Home Classifiche Classifiche cinema

Woody Allen: una carriera in 20 battute

Dalle grandi commedie a 'Blue Jasmine', uno sguardo al lavoro iconico del regista attraverso alcune delle sue migliori battute, in attesa di 'Un giorno di pioggia a New York'

Woody Allen sul set di 'Io e Annie'

Foto: Kobal Collection

Nei prossimi giorni esce (finalmente) Un giorno di pioggia a New York, il nuovo film di Woody Allen con Timothée Chalamet, Elle Fanning, Selena Gomez, Jude Law, Diego Luna e Liev Schreiber. Allen ha collezionato successi al botteghino e vere e proprie bombe, capolavori vincitori di Oscar e flop stroncati dalla critica. Ma, indipendentemente dalla ricezione dei suoi film (e dalle voci ricorrenti sulla sua vita personale), è riuscito a girare un lungometraggio all’anno con una regolarità impressionante. Alcuni elementi chiave sono rimasti gli stessi: quando un clarinetto jazz scivola sulla colonna sonora, il pubblico sa esattamente con chi ha a che fare. Ma, come artista, Allen si è evoluto considerevolmente nel corso degli anni.

Da divertente a serio, da comico dall’umorismo ebraico-americano ad autore finanziato dall’Euro, si è mosso tra commedie, drammi da camera e studi sui personaggi, pur mantenendo il suo stile distintivo. Con i suoi dialoghi che non ci stancheremo mai di citare come guida, tracciamo il mezzo secolo in cui Allen ha sfidato, deliziato, corteggiato e fatto morire dal ridere il pubblico attraverso alcune delle sue battute più divertenti e perspicaci. Non sono sempre quelle più conosciute, ma consideratele indicative della sua lunghissima e variegata carriera.

20. “Una volta conoscevo le parole, le parole, ora sono sottosopra” (Blue Jasmine – 2013)

La morte è sempre stata nei pensieri di Allen, ma con questo tour-de-force di Cate Blanchett, ha affrontato gli effetti dell’invecchiamento e del deterioramento del corpo più direttamente che mai. Nei panni di una donna sull’orlo di un esaurimento nervoso, Blanchett ha messo a segno una delle migliori performance della sua carriera e portato a casa l’Oscar. Il virtuosismo dell’attrice australiana ha dimostrato che Allen è ancora un grande regista di attori e, in senso lato, che può ancora tirare fuori un quasi-capolavoro dopo tutti questi anni. Nessun canto del cigno, ma lo statement consapevolissimo di un artista che ha ancora parecchio da dire.

19. “Nostalgia è negazione – negazione di un presente doloroso… il nome di questa negazione è il pensare ad un’epoca d’oro – l’erronea nozione che vi è un periodo migliore di quello in cui si vive – è un volo nell’immaginario romantico di coloro che trovano difficile convivere con il presente” (Midnight in Paris – 2011)

La chiave è che sia il cattivo del film, l’idiota interpretato da Michael Sheen, a pronunciare questa battuta. La filmografia di Allen suggerirebbe che non lui è affatto d’accordo: quando è invecchiato e si è allontanato da quelli che sono considerati i suoi giorni di gloria, il suo impegno a vivere nel passato aveva assunto un’aria leggermente patetica. Ma l’enorme successo di questa fan fiction della Lost Generation, in cui Owen Wilson parla con Hemingway, Fitzgerald e Marion Cotillard, ha colpito il pubblico. Improvvisamente Allen ha incassato globalmente $ 151 milioni e recensioni quasi unicamente positive; Midnight in Paris è una sorta di capsula del tempo del classico Woody. Evidentemente nemmeno il passato aveva finito con lui.

18. “No, ci passiamo il week end: cioè vi faccio vedere la città. Mangiamo bene, beviamo ottimo vino e facciamo l’amore” (Vicky Cristina Barcelona – 2008)

Che si tratti di Spagna, Italia o Francia, i film europei di Allen iniziano a indulgere di più nei piaceri materiali, e nulla lo riflette meglio di questo ménage à trois travolgente e maledetto fra bellissimi. Concentrandosi su un’americana che tenta di eliminare le sue inibizioni borghesi e di abbracciare lo stile di vita libertino all’estero, il film funziona perfettamente come un’allegoria di Allen che scopre come tornare a divertirsi. Ed è un miracolo che la camera non si sia sciolta durante le riprese delle scene di passione tra Scarlett Johansson, Javier Bardem e Penelope Cruz. La Cruz ha vinto l’Oscar come non protagonista, e questo film rimane una delle opere meglio recensite dell’ultimo Allen. E per di più, è stata un successo.

