I migliori film del 2020 | Rolling Stone Italia
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I migliori film del 2020

Autori certificati come David Fincher, Spike Lee, Sofia Coppola. Ma anche coppie instant cool (e cult) come i fratelli Safdie e i D’Innocenzo. Il meglio (in sala e in streaming) di un’annata non così infausta come sembrava

Artwork by Stefania Magli

20The Gentlemen di Guy Ritchie – on demand

A vent’anni dal suo esordio Lock & Stock – Pazzi scatenati, l’ex Mister Madonna si conferma una volta di più il re del Brit-pop-gangster bislacco. Grazie a un’altra storia iper-testosteronica starring un Matthew McConaughey gigionissimo nei panni di un signore della droga che vuole ritirarsi dal giro. Intorno a lui c’è un cast corale giusto, ma che più giusto non si può: da Colin Farrell in total-look tuta a uno Hugh Grant meravigliosamente viscido. La sceneggiatura pare un luna park politically scorrect, in un meccanismo narrativo cesellato eppure sempre un po’ sporco. Insomma, Guy Ritchie è sempre lui. E meno male.

19Richard Jewell di Clint Eastwood – on demand

Nell’anno dei suoi (gloriosissimi) novant’anni, non azzardatevi a dire che Clint che è invecchiato. La prova è questo film (decisamente sottovalutato) che, in tempi in cui tutti si sentono eroi a casa, demitizza qualsiasi mito dell’eroismo. Anche quando di mezzo c’è un eroe vero: la guardia di sicurezza che sventò un attentato durante le Olimpiadi di Atlanta del 1996. Ma che fu, ironia della sorte, sospettato di essere lo stesso unabomber. Cinema civilmente infallibile, con un protagonista anche lui dimenticato dai premi: l’eccezionale Paul Walter Hauser.

18On the Rocks di Sofia Coppola – su Apple TV+

Un film lieve, generazionale, old-fashioned. E senza messaggio: che sollievo, di questi tempi. Senza pressioni da festival o uscite in sala, Sofia piazza su Apple TV+ una dramedy da prendersi per quello che è: una pochade newyorkese (no: alleniana) su un padre e una figlia che, finalmente, provano a capirsi. Anche se il buffissimo scontro tra sessi e visioni del mondo è inevitabile. Martini, jazz, un finale nella luce del Messico. E due protagonisti dalla chimica pazzesca: Bill Murray e Rashida Jones, li vogliamo nel sequel ADESSO.

17The Vast of Night di Andrew Patterson – su Amazon Prime Video

Un’opera prima (ebbene sì) che omaggia la sci-fi di Serie B anni ’50/’60 ma si dimostra un oggetto (non identificato) fresco, innovativo nella forma e nelle scelte narrative. Andrew Patterson governa la solita invasione degli ultracorpi nella solita cittadina della profonda provincia americana affidando la (non) azione a due ragazzini, gli unici a credere che ci sia qualcosa di più grande là fuori. Simbolico, visivamente splendido (il piano sequenza iniziale), zeppo di scene nostalgic-cult: vedi la tipetta che “spinotta” i vecchi cavi del telefono al centralino, in un tripudio analogico.

16Jojo Rabbit di Taika Waititi – on demand

Grazie a questa nazicomedy furbetta e molto tenera, pure l’Academy si è accorta dell’outsider più figo di Hollywood: Taika Waititi, che prima era solo il tizio cool di What We Do in The Shadows e Thor: Ragnarok, e adesso è diventato il regista che tutti vogliono, al punto da firmare uno dei prossimi film di Star Wars. L’Oscar è arrivato per la sceneggiatura (non originale) di questo racconto di formazione travestito da satira politica, che cambia il modo in cui raccontiamo la Storia e parla al mondo di oggi. E che, all’interno di un super cast, lancia il meraviglioso Roman Griffin Davis, il ragazzino che ha l’Hitler stralunato interpretato da Taika come amico invisibile.

15Il lago delle oche selvatiche di Diao Yi’nan – on demand

Dalla Cina con furore. Quello del noir puro, da cinema classico, in cui ci si incontra nei porti delle nebbie e si viene irretiti da misteriose femme fatale. Ma siamo nella Cina contemporanea, e lo scontro (tra immaginario d’antan e senso dell’attualità) rende il film di Diao Yi’nan ancora più seducente. Celebrato nel circuito dei festival, un’opera etica ed estetica piena di lampi che non si dimenticano: le luci al neon, le tigri metafora della bestialità dell’uomo, e il lago del titolo, avvolto da una foschia che ha la pasta della vecchia celluloide.

14Roubaix, une lumière – Roubaix, una luce di Arnaud Desplechin – on demand

Dopo film seminali, cinefili, arrabbiati, intellò, il veterano del cinema francese Arnaud Desplechin si confronta con uno dei generi più popolari del cinema francese: il polar, ovvero il poliziesco (spesso di provincia) in cui il giallo serve solo come scusa per mettere in scena le miserie quotidiane. Come quelle su cui indaga il commissario Daoud (un grandissimo Roschdy Zem, premiato in patria con il César) e che vede coinvolta una coppia di outcast-amanti (Léa Seydoux e Sara Forestier). In un caso (forse) senza soluzione: ma importa la vita, con le sue piccole colpe, senza grandi colpevoli.

