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Le 10 canzoni migliori degli ABBA

Mentre gli svedesi tornano in studio per registrare i primi inediti in più di 35 anni, abbiamo scelto i brani più belli del loro repertorio

È ufficiale: questa è l’estate degli ABBA: il Blockbuster Mamma Mia 2: Here We Go Again ci ha regalato lo spettacolo di Cher alle prese con Fernando, e un altro motivo per tornare all’originale Mamma Mia – sì, anche alla scena in cui Meryl Streep e Pierce Brosnan duettano su SOS.

Tuttavia, non siamo ancora sazi. Questi saggi svedesi dominavano le radio pop degli anni ’70, degli invasori della terra del ghiaccio e della neve trasformati nella band più redditizia della loro epoca. Björn Ulvaeus, Benny Andersson, Agnetha Fältskog e Anni-Frid Lyngstad erano un po’ i Fleetwood Mac della Scandinavia, due coppie sposate, sempre in pantaloni attillati bianchissimi, capaci di mettere in fila una hit dopo l’altra senza mai separarsi.

I singoli, però, sono solo l’inizio: i loro album sono ricchi di tesori sepolti. Hanno da poco annunciato il loro ritorno in studio, dove registreranno i primi inediti in più di 35 anni, lasciando di sasso tutti i loro fan, convinti che non sarebbe mai successo. Quindi, ecco il nostro saluto a queste divinità del Nord: le 10 canzoni migliori degli Abba. Il sublime e il ridicolo. La notte è giovane e la musica è a palla.

10. “Fernando”

Agli inizi gli ABBA erano un quartetto folk promettente tanto quanto ogni altro gruppo svedese, cioè per niente. Poi questo tributo a Bowie è diventato la canzone svedese in concorso all’Eurovision Song Contest: Waterloo vinse il premio e catapultò gli ABBA nelle classifiche mondiali, persino la Top 10 americana. L’accento svedese si sentiva ancora parecchio, ma aveva il suo fascino. Poco dopo si esibirono sul palco di un nuovo show della tv americana, Saturday Night Live, dove la suonarono a bordo del Titanic.

9. “Take a Chance on Me”

Sono moltissime le cuffie stereo disintegrate dai primi 20 secondi di questo brano, un super coro di armonizzazioni intricatissime tra voci maschili e femminili. Take a Chance on Me è un invito imbarazzante, soprattutto quando Agnetha sussurra: “Come on, gimme a break, will you?”. Take a Chance on Me riassume alla perfezione la loro abilità tecnica.

8. “The winner takes it all”

La ballad spezzacuori migliore tra tutte le ballad spezzacuori è una vetrina per Agnetha, che si strugge su un pianoforte romantico. The Winner Takes It All è lo show-stopper del primo film Mamma Mia, ma è in un’altra pellicola che trova il suo contesto perfetto. The Trip, dove Steve Coogan e Rob Brydon, due inglesi di mezza età, la cantano in auto cercando di capire perché non hanno raggiunto i sogni della loro giovinezza. È la prova che c’è una canzone degli ABBA perfetta per ogni crisi emotiva.

7. “The Visitor”

Album dopo album, gli ABBA diventavano sempre più strani, spaventosi e nichilisti, fino ad arrivare a questo classico della paranoia synth-wave degli anni ’80. The Visitors racconta di una ragazza intrappolata in una casa stregata con un beat robotico e sintetizzatori electro. Non è mai stata una grande hit, e non è in nessun film, ma è la prova della loro voglia di sperimentare fino alla fine.

6. “Hey, Hey Helen”

Un inno rock per tutte le mamme divorziate – una fascia demografica ignorata dalle radio prima dell’arrivo degli ABBA. Hey, Hey Helen è uno dei primi singoli pop al passo con la rivoluzione femminista degli anni ’70. Se avete mai dubitato del potenziale rock degli ABBA, sappiate che questo riff è abbastanza heavy per i Kiss, che l’hanno usato in Calling Dr. Love. È la canzone più bella tra le escluse dai due film: magari la stanno tenendo nascosta per Mamma Mia 3: If I Could Turn Back Time.

5. “Mamma Mia”

Mamma Mia è perfetta per capire la genialità con cui Björn e Benny riuscivano a impacchettare un’infinità di svolte sonore in una sola canzone – è un greatest hits di tre minuti e mezzo che non riesci a smettere di ascoltare. Non fu un grande successo commerciale negli Stati Uniti, ma era vera avanguardia. Riascoltate Low o Heroes di David Bowie, anche il Duca era un fan e non riusciva a togliersi questa canzone dalla testa.

4. “SOS”

Ascoltate questo pezzo dopo qualcosa dei Joy Division o dei primi Cure, scoprirete che gli ABBA erano perfettamente a loro agio anche nel Goth. SOS definì la tipica malinconia pop del nord che li rese così influenti per la new wave e il post punk, con quel pianoforte solitario e i synth esagerati. «Gli ABBA sono stati la prima grande band internazionale a parlare di problemi di mezza età nelle canzoni», ha confessato Pete Townshend. «Ricordo di aver sentito SOS e di averli riconosciuti dopo un po’. Troppo tardi, ero già trasportato dalla musica».

3. “The Name of the Game”

Dopo aver suonato più o meno ogni genere almeno una o due volte, gli ABBA hanno scritto la loro opera prog, il disco del 1977 intitolato modestamente The Album. Il risultato? The Name of the Game, un brano epico con un organo e un coro di goblin. Ma come gran parte delle canzoni degli ABBA, è comunque il racconto di una ragazza timida alla ricerca di un po’ di sicurezza. Il momento in cui le ragazze cantano “I wanna know! Oh yes, I wanna kwow! The name of the game!” è probabilmente il più emozionante della carriera degli ABBA.

2. “Knowing Me, Knowing You”

Pantaloni ultra-aderenti e tragiche pene d’amore: per gli ABBA è la combinazione definitiva. Come Carole King in Tapestry e i Fleetwood Mac in Rumours, gli ABBA usano le loro armonie per abbandonare un matrimonio spezzato. Agnetha e Anni-Frid camminano in una casa vuota ma ricca di ricordi, salutano le stanze dove i bambini andavano a giocare. Knowing Me, Knowing You oscilla tra il silenzio e il super-melodramma del ritornello. Infine il climax, intorno ai tre minuti, quando la donna guarda la casa per l’ultima volta.

1. “Dancing Queen”

A volte la canzone più famosa di una band è anche la più bella. E siccome gli ABBA erano le popstar più pop in assoluto, e suonavano musica che apparteneva davvero a tutti, ha perfettamente senso che il loro momento migliore sia anche quello più amato dal resto dell’universo. Dancing Queen è un inno per chiunque sogni di trasformarsi in una divinità della pista da ballo, anche quando tutti ti guardano come se fossi un bambino imbranato. Nessuno canterà mai più la parola “tambourine” come hanno fatto Agnetha e Anni-Fridd. La prima frase di pianoforte è una botta di ormoni per qualunque donna sappia cosa significhi ballare e passare una serata incredibile. See that girl. Watch that scene. Digging the dancing queen, per sempre.

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