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Le 10 canzoni peggiori ascoltate a Sanremo

Dai Ricchi e Poveri che cantano di clonazione a Leo Leandro che desidera la sedicenne col “seno a pera”, ecco i brani che non avreste mai voluto ascoltare

I Ricchi e Poveri a Sanremo nel 1985

Foto: Mondaori via Getty Images

Sanremo è sempre Sanremo, ma non è sempre sinonimo di qualità. Lo dimostrano queste canzoni che non brillano per la bontà di testi e musiche. I brani terribili sono molti di più: abbiamo scelto i più rappresentativi. Eccoli, dal peggiore al… peggiore.

10. “Batte forte” Lollipop (2002)

Nei loro album, le componenti della girl band nata dal talent show Popstars, avevano un’intonazione impeccabile. Poi c’è stato Sanremo dove non hanno beccato una nota che una, neanche per caso. A un certo punto ognuna delle Spice Girls nostrane prende una personalissima tangente. Un po’ come un coro di ubriachi. La sensazione è che le ragazze furono buttate su un palco importante come l’Ariston senza la dovuta preparazione. Sicuramente un’occasione persa. Il brano non andò male in radio, anche se poco tempo dopo la formazione si sciolse. Un paio di reunion e ora sono un trio come i Take That.

Best lyrics: “Batte forte inesorabile / Questo amore senza limite / Non passerà la voglia che ho di te / Ora che ti sento”.

9. “Nessun consiglio” Adriano Pappalardo (2004)

Il vero maschio italico arriva a Sanremo, nell’edizione di Simona Ventura, complice la rinnovata popolarità post Isola dei Famosi, ma soprattutto grazie alla mancanza delle major. Altrimenti l’avremmo visto più facilmente alla sagra della porchetta di Ariccia. Barba incolta, felpa con su scritto il titolo del brano e una cazzimma da fare invidia, lui è l’uomo che non deve chiedere mai, roba che la Denim dovrebbe farlo testimonial ad honorem. Il brano parte con un urlo incazzato: Pappalardo è rabbioso. Temetelo: lui fa come vuole. Be’, quasi. Una lite di troppo con Zequila a Domenica in e ha dovuto dire addio alla Rai. E non provate a dargli un buon consiglio, che sbadiglia! 

Best lyrics: “Svegliarsi la mattina colazione con i cereali / per mantenersi belli snelli in forma non come i maiali / mi guardo nello specchio e mi convinco di esser proprio forte”.

8. “Il lazzo” Gianni Mazza (1991)

Il sunto di questo brano del Maestro Gianni “wannabe Renzo Arbore” Mazza è il seguente: una canzone del lazzo.

Best lyrics: “Per questo lazzo io ci ho perso le nottate / Ci sono andato perfino a Gallarate”.

7. “Single” Danny Losito feat. Las Ketchup (2004)

Losito canta che vuole raggiungere la vetta di se stesso senza mai cadere giù. Non è andata proprio così e si classifica terzultimo con quest’accozzaglia funk super-coatta featuring Las Ketchup – ormai finite nel dimenticatoio dopo il tormentone Asereje – utilizzate come semplici coriste (ma vi pare?). A Losito vanno riconosciute due cose: la bella voce e la hit Found Love (come Double Dee) che ha segnato la scena dance dei primi anni ’90. Poteva lasciare un bel ricordo, ma ha cercato in tutti i modi di fare il contrario: con la band Kaìgo porta a Sanremo Giovani il pezzo La La La (canta insieme a me), ma non accede al festivalone. Nel 2005 è il primo eliminato di Music Farm. E nel 2013 tenta pure la carta di The Voice of Italy (in squadra con Pelù), non arrivando in finale. La dura realtà è che non tutti possono essere star, ci sono anche i coristi. Bisogna farsene una ragione.  

Best lyrics: “E mi manca la lasagna che mi cucinavi tu / Te ne sei andata in Spagna e quasi non mi parli più”.

6. “Pelle di Luna” Gitano (1989)

“Sono arrivati gli zingari!”. Inizia così la composizione sconclusionata di questo cantautore che firma – con Mino Reitano e il fratello di quest’ultimo, Gegè Reitano – una sequela di banalità sui nomadi. Non è una difesa, non è una denuncia, non si capisce dove vuole andare a parare. La cosa più bella sono le coriste vestite da gitane con i tamburelli. Altro giro, altro luogo comune.

Best lyrics: “Si fermeranno in piazza Trinità / ci leggeranno la mano / e ci daranno trent’anni di più / ci sentiremo tutti su”.