13The Lighthouse di Robert Eggers – on demand

Che Eggers con l’horror gotico ci sapesse fare lo avevamo capito dal suo debutto del 2015, The Witch (starring Anya Taylor-Joy, vedi più avanti). In The Lighthouse, il regista mescola ancora una volta il razionale e il soprannaturale con astuzia e meticolosa attenzione ai dettagli d’epoca e al bianco e nero vertiginoso. Ispirato a Melville e ai diari dei marinai del XIX secolo, il film è più forte nell’atmosfera claustrofobica che nella sostanza. Ma fra tempeste furiose, il demone del rum, fantasie masturbatorie e presagi mistici (un gabbiano, una sirena), a farlo volare è il duello d’attori tra Willem Dafoe e Robert Pattinson. Ipnotici e disturbanti.

12Mai raramente a volte sempre di Eliza Hittman – on demand

Mai raramente a volte sempre sono le possibili risposte a domande cliniche che una consulente di Planned Parenthood pone alla protagonista adolescente, tipo: «Il tuo partner ti ha fatto fare sesso quando non volevi?». Autumn (Sidney Flanigan) è difatti arrivata insieme alla cugina (Talia Ryder, entrambe pazzesche) a New York dalla Pennsylvania rurale per abortire, con una valigia pesante come il suo fardello. Che si trascina dietro in uno squarcio di mascolinità tossica, indifferenza generale e un sistema politico che cerca di sottrarle il diritto di scegliere. Un gioiellino devastante, difficile da guardare. Ma anche impossibile da dimenticare.

11Imprevisti digitali di Benoît Delépine e Gustave Kervern – on demand

Come raccontare il mondo digitale di oggi? Con una satira sfrenata che ci mette come davanti allo specchio: siamo tutti meschini, mitomani, miserabili. Ma anche goffamente divertenti. La coppia di registi Benoît Delépine e Gustave Kervern usa le storie di tre amici (interpretati dai pimpantissimi Blanche Gardin, Denis Podalydès e Corinne Masiero) e le lancia dentro una rete (letteralmente) in cui chiunque tira fuori il peggio di sé. Si ride per non piangere, si piange per non ridere: quando si dice un copione perfetto.

10Matthias & Maxime di Xavier Dolan – on demand

Xavier Dolan torna a fare Xavier Dolan. A casa, in Québec. Tra i suoi migliori amici. Dopo il flop in inglese La mia vita con John F. Donovan, è bello vedere l’eterno (per i critici) enfant prodige rifugiarsi in ciò che gli viene meglio. Matthias & Maxime è un buddy movie meets coming of age dalle sfumature romantiche, spesso gridato nella forma, ma più che mai riservato nell’azione, nel tumulto nascosto. Ci sono tutti i sentimenti che il regista ha sempre dominato, ma gestiti in maniera meno viscerale, più “adulta”. Non sarà ancora il film della maturità di Dolan, e questa è una bella notizia. The best is yet to come.

9Piccole donne di Greta Gerwig – on demand

C’era bisogno di un altro adattamento del classicone di Louisa May Alcott? Sì, se lo scrive e lo dirige Greta Gerwig, che consegna alle giovani aspiranti scrittrici di oggi una nuova Jo March, Saoirse Ronan, mentre le fa sospirare con Timothée Chalamet nel ruolo “impossibile” di Laurie. E, grazie anche all’interpretazione di Florence Pugh, dà finalmente a Amy quello che è di Amy. Una riscrittura magistrale e accurata, sì, ma contemporanea, pure nel suo femminismo molto pragmatico. Ci sono una nuova autrice e una nuova generazione di attori in città. Nel caso non ve ne foste accorti.

8Favolacce dei Fratelli D’Innocenzo – on demand

Il film italiano dell’annata senza se e senza ma, consacrazione definitiva dei Fratelli D’Innocenzo dopo La terra dell’abbastanza, è una favola nera, anzi nerissima, che mixa Pasolini e Tim Burton, cinema di periferia e (re)visione personalissima. E che si mette davvero dalla parte dei bambini: perché gli adulti (capeggiati da Elio Germano, l’attore italiano dell’anno, anche lui senza se e senza ma) fanno tutti schifo. Cinema presente e già classico, che guarda al futuro. Bravi, bravissimi.

7Il processo ai Chicago 7 di Aaron Sorkin – su Netflix

Dopo un esordio alla regia considerato da molti un passo falso (Molly’s Game con Jessica Chastain, 2017), “il più grande sceneggiatore americano vivente” Aaron Sorkin firma la sua vera opera prima. Perché questo è un film che assomiglia in tutto e per tutto ai suoi celebratissimi copioni per il cinema (Codice d’onore, The Social Network) e la tv (West Wing, The Newsroom), ma insieme è un legal drama inedito che, parlando dell’America (sessantottina) di ieri, racconta l’America (#BlackLivesMatter, e non solo) di oggi. Afflato idealista, cast enorme, regia misurata: ci si rivede agli Oscar.

