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Le 50 migliori canzoni degli anni ’90

Dagli Oasis a Notorious B.I.G., dai Daft Punk fino ai Nirvana, passando dalle stelle dell'r&b, del punk rock e da tantissime altre perle dimenticate

Il boom della musica anni ’90 fu una vera miniera d’oro per moltissimi singoli. Ogni stile funzionava, dal grunge al gangsta rap, dalla dancehall alla disco passando dal pop. Negli anni ’90 c’era di tutto tutto. Queste 50 canzoni catturano tutti i momenti più gloriosi della musica di quel decennio, le hit, i momenti più oscuri, i classiconi da karaoke, le schitarrate e molto altro. Buon divertimento

50.“Flashlight” di Fuzzy (1994)

Usciti dal nulla – e subito ritornati nell’anonimato – questi ragazzini quasi-grunge di Boston avevano la canzone perfetta: una ragazza triste che canta parole quasi incomprensibili diventando una luce che si fa strada nell’oscurità. Questo brano passò praticamente inosservato, tranne per chi restava sveglio durante la notte a guardare Mtv. Chissà quante bellissime canzoni quasi-grunge vennero prodotte dalle major durante l’ondata post-Nirvana, gettate in album dimenticati, in attesa di essere riscoperte? Non ce ne possono essere altre così grandi, ma comunque buona caccia.

49.“Sometimes” di Britney Spears (1999)

Il secondo grande successo di Britney – in altre parole, il suo primo grande ritorno. Nessuno si aspettava davvero che la ragazza di Baby, One More Time sarebbe durata fino alla primavera del 1999, ma Sometimes diventò l’inno di Total Request Live e la prova definitiva che la ragazza sapeva il fatto suo.

48.“Self Esteem” di The Offspring (1994)

Solo un altro brunch con qualche cazzone della scena hardcore di Orange County, trasformato in una hit multiplatino che racconta di masochismo.

47.“Fotos y Recuerdos” di Selena (1994)

La regina Tejano reinterpreta Back on the Chain Gang dei Pretenders, traducendola in spagnolo, per una hit entrata nella top 5 di Billboard Latin solo dopo la sua morte.

46.“Random Rules” di Silver Jews (1998)

Se l’inferno avesse una sala da ballo, questa sarebbe la canzone messa sul jukebox all’ora di chiusura, mentre David Berman che canta la sua filosofia seduto al bancone del bar.

45.“Crush on You (Remix)” di Lil Kim e Lil Cease (1997)

Un loop di synth stranamente melanconico, Lil Cease che riesce a catturare le sfumature di Biggie, e la spavalderia ingenua di Queen Bee, Kim in persona, mentre sfoggia la sua collezione di parrucche e pellicce abbinate.

44.“Cybele’s Reverie” di Stereolab (1996)

Voulez vous coucher avec le revolution? Questi esteti delle tastiere vintage realizzarono un suono trance-prog mai visto prima. E questo brano è il loro capolavoro.

43.“Alright” di Supergrass (1995)

Scegliere una sola canzone dalla colonna sonora di Ragazze a Beverly Hills? Tanto difficile come trovare un significato nei film di Pauly Shore.

42.“The Sign” di Ace of Base (1994)

La più grande band reggae svedese al mondo si da al misticismo con una hit che non sarebbe mai potuta nascere da un madrelingua inglese. D’altronde chi non ricorda gli anni ’90 per il reggae svedese?

41.“Damn I Wish I Was Your Lover” di Sophie B. Hawkins (1992)

Una sacerdotessa del sesso bizzarro si dispera per un amore non corrisposto, e la parola “damn” non è mai stata così dolorosa

40.“Still Not a Player” di Big Pun Feat. Joe (1998)

L’ultimo grande mc del Bronx incrocia il fascino dell’r&b con tocchi di piano rock, per un brano che si trasforma in un party multiculturale.