5. “Tu con la mia amica” Maria Grazia Impero (1993)

Pippo Baudo, nell’improbabile intervista che fa alla nostra Maria Grazia (vestita da mandriana), spoilera quello che vedremo con un “fai anche qualche mossettina”. Altro che qualche mossettina: non appena parte il brano la Impero cade preda di convulsioni sulle note di un brano scartato da Loredana Berté. Che poi, se la Loredana nazionale lo ha scartato un motivo ci sarà stato, no? A parte questo, l’esibizione, al limite del ridicolo, strappa pure la risatina imbarazzata della Cuccarini. Il testo ci riserva grandi soddisfazioni già dall’incipit “Salto sul ciclomotore / Per dirti non sei più il mio amore”. Fantastico!

Best lyrics: “Non mi chiamare angelo bruno / Io non fumo, lo sai non fumo”.

4. “Nascerà Gesù” Ricchi e Poveri (1988)

L’accoppiata tra le voci dei Ricchi e Poveri e la composizione di Umberto Balsamo (quello di “Sciolgo le trecce e i cavalli corrono”) tira fuori una delle canzoni più disarmoniche del gruppo. Il tema del brano filo-democristiano è la clonazione. È tutto talmente deprimente che dà quasi fastidio ascoltare il trio di Sarà perché ti amo. La domanda è: ma Balsamo ha scritto il testo collezionando luoghi comuni a caso sull’argomento? Una brutta pagina della carriera di Angela, Franco e Angelo.

Best lyrics: “Ma che fa l’ingegneria genetica / presunzione inutile che non potrà mai / far di te quel Dio che non sei / I bambini nascono da soli / senza averli in grembo coi dolori”.

3. “Caramella” Leo Leandro (1993)

Una canzone su un uomo maturo che ci prova spudoratamente con una minorenne. E il Moige muto. Leo Leandro – che pare oggi promuova la musica italica negli States – aiutato da coristi che ansimano “Caramella Caramella ah uh” intona frasi del tipo “Hai 16 anni, ma guarda tu, ormai io li ho passati da un po’, ma tu mi piaci troppo però” e Caramella all’albicocca, guarda che bocca, Caramella alla mora, guarda che bona […] Ti chiedo un bacio e ti fai brutta, Caramella alla pera, che merendera, Caramella anche alla mela, che seno a pera”. C’è (forse) solo una cosa più terribile della canzone: il look di Leandro.

Best lyrics: “Caramella all’albicocca, guarda che bocca, Caramella alla mora”.

2. “Che brutto affare” Jo Chiarello (1981)

La canzone della Chiarello? Davvero un brutto affare. Nonostante sia firmata da Califano – generalmente sinonimo di qualità – il risultato è imbarazzante. La Chiarello esordisce con “Che brutto affare, ti amavo di un amore nucleare”. Con un minimo di buon senso ci si sarebbe potuti fermare lì, ma la nostra Jo continua, ci crede e, con fare ammiccante da donna che sa il fatto suo, se ne esce con “Io ti consideravo un Superman, ma non sei neanche un man, sce-mo, non sei nemmeno la metà di un man”. Ovviamente il pezzo ha avuto così tanto successo da essere stato eliminato prima della fine della seconda strofa. La Chiarello non si presenterà più alla kermesse per otto anni (e ci credo!). Ci riprova nella categoria Nuovi con Io e il cielo. Arriva seconda, ma la sua carriera – che non decollerà mai – si chiude nel 1993.

Best lyrics: “Io ti consideravo un Superman / ma non sei neanche un man / sce-mo / non sei nemmeno la metà di un man”.

1. “You and Me” Giacomo Celentano (2002)

Il brano del figlio del Molleggiato è talmente brutto e banale, che si sarebbe meritato un premio. Quasi al termine della canzone Katia, futura moglie del cantautore, si presenta sul palco dell’Ariston con cellulare in mano recitando fuori sync: “Jack? Jack? È da un’ora che ti chiamo, e vorrei dirti che ti amo. Si possono fare tanti errori, lo sai anche tu che sei un po’ fuori. E sono stanca di aspettare un tuo gesto, un tuo verso, perché adesso devi dire se ci sei o se ti ho perso. Nel mio futuro ci sei tu, nel presente solo tu. È da un’ora che ti chiamo perché, nonostante tutto, lo sai: ti amo”. Una delle cose più trash di sempre, eccezion fatta per la bandana del supercattolico Celentanino. A questo proposito, recentemente ha dichiarato a Storie italiane di sentirsi penalizzato per la sua fede cristiana: “Quando presento un mio brano ad una casa discografica, automaticamente viene scartato, questa per me è emarginazione!”. Ma tranquilli, queste avversità non lo abbattono di certo. Del resto “il mio Signore Gesù mi ha donato dei talenti artistici, il mio dovere di cristiano è farli fortificare. In questi anni, ho avuto difficoltà a promuovere quello che faccio. Soprattutto tra gli addetti ai lavori, ma vado avanti perché è il Vangelo che me lo chiede!”. Amen.

Best lyrics: “You & me / l’amore è fatto così / Can’t you see? / Ma se lo vuoi anche tu / You & me / Will be together well”.

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