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Le 25 scelte peggiori fatte dalle band prima di trovare il nome giusto

Il talento è fondamentale, ma un bel nome può fare la differenza. Parola di Red Hot Chili Peppers, Radiohead, The Cure e anche Pearl Jam

I Red Hot Chili Peppers in tempi d'oro - Foto via Facebook

Si tratta di una delle decisioni più importanti che una band deve affrontare: quale nome darsi. Eppure, tanti commettono tanto madornali. Per fortuna, per ogni gruppo che s’inventa un nome terribile e se lo tiene fino alla fine, c’è una band che s’inventa un nome terribile, suona un paio di live sotto quel nome, magari rilascia una demo o addirittura un album o due ma poi ritorna in sé.

Molti gruppi famosi e di successo dai Creedence Clearwater Revival ai Green Day sono passati per tali dolori della crescita, cominciando la loro esistenza con la maledizione di un nome d’arte infausto prima di scegliere un nome destinato a decorare le T-shirt di milioni di fan devoti. Come si dice, il nome fa la band; eccovi 25 band che quasi non ce la fecero.

25. “Tom and Jerry” / Nome definitivo: Simon and Garfunkel

Paul Simon e Arthur Garfunkel avevano appena 15 anni quando incominciarono a cercare di rendere note le loro canzoni nei pressi del Brill Building nel 1956. Accortisi di non avere i nomi più marketizzabili del mondo, Paul divenne John Landis (ispirato da una ragazza per cui si era preso una cotta, Sue Landis) e Arthur divenne Tom Graph, perché amava fare grafici delle vendite dei pezzi di successo su carta millimetrata (sul serio). Si facevano chiamare Tom and Jerry (a quanto pare senza temere cause da parte della Hanna-Barbera) ed in realtà riuscirono ad ottenere un discreto successo con “Hey Schoolgirl,” che suonarono su American Bandstand subito dopo l’esibizione di Jerry Lee Lewis con “Great Balls of Fire.” (Purtroppo, non ne restano registrazioni.) Non riuscirono a produrre un secondo pezzo di successo che facesse da seguito e presto si dedicarono al college, e quando il duo tornò sulle scene nel 1964 come gruppo folk decisero di usare i loro veri nomi, pur rischiando di alienare parti del paese che non nutrivano affetto per artisti dichiaratamente ebrei. “Il nostro è un nome onesto,” aveva detto Simon. “Ho sempre creduto che fosse stato un grosso shock per la gente quando si scoprì che Bob Dylan si chiamava Bobby Zimmerman. Era importante che lui fosse onesto.”

24. “The Square Roots” / Nome definitivo: The Roots

The Roots nacquero quando Questlove (Ahmir Khalib Thompson) e Black Thought (Tariq Trotter) erano compagni di classe in un liceo di Philly. Assunsero il nome di Radio Activity per un talent show scolastico nel 1989, che poi divenne Black to the Future, e poi il nome più nerd tra tutti, gli Square Roots. Black Thought spiega il motivo nella canzone “Anti-circle”: “Yo, I’m tha anti-circle. . . Never comin’ twice in one form. . . so hip that I’m square.” Fedele a quei versi, la band non si fece vedere due volte in quella forma dopo aver scoperto l’esistenza a Philadelphia di un gruppo folk con lo stesso nome, accorciando invece il proprio nome d’arte nel meno matematico the Roots.

23. “Mookie Blaylock” / Nome definitivo: Pearl Jam

Nell’ottobre del 1990 una nuova band di Seattle tenne il suo primo concerto all’Off Ramp con il nome di Mookie Blaylock, un giocatore del New Jersey Nets la cui carta collezionabile finì per caso nella custodia di una delle loro prime demo. “Fu un po’ sciocco,” ha ammesso Eddie Vedder. “Ma durante quella prima settimana eravamo troppo occupati a lavorare sulle canzoni per pensare ad un nome.” Questo andava bene per una band locale del tutto sconosciuta, ma quando iniziarono a ricevere l’attenzione di tutto il paese e ad incidere un album non potevano continuare ad usare lo stesso nome di un famoso playmaker dell’NBA. Tra i vari problemi che ciò comportava, non avrebbero certo potuto registrarne il copyright e vendere merchandise. La storia di come inventarono il nome Pearl Jam è stata molto mitizzata negli anni, in gran parte perché Vedder aveva sostenuto venisse da sua nonna Pearl che aveva inventato una marmellata allucinogena, ma la vera storia è molto più banale. Il bassista Jeff Ament scelse a caso il nome Pearl, e il resto venne dopo aver visto Neil Young e i Crazy Horse esibirsi in un set micidiale al Nassau Coliseum durante lo Smell the Horse tour. “Ogni canzone era come una jam session di 15 o 20 minuti,” ha detto Ament. “Ed è così che ‘jam’ è stato aggiunto al nome. O almeno è così che ricordo io.”

