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I 50 migliori film d’azione di tutti i tempi

Dai ‘bullet ballets’ alle epopee fantascientifiche, dai classici kung-fu alle avventure di supereroi: la lista definitiva delle migliori scariche di adrenalina mai viste sul grande schermo

Artwork: @photoeditorjoe. Foto: Everett Collection, 4; Disney Studios 2018; MGM Pictures; Universal Pictures

Per fare un film, come disse una volta un saggio uomo francese, tutto quello che serve è una ragazza e una pistola. Ma se alla ricetta aggiungi esplosioni, inseguimenti, qualche confronto diretto con knockdown dopo una scazzottata, un pizzico di kung-fu e quanto basta di duelli con la spada, la cosa non nuoce. Il genere d’azione è entrato a far parte del panorama cinematografico sin dai tempi dei Keyston Kops e dei cattivi coi baffoni arricciati che legano le eroine ai binari del treno; si potrebbe addirittura farne risalire la nascita al famoso corto dei fratelli Lumière, quello del treno che entra in stazione, che stando a quanto si dice aveva fatto scappare il pubblico dalla sala gridando. La sacra trinità del cinema, ovvero emozioni, brividi e lacrime, è stata l’attrazione principale del grande schermo per decenni. E quando negli anni ’80 è iniziata l’Era Blockbuster, non c’era multisala che non avesse in programmazione almeno un action movie. Tuttavia, non tutti i film questa-sì-che-è-un’esplosione-coi-fiocchi sono stati creati uguali, quindi vogliamo dare voce ai 50 migliori film d’azione di tutti i tempi, la crème de la crème delle pellicole di arti marziali, bullet ballet, avventure men-on-a-mission, cappa e spada, saghe di supereroi, spettacoli di fantascienza, epopee wuxia e molto altro. Queste sono le oasi a cui abbeverarsi quando si sente il bisogno di una bella dose di cinema movimentato nel vero senso della parola. Allacciate le cinture.

50Operazione U.N.C.L.E. (2015) di Guy Ritchie

Per apprezzare questo adattamento al grande schermo diretto da Guy Ritchie, non serve essere esperti conoscitori delle storie di spionaggio degli anni ’60, quelle in cui Robert Vaughn e David McCallum si sono cimentati in avventure tipo Bond (anche se, a dirla tutta, Ian Fleming è stato il consulente creativo della saga). Il film dimostra l’amore per lo spionaggio à gogo tipico dell’epoca, ma aggiunge un pizzico di atmosfera da Guerra Fredda. Henry Cavill è Napoleon Solo, il più garbato degli agenti della C.I.A.; un Armie Hammer ancora non toccato dallo scandalo che lo avrebbe coinvolto in seguito interpreta Ilya Kuryakin, la sua controparte del KGB. I due si contendono Alicia Vikander, e i piani del padre scienziato, per consegnarli ai rispettivi boss. Alla fine, i tre diventeranno una squadra che lotta contro un nemico comune. Prendendosi una pausa dalle saghe di Sherlock Holmes e Re Artù, Guy Ritchie ci mostra come coniugare dure scene di combattimento a quelle di inseguimento – più di una, in effetti – e ci fa vedere Cavill mangiarsi tranquillo un panino mentre guida un camion merci, lo fa saltare giù da una rampa e atterrare a bordo di una nave come se fosse la cosa più naturale del mondo.

491997: Fuga da New York (1981) di John Carpenter

Quando l’aeroplano presidenziale precipita oltre il muro di recinzione della colonia penale di massima sicurezza più pericolosa degli Stati Uniti – ovvero l’isola di Manhattan nel 1997 circa – c’è solo una persona in grado di salvare il leader del mondo libero: Snake Plissken, che, oltre ad essere un ex-soldato delle Forze Speciali e attuale prigioniero federale, è anche fichissimo. Il grintoso e distopico B-movie di John Carpenter non si limita a offrire al mondo un antieroe davvero unico nella persona di Kurt Russell, il salvatore riluttante. (Nessuno ha mai sfoggiato sul grande schermo una benda sull’occhio in modo migliore. Nessuno.) Lo sceneggiatore-regista ha anche regalato agli spettatori una versione della Città degli Orrori in stile casa degli specchi, un parco giochi dei dannati perfetto per sparatorie con pazzi punkettoni e inseguimenti attraverso ponti disseminati di esplosivo. E mentre tutti – da Adrienne Barbeu, la pupa con la magnum, a Isaac Hayes, il criminale numero uno noto come il Duca, senza dimenticare la colonna sonora piena di synth dello stesso Carpenter – contribuiscono a questo tutti-contro-tutti futuristico, è proprio Russell a far sì che questo man-on-a-mission movie sia una sorpresa continua.

