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Joni Mitchell in 10 canzoni


Nel giorno del suo compleanno, riascoltiamo i brani più toccanti di una delle cantautrici più importanti degli ultimi 50 anni

Joni Mitchell ritratta ad Amsterdam nel 1972 (Foto di Gijsbert Hanekroot)

Joni Mitchell iniziò la sua carriera scrivendo canzoni folk e testi che sarebbero stati suonati da musicisti come Judy Collins e i Fairport Convention. Quando iniziò a scrivere album tutti suoi, i suoi versi sono diventati più precisi e il suo suono più ampio, così grande da incorporare il jazz che aveva sempre amato. Anche verso la fine della sua carriera, Mitchell ha continuato a cercare nuove direzioni. Nel 2007, il suo One Week Last Summer ha vinto un Grammy per – tra tutte le cose – la miglior performance strumentale. Ecco qui, nel giorno del suo compleanno, 10 canzoni fondamentali dai suoi 50 anni di registrazioni.

Joni Mitchell durante un live del 1976

Joni Mitchell durante un live del 1976

1. “One Week Last Summer” (2007)

Negli ultimi anni della sua carriera, Mitchell è tornata su composizioni registrate molto tempo prima, continuando allo stesso tempo a esplorare nuovi modi di scrivere e registrare. Il suo ultimo album in studio è Shine, del 2007, registrato cinque anni prima dell’annuncio del ritiro dal mondo musicale. La sua traccia d’apertura è un elegante strumentale ricco di fiati, costruito attorno al suo inconfondibile pianoforte. One Week Last Summer vinse il Grammy per il miglior strumentale pop del 2008 – lo stesso anno River: The Joni Letters, la raccolta di sue cover registrata da Herbie Hancock, vinse come miglior album.

2. ”Both Sides Now” (1969)

Quando Both Sides, Now diventò una hit, Joni Mitchell era un’autrice conosciuta ma non aveva ancora registrato un album tutto suo. Judy Collins cantava su entrambi i lati di Wildflowers (1967), e l’anno successivo Both Sides, Now di Mitchell diventò una hit da Top 10. La cantautrice la registrerà nel suo secondo album Clouds (1969): è il suo brano più duraturo, una meditazione sull’ambizione e le distanze tra illusioni e realtà, con una melodia intensa e commovente tanto quanto il testo.

3. ”Coyote” (1977)

L’opening track di Hejira (1977) portò una novità nei dischi di Mitchell: il musicista jazz Jaco Pastorius, che con il suo basso fretless faceva piroette e salti mortali attorno alla chitarra ritmica di Joni. («Per riuscire a sostenere il suo suono ho raddoppiato le chitarre», dirà più avanti). Coyote ha strofe lunghe e complesse: sembra parli di una storia d’amore con un cascamorto dalla vita molto diversa da quella della narratrice. La canzone è diventata subito uno dei punti di forza del suo repertorio live, e l’ha suonata nel 1976 al concerto d’addio per la Band, The Last Waltz.

4. ”Chelsea Morning” (1969)

Ecco un altro pezzo che ha confermato Mitchell come una delle cantautrici più importanti della scena folk degli ultimi anni ’60. Chelsea Morning è il ritratto della bella vita bohémienne, e prima di essere registrata da Mitchell è stata suonata da Judy Collins, Jennifer Warnes e i Fairport Convention. Mitchell ha spiegato che il verso “rainbow on the wall” è un riferimento a un mobile che costruì insieme a degli amici utilizzando pezzi di vetro acquistati da un vecchio edificio. Bill e Hillary Clinton hanno chiamato la figlia Chelsea in onore di questa canzone, così come hanno fatto i genitori di Chelsea Manning.

5. ”Help Me” (1974)

Help Me è il singolo più di successo della carriera di Joni Mitchell – arrivò al numero 8 delle classifiche pop, e scalò quella easy listening -, ed è il primo brano registrato con il gruppo jazz-fusion Tom Scott and the L.A. Express, ingaggiato per l’album del 1974 Court and Spark. Nonostante abbia un testo piuttosto diretto, è una composizione inusuale e complessa, anche per gli standard di Joni. «La struttura armonica è così unica», ha detto il bassista Max Bennett. «Era davvero brava a produrre i suoi stessi dischi». Gli L.A. Express diventarono la sua backing band per tutto il successivo tour, documentato in Miles of Aisles.

6. ”The Circle Game” (1970)

Joni Mitchell non era sicura che The Circle Game fosse tra i suoi lavori migliori quando l’ha registrata per il cantante folk Tom Rush, nel 1966. «Finché ci saranno i giovani», le disse Rush, «questa canzone sarà rilevante». L’ha registrata come title track del suo album del 1968, e Mitchell fece lo stesso nel 1970, per Ladies of the Canyon. Fu una delle sue prime canzoni a colpire altri musicisti – Ian & Sylvia e Buffy Sainte-Marie registrarono due interpretazioni memorabili.

7. ”You Turn Me On, I’m a Radio” (1972)

Quando i suoi manager David Geffen ed Elliot Roberts fondarono la loro etichetta Asylum Records, Joni Mitchell firmò per pubblicare con loro For the Roses. Geffen cercò di convincerla a scriversi una prima hit, e il risultato fu You Turn Me On, I’m a Radio, un singolo di due minuti e mezzo pieno di metafore sul mondo radiofonico. («Sembrava quasi che cercasse di prendersi gioco del mio tentativo di farle scrivere una hit», disse Geffen tempo dopo). Diventò una piccola hit, è vero, ma come ha detto Mitchell a Vogue: «Ero un’artista da album, non da singolo. E quella canzone non ha niente a che vedere con la hit parade».

8. ”A Case of You” (1971)

«In quel periodo della mia vita non avevo più difese», disse Joni Mitchell a Rolling Stone dell’era in cui registrò Blue, album centrato sulla squisita breakup song A Case of You. «Il vantaggio di quella situazione era che anche la musica sarebbe stata senza difese». Il testo ha un tono intimo, quasi una conversazione. In alcuni momenti è genuinamente divertente (c’è anche un piccolo accenno all’inno nazionale canadese), in altri genuinamente complessa. Il brano gira intorno a una sorta di comunione (“You said, Love is touching souls”), in cui il sangue dell’amato è come “vino sacro”.

9. ”Big Yellow Taxi” (1970)

Scritta durante un viaggio nelle Hawaii, in un gigantesco parcheggio, Big Yellow Taxi è una canzone ambientalista che nasconde una canzone su un amore fallito (fate caso al momento in cui il testo della canzone cita il titolo). L’incisione originale per Ladies of the Canyon fu il suo primo singolo ad avvicinarsi alle classifiche. La registrazione live del 1974 arrivò alla 24esima posizione.

10. ”River” (1971)

La hit che ha impiegato più tempo a diventare tale del catalogo di Mitchell è un altro estratto dal suo splendido album del 1971, Blue, ripreso tre decenni dopo in decine di film – soprattutto Almost Famous e Love, Actually. Nel corso dei primi anni del nuovo millennio, River è diventata uno standard natalizio per una generazione che verso quella festa ha sentimenti contrastanti (nella migliore delle ipotesi). È anche il secondo brano più suonato da altri artisti (subito dopo Both Sides Now), e solo due delle 453 cover selezionate su JoniMitchell.com sono stare registrate prima del 1990. Un piccolo aneddoto: River esprime più o meno lo stesso sentimento del testo originale del classico di Irving Berlin, White Christmas.

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