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Le 10 canzoni più belle di Tom Petty

Le sue hit hanno dominato le radio fin dagli anni '70, e non ha mai smesso di scrivere musica grandiosa

«È strano dirlo ad alta voce, ma ho sempre pensato che questo era il mio destino», diceva Tom Petty a Rolling Stone nel 2009. «Già da ragazzino sapevo che la mia vita sarebbe stata la musica».

Sin dai primi anni della sua carriera, quando era un realista in un mondo di hippie, Tom Petty è sempre stato un eroe del rock e uno degli autori migliori della sua generazione. Un suo concerto con gli Heartbreakers poteva durare più di due ore, e non sarebbero bastate per suonare tutte le hit scritte nel corso degli anni. E ha continuato a sfornare classici fino alla fine. Ecco i 10 più belli.

10. “I Won’t Back Down” Full Moon Fever (1989)

«Ho scritto un pezzo che mi fa paura», ha detto Petty. «Non è una metafora, è tutto molto diretto». I Won’t Back Down è nata in studio durante il mix di Free Fallin. George Harrison, mentre registrava le armonie, disse a Petty che il verso “standing on the edge of the world” gli sembrava stupido, e l’autore l’ha cambiato con “there ain’t no easy way out”. «Ho registrato il pezzo pieno di dubbi», ha detto Petty. «Ma piaceva a tutti, e alla fine avevano ragione».

9. “Room at the Top” Echo (1999)

Petty era nel pieno della depressione post-divorzio dalla sua prima moglie, Jane. Si è seduto al piano e ha messo tutto se stesso in questo pezzo. “I wish I could feel you, little one”, dice il testo. “You’re so far away. I want to reach out and touch your heart”. Il brano apre Echo, un disco scritto tutto intorno alla separazione dalla moglie. «Room at the Top è il mio brano più deprimente», ha detto del pezzo che non ha mai suonato negli ultimi 15 anni. «Non volevo neanche ascoltarla. Devo dire però che l’ultima volta che ho messo su Echo mi è sembrato un album molto più intenso di quanto ricordassi».

8. “Breakdown” Tom Petty and the Heartbreakers (1976)

«Eravamo ragazzini», diceva Petty a proposito delle registrazioni di Breakdown. Il brano, ricco di influenze R&B, è nato di notte, negli Shelter Studios di Hollywood. «Erano le due del mattino, e ho chiesto agli Heartbreakers di tornare in studio», ha raccontato. «Erano tutti andati a casa. Sono tornati e nel giro di un paio d’ore avevamo il pezzo». La versione originale durava più di sette minuti, ma è stata tagliata per diventare il singolo di debutto del gruppo. Trascinata da un ritmo di batteria ispirato a All I’ve Got to Do dei Beatles, la canzone è entrata subito nella Top 40. «È un piccolo gioiello, vero?»

7. “The Waiting” Hard Promises (1981)

The Waiting è il miglior esempio possibile dell’abilità degli Heartbreakers di scrivere un brano classic rock. La struttura del pezzo ricorda It’s My Life degli Animals e il ritornello è così alla Byrds che McGuinn si è convinto di aver avuto un ruolo nella scrittura. «Giura di avermi suggerito il ritornello», ha detto Petty, «e forse è stato così». In verità il verso è una citazione di Janis Joplin: in ogni caso Hard Promises rimane uno dei punti più alti di quella che David Fricke ha definito la golden age della band. «Il brano parla di come si aspettano i sogni», diceva Petty. «Mi è sempre sembrato un pezzo ottimista».

6. “Runnin’ Down a Dream” Full Moon Fever (1989)

Full Moon Fever è stato pubblicato come un disco solista, ma tutti gli Heartbreaker hanno preso parte alle incisioni. Runnin Down a Dream, il brano più esplosivo in scaletta, è costruito su un riff di Mike Campbell, scritto su una struttura ritmica completamente diversa. Petty l’ha semplificato e proposto al produttore Jeff Lynne. Il testo parla della libertà di un viaggio in autostrada, un inno al verso significato del rock & roll. «Per me tutta la musica americana andrebbe ascoltata in macchina», diceva.