48Dead or Alive (1999) di Takashi Miike

Si potrebbe accusare il film yakuza di Takashi Miike di essere poco originale per quanto riguarda la storia: un poliziotto (Sho Aikawa) è determinato a catturare un gangster (Riki Takeuchi) a tutti i costi. Ma non si può dire che il prolifico regista giapponese non presenti questo canovaccio trito e ritrito con il massimo dello stile e un ritmo a 200 battiti al minuto: il film si apre con un montaggio di corpi che cadono nel vuoto, abbuffate sovrumane di droghe, schizzi di sangue e proiettili volanti, il tutto su powerchord incalzanti. Anche quando Miike toglie il dito dal pulsante del tritatutto, la sua opera rimane una versione folle tutto-o-niente di una tipica situazione “due facce della stessa medaglia”. E il finale? Diciamo solo che è una delle più grandi strategie di chiusura cinematografiche di sempre, che porta l’intero genere dei film d’azione alla sua logica conclusione.

47The Rock (1996) di Michael Bay

Ecco a voi… The Rock. Di gran lunga il miglior film di Micheal Bay (non me ne vogliano i fan di Armageddon), in cui Alcatraz si trasforma in una location piena di ostaggi, con un generale canaglia ed eccessivamente zelante (Ed Harris) che minaccia di ridurre in macerie la Bay Area. Per disinnescare la situazione, l’FBI si affida all’unico uomo che sia mai stato in grado di fuggire dalla prigione galleggiante: chi altri se non il Bond 1.0, Sean Connery? È uno dei pochi film in cui il regista sfrutta davvero a pieno la sua “Bayhem”, specialmente quando si tratta di far saltare in aria le pietre miliari di San Francisco e sfoggiare qualche astuto giochetto alla topo-che-rincorre-il-gatto tra le attrazioni turistiche della città. E l’ingrediente segreto? È Nicolas Cage, che interpreta il biochimico nerd e trova il compromesso perfetto tra gli eccentrici fessacchiotti dei suoi primi film e l’uomo di azione della sua carriera futura.

46Io vi troverò (2008) di Pierre Morel

Il film che dà ufficialmente il via all’Era Liam Neeson. Il cinquantenne più grande eroe d’azione di tutti i tempi apre il film in modo abbastanza innocente: un padre affettuoso ed eccessivamente protettivo prova a riallacciare il rapporto con la figlia adolescente dopo anni di assenza. Lei vuole andare in vacanza a Parigi con la sua migliore amica e lui è preoccupato che qualcosa di brutto possa accadere alla sua piccolina, la quale viene infatti rapita da un trafficante di esseri umani albanese a sole 12 ore dal suo arrivo nella Ville Lumière. Ma si dà il caso che il paparino abbia alle spalle una carriera di ex agente dell’Intelligence americana, e, quando Neeson pronuncia le famose parole: «Io possiedo delle capacità molto particolari», diventa subito chiaro che non si tratta solo di un genitore ansioso. Le abilità sfoggiate nei successivi 100 minuti di film hanno essenzialmente trasformato l’attore irlandese in una superstar capace di sferrare pugni, calci e colpi di pistola facendoci così scoprire che per tutto questo tempo avevamo avuto davanti agli occhi un’icona del genere d’azione senza rendercene conto.

45Il fuggitivo (1993) di Andrew Davis

«Non ho ucciso mia moglie», afferma il dottor Richard Kimble, erroneamente accusato di omicidio. «Non mi interessa», risponde lo sceriffo Samuel Gerard, determinato a catturare questo fuggitivo a prescindere. Ma quando ormai pensa di avere in pugno il suo obiettivo, Kimble si tuffa dall’alto di una diga gigantesca riuscendo a finire sano e salvo in acqua. Questa è solo una delle scene che vi faranno trattenere il fiato nell’adattamento per il grande schermo che Andrew Davis ha fatto della serie televisiva degli anni ’60, in cui Harrison Ford prova disperatamente a catturare l’uomo armato che ha effettivamente commesso il crimine prima che Tommy Lee Jones possa acciuffarlo. In sostanza è un susseguirsi di scene di inseguimento esilaranti, ognuna delle quali condita da un Ford in straordinaria forma e un Jones che ci mette del suo con un mix di cinismo e irascibilità (il tono con cui pronuncia la famosa battuta: «Bene, bene, bene… guarda un po’ che roba» non ha prezzo). Quando al tempo ho visto il film al cinema, ricordo che il pubblico scoppiò in un applauso spontaneo quando Kimble riesce per un pelo a fuggire dall’autobus della prigione. E ancora oggi mi sembra una reazione del tutto appropriata.

44Speed (1994) di Jan de Bont

«Test a sorpresa, spaccone: c’è una bomba su un autobus. Raggiunte le 50 miglia orarie, la bomba viene innescata. Se poi si torna sotto alle 50 miglia, esplode. Che cosa fai?» Se sei Jack Traven, ufficiale della polizia di Los Angeles, la soluzione è semplice: prendi in prestito la macchina di un cittadino qualunque, salti sul bus che sfreccia sull’autostrada e fai in modo che i tredici passeggeri a bordo non saltino in aria. Il blockbuster di alto livello di Jan de Bont è quel tipo di film che sulla carta sembra assolutamente idiota – un Die Hard ma su un mezzo di trasporto pubblico – e in qualche modo funziona alla perfezione se tieni il motore al massimo dei giri e metti alla guida gli attori azzeccati (grazie, Keanu Reeves e Sandra Bullock). È davvero uno spasso, per non parlare di quando i due fanno scontrare il bus contro un Boeing 747.

