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Le 10 migliori canzoni di Joni Mitchell

‘River’, ‘A Case of You’ e tutti i brani indimenticabili scritti da una delle cantautrici più grandi del secolo scorso

Joni Mitchell

Foto: Jack Robinson/Getty Images

Joni Mitchell iniziò la sua carriera cantando canzoni folk e scrivendo testi che sarebbero stati interpretati da musicisti come Judy Collins e i Fairport Convention. Quando cominciò a incidere album tutti suoi, i suoi versi diventarono più centrati e la sua musica si aprì a più generi, incorporando addirittura il jazz. Anche alla fine della sua carriera, Mitchell era sempre alla ricerca di nuove strade da esplorare: nel 2007 la sua One Week Last Summer vinse un Grammy per – tra tutte le categorie possibili – la “migliore performance strumentale”. Qui sotto trovate le 10 canzoni più importanti che ha scritto in mezzo secolo di carriera.

10One Week Last Summer (2007)

Nei suoi ultimi anni di carriera, Mitchell tornò a lavorare su canzoni che aveva registrato molto tempo prima, continuando allo stesso tempo a sperimentare con nuovi metodi di scrittura e incisione. Il suo ultimo album è Shine (2007), registrato cinque anni dopo l’addio alle scene. La traccia d’apertura è questo strumentale elegante costruito intorno a un pianoforte inconfondibile. One Week Last Summer vinse un Grammy per la miglior performance strumentale – quello stesso anno River: The Joni Letters, la raccolta di cover delle sue canzoni registrate da Herbie Hancock, vinse come miglior album.

9Both Sides Now (1969)

Quando Both Sides Now diventò una hit, Joni Mitchell era un’autrice già conosciuta ma non aveva ancora registrato un album tutto suo. Judy Collins incise diverse cover delle sue canzoni su Wildflowers (1967), e un anno dopo la sua versione di Both Sides Now, diventò un successo da classifica. Mitchell la registrò nel suo secondo album Clouds (1969), e a oggi resta la sua canzone più duratura: Both Sides Now è una meditazione sull’ambizione e la distanza tra illusioni e realtà, con una melodia straziante tanto quanto il testo che la accompagna.

8Coyote (1977)

La traccia d’apertura di Hejira (1977) introdusse un nuovo elemento nel sound di Mitchell: il musicista jazz Jaco Pastorius, che con il suo basso fretless saltellava attorno agli arrangiamenti folk della cantautrice. (“Per pareggiare il suo suono ho raddoppiato le chitarre”, dirà più avanti). Coyote ha strofe lunghe e complesse; sembra che parli di una relazione con un dongiovanni, un uomo con una vita molto diversa da quella del narratore. Il brano era già un classico del suo repertorio live ben prima dell’incisione in studio – Mitchell la suonò anche durante The Last Waltz, il concerto d’addio per la Band del 1976.

7Chelsea Morning (1969)

Un’altra delle canzoni che hanno contribuito a rendere Mitchell una delle cantautrici più apprezzate della scena folk anni ’60, Chelsea Morning è un ritratto della vita bohémienne. Prima che l’autrice registrasse la sua versione, è stata suonata da artisti come Judy Collins, Fairport Convention e Jennifer Warnes. Mitchell ha detto che “l’arcobaleno sul muro” di cui parla nel pezzo era un soprammobile che aveva costruito con i suoi amici. Bill e Hillary Clinton hanno chiamato la loro figlia Chelsea grazie a questa canzone – e pare che lo stesso valga per Chelsea Manning.

6Help Me (1974)

Help Me, il singolo di maggior successo mai inciso da Joni Mitchell – arrivò al settimo posto delle classifiche pop – è la prima canzone registrata con il gruppo fusion Tom Scott and the L.A. Express, e venne incisa per l’album Court and Spark (1974). Nonostante abbia un testo molto diretto, questa è una composizione particolarmente complessa anche per gli standard di Mitchell. “Le strutture armoniche che ha usato sono davvero uniche”, ha detto il bassista Mark Bennet. “Era molto brava a produrre le sue cose”. Gli L.A. Express finirono per diventare la band di Mitchell per tutto il tour documentato in Miles of Aisles.

5The Circle Game (1970)

Mitchell non era sicura che The Circle Game fosse una delle sue canzoni migliori, ma nel 1966 ne registrò una demo per il cantante folk Tom Rush. “Finché ci saranno bambini che diventano grandi”, le disse Rush, “questa canzone sarà importante”. La registrò come title track del suo album di debutto (che conteneva altre due canzoni scritte da Mitchell), e Mitchell stessa la incise in Ladies of the Canyon (1970).

4You Turn Me On, I’m a Radio (1972)

Quando i manager David Geffen ed Elliot Roberts fondarono l’etichetta Asylum Records, Joni Mitchell firmò per registrare l’album For the Roses, e Geffen cercò di convincerla a scrivere un singolo tutto suo. Il risultato fu You Turn Me On, I’m a Radio, un brano di 2 minuti e mezzo perfetto per la radio e pieno di metafore radiofoniche. “Era quasi uno scherzo, come se volesse prendersi gioco delle mie richieste”, dirà poi Geffen. Il pezzo diventò una piccola hit, ma come ha detto Mitchell a Vogue: “Io ero un’artista da album, non da singoli. L’hit parade non c’entra niente”.

3A Case of You (1971)

“In quel periodo della mia vita ero indifesa”, ha detto Mitchell a Rolling Stone dell’epoca in cui registrò Blue. Al centro dell’album c’è la splendida A Case of You. “Allo stesso tempo, però, anche la musica era senza difese”. Il testo ha un tono intimo, come una conversazione: in alcuni momenti è genuinamente divertente (c’è anche un piccolo accenno all’inno nazionale canadese), in altri triste, in altri ancora davvero complicato. La canzone parla di comunione, di diventare una cosa sola, una relazione in cui il sangue dell’amante è come del “vino sacro”.

2Big Yellow Taxi (1970)

Scritta in un gigantesco parcheggio durante un viaggio alle Hawaii, la malinconica Big Yellow Taxi è una canzone ambientalista che ne nasconde un’altra su un’amore fallito. L’incisione originale per Ladies of the Canyon – un po’ canzone folk, un po’ cazzeggio di gruppo, con un finale delizioso in cui Mitchell mostra tutta la sua estensione vocale e poi scoppia a ridere – fu il primo singolo della cantautrice a sfiorare le classifiche pop. La registrazione live per Miles of Aisles (1974) arrivò al 24° posto.

1River (1971)

River, un’altra canzone del fantastico Blue (1971), non è diventata una hit finché non è finita nelle colonne sonore di una lunghissima serie di film, in particolare Almost Famous e Love Actually. Nel corso degli anni 2000 è diventata uno standard natalizio per una generazione che vive il Natale con sentimenti quantomeno contrastanti. È anche la seconda canzone di Joni Mitchell con il maggior numero di cover (al primo posto c’è Both Sides Now), e solo due delle 453 versioni elencate sul sito della cantautrice sono state incise prima del 1990. Una curiosità: River parla più o meno degli stessi sentimenti al centro del testo originale di White Christmas scritto da Irving Berlin.

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