22. “On a Friday” / Nome definitivo: Radiohead

I cinque membri dei Radiohead si unirono per la prima volta quando erano liceali presso l’Abingdon School nell’Oxfordshire. Provavano il venerdì notte quando la scuola era finita per la settimana, da cui l’ispirazione a chiamare la band On a Friday. I live erano estremamente sporadici – forse perché il nome d’arte sembrava limitare la loro disponibilità ad un solo giorno della settimana – fino ai primi anni ’90 quando divennero habitué del circuito oxfordiano e registrarono addirittura una demo contenente i futuri pezzi dei Radiohead “You,” “Thinking About You” e “Prove Yourself.” Non fu un successo strabiliante ma attirò l’attenzione della EMI Records, che offrì un contratto alla band e suggerì loro di trovare un nome migliore. Tutti nel gruppo erano fan sfegatati dei Talking Heads, così presero il nuovo nome dalla sconosciutissima canzone del 1986 “Radio Head.”

21. “The Obelisk” / Nome definitivo: The Cure

I darkettoni malaticci che sarebbero diventati i Cure potrebbero non dare l’impressione di essere tipi da darsi il nome di un enorme monumento fallico, eppure è proprio questo che fecero, allora studenti delle medie, quando formarono il gruppo nei primi anni ’70. Robert Smith, prima del taglio a scodella e il trucco da panda, era, al piano, una figura di sfondo negli Obelisk, ma presto si spostò in prima fila e si occupò del nome della band. Dopo qualche cambiamento nella formazione del gruppo e un paio di nomi di transizione, Malice ed Easy Cure (quest’ultimo reputato dal cantante troppo “hippy”), Smith li ribattezzò the Cure. Per un discreto numero di depressi col cuore spezzato, non avrebbero tradito le aspettative poste da quel nome.

20. “Smile” / Nome definitivo: Queen

Più innocuamente facile a dimenticarsi che offensivo, il nome Smile non può affatto indicare una frazione della potenza della musica che il chitarrista, Brian May, e il batterista, Roger Taylor, del gruppo avrebbero inciso con la loro band successiva: i Queen. Nel suo libro Queen: The Early Years, lo scrittore Mark Hodkinson ha scritto che il bassista e vocalist del gruppo, Tim Staffell, “adottò il concetto di un gruppo chiamato ‘Smile’ come parte di un progetto universitario e vi costruì intorno una campagna grafica.” Quando Staffell lasciò il gruppo, May e Taylor ne formarono uno nuovo con il cantante Freddie Mercury che diede loro il nome di Queen. “Il concetto dei Queen è di essere regali e maestosi,” disse una volta al Circus. “Il glamour fa parte di noi e noi vogliamo essere dandy. Vogliamo scioccare e sconvolgere.”

19. “Atomic Mass” / Nome definitivo: Def Leppard

Atomic Mass sta, innanzitutto, per la massa di un atomo e, in secundis, per una pessima idea per il nome di una band. Tale nozione non ha impedito ad un gruppo di rocker di Sheffield, Inghilterra, costituito dal bassista Rick Savage, il chitarrista Pete Willis ed il cantante Joe Elliott, di usare quell’aborto di un nome d’arte, che però non li ha mai aiutati a farsi ingaggiare per un’esibizione retribuita. Ad un certo punto Elliott aprì gli occhi e raccontò ai suoi compagni dei poster che aveva creato nell’ora di educazione artistica per una band fasulla chiamata “Deaf Leopard.” Il gruppo modificò lo spelling del nome per evitare di essere paragonati alle band punk e finì con uno degli appellativi più memorabili dopo i Led Zeppelin.