43Wonder Woman (2017) di Patty Jenkins

Gli appassionati di cinema avevano già avuto un primo breve incontro con la guerriera amazzone interpretata da Gal Gadot in Batman v Superman: Dawn of Justice (e di questo film non vogliamo parlare mai più). Ma è stata la reinterpretazione di Patty Jenkins dell’iconico personaggio della DC Comics a coronare Gadot nei panni di Diana Prince – e il suo alter ego dal braccialetto a prova di proiettile e il lazo della verità – come supereroina del grande schermo per eccellenza. Ripercorrendo quelle che sarebbero state le avventure della Justice League durante la prima guerra mondiale, questo successone passa dai campi di battaglia nelle terre di nessuno durante la Grande Guerra, che vedono Diana combattere al fianco del suo grande amore Steve Trevor (Chris Pine), all’isola tutta al femminile di Themyscira, dove le compagne amazzoni cercano di difendersi dagli invasori nemici in cerca di un’arma. Il tutto diventa poi una battaglia tra dèi in cui la posta in gioco è una cosetta da niente: la continuazione della razza umana. Guardate le riprese di Jenkins mentre Gadot esce dalle trincee per affrontare il Kaiser con forza e compostezza estreme, e capirete subito l’impatto del fascino di questo personaggio su intere generazione di fan.

42Hero (2002) di Zhang Yimou

Già regista di fama internazionale, il cinese Zhang Yimou ha preso una pagina dalla sceneggiatura della Tigre e il dragone e ha montato uno dei film wuxia più epici fino ad oggi: una storia simile a una favola piena di colori, suoni, rabbia, un cast sterminato e alcune sequenze di combattimento davvero sbalorditive. A un guerriero senza nome (il Jet Li di Fist of Legend) viene concesso un raro incontro con il re, che è recentemente riuscito a sopravvivere a diversi attentati alla sua vita. L’uomo afferma di aver affrontato tutti e tre gli assassini – Spada Spezzata (Tony Leung), Neve che Vola (Maggie Cheung) e Cielo (Donnie Yen) – e di averli sconfitti. Mentre intrattiene il reggente con le storie di questi incontri, tuttavia, un secondo piano è in atto. Ci sono un numero assurdo di scene grandiose, da Li e Cheung che si difendono da un attacco sul tetto di una scuola di calligrafia a Li e Yen che immaginano ogni mossa di un duello con la spada mentre stanno immobili in un cortile sotto la pioggia. Per quanto ci riguarda, l’immagine che ci è rimasta impressa è quella di un uomo solitario che guarda una cascata di frecce scendere dal cielo e accetta in silenzio quello che il fato ha in serbo per lui.

41Nikita (1990) di Luc Besson

Il regista francese Luc Besson applica un patinato cinéma du look a un thriller in pieno stile hollywoodiano: una tossicomane (Anne Parillaud) viene catturata dopo una rapina fallita. Invece di essere arrestata, viene dichiarata morta dal governo, ribattezzata “Nikita” e addestrata come assassina mortale. Alla fine, la ragazza riesce ad adattarsi alla sua nuova vita. Ma i suoi capi hanno altri piani per lei. Il film ha ispirato una famosa serie televisiva a più riprese e molti remake, e lo stesso Besson se ne è uscito nel 2019 con una copia più o meno fedele di questa storia con il film Anna. Non è difficile riconoscere i tratti del personaggio “riparatore” di Jean Reno in dozzine di film che hanno seguito questo grande successo. Tuttavia, nessuno ha superato l’interpretazione perfettamente calibrata di Besson della scena clou di Nikita, in cui l’addestratore porta fuori a cena la nostra eroina in un posto elegante, per poi informarla che deve uccidere due clienti e inventarsi un piano di fuga.

40I guerrieri della notte (1979) di Walter Hill

Riuscire a fondere i fumetti, una versione cartone animato della storia delle gang newyorkesi degli anni ’70 e l’Odissea di Omero in qualcosa che ha resistito alla prova del tempo è impresa impossibile. Per fortuna, nessuno si è preso la briga di dirlo allo sceneggiatore-regista Walter Hill. Un enorme raduno degli “eserciti della notte” dei cinque distretti newyorchesi trova i Warriors di Coney Island – roba pesante, impossibile non averne sentito parlare – che si avventurano nel cuore del Bronx. Dopo essere stati incastrati per aver assassinato un leader carismatico, dovranno passare sotto le forche caudine di nemici arrabbiati e vestiti in modo sgargiante per poter rientrare nel loro territorio. Sì, è in gran parte una lunga scena di inseguimento punteggiata da combattimenti tra bande, ma Hill sa esattamente come mantenere alto il ritmo e quando disseminare di difficili ostacoli il cammino dei nostri eroi. Meglio non scherzare con i Riffs di Gramercy o i Turball AC’s. E come ti potrà confermare chiunque si sia mai travestito da Baseball Fury per Halloween, è uno dei film d’azione degli anni ’70 dal look più figo in assoluto. Sono stato chiaro?!

