dancing with Myself, aggiunta alla track list un anno dopo la pubblicazione originale. Potete fare anche gli intellettuali snob, ma nessuno rimane indifferente davanti a questo brano. Nessuno.

4“Cyberpunk” (1983)

Ad ascoltarlo ora si potrebbe dire che Billy Idol stava anticipando il futuro. Cyberpunk è un concept album ispirato al filone fantascientifico da cui prende il nome. Registrato in uno studio casalingo con un Macintosh, è uno dei primi dischi al cui interno si trovava l’indirizzo e-mail del cantante. C’è di tutto in questo album, dal rap all’elettronica, e il cambiamento non viene perdonato dai vecchi fan. La critica lo stronca. Il primo singolo, una versione considerata “discotecara” di Heroin di Lou Reed, fa gridare allo scandalo. Non era uno scempio, era la versione di un artista che aveva capito che il PC avrebbe rivoluzionato tutto. Andrebbe riscoperto e rivalutato. Forse Billy era troppo avanti, non fu capito e questo gli costò una profonda depressione e una dipendenza da droghe che nel 1994 lo portarono a un passo dalla morte.

3“Devil’s Playground” (2005)

È il 2005 e non è vero che il rock è morto. Basta ascoltare il disco del ritorno di Billy Idol dopo 12 anni di assenza. Un album onestissimo, suonato con passione, dal rock grintoso di Scream a una ballata country come Lady Do or Die a un pezzo straordinario come Rat Race, rock, punk, hard per raccontare la vita delle star ridotta a una corsa sfrenata. Sono davvero passati 12 anni dalla sua caduta personale e artistica, ma questo album gli dà ragione, quasi una rivincita.

2“Rebel Yell” (1983)

Alcuni artisti ci mettono anni per dar vita a un album perfetto. Billy Idol ci è arrivato al secondo, Rebel Yell, un mix geniale tra pop, rock, new wave che ha scalato le classifiche mondiali e che lo ha reso un’icona. La title track è una specie di inno generazionale dei ribelli, l’urlo di Idol è uno dei simboli degli anni ’80. E poi il basso iniziale di Flesh for Fantasy, le sonorità dark di Blue Highway e la seducente Eyes Without a Face, in Italia rifatta dai Baustelle. Da risentire per riscoprire come si può essere commerciali producendo piccoli gioielli.

1“Kings & Queens of the Underground” (2014)

L’ultimo album di Billy Idol è al numero uno di questa classifica per vari motivi. Lui non gioca più con la sua immagine, non si rende ridicolo, la sua vita è cambiata e anche i suoi testi. Accompagnato dalla chitarra di Stevens, tira fuori perle musicali, da Postcards from the Past, Bitter Pill, la ballad One Breath Away. È un album a tratti complesso, un viaggio fra il passato da rockstar planetaria, salite e ricadute, e la volontà di abbracciare gli anni che passano. Forse i fan sono legati all’immagine del biondo ribelle, anche troppo. In questo album Billy Idol cerca di ricordare le sue qualità come artista e non come icona. E ci riesce benissimo.

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