17. “Uno impara a nascondere lo sporco sotto il tappeto e va avanti. Devi farlo. Altrimenti vieni travolto” (Match Point – 2005)

Per seguire i finanziamenti, nel nuovo millennio i film di Woody hanno iniziato a spostarsi sempre più dalla sua versione su misura della Grande Mela a località europee. Questo thriller psicologico ambientato in Gran Bretagna ha guadagnato subito paragoni con Crimini e Delitti, ma soprattutto ha rafforzato la sua reputazione davanti ai sospetti che avesse esaurito le energie creative dopo una lunga serie di film poco brillanti. Allen ha riconquistato il pubblico, tra critica positiva e ottimi incassi al box office, dovuti in parte a una prestazione straordinaria della sua nuova musa Scarlett Johansson.

16. “Io credo che tu sia il contrario di un paranoico. Credo che tu viva nell’insana illusione di piacere alla gente!” (Harry a pezzi – 1997)

Allen era ingabbiato in un certo tipo di film durante la metà degli anni Novanta, dopo il successo premiato dall’Academy di Pallottole su Broadway nel 1994 e della Dea dell’amore nel 1995. Ma anche mentre il pubblico lo lodava, la sua vita privata incasinata lo aveva messo nei guai con molte stelle. Chiaramente, non c’era altro da fare se non mettere in primo piano il dramma fuori dallo schermo – da qui questa commedia che fa terra bruciata, in cui Allen interpreta un romanziere che incorre nell’ira di amici e amanti dopo aver usato le loro vite per scrivere i suoi libri. Il regista non ha mai avuto paura delle polemiche, e con quello che molti hanno letto come una replica ai detrattori e una sbirciatina dietro le quinte della sua vita personale, ha affrontato la gogna a testa alta.

15. “Le ho regalato una coppia di fazzoletti per l’anniversario di matrimonio, con sopra le sue iniziali.. e non sapevo la sua taglia…” (Misterioso omicidio a Manhattan – 1993)

Il romanticismo può essere un gran casino nel mondo di Allen e, cinema a parte, la sua vita amorosa non è stata più semplice; Mia Farrow doveva essere la protagonista di Misterioso omicidio a Manhattan, ma la sua controversa rottura con Allen sulla scia del rapporto di lui con la figlia adottiva Soon-Yi Previn l’ha spinta a lasciare senza tanti problemi la produzione. (Il regista ha chiamato la sua ex amante Diane Keaton per ricoprire il ruolo). Mentre Farrow e Allen combattevano una difficile battaglia per la custodia dei loro tre figli, Allen ha filtrato il suo bagaglio personale nel suo film precedente, Mariti e mogli (1992). Con Misterioso omicidio a Manhattan Allen ha deliberatamente evitato il confronto con la sua vita, cambiando il personaggio di Marcia da una scrittrice di 21 anni a un profilo che si addiceva ad una 41enne Anjelica Huston. D’ora in poi l’ombra della sua vita personale avrebbe continuato a incombere sul suo lavoro.

14. “Neghiamo certe cose, ne razionalizziamo altre, sennò non potremmo vivere” (Crimini e misfatti – 1989)

Forse apice dell’Allen più serio, questa conclusione non solo funziona come un commento nascosto sulle relazioni private di Allen, ma racchiude perfettamente lo spirito del suo periodo cinematografico-moralista. Crimini e delitti racconta di un uomo che impara a perdonare se stesso per averla fatta franca dopo un omicidio; filtrato attraverso la realtà, suona come una gelida confessione. È sempre stato uno dei favoriti dalla critica, ma è un film troppo cupo e intellettuale per diventare anche un trionfo di pubblico: le tre nomination all’Oscar e i tantissimi commenti positivi però non sono stati un misero premio di consolazione.