39Atomica bionda (2017) di David Leitch

Per quanto riguarda i film d’azione, Charlize Theron aveva già dimostrato di essere in grado di tener testa a delinquenti postapocalittici, ma qui la vediamo come unica protagonista al centro del palco, con i suoi tacchi a spillo rossi, a dimostrare che sa altrettanto facilmente far fuori i cattivoni dell’Europa orientale alla fine della Guerra Fredda. Il riferimento alle scarpe non è casuale: quando Lorrain Broughton, l’agente dell’MI6 da lei interpretata, si trova in una situazione pericolosa su un’auto che sfreccia per Berlino, si vedrà costretta a usare le sue elegantissime décolleté come arma letale da conficcare nella trachea di un nemico. Da lì in poi, le cose possono solo diventare più violente: ecco come il regista David Leitch (uno dei due membri del team ideatore di John Wick) ha trasformato il suo adattamento della graphic novel The Coldest City in un percorso a ostacoli e combattimenti tra spie per la sua star. (A quanto pare, Theron ha lavorato con otto istruttori diversi per mettersi in forma smagliante, e i suoi sforzi sono stati ampiamente ripagati.) Il piano sequenza lungo sette minuti della sparatoria in un complesso di appartamenti, che culmina con un brutale uno contro uno, rimane uno dei più spettacolari scambi di mazzate.

38The Mission (1999) di Johnnie To

Ma come, pensavate davvero che in questa lista non ci sarebbe stato almeno un film di Johnnie To? La controparte hongkonghese di Micheal Mann ha ampiamente fatto la sua parte per quanto riguarda i classici del genere d’azione, ma la storia del 1999 delle cinque guardie del corpo assunte per proteggere il boss di una Triade è sicuramente l’apice delle storie buoni-contro-cattivi ideate dal regista. Basterebbe anche solo la sequenza della sparatoria nel centro commerciale per dare al film un riconoscimento: è un esempio perfetto di come usare l’ambiente, l’editing, i movimenti di cinepresa, gli attori (incluso il magnifico trio Anthony Wong, Simon Yam e Lam Suet), e composizioni geometriche impeccabili per creare una scena indimenticabile.

37Predator (1987) di John McTiernan

Avrebbe dovuto essere la solita missione di salvataggio in America Centrale per il maggiore “Dutch” Schaefer e i migliori soldati del suo squadrone di forze speciali, se non fosse che nella giungla qualcuno li sta inseguendo e facendo fuori uno a uno. O meglio, qualcosa li sta inseguendo: nello specifico, una creatura aliena che, stando al trailer, «uccide per il piacere d’uccidere e tortura per divertimento». Ingegnosa combinazione di Alien e quel tipo di film tutti muscoli e proiettili che Arnold Schwarzenegger si mangiava a colazione negli anni ’80 insieme al burro d’arachidi iperproteico, quest’opera di John McTiernan sembra essere il terreno di prova per il successivo Die Hard, con l’aggiunta di extraterrestri e molte più armi da fuoco. (Il che è un complimento, per inciso.) La scena finale, in cui Schwarzenegger si rende conto che per poter catturare il predatore deve pensare come lui – e anche cospargersi di fango – sembra un film d’azione in miniatura inserito dentro a uno più grande.

36Point Break – Punto di rottura (1991) di Kathryn Bigelow

Il miglior esempio di film che vede agenti dell’FBI lottare contro una banda di surfisti svitati, drogati di adrenalina ma molto zen, e se qualcuno aveva ancora bisogno di conferme che Kathryn Bigelow fosse una regista d’azione di prima scelta, anche dopo il succulento e succhiasangue Il buio si avvicina, questo film ne è una prova inconfutabile. Keanu Reeves è Johnny Utah (che nome!), un agente federale sulle tracce di un gruppo di rapinatori di banche conosciuto come “gli ex-presidenti”, che finisce per entrare in contatto con una banda di surfisti capitanati da Bodhi, il filosofo dai capelli color cenere interpretato da Patrick Swayze. I due faranno amicizia grazie a una passione comune per le avventure ad alto tasso di adrenalina, e poi… be’, sapete che lavorare sotto copertura è una faccenda rischiosa, no? Nel film non manca niente: l’inseguimento in un’area residenziale di un uomo mascherato da Ronald Reagan che prende fuoco, un po’ di paracadutismo tra amici, Gary Busey che si mangia un panino con le polpette, uno dei Red Hot Chili Peppers che si becca un colpo in faccia, e il gran finale con colluttazione sulle tavole da surf sotto la pioggia che potrebbe giustamente farti commuovere. Vaya con Dios, Bodhi.

35Le furie umane del kung fu (1978) di Chang Cheh

Il regista Cheng Cheh (Mantieni l’odio per la tua vendetta, La mano violenta del karate) e la crème de la crème del talento cinematografico della Shaw Brothers si riuniscono qui per presentare al mondo i cinque tipi di kung-fu della “Setta degli spietati”: Scorpione, Centopiedi, Serpente, Lucertola e Rospo. Un maestro in fin di vita ha insegnato ai suoi cinque migliori allievi uno stile di combattimento; ora ha bisogno che un ultimo studente (Chiang Sheng) conosca le mossa di ognuno di questi stili per assicurarsi che nessuno di loro stia usando le sue velenose arti marziali per scopi nefasti. Le sequenze di allenamento da sole rendono questo film una delle più emozionanti epopee mai prodotto dal leggendario Studio Shaw; la scena della battaglia finale tra i cinque anziani è puro delirio marziale.