18. “Kara’s Flowers” / Nome definitivo: Maroon 5

Adam Levine & Co. dovevano pur cominciare da qualche parte, e cominciarono, avvolti in completi eleganti, come l’ensemble alt-rock anni ’90 battezzato Kara’s Flowers – un nome che faceva riferimento ad una groupie che aveva una cotta per ciascuno di loro, ma che richiama un gruppo femminile pronto per il Lilith Fair. Sotto questo sfortunato nomignolo, la band incise due album, l’autoprodotto We Like Digging? ed il flop (quale sorpresa) rilasciato con un’etichetta major The Fourth World prima di ribattezzarsi Maroon 5 per Songs About Jane, dai toni funk, nel 2002. In un’intervista del 2004 per Rolling Stone, il chitarrista Jesse Carmichael asserì che prima che i Kara’s Flowers firmassero un contratto con la Reprise, il loro caotico guitar pop si sarebbe potuto descrivere come “Fugazi e System of a Down incontrano Sesame Street – la componente Sesame Street era nei nostri testi, che non avevano alcun senso.” Idem per il nome della band.

17. “The Pendeltons” / Nome definitivo: Beach Boys

Quando Brian Wilson iniziò a scrivere canzoni sul surf ne 1961 aveva a stento sfiorato una tavola da surf, così per rendersi più credibile chiamò il suo nuovo gruppo i Pendeltons come la camicie di lana a stampa scozzese adorate dalla comunità surfista. Appena tre mesi dopo, l’etichetta indipendente di Los Angeles Candix Record si disse disponibile a rilasciare il loro singolo di lancio “Surfin’.” Non gradivano tuttavia il suono obsoleto del nome e lo cambiarono in Beach Boys (dopo aver quasi optato per the Surfers) senza neppure avvertire la band. Era di quanto più generico ci si potesse inventare, ma il gruppo non poté fare altro che assecondare il cambio. Nei primi anni ’70, stanco di essere noto come un Beach Boy, Wilson suggerì di rinominarsi Beach. Gli altri non furono d’accordo. Sapevano che essere i Beach Boys per tutta la vita era il loro destino.

16. “Sweet Children” / Nome definitivo: Green Day

Quando i Green Day salirono sul palco dell’House of Blues di Cleveland, pochi giorni prima della loro investitura nel Rock and Roll Hall of Fame all’inizio di quest’anno, tutti i presenti tranne i fan dallo zoccolo più duro rimasero confusi dal nome sulla pedana per la batteria: Sweet Children. I fedeli sapevano che si trattava del nome originale dei Green Day, e che l’avrebbero usato quella notte soltanto per celebrare i loro albori. Billie Joe Armstrong e Mike Dirnt avevano iniziato a suonare in loco, nei dintorni della Bay Area come gli Sweet Children nel 1986, appena quattordicenni. Si guadagnarono un piccolo seguito ed ottennero persino un contratto con la Lookout! Records con quel nome, ma lo cambiarono in Green Day subito dopo per evitare confusione con un altro gruppo rock californiano, gli Sweet Baby – e forse perché l’essere “sweet” non fa molto punk rock, anche se inteso ironicamente. Presero il nuovo nome da una delle loro prime canzoni, che fa riferimento ad una giornata passata interamente a fumare marijuana. Molto più punk rock.

15. “Mr. Crowe’s Garden” / Nome definitivo: The Black Crowes

La rock band georgiana capitanata dai battaglieri fratelli Chris e Rich Robinson suonò un’ispida miscela di garage rock e country alternativo per circa cinque anni con l’appellativo Mr. Crowe’s Garden – a quanto si dice ispirato da Johnny Crow’s Garden, un libro per bambini risalente all’inizio del XX secolo di Leonard Leslie Brookes – prima di cambiarlo in qualcosa che si intonasse un attimino di più alla loro recente ossessione con gli Humble Pie/Faces. Per quanto blando fosse stato il loro primo nome, però, sarebbe potuta andare molto, molto peggio: secondo il batterista dei Black Crowes Steve Gorman, il grande capo della Def American Rick Rubin disse loro una volta, “‘Penso che dovreste chiamarvi Kobb Kounty Krows e abbreviarlo [come il] KKK.’ E noi abbiamo riso tutti, e lui fa, ‘No, dico sul serio. . . Penso che venderebbe.’ Gli abbiamo detto di andare a farsi fottere. Voglio dire, era assolutamente offensivo su ogni livello.”