39.“Brand New Love” di Sebadoh (1992)

Il passo verso l’umanità dei licantropi del punk, con una ballata folk e il sorriso di una ragazza che diventava la porta su un mondo inesplorato dalla band

38.“Mind Playing Tricks on Me” di Geto Boys (1991)

Il racconto gangsta più spaventoso di sempre, con la fine affidata a Willie D che prende a pugni il cemento su un loop jazz-fusion

37.“You Get What You Give” di New Radicals (1998)

Un glorioso inno al ballo di fine anno, con tanto di berretto da baseball e frecciatine a Beck, Hanson, Marilyn Manson e Courtney Love. E poi addio, fino al 2015, quando il tizio dei New Radicals è stato candidato senza successo all’Oscar Begin Again.

36.“Glory Box” di Portishead (1994)

L’eleganza della malinconia trip-hop, con Beth Gibbons che affoga il suo dolore nel campione senza tempo preso da Isaac Hayes – riportato in auge nel 2015 da Alessia Cara, che all’epoca di Glory Box non era neanche nata.

35.“If It Makes You Happy” di Sheryl Crow (1996)

Sheryl, con questa canzone ci hai lasciato tutti storditi – l’esempio definitivo di quello che poteva fare con il rock & roll.

34.“Don’t Let Go (Love)” di En Vogue (1996)

Le dive del funky con il loro capolavoro, ricco delle tematiche che le ha rese celebri, dal heartbreakin’ al soul shakin’. Il momento migliore: “If I could wear your clothes… I’d pretend I was you… and looooose controoool!”

33.“XXX” di Helium (1994)

Una guitar hero come Mary Timony – in seguito nei Wild Flag e Ex Hex – un testo strappa cuore e un suono di chitarra che riesce, realmente, a strappartelo dal petto

32.“I’ll Be” di Foxy Brown con Jay Z (1996)

Jigga era appena arrivato sulla scena con Reasonable Doubt, e questo successo con la sua giovane protégée era solo uno dei tanti modi in cui dimostrava la sua maestria.

31.“Born Slippy (Nuxx)” di Underworld (1996)

Un esplosione sensoriale a ritmo di techno, ancora più esplosiva dopo l’esplosione mondiale di Trainspotting, trainata da quel “lager lager lager lager”. Stando al testo non si direbbe, ma probabilmente la lager è stata l’unica sostanza non inclusa nella produzione di questo disco.

30.“Baby Got Back” di Sir Mix-A-Lot (1992)

Qualunque madrelingua inglese al mondo ti sa citare qualche verso da questo manifesto degli amanti del sedere.

29.“Paper Bag” di Fiona Apple (1999)

Lei credeva di essere un uomo, ma era soltanto un ragazzino

28.“Pink Triangle” di Weezer (1996)

Anni prima che la parola “overshare” fosse inventata (la maggior parte di noi la sentì per la prima volta nel film di Kirsten Dunst Bring It On), Rivers Cuomo portò il concetto ad un nuovo livello con questa canzone d’amore. Nella sua testa era bravo come i Nirvana, peccato che i Nirvana nella sua testa non bastassero.

27.“Around the World” di Daft Punk (1997)

Una coppia di robot francesi prende la linea di basso di Good Times degli Chic e la lancia verso la stratosfera, filtrata dal suono house da cui partirono tantissimi imitatori.

26.“Torn” di Natalie Imbruglia (1998)

Torn diventò immediatamente una hit da karaoke, e se si pensa al successo che regalò alla sua cantante, ci si rende subito conto che Natalie Imbruglia non ha più avuto bisogno di una spalla su cui piangere.

25.“Flagpole Sitta” di Harvey Danger (1998)

Una canzone che riassume tutto il movimento hipster anni ’90, anche se la frase “Non possiedo una Tv” ha smesso di essere utilizzata alla fine di quel decennio.

24.“Are You That Somebody” di Aaliyah (1998)

Uno dei lavori più all’avanguardia mai realizzati da Timbaland, con la voce glaciale di Aaliyah che trasforma questo brano in un vero capolavoro pop.

23.“Wonderwall” di Oasis (1995)

Noel Gallagher in seguito ha ammesso di non avere idea di cosa fosse un ‘wonderwall’, come d’altronde non ce l’aveva nessun altro. Ma tutto ciò non importava allora né importa adesso, dato che questa canzone è capace di trasformare qualsiasi stanza in un pub che canta all’unisono.