34La grande fuga (1963) di John Sturges

Se venivi internato allo Stalag Luft III, di sicuro eri un piantagrane numero uno: questo campo di concentramento tedesco ospitava infatti i soldati alleati più rompicoglioni che venivano catturati. Per i nazisti era un luogo da cui era impossibile fuggire. Per i prigionieri, fuggire era una sfida. Questo film di guerra di John Sturges è ancora un punto di riferimento nel cinema all-star da veri maschi degli anni ’60 (quella decade ci ha regalato Quella sporca dozzina, I magnifici sette, I professionisti e I cannoni di Navarone!) e, quando una piccola élite di questo gruppo di internati riesce a liberarsi, le aspettative vengono tutte soddisfatte. Probabilmente ricorderete il tentativo di fuga via aereo verso il confine svizzero, o il teso incontro alla stazione dei treni che termina in tragedia. Ricorderete quasi sicuramente anche il giro in moto di Steve McQueen con le guardie alle calcagna, che raggiunge il suo massimo quando l’attore salta oltre a un recinto di filo spinato. Iconico.

33Avengers: Endgame (2019) di Anthony e Joe Russo

È la resa dei conti del Marvel Cinematic Universe, quella che mette fine a tutti gli scontri, l’ultimo episodio della Fase 1 (poco importa che Spider-Man: Far from Home sia uscito dopo), il grande incontro che arriva dopo una ventina di episodi. Joe e Anthony Russo hanno finito quello che avevano iniziato con Avengers: Infinity War, in cui Iron Man, Capitan America & Co. saltano sulla linea del tempo per raccogliere le gemme dell’infinito e ristabilire l’equilibrio dell’universo prima che Thanos schiocchi le dita e bla bla bla. Ci sono parti veramente emozionanti e deviazioni imprevedibili – diciamocelo, chi si aspettava di vedere Thor ingrassato? – mentre una lunga e fortunata narrazione episodica lascia il posto a una saga di grande successo. Ma tutto sbiadisce in confronto al gran finale, in cui praticamente tutti i personaggi Marvel presentati negli ultimi vent’anni si riuniscono per combattere un esercito intergalattico da brividi. È uno spettacolo talmente degno di una pagina web di promozione che nemmeno l’impietosa foto di locandina del gruppo delle supereroine (ogni personaggio femminile si sarebbe meritato di più) può davvero rovinarti la festa.

32Atto di forza (1990) di Paul Verhoeven

I due più grandi capolavori di Paul Verhoeven fino ad oggi (Robocop del 1987 e Starship Troopers – Fanterie nello spazio del 1997) giocano su una perfetta proporzione di 75% di satira e 25% di delirio splatter. Per questo suo non del tutto fedele adattamento del racconto breve del 1966 di Philip K. Dick intitolato Memoria totale, il regista olandese ha invertito le parti della ricetta e, ironia della sorte, è riuscito a creare il suo miglior film d’azione. Arnold Schwarzenegger interpreta un uomo comune del 2084, col suo bel lavoro nell’edilizia, una vita perfetta e una moglie perfetta (Sharon Stone). Ma allora, perché continua a fare incubi riguardo la vita su Marte? Alla fine, scoprirà che un tempo era stato un agente segreto sul Pianeta Rosso… e a quel punto dovrà capire a tutti i costi perché i suoi ricordi siano stati cancellati. Protesi di teste che esplodono, sparatorie sanguinolente stile cartoon, scene di inseguimenti con tassisti robot, una pioggia di battute esilaranti («Ho chiesto il divorzio»): tutti questi aspetti fanno sì che il film sia un grande esempio di come affrontare un genere in modo ironico e riuscire allo stesso tempo a creare la tensione tipica del grande schermo.

31Agente 007 – Missione Goldfinger (1964) di Guy Hamilton

Agente 007 – Licenza di uccidere aveva decretato la prima incarnazione su schermo di James Bond, cortese e al contempo spietato («È una Smith e Wesson, e ha sparato i sei colpi»), e con Dalla Russia con amore aveva dato prova di essere un uomo d’azione. Ma si potrebbe dire che il punto di partenza della saga sia proprio questo terzo episodio, che vede l’agente inglese dalla battuta pronta sulle tracce di un megalomane che, cantiamo insieme, «loves only goooold». Anche se il nome potrebbe sembrare una marca francese di smalti per unghie, Auric Goldfinger è un nemico all’altezza dell’eroe di Ian Fleming. Questo è l’episodio della saga Bond che ha introdotto l’Aston Martin super accessoriata, che ci ha regalato uno Sean Connery 007 impegnato in una rissa all’ultimo colpo con lo scagnozzo Oddjob (quello con la bombetta) che non ha niente da invidiare alla lotta contro “Red” Grant in Dalla Russia con amore, e che culmina col viaggetto di Goldfinger a Cuba interrotto da qualche “turbolenza” improvvisa. Questo è anche il film che avrebbe segnato più di ogni altro la saga per i cinquant’anni successivi, fino a che nel 2006 Casino Royale avrebbe aggiunto un tocco di ruvidezza al protagonista.

