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I migliori (e peggiori) remake nella storia del cinema

Dopo 'Suspiria', Luca Guadagnino dirigerà il reboot di 'Scarface' sceneggiato dai fratelli Coen. Ma forse non tutti sanno che pure il film di De Palma è un rifacimento a sua volta. Abbiamo raccolto il meglio e il peggio del trend

Al Pacino in 'Scarface'

Migliori: Scarface

Gli indignati di fronte alla notizia del remake di Scarface by Luca Guadagnino forse non sanno una cosa: quello di Brian De Palma è un remake a sua volta. E non di un film qualsiasi, bensì dell’omonimo classico di Howard Hawks che rappresenta uno dei capisaldi del gangster movie. Se l’allievo non supera il maestro, poco ci manca. Il capolavoro di De Palma è uguale ma diverso rispetto al prototipo: ne conserva l’epica, ma la riadatta all’America degli anni ’80. E se il Paul Muni dell’originale era altrettanto difficile da battere, il ritratto che fa Al Pacino di Tony Montana è semplicemente indimenticabile. Fino all’apoteosi di spari finale.

Peggiori: Diabolique

In principio fu il classico del noir francese I diabolici di Henri-Georges Clouzot. Non sapete cosa sia? Vergogna! Ricorderete però il suo remake, perfetto scult anni ’90 con Sharon Stone e Isabelle Adjani nei panni della moglie e dell’amante che si coalizzano contro il maschio tossico (allora non si diceva così). Fino al finale grandguignol. Se vendetta del matriarcato giustamente dev’essere, preferiamo di gran lunga la versione anni ’50.

Migliori: The Departed

Per la serie “Forse non tutti sanno che”, The Departed è il remake di un crime made in Hong Kong, titolo Infernal Affairs. Nel 2006 Scorsese ne gira la versione americana ambientata a Boston con Jack Nicholson nei panni del boss ispirato a Whitey Bulger e Leonardo DiCaprio in quelli del giovane poliziotto costretto a infiltrarsi nella sua banda. Il risultato è un altro grande gangster-movie di Marty, questa volta sullo sfondo della mala irlandese in Massachusetts. Registi e attori dell’originale sostengono che sia meglio la loro versione, ma Scorsese manda tutti a casa con quattro Oscar: miglior film, regia, sceneggiatura non originale e montaggio.

Peggiori: Vanilla Sky

Alejandro Amenábar poi s’è perso per strada pure lui (vedi Regression: mai titolo fu più tristemente profetico), ma all’epoca di Apri gli occhi era la sensation del cinema spagnolo, e non solo. Tanto che Tom Cruise volle farne un remake con la fidanzata di allora Penélope Cruz, già presente nell’originale. Bastava questo a dire: fermatevi! E invece, eccoci qua: Tom, Pe, e pure Cameron Diaz terza incomoda. Dirige Cameron Crowe: pure tu, come hai potuto?

Migliori: La cosa

Il racconto di fantascienza La cosa da un altro mondo di John W. Campbell, diventato nel 1951 il film omonimo diretto da Christian Nyby e (non accreditato) Howard Hawks, si trasforma nelle mani di John Carpenter in uno degli horror più seminali della storia del cinema. Ora è semplicemente “The Thing”, come la forma di vita extraterrestre che invade la Terra. E che cambia per sempre i contorni del cinema dell’orrore contemporaneo. Lo stesso regista dice che questo è il film preferito tra quelli (quasi tutti bellissimi) da lui girati: difficile dargli torto.

Peggiori: Travolti dal destino

All’epoca fu come sparare sulla croce rossa, mentre oggi, forse forse… No, dai: scherzavamo. Madonna probabilmente non è mai stata così esplosiva sullo schermo. Ma il re-boat (pardon) del sommo Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto di Lina Wertmüller è una miccia che non prende fuoco. Anche se Adriano Giannini prova a mettere un po’ del fascino ferino di papà Giancarlo: diciamo che la resa è diversa. Guy Ritchie, che veniva da cult come Lock & Stock e The Snatch, non fu mai spernacchiato tanto: e vorremmo ben vedere.

Migliori: Ocean’s Eleven

Confrontarsi con il Rat Pack di Frank Sinatra pareva una mission impossible. E invece Steven Soderbergh mette insieme il cast dei sogni: George Clooney presta il suo fascino effortless al truffatore Danny Ocean, Brad Pitt è il suo fighissimo braccio destro. E poi Matt Damon, Don Cheadle, Carl Reiner, Elliott Gould, Casey Affleck, fino ad Andy Garcia e Julia Roberts (!). Praticamente mezza Hollywood. Il piglio diabolicamente intelligente, adrenalinico e brillantissimo del regista fa il resto. E batte a mani basse l’originale.