14. “The Band Aid Boys” / Nome definitivo: Bone Thugs-N-Harmony

Il gruppo rap più melodico degli anni ’90 si formò a Cleveland quando i membri frequentavano le medie e la città era arida di rap. Anthony “Krayzie Bone” Henderson fece un incidente sul suo ciclomotore, la sua cricca si presentò a scuola con tanto di bende in segno di solidarietà e fu così che nacquero i Band Aid Boys. Non è chiaro se avesse rotto qualche osso o meno, ma se l’avesse fatto, forse avrebbero finito di cercare un nome un po’ prima.

13. “The Young Aborigines” / Nome definitivo: Beastie Boysy

Prima che i Beastie Boys prendessero a recitare spiacevoli rime che oggettificavano le donne (e a scusarsene), da adolescenti Michael Diamond e Adam Yauch si appropriavano indebitamente delle culture altrui tramite il nome del loro primo gruppo hardcore, the Young Aborigines. “Elaborammo l’idea che la musica dovesse essere in qualche modo primitiva, ed è così che scegliemmo the Young Aborigines come nome della band,” ha spiegato il bassita Jeremy Shatan. “Comprai persino un album di musica aborigena australiana come ispirazione.” Più in là, Shatan si trasferì altrove nel corso di un’estate e il gruppo adottò il nome di Beastie Boys. “Era il nome più stupido che potessimo inventarci,” ha detto il ribattezzato Mike D a Rolling Stone riguardo al nuovo nome. Non ha proprio ragione.

12. “Wicked Lester” / Nome definitivo: Kiss

Due anni prima di formare i Kiss, Gene Simmons e Paul Stanley suonavano in una rock band newyorkese piuttosto generica che portava il nome, di certo non generico, semmai assolutamente ridicolo, di Wicked Lester. “C’erano tutte queste armonie a tre parti che ricordavano i Doobie Brothers,” ha scritto Simmons nel suo memoir Kiss and Make-Up. “E pochissima chitarra.” Determinati a creare una band più originale e travolgente, Simmons e Stanley si separarono dai loro compagni e cercarono tra gli annunci brevi su Rolling Stone un nuovo batterista, ed è lì che trovarono Peter Criss. Questi menzionò di aver fatto parte una volta di una band chiamata Lips, il che portò Stanley a proporre che si chiamassero Kiss. “Va’ a quel paese,” si lamentò Criss. “È un terribile nome da checche.” Come sarebbe successo più volte nel futuro del gruppo, le cose non andarono come avrebbe voluto il batterista, che tuttavia imparò a convivere con Kiss. “Baciare come si deve significa scopare come si deve,” ha scritto nel suo memoir Makeup to Breakup. “Fa pensare al sesso, [quindi] è forte.” Ed è certamente meglio di Wicked Lester.

11. “Screaming Abdabs” / Nome definitivo: Pink Floyd

“Screaming abdabs” (scritto anche “habdabs”) è antico gergo inglese che indica un misterioso disturbo paragonabile ad un brutto caso di tremarella e forse legato al concetto di delirium tremens. Si tratta anche del nome dalla pronuncia bizzarra e dal significato incomprensibile al resto del mondo di una prima versione dei Pink Floyd. Esempi dell’uso di questo termine includono: “Roger Waters, Nick Mason e Richard Wright erano studenti di architettura presso il Politecnico di Londra quando si unirono ad una band chiamata Sigma 6, che poi divenne gli Screaming Abdabs,” e “Il pensiero di trascorrere un secondo di più come membro dei Pink Floyd scatenò in Waters un attacco di screaming abdabs.”

10. “Soft White Underbelly” / Nome definitivo: Blue Öyster Cult

Blue Öyster Cult non sarà il miglior nome al mondo per una band, ma è comunque molto meglio di Soft White Underbelly, appellativo con cui i membri fondatori dei BÖC Buck Dharma, Albert Bouchard ed Allen Lanier si esibirono ed incisero a fine anni ’60. Ci vollero l’uscita di scena del vocalist originale Les Braunstein – rimpiazzato da Eric Bloom – ed una recensione particolarmente pungente di uno dei loro live al Fillmore East perché il manager della band Sandy Pearlman si convincesse che i Soft White Underbelly avevano bisogno di un nuovo nome. Dopo averli inizialmente ribattezzati Oaxaca e poi the Stalk-Forrest Group, Pearlman s’inventò Blue Öyster Cult. . . e il resto è storia al ritmo di un campanaccio per mucche.