30Train to Busan (2016) di Yeon Sang-ho

Si possono trovare elementi tipici della regia d’azione praticamente in ogni film moderno che presenti scenari apocalittici popolati da zombie, da 28 giorni dopo di Danny Boyle a World War Z. Tuttavia, nessun’altra pellicola è riuscita a fondere in modo migliore i due generi quanto quest’opera sudcoreana. Il tema è un’epidemia che fa ammalare la gente, la deforma e le fa desiderare all’istante carne umana. Come tutti sappiamo, basta una sola persona infetta per trasformare un treno pieno di passeggeri in… [pausa drammatica] un viaggio di sola andata verso la morte! Dopo un primo momento di terrore-a-prima-vista, il regista Yeon Sang-ho riesce a mantenere un ritmo implacabile per la maggior parte del film e dimostra un’inclinazione per quelle scene piene di vita tipiche dei film di zombie (la massa crescente di morti viventi, una lotta tra sfidanti demoni, la fuga da un gruppo di cadaveri arrabbiati e affamati che spunta fuori dal nulla), realizzate con eleganza e stile al cardiopalma.

29Il Signore degli Anelli – Le due torri (2002) di Peter Jackson

Il rivoluzionario adattamento dell’epopea fantasy-eroica di J.R.R. Tolkien che è valso un Oscar a Peter Jackson si qualifica, tra le altre cose, come lungo film d’azione (oltre che fantasy, melodramma, film romantico, tragedia, road movie, studio del tema dell’antieroe, commedia sugli amici stretti degli hobbit). E ognuno dei tre episodi che compongono la saga del regista neozelandese presenta incredibili scontri che coinvolgono guerrieri, creature striscianti, ragni, Oscuri Signori e altri abitanti della Terra di Mezzo. Ma è il pezzo forte dell’intera trilogia, che occupa più o meno due terzi del secondo episodio Le due torri, che la fa da padrone su tutto il resto: la Battaglia del Fosso di Helm. Scena famosissima nel libro di Tolkien, è la prima grande contesa nella Guerra dell’Anello, che vede eserciti di uomini ed elfi difendere un castello da legioni di Orchi. E in termini di portata e composizione, con i suoi quasi 40 minuti di durata, è la scena madre di tutti gli assedi su grande schermo. Le frecce volano, le spade risuonano, i nemici demoniaci grugniscono, legno e pietra vengono frantumati sotto il peso di forze opposte finché alla fine la cavalleria, nelle vesti di un mago dai capelli bianchi e del suo seguito, viene in soccorso. È, nel vero senso della parola, fantastico.

28Edge of Tomorrow – Senza domani (2014) di Doug Liman

Scendi da un aereo e combatti contro orde di alieni inquietanti. Muori sulle spiagge in un massacro che al confronto lo sbarco in Normandia è una passeggiata. Svegliati la mattina dopo, risciacqua, ripeti. L’interpretazione fantascientifica di Doug Liman di Ricomincio da capo è un terreno fertile per ogni star, e ha introdotto Emily Blunt nelle vesti dell’eroina d’azione a un pubblico fino a quel momento ignaro ma estremamente riconoscente. Quante volte è possibile trucidare una delle stelle del cinema più conosciute? Per non parlare poi delle diverse modalità. Una volta che Cruise e Blunt hanno capito come fare il pieno di armi in questo loop temporale, ci vengono presentati scenari che combinano i film di guerra, di spionaggio, di invasioni aliene e, chiaramente, quelli alla Tom Cruise. La promessa di un sequel è morta sul nascere, ma noi continuiamo a sperare che una potenziale “parte seconda” si svegli e cominci di nuovo a combattere.

27L’Impero colpisce ancora (1980) di Irvin Kershner

Quando ha regalato al mondo il primo film di Star Wars nel 1977, George Lucas è riuscito a sintetizzare un mucchio di vecchie influenze di azione e avventura – dalle serie di Flash Gordon ai film di combattimenti aerei della Seconda guerra mondiale – in un pacchetto soffice e adatto al grande pubblico. È stato un punto di svolta nei film americani e ha introdotto un’intera nuova generazione a un certo tipo di cinema da brividi. E anche se sequenze d’azione eccezionali se ne trovano in ogni episodio della saga finora realizzato, perché non scegliere il miglior film del gruppo per questo elenco? Il secondo episodio della trilogia originale non solo si basa sullo slancio del suo rivoluzionario predecessore, ma rimane il punto più alto nella narrazione della serie; introduce alcuni nuovi personaggi fondamentali (Yoda! Lando! Boba Fett!!!), e riserva un’enorme sorpresa per quanto riguarda il nostro eroe Jedi Luke Skywalker. Non mancano la resa dei conti tra i ribelli e gli AT-AT sul pianeta Hoth, le manovre del Millennium Falcon attraverso un campo di asteroidi, un’audace fuga da Cloud City. Ma il culmine si raggiunge con il duello tra Luke e Darth Fener. Se proprio dobbiamo scegliere tra gli episodi di Star Wars, non abbiamo dubbi.