22.“Shook Ones Pt. II” di Mobb Deep (1995)

La Gimme Shelter dell’hip-hop, con il duo di Queensbridge formato da Prodigy e Havoc che racconta di faide urbane, dove un attimo di paura – o di qualsiasi altro sentimento – potrebbe ucciderti, perché non c’è nulla di peggio di un criminale a metà. A metà degli anni Novanta, la Mobb Depp era la più dura di tutte le crew hip-hop della East Coast, e la loro hit definitiva con il passare degli anni non si è decisamente ammorbidita.

21.“1979″ di Smashing Pumpkins (1995)

L’ode di Billy Corgan al dolore di un’estate adolescenziale in un quartiere suburbano del Midwest, con il gancio costruito interamente sulle rasoiate di chitarra di James Iha – un brano talmente riuscito che neanche le paranoie di Corgan possono rinnegarlo, talmente bello da essere conosciuto anche come “quello coverizzato dai Pavement”.

20.“Loser” di Beck (1995)

Un riff blues, un beatbox e un video che violava il copyrights di George Lucas valsero a Beck il titolo di “poeta della sua generazione”, anche se – bisogna ammetterlo – non c’è stata una dedica così piena di poeti generazionali come gli anni ’90.

19.“Heartbreak Hotel” di Whitney Houston Feat. Faith Evans e Kelly Price (1998)

Una delle performance vocali più impressionanti nell’intera carriera di Whitney Houston, con la sua voce perennemente in bilico tra sussurri e note altissime. Poteva essere l’inizio per un nuovo capitolo nella storia della cantante, purtroppo non è stato così.

18.“Queer” di Garbage (1995)

La voce oscura di Shirley Manson incontrava il superproducer dell’alt-rock Butch Vig e i suoi trick da studio. Il risultato? Un sussurro che ti si infila sotto la pelle e che non esce più. Spaventoso.

17.“Sure Shot” di Beastie Boys (1994)

Uno dei brani più muscolari dei Beastie, con l’entrata a gamba tesa di Adam Yauch che grida “to all the mothers and the sisters and the wives and friends“. Impossibile da fermare.

16.“Get Up” di Sleater-Kinney (1999)

Le dee della scena punk di Portland riuscirono a inchiodare perfettamente il momento in cui ti senti perso e isolato, in cui tuttavia rifiuti di trovare pace, il tutto con le chitarre che ricordano un secchio di stelle gettato dritto nel cielo.

15.“Rosa Parks” di Outkast (1998)

Prendete un campione country, aggiungete una bella pompata funky e l’assolo di armonica del decennio, ed ecco il singolo che consacrò Big Boi e André, che già avevano conquistato gli Stati Uniti con ATLien. È stata anche la prima volta in cui abbiamo imparato il termine “crunk”, che anche oggi suona ancora fuori di testa.

14.“Nightswimming” di R.E.M. (1992)

Una previsione che nessuno avrebbe fatto a capodanno 1989: “I R.E.M. stanno per pubblicare il loro miglior album che comprenderà quattro delle loro canzoni più belle. Inoltre Michael Stipe ballerà un lento con Natalie Merchant a un insediamento presidenziale, di un democratico per giunta…no agente, non ho bevuto, perché me lo chiede?”. Una reverie di piano agrodolce che racconta delle foreste e i laghi della Georgia, con Stipe che cerca di mantenere vivo il ricordo prima che sfumi nella quotidianità.

13.“Brooklyn Zoo” di Ol’ Dirty Bastard (1995)

L’universo Wu Tang Clan era stato progettato per i tempi di un intero album, ma questo è stato il loro singolo più vero e divertente, con ODB, a.k.a. Big Baby Jesus, che da il meglio di se sugli accordi di piano giocattolo messi nel beat da RZA – prova definitiva del fatto che i Wu Tang erano davvero per tutte le età, compresi i bambini.

12.“Cannonball” di The Breeders (1993)

Kim Deal emerge da quel che resta dagli eroi alt-rock Pixies insieme alla sua sorella gemella, Kelley, alla chitarra e una canzone che fu puro caos. Cannonball rimane una delle hit radiofoniche più weird degli anni ’90 – o di qualsiasi altra decade.

