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Quentin Tarantino, tutti i film dal peggiore al migliore

Giusto per fare crescere un po' l'hype, in attesa di 'C'era una volta...a Hollywood'

Uma Thurman in 'Pulp Fiction'

C’era una volta… a Hollywood è uscito negli Stati Uniti venerdì 26 luglio e sembra destinato a essere il miglior esordio di sempre di Quentin Tarantino al botteghino, con una previsione di 40 milioni di dollari di incassi solo nel primo week end. Per vedere Leonardo DiCaprio nei panni della star della tv Rick Dalton, Brad Pitt in quelli della sua controfigura Cliff Booth e Margot Robbie che interpreta Sharon Tate, in Italia dovremo aspettare il prossimo 18 settembre. Giusto per fare crescere un po’ l’hype, in attesa di vedere il nono (e forse penultimo) film del regista cult, abbiamo messo in fila gli otto lungometraggi che ha diretto. Trovare il peggiore nel caso di Tarantino è una vera e propria sfida, ma ci abbiamo provato. Scusa, Quentin.

9. Grindhouse — A prova di morte (Death Proof) (2007)

Inevitabilmente A prova di morte è il brutto anatroccolo del mucchio: sconta la durata ridotta e l’appartenenza dichiarata al genere slasher (e anche il gemellaggio con Planet Terror di Robert Rodriguez sotto l’etichetta Grindhouse, però al confronto il film di Tarantino sembra Godard). Segna la prima collaborazione tra Tarantino e Kurt Russell, un attore nato per diventare icona di grandi registi (vedi John Carpenter) e che infatti ritornerà nel 2016 con The Hateful Eight. Un vecchio stuntman di Hollywood (Russell), serial killer in associazione con la sua auto da corsa modificata, prende di mira tre ragazze. Le fa fuori. Tempo dopo ne punta altre tre. Ma questa volta non ha fatto i conti con la vendetta. Un film come pretesto per tutto il feticismo visuale (e non solo) di Tarantino, con una sequenza di incidente automobilistico da punto di vista multiplo come non era mai stata girata prima nella storia del cinema – non con questo mix di stile e violenza, almeno.

8. Kill Bill Vol.2 (2004)

(Premessa: è difficile considerare i capitoli di Kill Bill come due film separati, ma lo abbiamo fatto in funzione della classifica) Le ultime parole del Vol.1 erano di Bill in persona: “Sa che sua figlia è ancora viva?”. E nel Vol.2 Tarantino ha fatto molto più che continuare la storia di vendetta della Sposa. Mentre guida la sua decappottabile, Uma Thurman parla al pubblico come l’angelo vendicatore di un melodramma hollywoodiano degli anni ’40: “Ucciderò Bill”. E, quando arriva da lui, crolla per l’emozione alla scoperta che la bambina creduta morta è ancora viva. Questo è uno dei film più lenti e meno violenti di Tarantino. È anche uno dei suoi più emotivamente ricchi, ancorato da David Carradine (l’eroe delle kung fu serie degli anni ’70), che offre una performance leggendaria nei panni di Bill. Il suo discorso sul perché ama Superman potrebbe essere una delle pagine migliori che Tarantino abbia mai scritto. La tensione sessuale tra Carradine e Thurman è elettrica. Kill Bill è la cosa più vicino al romance mai realizzata da Tarantino: una storia d’amore illuminata da lampi di vivida violenza. La geniale sequenza della sepoltura della Sposa viva è entrata di diritto negli incubi ricorrenti di ognuno di noi. E il suo ritorno in superficie, accompagnata dalla melodia de L’arena di Ennio Morricone, è il Cinema di Tarantino. Punto.