9. “The Salty Peppers” / Nome definitivo: Earth, Wind and Fire

Il leader degli EW&F Maurice White si era fatto le ossa come batterista turnista a Chicago negli anni ’60, per tutti da Betty Everett (“You’re No Good”) a Etta James al Ramsey Lewis Trio (“Wade in the Water”). Nel 1969 formò un trio tutto suo, e il nome era puro kitsch anni ’60: the Salty Peppers. “All’epoca ero ancora in una fase jazz,” White disse a Vibe nel 1999. Un trasferimento a L.A. e sette membri del gruppo dopo, White si volse all’astrologia in cerca di un nome migliore e più grandioso: nato sotto il segno del sagittario, i suoi elementi erano terra, aria e fuoco.

8. “Pud” / Nome definitivo: Doobie Brothers

Conosciutisi tramite l’icona del rock psichedelico Skip Spence, il chitarrista Tom Johnston ed il batterista John Hartman formarono i Pud a San Jose. Poco a poco trovarono gli altri due Doobs e cambiarono nome passando da un infantile richiamo al pisello ad un richiamo un po’ meno infantile all’erba. Si sbarazzarono di Pud e lanciarono il loro debutto da Doobie nel 1971.

7. “Burn the Priest” / Nome definitivo: Lamb of God

“Con un nome come Burn the Priest ti etichettano automaticamente come malvagio,” disse nel 2000 il cantante dei Lamb of God Randy Blythe sul perché la band avesse cambiato nome l’anno precedente. L’ensemble neo-thrash proveniente dalla Virginia aveva lavorato sodo per cinque anni con quel nome provocatorio ed aveva anche inciso un album con lo stesso titolo nel 1999; inutile dirlo, quel nome eccessivo, che inizialmente aveva aiutato il gruppo ad attirare l’attenzione, presto divenne un ostacolo, soprattutto quando il quintetto riscontrò che, sempre di più, le persone ritenevano che suonassero black metal satanico. Quando nel 1999 un cambiamento nella formazione diede loro la scusa perfetta per ribattezzarsi, adottarono Lamb of God, che Blythe ha ritiene essere “un po’ meno come una martellata in faccia,” e da allora sono diventati una delle band metal più influenti nel mondo – sebbene, ironicamente, gli sia stato proibito di esibirsi in numerosi luoghi a causa del nome attuale.

6. “Rainbow Butt Monkeys” / Nome definitivo: Finger Eleven

Prima di diventare i divi del post-grunge dietro “One Thing” nel 2003, i membri dei Finger Eleven studiavano presso il liceo Lester B. Pearson – erano abbastanza maturi da sapere che una band con un nome tanto stupido e che sembra uscito da Fusi di Testa come Rainbow Butt Monkeys non può andare molto lontano. All’epoca erano un inteso clone del thrash-funk in stile Chili Peps che dopo qualche tempo ottenne un contratto con la Mercury e rilasciò un album con quel nome d’arte, Letters From Chutney. Il criptico nuovo nome giunse con un nuovo sound lunatico nel 1997 e noi fummo tristemente privati della possibilità di sentire Jay Leno pronunciare “Rainbow Butt Monkeys” sulle reti nazionali.

5. “The Shrinky Dinks” / Nome definitivo: Sugar Ray

Gli Sugar Ray, festaioli della California meridionale, si chiamavano inizialmente Shrinky Dinks (e più tardi Shrinky Dinx), in onore del kit per attività creative per bambini che si scaldava in forno, a quanto pare perché si trattava del giocattolo più inutile che gli fosse venuto in mente. Ma quando fu il gruppo a cominciare a scaldarsi – firmando un contratto con la Atlantic Records nel 1994 – il loro straordinariamente innocuo nome d’arte suscitò le ire della Milton Bradley, produttrice degli Shrinky Dinks, che minacciò di far loro causa. Mark McGrath & Co. presero il nome del boxer Sugar Ray Robinson, che a quel punto era già troppo morto per incazzarsi.