11.“Doll Parts” di Hole (1994)

Il momento migliore nella carriera di Courtney Love. Lo sai vero che ci sono notti in cui tu madre mette su questo disco e poi va sull’autostrada per piangere da sola in macchina? Un giorno proverai anche tu il suo stesso dolore

10.“No Scrubs” di TLC (1994)

Oh, sì, sta parlando proprio di te. Il trio più sexy e cool mai sfornato da Atlanta chiude il decennio che le ha viste protagoniste con un grido ironico contro le molestie da strada, anche se c’è molto di più. Ben fatto, Left Eye.

9.“Fuck and Run” di Liz Phair (1993)

In questo brano Liz Phair racconta degli amori usa e getta con una voce e un’intensità ma più raggiunte. La stessa vecchia storia: i ragazzi si innamorano soltanto quando l’amore diventa una tragedia.

8.“Common People” di Pulp (1995)

Jarvis Cocker, anche solo fumandosi una sigaretta, aveva molto più stile di qualsiasi altro cantante in quegli anni. Un capolavoro del brit-pop pieno di sesso, sarcasmo e disperazione. Soprattutto di sesso.

7.“The Rain
 (Supa Dupa Fly)” di Missy Elliott (1997)

Signore e signori ecco a voi Missy e Timbaland, la coppia che conquistò il decennio. Insieme presero un campione r6b degli anni ’70 e lo trasformarono in una notte nella campagna del Sud, tra l’afa, i grilli e il temporale che cresce all’orizzonte.

6.“Gold Soundz” di Pavement (1994)

Tutta l’urgenza infantile di Pet Sounds raccolta in tre minuti. Stephen Malkmus e la sua crew di weirdo non sprecano un secondo di questa canzone – ogni colpo di chitarra, ogni respire, si inseriscono perfettamente dentro quest’ondata di emozioni. Come se alla band davvero importasse qualcosa.

5.“Nuthin’ but a ‘G’ Thang” di Dr. Dre e Snoop Dogg (1992)

Il produttore degli N.W.A., con una solida carriera già alle spalle, torna in scena accompagnato dal nuovo astro nascente del blocco. Questa traccia farebbe rimbalzare le sospensioni di qualunque auto e una linea di basso più potente di un dritto di “Real Deal” Holyfield.

4.“Rebel Girl” di Bikini Kill (1993)

Tre riot grrrls (guidate dall’inferocita cantante Kathleen Hanna) e il loro chitarrista entrano in uno studio di registrazione con Joan Jett ed escono con un singolo che mantiene tutte le promesse più radicali mai fatte dal punk rock. Rebel Girl è un inno alla ragazza della porta accanto, con la rivoluzione tra i fianchi. Rock & roll forte sia emotivamente che politicamente? Che strano.

3.“Mo Money 
Mo Problems” di Notorious B.I.G. con Mase e Puff Daddy (1997)

L’ultimo, grande Notorious B.I.G., anche solo schiarendosi la gola prima di cantare, aveva molta più anima e swag di quanto la maggior parte dei rapper riuscirebbe mai a raggiungere in un’intera carriera. Questo brano è diventato involontariamente un epitaffio, dato che ha raggiunto il primo posto in classifica dopo la morte del suo autore – nonostante continui a farlo sembrare vivo.

2.“No Diggity” di Blackstreet (1996)

Una celebrazione utopica di tutta la musica americana più muovi-culo, con il beatmeaker Teddy Riley insieme al doo-wop, Dr. Dre, le armonie r&b della vecchia scuola, il pianoforte e un campione di chitarra blues preso da Bill Withers. Stiamo vivendo tutti nel futuro previsto da questa canzone, per la fortuna di tutti.

(1991) 1.“Smells Like Teen Spirit” di Nirvana (1991)

La canzone che ha fatto esplodere il mondo. La canzone che ha sfidato tutte le regole su come la musica dovrebbe funzionare e su quanta emozione cruda si possa stipare in quattro accordi banali e un assolo di chitarra scadente. La canzone che ha preso a calci nei denti il futuro. La canzone che distrusse chi accettava la politica dell’inevitabile. Smells Like Teen Spirit è stata la sfida di Kurt Cobain al pubblico – e dopo tutti questi anni, la sfida continua.

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