7. The Hateful Eight (2016)

Al giorno d’oggi pochi, pochissimi registi possono girare un film di oltre 160 minuti e cavarsela. Soprattutto se il lungometraggio (mai definizione fu più calzante) è ambientato in un’unica location e fatto praticamente solo di scrittura. Tarantino può. The Hateful Eight è un western da camera con il meccanismo dei romanzi di Agatha Christie. Ambientato durante una tormenta in una stazione di frontiera del Wyoming, il film – fotografato dal grande Robert Richardson – inganna fin dall’inizio. Dopo un’apertura in grandi spazi innevati, la storia si muove all’interno, accanto al fuoco, e si rivela la pièce teatrale che è nata per essere, favorendo sguardi e primi piani dei personaggi rispetto all’azione. Lo splendido formato 70mm, un po’ sprecato considerando che cattura principalmente scene interne, diventa il mezzo di Tarantino per esaminare ogni sfarfallio del volto umano. E che volti: Samuel L. Jackson, Tim Roth, Kurt Russell, Michael Madsen, Bruce Dern, solo per citarne alcuni. È come un concentrato di attori dei film di Tarantino, tutti riuniti per infuriare uno sull’altro in un inferno vivente, con l’apporto della strepitosa Jennifer Jason Leigh. Il resto lo fa la colonna sonora da Oscar di Ennio Morricone, più vicina ai suoni minacciosi de La Cosa che ai suoi western.

6. Django Unchained (2012)

Bentrovati a una nuova lezione di storia alternativa del professor Tarantino, meno sofisticata di Bastardi senza gloria ma ancora più scatenata e (forse) divertente. Dopo il tuffo nella Seconda Guerra Mondiale per bruciare il Terzo Reich – Hitler compreso –, Quentin esplora la schiavitù e l’argomento ancora tabù della rabbia nera nei confronti dei bianchi del Sud con arguzia, ferocia e una rapsodia di violenza cinematografica che va al di là di se stessa. Django Unchained è un glorioso western postmoderno con Jamie Foxx, Christoph Waltz e un terrificante Leonardo DiCaprio al loro meglio. C’è un momento più tarantiniano di quando Django e il Dr. Schultz fanno fuori un’intera casa di schiavisti in un lussuoso rallenty con un mix di 2Pac e James Brown in sottofondo? Fanculo i fatti. Come Sergio Corbucci nel 1966, Tarantino obbedisce all’unico comandamento che conta nei film di exploitation: tutto è permesso. Le fantasie di vendetta non lasciano molto spazio alle lezioni morali. Django vuole il sangue. E Tarantino pure.

5. Kill Bill (2003)

Kill Bill: Vol 1 è il tentativo di Tarantino di fare qualcosa di diverso, tagliando le stringhe dei dialoghi che lo avevano reso famoso e mettendo dentro alla storia quasi tutte le sue più grandi passioni/ossessioni. Insomma, dopo A prova di morte, qui c’è Quentin nella sua versione più fanboy. Kill Bill è un geniale mix di generi, dai film di kung fu e samurai agli anime agli spaghetti western, filtrati attraverso l’immaginazione del regista per creare qualcosa di nuovo e ‘tarantiniano’: un’esplosione (qua e là al limite del too much) di puro ossigeno cinematografico. La lotta della Sposa contro i Crazy 88 è una festa per i sensi, e l’introduzione al maestro fabbro Hattori Hanzō è comedy in puro stile Tarantino. Nonostante le polemiche degli ultimi mesi con il regista, Uma Thurman è nata per interpretare la protagonista. Kill Bill, ispirato al cult giapponese Lady Snowblood, è un vengeance movie senza fiato che però riesce a prendersi il tempo di indulgere nelle fissazioni tarantiniane. Al solito, colonna sonora esagerata, a cura di RZA. Ah, riposa in pace, Gogo.

4. Bastardi senza gloria (2009)

Con Bastardi senza gloria, i lavori di Tarantino smettono di essere un concentrato di attori magnifici ma in qualche modo ancora di culto, e diventano sinonimo del meglio in circolazione: solo qui Brad Pitt, Christoph Waltz, Michael Fassbender, Diane Kruger, Daniel Brühl, Melanie Laurent. Tarantino ha detto di essersi ispirato al nostrano Quel maledetto treno blindato di Enzo G. Castellari, del 1978, capostipite del genere cosiddetto euro war (noto anche, simpaticamente, come macaroni combat). In questo film Tarantino si lancia addirittura nell’ucronia: ambientato durante la Seconda guerra mondiale, il film racconta di due piani paralleli per uccidere Hitler, il primo opera di un’affascinante proprietaria di un cinema (Laurent), il secondo per mano di una squadra di nazi-killer ebrei (capitanati da Pitt). La cosa straordinaria è che Tarantino, in omaggio al potere del cinema di inventare mondi (e alle qualità incendiarie della celluloide) decide di andare fino in fondo, facendo schiattare il Führer e un bel po’ di gerarchi in un finale assolutamente liberatorio. Per black humour, eleganza, dialoghi e sfacciataggine, un Tarantino al suo meglio, che – dopo gli eccessi narrativi di Kill Bill 1 & 2 e la pausa defatigante di A prova di morte – dimostra di essere ancora il numero 1.

