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La guida definitiva agli album solisti di John Lennon

Meglio il devastante ‘Plastic Ono Band’ o l’ispirato ‘Imagine’? Il periodo in cui era casalingo o quello delle scorribande alcoliche? Ecco i dischi incisi senza i Beatles, dal peggiore al migliore

John Lennon nel 1969

Foto: David Nutter

Per celebrare quello che sarebbe stato l’ottantesimo compleanno di John Lennon abbiamo stilato la classifica dei suoi dischi solisti, tralasciando quelli “sperimentali” (o folli a dirla tutta) in coppia con Yoko Ono, Two Virgins (1968, quello in cui erano nudi in copertina), Life With the Lions (1969) e Wedding Album (1969); quelli dal vivo, Live Peace in Toronto (1969) e il postumo Live in New York City (1986); e gli album postumi, con l’eccezione di Milk and Honey. Questo significa tralasciare alcune sue canzoni fondamentali uscite solo su singolo. Le ricordiamo qui: l’inno pacifista Give Peace a Chance, Happy Xmas (War Is Over), ormai un classico natalizio, l’entusiasmante Instant Karma! e la straziante Cold Turkey nella quale canta senza remore il dolore durante la disintossicazione dall’eroina.

La carriera solista di Lennon è durata sei anni e qualche mese: dal 1969 al 1974, poi uno stop di cinque anni trascorsi lontano dalle scene, infine il ritorno alla fine del 1980. In questo poco tempo è riuscito a lasciare un segno profondo nella storia rock, la cui eco si sente ancora oggi, e a pubblicare album che gli hanno dato la forza di tenere testa alla pesante eredità dei Beatles. Ecco la classifica dei suoi dischi, dal più debole al suo capolavoro.

8“Some Time in New York City” (1972)

Nel settembre del 1971 John Lennon lascia Londra e si trasferisce a New York. Ha un obiettivo: usare la sua popolarità a favore delle battaglie in cui crede, su tutte la fine della guerra in Vietnam. Questo l’attivismo si materializza in Some Time In New York City, il suo disco più politico ma, soprattutto, il suo disco più debole. Le canzoni parlano di fatti cronaca e così, come un quotidiano, riascoltate oggi lasciano indifferenti. Inoltre, sono deboli musicalmente: si ricordano, pur senza entusiasmo, solo la ballata Woman Is the Nigger of the World e lo sgangherato rock New York City. Ah, e poi c’è Yoko Ono che canta tre sue canzoni e duetta con Lennon in cinque: non c’è da stupirsi che l’album sia stato un flop. A Some Time in New York City è allegato un disco con alcune esibizioni live: svetta una Cold Turkey feroce e terrificante, eseguita con un supergruppo con George Harrison, Eric Clapton, Keith Moon e Billy Preston.

7“Rock’n’Roll” (1975)

A metà anni ’70 John Lennon torna agli anni ’50, alle canzoni che i Beatles cantavano agli esordi a Liverpool e nei locali di Amburgo: la foto di copertina, non a caso, lo ritrae ventunenne e spavaldo in giacca di pelle nera, ad Amburgo nel 1961. Rock’n’Roll è un buon album di vecchio rock, suonato e cantato ottimamente da uno dei suoi più grandi estimatori. Tra i brani svettano un’incalzante Be Bop A Lula, You Can’t Catch Me, dalla quale aveva preso ispirazione per Come Together, una scatenata Slippin’ and Slidin’, Do You Wanna Dance e, soprattutto, Stand By Me interpretata da Lennon come mai nessuno prima. Diventerà un suo classico.

6“Mind Games” (1973)

Dopo il flop di Some Time in New York City, Lennon si disimpegna dall’attivismo politico e torna su sentieri a lui più consoni: partire dalla propria vita per trovare ispirazione. Con Mind Games cerca di replicare la formula di Imagine alternando canzoni politiche, ma non così politiche a quelle private, in cui ora canta la crisi del suo rapporto con Yoko. Proprio durante le registrazioni si separano e lui si lega alla sua assistente May Pang. Se Mind Games replica la struttura di Imagine, non ne replica la qualità: le canzoni politiche non hanno la stessa urgente rabbia, le canzoni d’amore hanno meno spessore. Intendiamoci, è un disco piacevole, molti musicisti farebbero carte false per pubblicare un album di questo livello. Però Lennon deve reggere sia il paragone con i Beatles sia quello con Imagine e Plastic Ono Band. Alla qualità media del disco fa eccezione la canzone Mind Games: è uno dei capolavori di Lennon.

5“Milk and Honey” (1984)

È l’album postumo più interessante di John, composto da sei nuove canzoni e che ricalca la struttura di Double Fantasy, alternando i pezzi di Lennon a quelli di Yoko. Milk and Honey è registrato “dal vivo in studio” mentre Lennon prova con i suoi musicisti: le canzoni, alcune sono tra i suoi migliori rock, vibrano per spontaneità e immediatezza. Lennon canta le contraddizioni della sua vita e del suo ruolo di rockstar con una sincerità quasi irritante: “Vuoi salvare l’umanità / Ma sono proprio le persone che non puoi soffrire” (I Don’t Wanna Face), oppure “In fin dei conti / Non si può sempre cercare di soddisfare tutti / E allora fottetevi” (I’m Steeping Out). Infine, Grow Old With Me, la più toccante canzone d’amore scritta per Yoko Ono, nella quale si augura di invecchiare con la moglie perché “il meglio deve ancora venire”.