26La leggenda di Robin Hood (1938) di Michael Curtiz

Film di spadaccini di certo non mancavano prima che Errol Flynn basasse questa sua pellicola sulla leggenda dell’eroe inglese che rubava ai ricchi per dare ai poveri (vedi l’intera carriera di Douglas Fairbanks, che aveva anche interpretato il personaggio in un film muto del 1922). Ma la spassosa commedia in Technicolor del regista Micheal Curtiz sulle avventure nella Foresta di Sherwood ai tempi in cui «la storia dipendeva dal volo di una freccia, o dal colpo di una spada» potrebbe essere un esempio da manuale di pura adrenalina in stile Old Hollywood. Flynn si fa strada in tutte le scene del film oscillando, saltando, rimbalzando, cavalcando e combattendo col minimo sforzo e il massimo fascino; a ottant’anni di distanza, si rimane ancora senza fiato a guardare questo spettacolo di audaci acrobazie. E assistere al galante Robin che incrocia la spada del vile Sir Guy di Gisborn al culmine del film è come vedere il Dna del moderno cinema d’azione dispiegarsi davanti ai tuoi occhi.

25L’assassina (2017) di Jung Byung-gil

Il regista sud coreano Jung Byung-gil prende una storia già conosciuta – addestrata da assassina, una giovane donna (Kim Ok-bin) deve usare le sue abilità contro i suoi mentori che l’hanno tradita – e schiaccia sull’acceleratore. Alcune scene originalmente filmate dal punto di vista della protagonista, e una lotta su un autobus da far girare la testa distinguono questo da altri film d’azione dell’Estremo Oriente. Ma è la scena del duello a tre su motociclette a tutta velocità (!) che lascerà i patiti di cinema d’azione con una domanda: «Ma come cavolo hanno fatto?».

24Fast & Furious 5 (2011) di Justin Lin

È il film della serie Fast and Furious che fa da pietra miliare per quelli futuri: grazie a qualche aggiunta al cast degli episodi precedenti, una location esotica perfetta per un piano ben eseguito, le assurde acrobazie che sfidano le leggi della fisica e l’uso deliberato della parola “famiglia”, finalmente la saga si lascia alle spalle le corse d’auto clandestine per diventare una serie d’azione di prima categoria. Fast & Furious 5 è anche l’episodio che introduce l’agente Hobbs, l’amico-nemico del federale Dwayne Johnson, e presenta una classica rissa The Rock-vs-Vin Diesel che è un turbinio di teste calve e bicipiti.

23Kill Bill: Vol. 1 & 2 (2003-2004) di Quentin Tarantino

Sì, stiamo considerando il “bloody affair” come un film unico. La lettera d’amore di Quentin Tarantino al cinema grindhouse internazionale – dai poemi epici di kung-fu dei fratelli Shaw agli spaghetti western, ai thriller di vendetta svedesi – vede la Sposa Uma Thurman affrontare i suoi ex complici e il suo ex amante Bill. Entrambi gli episodi sono pieni di numeri eccezionali, e dobbiamo ammettere di avere un debole sia per la Elle Driver con un solo occhio interpretata da Daryl Hannah, che per la nostra eroina che riduce in macerie l’interno di una roulotte. Ma la scena del Vol. 1 che mostra la resa dei conti alla Casa delle Foglie Blu (talmente sanguinolenta che è stato necessario convertirla in bianco e nero per evitare che il film fosse vietato ai minori di 17 anni) rimane il pezzo forte. «Se qualcuno dirà che questa parte non spacca abbastanza, allora non sono tanto bravo quanto penso di essere,» ha detto Tarantino al riguardo. «Kill Bill deve diventare per le scene di lotta quello che la Cavalcata delle Valchirie in Apocalypse Now rappresenta per le scene di battaglia». Missione compiuta.

22Logan – The Wolverine (2017) di James Mangold

L’ultima apparizione di Hugh Jackman nei panni dell’irascibile Wolverine dagli artigli affilati è il miglior candidato per il film di supereroi più cupo mai realizzato. Il Professor X interpretato da Patrick Stewart soffre di demenza senile e il suo mutante “indistruttibile” sta morendo; la salvezza arriverà sotto forma di una selvaggia e psicotica dodicenne. E se l’X-Man, famoso per la sua violenza, fosse capace di liberare sullo schermo il feroce guerriero che è in lui? La risposta si trova in alcune delle scene di sequestro di ostaggi più aggressive ed esilaranti dell’intera serie. Il film si apre con Logan che fa a fettine un gruppo di ladri di auto; quando la sua giovane protetta X-23 entra nella mischia – questa mutante possiede degli “optional” mortali e arriva in scena con una presentazione fichissima – le cose possono solo diventare più estreme e fuori controllo. È un’aggiunta cupa al tradizionale canone X-Men e un addio appropriato ad un guerriero che finalmente riesce a ritrarre i suoi artigli una volta per tutte.