13. “Sarebbe un mondo fantastico. Se non fosse per alcune persone” (Radio Days – 1987)

Dopo il successo a sorpresa di Hannah e le sue sorelle nell’anno precedente, questo ritorno al vintage Allen (immaginate i flashback su Brooklyn di Io e Annie come se fossero un film) l’ha visto ridimensionarsi un po’ e ritirarsi nella sua comfort zone. Ma la combinazione di nostalgia sentimentale, umorismo alla Borscht Belt e misantropia all’antica sembra un tentativo di fondere molte delle sue tematiche in un lungometraggio. Nella sua recensione a quattro stelle, Roger Ebert ha affermato che Radio Days “era così ambizioso e così audace da sfidare qualsiasi tentativo di descrizione”.

12. “Gesù, dovrei smettere di avvelenarmi la vita cercando risposte che non avrò mai, e godermela finché dura” (Hannah e le sue sorelle – 1986)

È la cosa più vicina allo stato Zen che Allen abbia mai raggiunto. Nei panni dello scrittore televisivo ipocondriaco, si rende conto che sottomettersi all’arbitraria insensatezza della vita può certamente rendere il suo tempo sulla Terra un po’ meno doloroso. (In un’intervista del 1987 con Rolling Stone, Allen ha scherzato, “Qualcuno una volta mi ha chiesto se il mio sogno era di vivere nel cuore delle persone, e ho risposto che avrei preferito vivere nel mio appartamento”). Ma, questione forse ancora più importante, Hannah e le sue sorelle è stato un grande successo, e le sette nomination all’Oscar (con tre statuette vinte) non hanno fatto di certo male. Dopo diversi esperimenti stilistici, divertissement e studi di personaggi a basso costo, un grande film che traboccava di dialoghi intelligenti, performance incredibili (in particolare dei membri del cast femminile) e riflessioni esistenziali, tutto quello che la gente stava aspettando dai tempi di Manhattan.

11. “Ho appena incontrato un uomo stupendo… È immaginario, ma non si può mica avere tutto!(La rosa purpurea del Cairo – 1985)

Nei film di Allen i personaggi hanno la cattiva abitudine di innamorarsi della versione della persona che vorrebbero, non di quella che hanno davanti. Si potrebbe dire la stessa cosa del suo film più romantico sul cinema stesso – un mondo in cui l’universo dei telefoni bianchi anni ’30 si scontra con la dura realtà fuori dalle sale di quell’epoca. Nello schema più ampio della sua carriera, la positività della Rosa purpurea del Cairo l’ha resa una delle produzioni più amate, anche se Woody ha minacciato di diventare il talento di nicchia che fa film solo per i suoi fan più affezionati. Da qui in poi ha puntato tutto sul suo modo di fare commedia, che è diverso da quello di chiunque altro.

10. Ho lavorato con Freud a Vienna. Ci dividemmo sull’invidia del pene: Freud pensava di doverla limitare alle donne… (Zelig – 1983)

È una commedia assurda degli equivoci su un uomo inutile che può cambiare il suo aspetto per adattarsi a ciò che lo circonda. Ma qualsiasi attore comico potrebbe farlo; Zelig ci ricorda quanto sia geniale Allen quando si tratta dell’arte di far commedia. Lavorando con filmati d’archivio in bianco e nero in cui si è materializzato tramite il green screen, ha dato alle sue riprese un aspetto consumato usando obiettivi vintage adatti all’epoca e persino graffiando manualmente e antichizzando le strisce di pellicola. Il risultato affianca l’eroe camaleontico di Allen a personaggi storici (da Hearst a Hitler) nel modo più semplice possibile – è una gag visiva lunga un intero film con pathos e un grande impulso comico. L’impresa più ambiziosa di Woody dal punto di vista formale e un punto culminante della sua carriera.

9. “Il sesso allevia la tensione e l’amore la provoca” (Una commedia sexy in una notte di mezza estate – 1982)

Ecco l’interazione al centro di tutti i film di Allen: l’attrito tra ciò che il cervello impone a una persona di desiderare (amore) e la risposta disobbediente del corpo (desiderio, sesso, rannicchiarsi in posizione fetale e fingere che tutto vada bene). Una commedia sexy in una notte di mezza estate segna l’inizio dell’era Mia Farrow, quando l’ex signora Sinatra sarebbe diventata la musa di Woody al cinema e nella vita.

