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Tutti i film di Riccardo Scamarcio su Netflix, dal peggiore al migliore

Dall’horror al gangster movie (sempre all’italiana), da Ferzan Özpetek a Valeria Golino. Fino a ‘L’ultimo Paradiso’, altro titolo ‘made in Puglia’ che, appena arrivato, è già tra i più visti sulla piattaforma. The ‘Scam’ effect

Riccardo Scamarcio e Gaia Bermani Amaral in una scena del film ‘L’ultimo Paradiso’

Foto: Netflix

9Il legame (2020) di Domenico Emanuele de Feudis

Tu vuò fa’ l'(horror) americano: ma si’ nato in Italì. Anzi, in Puglia, dove, tra uliveti e masserie dalle finestre che ridono (a volte involontariamente, purtroppo), si compiono riti oscuri. L’intenzione c’è: invece dei babadook altrui, tutto ha a che fare col nostro caro vecchio malocchio. Ma il risultato è più pasticcio che pastiche “di genere”. Scamarcio però è sempre credibile: se lo metti nella sua terra, sta.

8Non sono un assassino (2019) di Andrea Zaccariello

Altro genere, stavolta sospeso tra noir e legal thriller. Le ambizioni d’autore (all’origine c’è il romanzo di Francesco Caringella) sono anche stavolta disattese, ma l’intreccio a suo modo funziona, l’azione (seppur parecchio telefonata) procede, il cast è ricco: ci sono pure Alessio Boni, Claudia Gerini, Edoardo Pesce e Sarah Felberbaum. Ah, siamo sempre in Salento: perché cambiare location, quando c’è la Film Commission sotto casa.

7La cena di Natale (2016) di Marco Ponti

Format che vince, non si cambia. Stessa Puglia, stesso mare: quello di Polignano. E stesso scrittore (Luca Bianchini) e regista (Marco Ponti), che avevano già firmato – rispettivamente in libreria e al cinema – il precedente campione di vendite e d’incassi Io che amo solo te. Si ricompone la coppia filmicamente nata con il “mocciano” Ho voglia di te: dopo le nozze, Scamarcio e Chiatti ora aspettano un bebè. Ma le corna sono dietro l’angolo.

6Gli infedeli (2020) di Stefano Mordini

È il remake di un film francese, ma l’occhio è più alla commedia a episodi in stile Dino Risi. I “nuovissimi mostri” sono Riccardo Scamarcio e Valerio Mastandrea, che cambiano maschere e tipologie umane di storia in storia ma restano traditori seriali (e, ovviamente, traditi a loro volta). Il prolificissimo Stefano Mordini non sembra avere sempre la materia a fuoco, ma piazza qualche momento cult: vedi l’episodio con Laura Chiatti (again), più debordante che mai.

5Il grande sogno (2009) di Michele Placido

Il The Dreamers senza Parigi e senza Eva Green non è l’affresco storico-sentimentale che avrebbe voluto essere. Ma il modo in cui Michele Placido racconta la propria giovinezza (assegnando proprio a Scamarcio la parte di un “quasi” sé stesso) mette ancora una grande tenerezza. E Riccardo, deciso a smarcarsi una volta per tutte dallo Step di Tre metri sopra il cielo che l’aveva reso un idolo formato ragazzine, è il lato più convincente del triangolo, tra la borghese Jasmine Trinca e il proletario Luca Argentero.

4L’ultimo Paradiso (2021) di Rocco Ricciardulli

L’ultimo titolo arrivato su Netflix è subito schizzato fra i più visti. Sarà perché ormai Scamarcio è una certezza della piattaforma, sarà per il plot twist che sarebbe davvero criminale spoilerare. Nell’impianto kitsch dell’insieme, funziona incredibilmente (quasi) tutto: anche Gaia Bermani Amaral nelle vesti (no: nelle vestagliette) da contadina pugliese anni ’50. Perché sì, siamo ancora in Puglia, tra braccianti e picciotti. Un po’ Ignazio Silone, un po’ L’onore e il rispetto: ma va bene così.

3Lo spietato (2019) di Renato De Maria

Il primo film di Riccardo nostro per Netflix è un gangster movie governato dall’abile mano di Renato De Maria. Che piomba nella Milano di piombo (pardon) per raccontare un’educazione criminale in piena regola: quella di Santo Russo, dalla Calabria (miracolo!) alla metropoli “da bere”. Scamarcio è un dandy-bastardo perfetto, dietro gli muoiono le bravissime Sara Serraiocco e Marie-Ange Casta (sorella di). Un ruolo fatto su misura, come i completi sartoriali che sfoggia tra uno sparo e un drink.

2Mine vaganti (2010) di Ferzan Özpetek

Un altro anti-Step, ovvero: il pugliese (ma dai) omosessuale che fa coming out in famiglia, davanti a mamma (una Lunetta Savino stracult), papà (Ennio Fantastichini, quanto ci manca) e zia sopra le righe (Elena Sofia Ricci). La dramedy che, dopo e forse più delle Fate ignoranti, ha sdoganato le tematiche queer presso il grande pubblico italiano, tra indimenticabili coreografie balneari e scene madri da fiammeggiante mélo. È (ri)nata una stella, stavolta non più solo teen.

1Euforia (2018) di Valeria Golino

Ancora un ruolo gay, ma con più sfumature e una partecipazione totale da parte dell’attore. Nelle mani sensibili di Valeria Golino, Scamarcio diventa Matteo, l’uomo che apparentemente ha tutto ma che in realtà vive un profondo malessere; e a cui il fratello decide di nascondere una terribile notizia. Il duetto con Mastandrea è, anche stavolta, notevole, ma tra i due è Riccardo quello che mette a segno la performance migliore. Forse la sua migliore in assoluto. Da premio.