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I peggiori film del 2019

Non solo disastri prevedibili come 'After' e 'Hellboy'. Quest'anno falliscono anche i grandi autori: da Ang Lee con 'Gemini Man' a De Palma, Dolan e Jarmusch

Will Smith in 'Gemini Man'

After di Jenny Gage

Va bene l’ondata di teen movie hot e il tentativo di bissare il successo della saga di Cinquanta sfumature. Ma anche la Generazione Zeta si merita di meglio del nipote di Ralph Fiennes più cane di Jamie Dornan/Christian Grey. Nei film dai romanzi di E.L. James c’era, almeno, Dakota Johnson: qui solo la sorellina della star di Tredici. Non vi ricordate come si chiama? Ecco.

Aladdin di Guy Ritchie

Mena Massoud, che interpreta Aladdin, oggi si lamenta di non essere più stato chiamato nemmeno per un provino: te credo. Il live-action del cartoon anni ’90 è un pasticcio tra numeri musicali alla Bollywood e improbabili svolte MeToo. Il casting sbagliato va dal cattivo già dimenticato al Genio di Will Smith sfottuto ovunque per il make-up. Guy Ritchie, come hai potuto?

Alita – L’angelo della battaglia di Robert Rodriguez

I puristi dell’anime hanno criticato la scelta di Scarlett Johansson per Ghost in the Shell. Ma Rosa Salazar con occhioni da lemure in questo adattamento del manga prodotto da James Cameron è forse peggio. Aggiungeteci un’estetica da telefilm di Italia 1 e una riflessione sulla bioetica cyber-punk decisamente fuori tempo massimo. Robert Rodriguez, pensa a sfornare un altro Machete.

Arrivederci professore di Wayne Roberts

Arrivederci Johnny Deep, vorrete dire. Dov’è finito il divo di Edward mani di forbice, ma pure dei Pirati dei Caraibi? Se il punto più basso sul red carpet l’aveva toccato a Venezia quattro anni fa con Black Mass, questo film è l’ultimo corrispettivo sullo schermo. L’avevano venduto come il “suo” Attimo fuggente: il povero Robin Williams si sta ancora rivoltando nella tomba.

Un’avventura di Marco Danieli

Un musical sulle canzoni di Lucio Battisti? Chissà come mai nessuno ci aveva provato prima. L’ouverture con Michele Riondino che canta Io vivrò (senza te) lascia già intuire l’indecisione sulla strada da prendere: musicarello anni ’50? Drammone romantico? La La Land finanziato dalla Apulia Film Commission? Arriva Laura Chiatti versione hippie, e non scioglie il dubbio.

Copperman di Eros Puglielli

Il cinema italiano scopre i supereroi. Sì, ma va bene solo se il risultato sono film come Lo chiamavano Jeeg Robot. Non questa mielosa fiabetta con Luca Argentero nei panni dell’Uomo di Rame (!), cioè la proiezione immaginaria di un bambino speciale. Il regista Eros Puglielli aveva iniziato con titoli interessanti come Tutta la conoscenza del mondo e Occhi di cristallo: cos’è successo poi?

Domino di Brian De Palma

Brian De Palma non si tocca. Sì, finché non arrivano film come questo. Ovvero, una sconclusionatissima sequela di citazioni alla Hitchcock (ma dai), aggiornate all’era dei droni. Non si salva niente e nessuno: nemmeno Jamie Lannister, pardon Nikolaj Coster-Waldau.

Dark Phoenix di Simon Kinberg

Sophie Turner era spaventatissima dal ruolo del titolo: e faceva bene. Il capitolo conclusivo della saga-prequel degli X-Men è senza dubbio il film più brutto di tutta la serie sui supereroi mutanti. Jennifer Lawrence, alias Mystica, fa di tutto per uscire di scena il prima possibile: è la prima a vergognarsi di quello che succede, anche più degli spettatori che hanno disertato le sale.

Gemini Man di Ang Lee

Prima del ringiovanimento di De Niro e Pacino in The Irishman, è venuto quello di Will Smith nel film di un irriconoscibile Ang Lee. Va bene l’ossessione del regista per le nuove tecnologie, ma stavolta gli è un po’ scappata la mano. In più, non c’è qualsivoglia azione o tensione, ma solo pseudo-autoanalisi risolta in un combattimento tra il Will Smith di oggi e il principe di Bel Air. Stracult.