8. “Vuoi fare un favore all’umanità? Fai battute più divertenti” (Stardust Memories – 1980)

L’impulso di Allen a concentrarsi su ciò che i posteri potrebbero ritenere arte con la A maiuscola è comprensibile anche se dopo il relativo flop di Interiors (la biografia di Eric Lax racconta che Allen ha confidato al suo editor, “Ci siamo riusciti per un pelo, vero?”), la maggior parte degli spettatori voleva che Allen tornasse alla sua specialità e si divertisse. Manhattan ha dimostrato che poteva ancora farlo soddisfacendo insieme le sue velleità d’autore, anche se a giudicare dal suo film successivo, Allen non si era ancora tolto tutte le voglie. La citazione stile I dimenticati dal suo film alla 8 1/2 mostra Allen che si prende in giro per questo twist improvviso di carriera. Ma il film funziona anche come una lettera d’amore al vetriolo ai suoi fan, che volevano che girasse un nuovo Il dittatore dello stato libero di Bananas e lasciasse le pretese intellettuali agli europei.

7. “Io ho 42 anni e lei 17. Sono più vecchio di suo padre. Ci crederesti che sto con una ragazza che ha un padre che è più piccolo di me?” (Manhattan – 1979)

In un’intervista del 1979 alla tv francese, Allen dichiarò che Manhattan non era altro che una riflessione su “cosa sta succedendo alla cultura americana”. Imboccando una via di mezzo tra l’ironia agrodolce di Io e Annie e il dramma esistenziale del 1978 Interiors, il film ha cementato il pensiero che Allen fosse un artista impegnato con idee più grandi e dilemmi morali più spinosi – alcuni dei quali, come chiarisce la citazione sopra, sono invecchiati male alla luce delle recenti rivelazioni sulla sua condotta sessuale. Indipendentemente da ciò, Manhattan rimane uno dei film preferiti di sempre per i fan; questo è dovuto all’amore sconfinato di Allen per la Grande Mela, che rende qui in un bianco e nero meravigliosamente granuloso. L’infatuazione per New York è continuata per tutta la sua carriera, ma la storia d’amore tra il regista e la città non è mai stata tanto pura.

6. “Devi ringraziare Iddio se sei miserrimo perché sei fortunato… ad essere nato miserrimo” (Io e Annie – 1977)

Io e Annie non è ampiamente considerato come l’apice della carriera di Allen solo perché ha creato la sintesi più soddisfacente tra la sensibilità di Allen e il progressivismo femminil-liberale della protagonista Diane Keaton (quell’abito!). O anche perché ha portato ad Allen il suo primo (e unico) Oscar per il miglior film. Nel suo modo risolutamente pessimista, Woody ha trovato un po ‘di autorealizzazione con questa storia d’amore condannata e ha dato alla sua filmografia una dose necessaria di speranza. L’amore è bastardo, dice il film, ma buttarcisi a capofitto e farsi prendere a pugni dall’eventuale rottura è ancora decisamente preferibile allo stare soli. Il film rimane la dichiarazione di intenti più perfetta e pienamente realizzata di Allen, un mix toccante di malinconia e dolcezza che l’ha fatto amare dal pubblico in 90 minuti e che gli spettatori possono rivedere ancora e ancora, come le vecchie foto di un ex amante.

5. “Se viene fuori che c’è un Dio, io non credo che sia cattivo… credo che… il peggio che si può dire di lui è che fondamentalmente è un disadattato” (Amore e guerra – 1975)

Il rapporto di Allen con Dio, l’universo e il tutto è stato teso e in costante evoluzione nel corso della sua carriera, a partire da una sorta di esasperazione bonaria (In uno dei suoi primi spettacoli di stand-up, Woody ha scherzato sull’imbrogliare durante gli esami finali di metafisica al college “leggendo nell’anima del ragazzo accanto a me”). Ambientata durante l’era napoleonica, questa reinterpretazione dei drammi storici e dei romanzi russi vede il comico alle prese con preoccupazioni più pesanti del solito, la più importante delle quali è il padre fannullone dell’umanità al piano di sopra. In qualunque potere superiore credesse, questo era disinteressato, assente o cazzone. E la sua abilità nel creare una miscela perfetta di arte, umorismo e riflessioni filosofiche inizia davvero qui – una sensibilità che gli sarebbe stata molto utile nei prossimi quarant’anni.