Peggiori: Psycho

Rifare il capolavoro horror di Alfred Hitchcock scena per scena? Roba da pazzi: anche più pazzi di Norman Bates, s’intende. Il matto in questione è l’egregio Gus Van Sant. Che, in quanto da sempre caro ai cinefili, ha convinto più di un critico sulla bontà dell’operazione. Peccato sia un esercizio di stile piuttosto esangue, nonostante le coltellate nella doccia. E che i protagonisti Vince Vaughn e Anne Heche (parlandone da viva) non siano l’Anthony Perkins e la Janet Leigh originali. Proprio no.

Migliori: La mosca

Il glorioso Cinemascope utilizzato da Kurt Neumann nel 1958 per “allargare” gli incubi degli spettatori nell’Esperimento del dottor K. si traduce quasi trent’anni dopo nelle visioni “body horror” di uno dei maestri della psico-fantascienza: David Cronenberg. Un progetto dalla lavorazione lunghissima (e travagliatissima) che consacra definitivamente l’autore canadese nel panorama più pop, dopo successi di critica come Scanners e Videodrome. Il Vincent Price di ieri è qui incarnato da Jeff Goldblum: ed è giustissimo così.

Peggiori: Ghostbusters

La fregola generale di rifare tutto “al femminile” acchiappa pure gli Acchiappafantasmi. C’era bisogno di un rifacimento MeToo starring il cast scatenato delle Amiche della sposa (il regista, dopotutto, è lo stesso)? Decisamente no. Kristen Wiig, Melissa McCarthy e compagnia ce la mettono tutta, ma non si ride nemmeno per sbaglio. E i cammei di Bill Murray, Dan Aykroyd e Sigourney Weaver sembrano poco convinti, al pari degli spettatori. Un velo pietoso per Chris Hemsworth versione nerd: non ci crede manco lui.

Migliori: A Star Is Born

A Star Is Born è il “remake dei remake”, un cavallo di battaglia tutto hollywoodiano. Dalla parabola della stella autodistruttiva intrappolata nell’ombra della protégée di cui è innamorato ci sono già passate almeno un paio di icone: Judy Garland e Barbra Streisand. Il debutto alla regia di Bradley Cooper è la quinta (!) versione arrivata sugli schermi, con l’attore che scrive, produce, dirige e si ritaglia anche la parte del rocker scassato, rivelandosi un talento canterino niente male. Al suo fianco vuole a tutti i costi una Lady Gaga struccata e vulnerabile, che agguanta anche una nomination all’Oscar come attrice. E vince (giustamente) la statuetta per la miglior canzone originale: quella Shallow che tutti, volenti o nolenti, ci siamo trovati a gorgheggiare.

Peggiori: Tomb Raider

La doppietta cinematografica precedente con protagonista Lara Croft non era certamente un capolavoro, ma la divina Angelina era più videogame del videogame, e tanto bastava a rendere rilevante quello stupido giocattolone. Nell’edizione 2018, la canotta è andata all’imbronciatissima Alicia Vikander, che leva all’eroina tutto il suo côté sexy e ironico: gli hashtag indignati oggi vanno silenziati preventivamente. Pure Jolie aveva vinto un Oscar prima di darsi ai blockbuster. Lo stesso è accaduto a Vikander (un po’ immeritatamente), che però continua a volersi prendere sul serio. E, in un’avventura svuota-cervello come questa, è la prima cosa che guasta il (presunto) divertimento.

Migliori: Piccole donne

Sì, il classicone for girls di Louisa May Alcott è stato adattato innumerevoli volte nel tempo, e con alcune “grandi” a interpretare le sorelle March (Katharine Hepburn, Liz Taylor, Janet Leigh, eccetera). Ma la versione di Greta Gerwig dà a Meg, Jo, Amy e Beth un twist contemporaneissimo, pur mantenendo tutto il meraviglioso décor e sottolineando l’anima femminista del romanzo sì, ma senza mai cadere nel fastidioso o nell’ovvio. Se Winona Ryder è stata la Jo del cuore per tante, adesso è arrivata un nuova eroina ribelle a Concord: la formidabile Saoirse Ronan. E il film rende finalmente giustizia anche al sottovalutassimo personaggio di Amy, grazie anche alla performance bomba di Florence Pugh. Se il senso di un remake è parlare al proprio tempo (e consacrare una nuova generazione di attrici), beh Gerwig ha vinto tutto.

Peggiori: Ben-Hur

Da William Wyler a Timur Bekmambetov. Se il primo è uno dei nomi più grandi della Grande Hollywood, il secondo è… chi è? Ecco. Perché dunque affidare a lui il remake, che nessuno aveva chiesto, del peplum più clamoroso della storia del cinema? Bella domanda. Un altro mistero è aver assegnato la parte del protagonista a Jack Huston, uno che c’ha provato in tutti i modi senza mai farcela, e che qui invece sostituisce Charlton Heston: really?! L’originale dura 212 minuti e la copia “solo” 123: ma la seconda è il vero mattone.

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