6Emma. di Autumn de Wilde – on demand

Sì, va bene La regina degli scacchi. Ma prima di diventare Beth Harmon, Anya-Taylor Joy è stata la migliore Miss Woodhouse che il cinema e la tv abbiano mia visto. Al punto che, nell’adattamento del quarto romanzo di Jane Austen by Autumn de Wilde, dopo il titolo c’è il punto: Emma., praticamente la versione intellò di “ebbasta”. L’educazione sentimentale della rampolla viziata è materiale per le nuove generazioni in una versione davvero definitiva, dall’eleganza caustica mutuata dalla scrittrice al décor, fino al volto clamoroso dell’attrice più sulla cresta dell’onda di questo 2020. Una delizia.

5Da 5 Bloods – Come fratelli di Spike Lee – su Netflix

Il dibattito tra critici (o sedicenti tali) ha confermato che questo film o lo si ama o lo si odia. Un po’ come gran parte della produzione (non solo recente) di Spike Lee. Noi l’abbiamo amato follemente. Perché è viscerale, urgente, scatenato, pazzo. E imperfetto, ma anche da questo trae la sua forza. La banda di reduci guidata da uno straordinario Delroy Lindo (Oscar?) che torna nel Vietnam della guerra di gioventù è lo spunto per una lezione di Storia che vale ancora oggi, tra diritti afro puntualmente negati e cappellini pro Trump. E che solo Spike può e sa fare con questa libertà. L’amico-commilitone nei flashback è Chadwick Boseman: sigh.

4I miserabili di Ladj Ly – on demand

Il debutto (!) più incredibile dell’anno lo firma Ladj Ly, artista visivo francese di origini maliane che prende il cinema delle banlieue che ha cambiato il volto della produzione nazionale (L’odio di Mathieu Kassovitz, per capirci) e lo smonta, lo rimonta, lo aggiorna, lo ripensa. Con un’intuizione magistrale: dire forte e chiaro che i miserabili di oggi sono uguali a quelli di Victor Hugo. No, di più: che adesso non c’è più nessuna differenza tra delinquentelli di periferia e agenti di polizia, forse più ai margini di loro. Premio César come miglior film dell’anno, non ha vinto l’Oscar come miglior film straniero solo per “colpa” di un certo Parasite

3Borat – Seguito di film cinema di Jason Woliner – su Amazon Prime Video

Un sequel a sorpresa (o quasi) che, sulla carta, ha fatto dire a molti: c’era davvero bisogno di riesumare il reporter kazako più scorretto di sempre? Dopo la visione, invece, tutti in piedi sul divano. Non solo perché il numero 2 recupera (e migliora) il tono e le gag dell’originale. Ma perché è il più bello (no: geniale) copione che chiunque avrebbe potuto partorire nell’anno della pandemia. L’ha fatto Sacha Baron Cohen, che, affastellando quella che pare una semplice sequela di sketch e candid camera (vedi quella infamous a Rudy Giuliani), piazza invece una sceneggiatura perfetta, che chiude tutto (un solo nome: Tom Hanks). Menzione speciale alla “figlia” Maria Bakalova: se non arriva una nomination ai prossimi Academy Award, ci incateniamo fuori dal Campidoglio.

2Mank di David Fincher – su Netflix

Un film su Quarto potere fatto come Quarto potere? Sì, ma detto così è riduttivo. Su copione dello scomparso papà Jack, eternamente rimandato nel corso degli ultimi due decenni, David Fincher firma un’opera che è il più grande omaggio a un cinema che non c’è più e alle sue figure irripetibili: su tutte, il Mank del titolo, cioè lo sceneggiatore Herman J. Mankiewicz (un grandissimo Gary Oldman). Ma anche un film inconsapevolmente (?) seminale sul passaggio di mezzi (dalle sale allo streaming: produce e distribuisce Netflix) pieno di tributi, citazioni, reinvenzioni. È piaciuto (e ha fatto arrabbiare) soprattutto i cinefili stretti, ma nessuno può restare immune al fascino di una produzione larger than life come quelle della Golden Age. E l’unica risposta ai detrattori è: non ve lo meritate, Fincher.

1Diamanti grezzi di Josh e Benny Safdie – su Netflix

Un film troppo vecchio per finire nel “best of” del 2020? Tecnicamente sì: è del 2019. Ma in Italia è stato distribuito solo a gennaio di quest’anno, dunque non poteva non figurare nell’elenco. Anzi, doveva prendersi per forza il primo posto. Tra Martin Scorsese e John Cassavetes, i fratelli Josh e Benny Safdie fotografano un giorno di ordinaria follia nella vita di un ordinary man: Adam Sandler, più gigantesco che mai e ignobilmente dimenticato agli ultimi Oscar. Un ebreo tenero, mitomane, esemplare, meschino che è la faccia di tutti i sogni d’America, e della loro condanna al fallimento. Pezzi di cinema indimenticabili (la splendida ed estenuante cena di famiglia), guest star di lusso (vedi il cestista Kevin Garnett) e un finale disperatissimo. Meritava più fortuna, ma è un instant classic destinato a restare.