Hellboy di Neil Marshall

Guillermo del Toro si era offeso, quando ha saputo che avrebbero realizzato un reboot del suo film. Poi, quando il nuovo Hellboy è uscito, si sarà fatto delle grandi risate. Se lo sceriffo Hopper di Stranger Things sembrava la scelta giusta per il ruolo principale, il risultato è infernale nel senso peggiore del termine.

Last Christmas di Paul Feig

… I gave you my heart. Non vi sveliamo come viene utilizzato questo verso nel plot, perché probabilmente non ci credereste. Vi basti sapere che è il peggior colpo di scena degli ultimi anni. Sulla carta era perfetto: una rom-com natalizia su musiche di George Michael, scritta da Emma Thompson e interpretata dalla madre dei draghi. E invece…

La mia vita con John F. Donovan di Xavier Dolan

Quest’anno sono usciti film di gran lunga più brutti. Ma il problema è che questo porta la firma di Xavier Dolan, un talento da cui è lecito aspettarsi di più. L’operazione meta-cinematografica (Kit Harington che interpreta una star della tv in crisi) era interessante. Ma l’esito spreca idee e cast: Susan Sarandon e Natalie Portman invidieranno Jessica Chastain, “tagliata” dal montaggio finale.

I morti non muoiono di Jim Jarmusch

Non avremmo voluto inserire Jim Jarmusch nella lista dei peggiori dell’anno, ma questo zombie movie è proprio un passo falso. L’azione non comincia mai, le autocitazioni sono troppo compiaciute e la coolness è solo presunta, nonostante i nomi coinvolti. Per farci sbadigliare di fronte a Bill Murray, Adam Driver, Tom Waits, Steve Buscemi e Iggy Pop ci vuole proprio tutta.

Murder Mystery di Kyle Newacheck

Il pubblico pare aver gradito, quantomeno nei numeri. Ma la commedia gialla ambientata in Costa Azzurra (anche se le strade di Montecarlo sono quelle di Porta Venezia a Milano) sono uno dei punti più bassi nella filmografia di Adam Sandler e Jennifer Aniston. Un film che vorrebbe essere una parodia del genere: e invece è solo stupidissimo.

Serenity – L’isola dell’inganno di Steven Knight

Ci dispiace per Matthew McConaughey, che però ultimamente non ne becca una. E pure la “femme fatale” Anne Hathaway è più fuori parte di quando faceva Catwoman per Nolan. Non bastasse tutto questo, c’è anche una svolta pseudo-fantasy involontariamente ridicola. E dire che il regista Steven Knight aveva esordito col bellissimo Locke: il vero mistero, sull’isola dell’inganno, è questa débâcle.

Tolkien di Dome Karukoski

Il biopic sul creatore della Terra di Mezzo non solo non rende giustizia alla sua storia e alla sua immaginazione, ma sfianca anche il più accanito dei suoi fan nella disperata ricerca di accontentarlo con forzati rimandi alla sua opera letteraria. Nicholas Hoult, nel ruolo dello scrittore, ci prova in tutti i modi: ma sembra che stia recitando una pagina di Wikipedia.

La vita in un attimo di Dan Fogelman

Lo showrunner di This Is Us vorrebbe replicare la formula vincente della serie sullo schermo. Ma, nonostante il buon cast (Oscar Isaac, Olivia Wilde, Annette Bening), sceglie la strada più folle e ricattatoria: infilare una sfiga dietro l’altra, facendo sembrare al confronto Collateral Beauty una commedia di Mel Brooks. All’ennesimo incidente, non basta manco più toccarsi le…

Welcome Home di George Ratliff

Aaron Paul e Emily Ratajkowski in una villozza sperduta nella campagna toscana. Sembra l’inizio di un porno (o è ciò che forse vorrebbero gli spettatori maschi), ma poi arriva Riccardo Scamarcio: e il film diventa un thriller di serie Z, che ha però l’ambizione di sembrare un nuovo Delitto perfetto. Forse era meglio fare una cosa a tre, e stop.

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