3. Jackie Brown (1997)

Quelli che vogliono fare i fighi affermano che Jackie Brown è il miglior film di Tarantino. Se sbagliano, è di poco. Di sicuro è il suo film più diverso: il primo a partire da una sceneggiatura non originale (il romanzo Rum Punch di Elmore Leonard), ha un livello di violenza molto meno evidente, un andamento più lento, ed è recitato in modo più sottile rispetto ai primi due film del regista, Le Iene e Pulp Fiction. Questo neo-noir in cui tutti ingannano tutti, un omaggio al cinema blaxpoitation anni ’70, ha anche il merito di avere rilanciato la carriera di due attori come Pam Grier (l’eroina del titolo) e Robert Forster, l’affascinante garante della cauzione di Jackie. Tarantino lo definisce il suo “film di compagnia”: “Come per Un dollaro d’onore di Howard Hawks, più lo guardi e più puoi concentrarti sui personaggi, stare insieme a loro senza doverti preoccupare della trama”. Ed è così: tra i suoi film è quello che, a distanza di anni, continua a guadagnare dopo ogni visione.

2. Le Iene (1997)

Quentin ha stabilito chi era Tarantino fin dal suo debutto: uno che sa esattamente che tipo di film vuole fare, in questo caso un heist movie senza mostrarci nulla del colpo stesso, ma solo la tensione del prima e il caos del dopo. L’ispirazione deliberata è a Rapina a mano armata di Kubrick nella cronologia frammentata e al cinese City on Fire, ma lo stile è 100% Quentin. Tarantino va oltre gli schemi dell’action, trova nuovi modi per avvicinarsi al genere e apre un crime thriller con una carrellata di gangster in giacca e cravatta (lui compreso) che discutono dei significati nascosti di Like a Virgin di Madonna. La cultura pop è la forza trainante dietro la sua visione. Così come la violenza grafica e lo humor nerissimo. Se nel 1955 Joseph Lewis in The Big Combo aveva usato le percussioni per scandire musicalmente una sequenza di torture, Tarantino per accompagnare Mr. Blonde (Michael Madsen) che taglia l’orecchio a un poliziotto ballando ha scelto un pezzo allegro come Stuck in the Middle With You degli Stealers Wheel. E i titoli di testa in slow-motion sulle note di Little Green Bag dei George Baker Selection? Iconici.

1. Pulp Fiction (1994)

Pulp Fiction non è solo il film più importante degli anni ’90, è un pezzo cruciale della storia del cinema e della cultura pop. Tarantino prende alcuni cliché dei b-movie (tipo il gangster che porta fuori la ragazza del boss), asseconda ogni suo capriccio cinematografico e ridefinisce il concetto di coolness con grande gioia dei nerd, costringendo anche il pubblico più schizzinoso a rivedere il proprio rapporto con i film di genere. Pulp Fiction non dipende dalla trama, ma dalla visione di Tarantino. La struttura non lineare, combinata con una delle colonne sonore più appassionate di sempre, la rappresentazione fumettistica dei personaggi intrisi di pop culture, i dialoghi iper-realisti, la violenza esplicita e gli omaggi ad altri film hanno portato molti a definirlo il film postmoderno per antonomasia. E con questa opera seconda, Palma d’oro a Cannes, e il twist con John Travolta sulle note di You Never Can Tell di Chuck Berry, il regista ha lanciato la sua musa: Uma Thurman. Tarantino ha aperto le porte alla sperimentazione mainstream e in molti hanno provato a imitare quello stile, ma tutti hanno fallito per un semplicissimo motivo: non sono Quentin.

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