4“Walls and Bridges” (1974)

È il diario della separazione di Lennon da Yoko, un album privo di politica e focalizzato sull’uomo Lennon: la lontananza dalla moglie, le insicurezze e la paura della solitudine, ma anche, in un pazzesco saliscendi emozionale, l’eccitazione e l’amore per la nuova e giovane compagna May Pang. Musicalmente è uno dei suoi lavori più variegati: c’è di tutto, dalle ballate al funk, da accenni soul al pop scala-classifiche. Alle registrazioni partecipa Elton John, la cui mano è determinante per completare Whatever Gets You Thru the Night. Altro classico del disco è la morbida e sognante No. 9 Dream. Dopo l’uscita dell’album John e Yoko torneranno insieme.

3“Double Fantasy” (1980)

Metà di questo album non è ascoltabile: sono le sette canzoni di Yoko Ono che si alternano a quelle di Lennon. Sarà politicamente scorretto affermarlo, ma è così: quindi, se si considera Double Fantasy nella sua interezza, per metà è irrilevante e dovrebbe essere più in basso in classifica. Ma se consideriamo solo le sette canzoni di Lennon, il discorso cambia: Double Fantasy è un grande album. E se a queste sette uniamo le sei canzoni registrate nello stesso periodo e uscite su Milk and Honey, siamo in zona capolavoro. Double Fantasy esce nel 1980, mentre imperversano punk e disco music e mentre la new wave è all’alba, Lennon pubblica canzoni di asciutto pop-rock: all’epoca potevano sembrare fuori dal tempo, mentre adesso, sganciate da ogni moda, suonano attuali. Lennon ha quarant’anni, non nasconde le rughe e canta la gioia di essere padre di Sean, 5 anni nel 1980, torna a parlare del rapporto con Yoko alternando felicità alle solite insicurezze, tra cui la paura di essere lasciato. In Beautiful Boy (Darling Boy) dà un consiglio a Sean: “La vita è quello che ti accade mentre sei occupato a fare altri progetti”. È uno dei suoi versi più celebri. La ballata Woman diventa il suo ultimo classico.

2“Plastic Ono Band” (1970)

Plastic Ono Band è uno degli album più autentici, sofferti e destabilizzanti della storia del rock, a iniziare dal lugubre suono di una campana a morto che lo apre: Lennon canta i propri traumi e non ha timore, lui stella del rock amata da milioni di giovani, a mostrarsi debole, sofferente, spaventato. Una sincerità devastante: se sulla copertina di Two Virgins era fisicamente nudo, qui si mette a nudo metaforicamente, ripercorre il trauma dell’abbandono da parte dei genitori, esorcizza i miti nei quali ha creduto (ora crede solo in sé e in Yoko) e canta di non volere essere più il leader di nulla. Tutto in una cornice musicale essenziale, scarna, dura, a tratti grunge ante litteram (I Found Out e Well Well Well): con Lennon ci sono solo Klaus Voormann al basso e un superlativo Ringo Starr alla batteria, ai quali si uniscono Billy Preston, tastiere in God, e Phil Spector, pianoforte in Love. Plastic Ono Band non contiene hit, le canzoni popolari di Lennon sono su altri album, ma il suo impatto emotivo è fortissimo e mai più ripetuto dal suo autore. Un capolavoro che non è al numero uno di questa classifica. E già, perché?

1“Imagine” (1971)

Plastic Ono Band non è in vetta perché John Lennon l’anno dopo pubblica Imagine. È inutile fare gli snob, i ricercati, gli intellettuali, i bastian contrari perché è questo il capolavoro di Lennon. Questo disco regge il paragone con i Beatles e contiene due canzoni, le ballate al piano Imagine e Jealous Guy, diventate più popolari del suo autore. Dopo l’essenzialità e la durezza di Plastic Ono Band, Lennon torna a melodie e arrangiamenti nella tradizione beatlesiana e si contorna di molti musicisti, tra cui spiccano George Harrison, Nicky Hopkins e King Curtis. Dieci canzoni tra ballate d’amore per Yoko, dubbi esistenziali e rock spigolosi di veemente denuncia. E poi How Do You Sleep?, attacco a Paul McCartney di inaudita cattiveria: “L’unica cosa che hai fatto è stata Yesterday”, canta Lennon, con voce brutale, mentre Harrison folgora la canzone con un lacerante assolo. E ha quasi dell’incredibile che questa canzone sia sullo stesso disco di Imagine, nella quale Lennon si augura che “tutta la gente viva la vita in pace”. Ecco, parliamo di Imagine, canzone con una melodia di stupefacente semplicità e di incredibile bellezza, ma che deve il suo successo al concetto che esprime: se tutti immaginiamo un futuro migliore, sarà più facile raggiungerlo. Sarà banale, sarà semplicistico, sarà quello che volete, ma è l’ottimismo che sprigiona (“sì, le cose si possono cambiare in meglio”) che la rende una canzone immortale. Per la cronaca, Lennon registra l’album Imagine in nove giorni: così, un capolavoro nato in una settimana e due giorni.

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