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Le migliori canzoni dei Linkin Park

La storia della band, dagli inizi fino alla scomparsa del cantante Chester Bennington

I Linkin Park si sono formati nel 1996 a Los Angeles.

Foto di Kevin Mazur

La musica dei Linkin Park ha spesso esplorato temi come l’alienazione, i demoni interiori e la sofferenza personale, rendendo il suicidio del cantante della band, Chester Bennington, una perdita particolarmente tragica e pesante. La voce di Bennington suonava spesso come una battaglia tra l’oscurità e la luce, trasformandosi improvvisamente in urla ardenti e roche. “Letteralmente il talento più impressionante che abbia mai visto dal vivo”, ha scritto Rihanna in un tributo su Instagram a Bennington. “Vocal beast!” Qui rivisitiamo 12 brani chiave della band che ha regalato quella voce al mondo.

“One Step Closer” (2000)

“Per quanto riguarda i testi, è un pezzo molto intuitivo”, ha detto a Billboard Mike Shinoda, nel 2000. “Penso che sia una delle ragioni per cui è stato accolto così bene”. Dal loro singolo di debutto, i Linkin Park ha messo in scena tutti gli elementi che avrebbero reso famosa la band: le chitarre pesanti, gli scratch e la rabbia, un po’ cantanta e un po’ rappata. Oltre a un ritornello che cammina sulla linea tra la furia e la vulnerabilità (“Everything you say to me/Takes me one step closer to the edge/And I’m about to break!“). “È stata scritta in un periodo in cui eravamo in studio e le nostre vite e la nostra musica si stavano facendo un po’ stressanti”, ha continuato Shinoda. “Siamo stati davvero al limite, per così dire”. Anni dopo, Shinoda avrebbe rivelato che la canzone era stata scritta pensando al dirigente di un’etichetta che tentò di convincere Bennington a lasciare la band per una carriera da solista.

“Crawling” (2001)

La claustrofobica Crawling mette Bennington al centro della scena, permettendogli di ritrarre al meglio la tensione che fa trapelare dai suoi versi. Bennington ha detto a Rolling Stone che Crawling e brani con temi come questo erano il suo modo di mettere le toppe alla sua vita. “È facile cadere in quella cosa, dire ‘Povero me!’. Ecco da dove vengono le canzoni come Crawling: non so gestirmi. Ma quella canzone parla dell’assumersi le responsabilità delle proprie azioni. Non dico ‘tu’ in nessun punto. Si tratta di me stesso, sono io la ragione per cui mi sento così. C’è qualcosa dentro di me che mi tira giù”.

“Papercut” (2001)

In un’intervista del 2013 per la stazione di Manila, Monster Radio RX 93.1, Chester Bennington ha descritto Papercut come “l’identità della band”, la sua canzone Linkin Park preferita di sempre. La traccia di apertura incendiaria del loro debutto, Hybrid Theory, Papercut ha di fatto definito l’approccio metal del nuovo millennio. “All’inizio, il mio obiettivo era portare più melodia possibile nelle canzoni”, ha detto Bennington. “La band è stata davvero brava a metterci dell’hip hop e a mescolarlo con il rock. Ma non c’era molta melodia prima che io arrivassi… Penso che quella canzone catturi davvero la vera atmosfera della band”.

“In The End” (2001)

Questo enorme successo tratto da Hybrid Theory arrivò al numero due nelle classifiche di Billboard – il migliore risultato in termini di classifica della loro carriera. Bennington, tuttavia, ha ammesso di non essere stato così sicuro di quel pezzo all’inizio. “Non sono mai stato un fan di In The End e non volevo nemmeno che fosse registrato, onestamente”, ha detto il cantante nel 2012. “Che errore sarebbe potuto essere?”.

“Faint” (2003)

Il secondo chiassoso singolo dei Linkin Park tratto da Meteora parla di una relazione che sta finendo, “I can’t feel the way I did before!/Don’t turn your back on me/I won’t be ignored!”. Faint unisce i violini a dei riff metal per creare un grande risultato.

“Breaking the Habit” (2004)

Breaking the Habit è stato il quinto singolo estratto dal loro secondo album, Meteora, del 2003, che non subì la maledizione del secondo disco, con oltre 27 milioni di cope vendute in tutto il mondo.

“Numb/Encore” (feat. Jay-Z) (2004)

Nel 2004, i Linkin Park andarono oltre tutti i confini tra rap e rock unendosi neintemeno che con Jay-Z. Originariamente previsto per uno speciale MTV, il progetto alla fine porò a un mash-up Ep intitolato Collision Course, una raccolta di sei canzoni dei Linkin Park interpretato assieme all’MC di New York. Finì per diventare il secondo Ep a entrare nella Billboard 200 e il suo unico singolo, Numb/Encore (una nuova versione dell’originale del 2003), fu la ciliegina sulla torta.

“What I’ve Done” (2007)

Per il loro terzo album, Minutes to Midnight, i Linkin Park hanno collaborato con il leggendario produttore Rick Rubin, che li ha aiutati a superare le loro radici nu-metal. Il singolo principale What I’ve Done riassume il nuovo approccio della band, spostando l’attenzione sulla voce di Bennington piuttosto che sull’interazione tra lui e le rime di Mike Shinoda. Passando dalla vulnerabilità alla disperazione, il cantante canta sopra un sinistro, ipnotico riff di pianoforte. “Ci stiamo allontanando da molti dei suoni che abbiamo avuto in passato”, ha detto Bennington in un’intervista con MTV in occasione della pubblicazione del singolo.

“Bleed It Out” (2007)

Questa traccia di Minutes to Midnight del 2007 riassume l’assoluta mancanza di rispetto per i confini stilistici dei Linkin Park, alternando i versi rap di Mike Shinoda con i ritornelli melodico-rock di Chester Bennington. “Quando finalmente l’abbiamo conclusa”, ha detto Shinoda a Kerrang! della canzone, “ho detto alla band: ‘Non credo che nessuno, tranne noi, avrebbe potuto fare una canzone come questa’”.

“The Catalyst” (2010)

“Volevamo una traccia che rappresentasse tutto l’album e questa era davvero la traccia adatta”, ha dichiarato il bassista Dave “Phoenix” Farrell a MTV News, riguardo la decisione della band di pubblicare The Catalyst come il singolo principale del loro Lp del 2010, A Thousand Suns. “È un rischio, ma ne vale la pena”, ha detto. La canzone rappresenta una rottura netta con il sound dei primi anni 2000 della band, che combina un synth-pop urgente con un tocco industriale che ricorda i Nine Inch Nails.

“Burn It Down” (2012)

Burn It Down si apre in una foschia, i suoi synth ronzanti alla fine si uniscono in una linea di tastiere elaborata che richiama in qualche modo il riff che alimenta In the End. “In passato, ci siamo allontanati consapevolmente da ciò che avevamo fatto prima, ma qui l’energia è chiaramente simile a Hybrid Theory“, ha dichiarato Bennington a Rolling Stone nel 2012. Ma le trame più sottili e la voce calibrata di Bennington erano un segnale di quanto la band fosse cresciuta dai loro esordi una decina di anni prima.

“Heavy” (feat. Kiiara) (2017)

“Ricordo di aver chiesto a Chester come stava”, ha detto Shinoda a Billboard, ricordando la sessione di scrittura di questo pezzo. “Mi rispose che stava bene. Ma dopo un minuto disse, ‘Sai cosa? Devo essere onesto. Non sto bene. Mi stanno succedendo troppe cose. Mi sento affogare'”.

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