4. “Tony Flow and the Miraculously Majestic Masters of Mayhem” / Nome definitivo: Red Hot Chili Peppers

“È così che volevamo suonare, in modo maestoso e caotico” ha spiegato Anthony Kiedis riguardo ad un nome che sorprendentemente riesce meno pratico delle sei sillabe dei Red Hot Chili Peppers. nel 1983, un amico propose al bassista Flea, al chitarrista Hillel Slovak e al personaggio del posto Anthony Kiedis di suonare una canzone prima dell’esibizione della sua band al Rhythm Room di Los Angeles. Presto, Tony Flow and the Miraculously Majestic Masters of Mayhem fecero la loro apparizione in due live nel febbraio del 1983. “Indossavo una tunica a tre quarti di velluto a coste a disegno cachemire e un cappello da caccia arancio fluorescente,” Kiedis ricorda della prima notte. “Stranamente, ero completamente sobrio.”

3. “The Polka Tulk Blues Band” / Nome definitivo: Black Sabbath

Black Sabbath è senza dubbio il nome più adatto per la prima band heavy-metal del mondo, ma i membri non ci arrivarono immediatamente. Quando Ozzy Osbourne, Tony Iommi, Geezer Butler e Bill Ward si unirono per la prima volta nel 1968 suonavano blues rock sotto il nome di the Polka Tulk Blues Band, anche se in precedenza Iommi aveva detto ad Osbourne che era terribile. “Ogni volta che lo sento, riesco solo ad immaginare te, con i pantaloni abbassati alle caviglie, mentre stai cagando,” disse. “È una merda.” La sua trovata geniale fu quella di ribattezzare il gruppo Earth, ma presto scoprirono di non essere l’unica band inglese con quel nome. In seguito Butler salvò la situazione quando vide un mucchio di persone in fila per andare a vedere il film di Boris Karloff Black Sabbath e convinse i suoi compagni a provare ad usare quel nome.

2. “The Golliwogs” / Nome definitivo: Creedence Clearwater Revival

Gli irsuti ragazzi bianchi dei Creedence Clearwater Revival hanno fatto della loro passione per la musica nera e la cultura meridionale un inconfondibile choogle pregno di essenza californiana che portò Tina Turner a fare cover delle loro canzoni e Bruce Springsteen ad inserirli nel Rock and Roll Hall of Fame. Tuttavia, oggi sarebbero forse ricordati come i Vanilla Ice all’epoca dei Vanilla Fudge se avessero mantenuto la direzione razzista con cui avevano cominciato nei panni dei Golliwogs — una band che esibiva crespe parrucche bianche ricciute, una versione bianca della macchietta-menestrello da cui avevano tratto il loro nome. Sebbene all’epoca stessero lavorando come i Visions, il proprietario della Fantasy Records Max Weiss cambiò il nome della neonata band per il loro primo singolo, “Don’t Tell Me No Lies” nel 1964. “Credo che, per Max almeno, ‘Golliwogs’ avesse un che di britannico,” ha detto Tom Fogerty, chitarrista d’accompagnamento. “Abbiamo sempre odiato quel nome – l’odiamo tuttora – ma l’etichetta apparteneva a Max e noi eravamo novellini e desideravamo tantissimo di incidere dei dischi, così non ci siamo opposti.” Le stesse interferenze aziendali che li ficcarono in quel casino li tirarono fuori: quando Saul Zaentz comprò la compagnia nel 1967, gli fece scegliere un nuovo nome.

1. “Naked Toddler” / Nome definitivo: Creed

Forse grazie ad un atto di pietà da parte dei fan, attualmente le parole “Naked Toddler” non appaiono sulla pagina dei Creed su Wikipedia. Ma il fatto resta che, quando il gruppo si formò a metà degli anni ’90, il chitarrista Mark Tremonti mostrò agli altri membri un ritaglio di giornale che conservava nel portafoglio e parlava del rapimento di un bambino piccolo nudo (“naked toddler” NDT) e li convinse che sarebbe stato un buon nome d’arte. “Il nome non fu ben accolto,” il cantante Scott Stapp ha scritto nella sua autobiografia. “Le ragazze lo odiavano e dicevano che faceva pensare alla pedofilia.” Poi la band adottò Creed inteso come abbreviazione del nome del precedente gruppo del bassista Brian Marshall, Mattox Creed. Eppure, sembrerebbe che il gruppo non si vergogni poi così tanto di quel nome originale che porta alla mente la NAMBLA. Nel 2012, postarono delle “Curiosità sui Creed” sulla loro pagina Facebook chiedendo ai fan se conoscessero il nome originale della band. Fino ad ora, all’incirca 600 fan hanno risposto, digitando tutti “Naked Toddler” senza esitazione.

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