4. “Apparteneva alla National Rifle Association. Aiutavano i criminali a procurarsi armi, così potevano sparare ai cittadini. Era servizio pubblico”(Il dormiglione – 1973)

Allen ha sempre avuto una vena politica che, nei suoi primi anni, si è manifestata come una sorta di insoddisfazione giovanile nei confronti del governo. Questa satira sociale fantascientifica lo ha spedito anni luce nel futuro per avere una prospettiva sul presente, dando colpi bassi ad artisti del calibro di Howard Cosell e commentando severamente la scomparsa dell’idealismo negli anni successivi alla Summer of Love. Ma la più grande arma critica di Allen è sempre stata una frecciatina ben direzionata che, nella battuta sopra, riassume il paradosso esasperante dell’NRA. Purtroppo queste parole sono ancora fin troppo rilevanti oggi. Sarebbe dovuto passare ancora un po’ di tempo prima che Woody esplorasse davvero temi più seri, ma in questo momento, era ansioso di dimostrare al pubblico che aveva in mente ben più della sola battaglia tra i sessi.

3. “Ho imparato che in fatto di sesso certe cose sono belle perché sconosciute. E, con la fortuna che mi ritrovo, probabilmente resteranno sempre tali, per me” (Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso* (*ma non avete mai osato chiedere) – 1972)

L’autoironia ha costituito una pietra miliare della sensibilità comica di Allen fin dall’inizio, e ha contribuito a portare l’umorismo timido del regista nato e cresciuto sulle Catskills nel mainstream. L’archetipo intellettuale ebraico raggiunse lo status di sex symbol durante gli anni Settanta, ma anche mentre il prestigio culturale aumentava, Allen rimaneva comunque ossessionato e insieme spaventato dalle donne. (In un pezzo del New York Times del 1975, Allen rifletteva: “L’amore è la risposta. Ma mentre aspetti la risposta, il sesso solleva delle buone domande”). Freddure come quella sul succhiare via il veleno dopo il morso di serpente nel Dittatore dello stato libero di Bananas (1972) avevano già dimostrato che poteva fare meraviglie con una battuta sporca e una gag visiva osé. Ma la sua interpretazione comica a episodi del bestseller del sessuologo David Reuben ha testimoniato che Allen poteva tirare fuori risate da qualsiasi spunto e lo ha incoronato come uno dei comici più esilaranti della sua generazione.

2. Allan: “Che fa sabato sera?”
Ragazza del museo: “Occupata. Devo suicidarmi”.
Allan: “Allora venerdì sera?” (Provaci ancora, Sam – 1972)


L’ossessione di Allen per l’amore, la morte e il legame tra i due è iniziata presto con questo adattamento della commedia teatrale che ha scritto nel 1969 (e che il veterano di Broadway Herbert Ross ha diretto per lo schermo tre anni dopo). Questo scambio tra il suo personaggio e una donna cupa che incontra in una galleria d’arte racchiude l’ironica tragedia della tipica figura alleniana: il tipo di donne che lui desidera non vogliono nulla e, soprattutto, non vogliono lui. La vita e l’amore sono entrambe partite perse nella visione del mondo di Allen. Alla fine devi rinunciare, ma la domanda è: quanti round puoi resistere prima di mollare? E cosa fai prima di dichiarare sconfitta?

1. “È sempre molto depresso. Io credo che se avesse avuto più successo come criminale sarebbe stato diverso, ma non entrò mai in classifica tra i primi dieci. Non ebbe mai un riconoscimento. Era avvilente” (Prendi i soldi e scappa – 1969)

Attingendo al suo background di cabarettista e di battutista per personalità dei late-night come Sid Caesar ed Ed Sullivan, i primi anni della carriera di Allen a Hollywood sono stati costruiti su pezzi come questo. La capacità del comico di sposare idee discordanti per esporre l’assurdità della vita sarebbe diventato il suo marchio di fabbrica, e questo mockumentary su uno rapinatore imbranato ha lanciato un periodo di attacchi di ridicola ispirazione come se piovesse. Per molti fan, Allen non è mai stato al suo meglio come in queste commedie dei primi tempi, quando si accontentava di far ridere. E parecchio.

Altre notizie su:  Woody Allen