5. “Listen to Her Heart” You’re Gonna Get It! (1978)

Listen to Her Heart è ispirata da una storia raccontata dalla moglie Jane. Poco dopo il loro trasferimento a Los Angeles, la donna si è ritrovata a una festa di Ike Turner: ad un certo punto il padrone di casa ha chiuso tutte le porte, intrappolando gli ospiti. Era un incidente, ma Petty l’ha trasformato in un brano-accusa verso chi non rispetta i sentimenti delle donne. È diventato il secondo singolo estratto da You’re Gonna Get It!, ma si è classificato al 59esimo posto, probabilmente per colpa dei versi dedicati alla cocaina.

4. “Free Fallin'” Full Moon Fever (1989)

Tolta Stop Draggin’ My Heart Around, il duetto con Stevie Nicks, Free Fallin, è la più grande hit della carriera di Petty. Pensate che MCA Records non solo non vedeva il brano come singolo, ma era contraria alla pubblicazione dell’album. «Ero sconvolto», ha detto Petty. «Non mi avevano mai rifiutato un disco». Free Fallin è stata stabilmente nella top 10 per sette mesi. «Me la canticchiano ogni giorno da decenni», diceva Petty. «Ma l’avrò scritta in mezz’ora».

3. “Don’t Come Around Here No More'” Southern Accents (1985)

«Volevo fare un singolo diverso, qualcosa che nessuno aveva mai registrato prima», diceva Petty di Don’t Come Around Here No More, un brano psichedelico (ma senza synth), moderno (ma classico), una reinvenzione scritta con Dave Stewart degli Eurythmics. Gli Heartbreakers non erano sicuri di voler collaborare con un esterno, soprattutto quando ha proposto di aggiungere un sitar all’arrangiamento. «La maggior parte della band – e non gliene faccio una colpa – avrà pensato: “Ma che cazzo dice?”», ha detto Stewart. «Ma il disco si chiamava Southern Accents e suonava come se fosse stato registrato in India». Anche il video è frutto di un’idea di Stewart, che aveva proposto l’estetica a là Alice nel Paese delle Meraviglie. «Ci abbiamo lavorato per mesi», ha detto Petty. «Potevamo pubblicare 10 versioni diverse».

2. “Refugee'” Damn the Torpedoes (1979)

«Ci dicono sempre che siamo il futuro del rock & roll», diceva Petty nel periodo di pubblicazione del terzo album con gli Heartbreakers. «Ma io non voglio essere il futuro, io voglio essere il presente». Il primo singolo estratto ha reso il messaggio inequivocabile. Prodotta da Jimmy Iovine, Refugee ha una sezione di fiati memorabile, una dichiarazione di lontananza da tutto il punk-rock e dalla new wave ma senza volontà nostalgiche. La musica è stata scritta da Mike Campbell, registrata su un quattro piste e passata a Petty, che ha scritto il testo «molto rapidamente». L’incisione, invece, è stata molto più difficile. Qualcuno parla di oltre 200 take. «Finito il lavoro in studio sono andato fuori città per due giorni», ha detto Campbell. Il video è diventato un punto fermo della programmazione di MTV. Il rock americano era tornato.

1. “American Girl'” Tom Petty and the Heartbreakers (1976)

«Ho scritto molto di questo personaggio, la Ragazza Americana», ha detto una volta Tom Petty. «La ragazzina di provincia che si rende conto che c’è tutto un mondo là fuori, ma inseguirlo la distrugge. Mi sono sempre sentito vicino alla sua storia». Petty ha infuso nella sua canzone migliore quattro decadi di rock & roll: il ritmo sembra uscito dagli anni ’50; la chitarra da un disco dei Byrds; il solo di Campbell da un guitar-hero dei seventies e il suono è ricco di influenze New Wave.

Paradossalmente il brano non è entrato in classifica, ma una volta passato in radio ci è rimasto per decenni. I versi dedicati alla Route 441 hanno generato la teoria che vuole il brano dedicato a una ragazza suicida dell’Università della Florida. In realtà è stata scritta in California, mentre Petty ascoltava i rumori dell’autostrada. «Le parole sono arrivate spontaneamente», diceva. «La ragazza cercava la forza di andare avanti, e l’ha trovata».

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