21Snowpiercer (2013) di Bong Joon-ho

Nel futuro, l’umanità riesce a sopravvivere a una nuova era glaciale grazie a un treno in perpetuo movimento: più ci si allontana dalla locomotiva, più la classe sociale degli occupanti diventa bassa. Per liberarsi, il combattente per la libertà Chris Evans e il suo esercito di guerriglieri devono trovare il modo di risalire un vagone per volta, combattendo con mercenari armati di asce e insegnanti con il mitra che incontreranno lungo il cammino. Molto prima del film premio Oscar Parasite, il regista sudcoreano Bong Joon-ho è riuscito a parlare delle ineguaglianze sociali in modo più incentrato sul genere, riuscendo a trasformare il suo adattamento di una graphic novel francese in una violenta e viscerale satira dello scontro tra chi ha troppo chi non ha niente.

20Prima di mezzanotte (1988) di Martin Brest

Tutto ciò che il duro cacciatore di taglie Jack Walsh deve fare è scortare il contabile mafioso più fastidioso del mondo, Jonathan “Il Duca” Mardukas, da New York a Los Angeles per riscuotere 100mila dollari. Sembrerebbe cosa semplice, se non fosse che il duo è ricercato in tutto il Paese da teppisti, federali, un inseguitore a pagamento e un elicottero pieno di sicari. E così, Robert De Niro, Charles Grodin (R.I.P.) e il regista Martin Brest hanno realizzato un progetto che getta le basi per la perfetta commedia d’azione. Provate a pensare a tutti gli abbinamenti sbagliati di attori che avete visto recitare in brutte copie di scadenti commedie d’azione. Vedere questi tremendi novellini del sottogenere non può che farci apprezzare ancora di più quanto gli attori di Prima di mezzanotte siano riusciti a far sembrare tutto facile.

19Casino Royale (2006) di Martin Campbell

Prendendo alcuni suggerimenti dai primi anni di Connery (e qualche appunto dalla saga di Bourne), l’uscita inaugurale dello 007 di Daniel Craig stabilisce immediatamente una nuova e spietata versione di Bond: dal momento in cui lo vediamo sbarazzarsi di un informatore in un bagno e sparare a un capo dei servizi segreti che fa il doppio gioco, si capisce subito che il protagonista farà buon uso della licenza di uccidere. Il morbido ma brutale Bond di Craig è stato un’infusione di sangue fresco «agitato, non mescolato» per l’eroe di Ian Fleming, e questo reset lo ha portato senza indugi in un mondo in cui il combattimento corpo a corpo e gli inseguimenti con tanto di parkour facevano parte del lavoro tanto quanto stare bene in smoking.

18Mission: Impossible – Fallout (2018) di Christopher McQuarrie

Le infinite avventure della superspia Ethan Hunt e della Impossible Mission Force sono state una delle serie d’azione più affidabili in circolazione: una potente miscela di spionaggio vecchia scuola, star di prima categoria e acrobazie che ci fanno venire il dubbio che Tom Cruise abbia un istinto suicida. Questo sesto film rappresenta l’apice della serie, dallo skydive a 25mila piedi di altezza di Cruise, alla vedova bianca interpretata da Vanessa Kirby che mostra le sue abilità con un coltello. La scena dello scontro nel bagno, in cui Henry Cavill ricarica le sue “pistole” prima di gettarsi nella mischia, è una lectio magistralis su come mettere in scena un combattimento corpo a corpo.

17La tigre e il dragone (2000) di Ang Lee

Attingendo alle opere di registi come il King Hu di Xia nü, l’aggiunta di Ang Lee alla Hall of Fame dei film wuxia – una storia di due guerrieri innamorati del XIX secolo (Chow Yun-fat e Michelle Yeoh) – è sia un riverente omaggio a epopee vintage di spada e pugni che una revisione lirica dei moderni combattimenti con la tecnica wire-work. La scena in cui Chow e Zhang Ziyi si sfidano a duello facendo sibilare le loro lame in cima a una foresta di bambù è trascendentale; quella del testa a testa tra Zhang e Yeoh ti lascia proprio a bocca aperta.

16Terminator 2 – Il giorno del giudizio (1991) di James Cameron

Il sequel di James Cameron al suo capolavoro di cattiveria pulp degli anni ’80 sarebbe uno spasso anche se non tenessimo conto degli effetti speciali: pensate al Terminator ravveduto di Arnold Schwarzenegger che fa buon uso di una mini pistola, a quell’inseguimento da brivido in motocicletta, all’intelligente ripresa del famoso «Tornerò» o alla vista iconica di una Linda Hamilton strafisicata che carica con una mano sola il fucile. Ma poi vedi davanti ai tuoi occhi il cranio dell’elegante e metallico T-1000 di ultima generazione, interpretato da Robert Patrick, che si divide a metà dopo un colpo di fucile per poi riformarsi… e all’improvviso un mondo di possibilità cinematografiche sembra essere a pochi tasti di distanza. Hasta la vista, film d’azione analogici.

15Quella sporca dozzina (1967) di Robert Aldrich

Mettiamo che tu abbia un certo numero di gerarchi nazisti da eliminare contemporaneamente, in modo da far sì che gli Alleati possano prendere d’assalto le spiagge della Normandia: chi sceglieresti per portare a termine questo blitz suicida? Be’, una dozzina dei prigionieri più assetati di sangue e degenerati dell’esercito, che domande! L’avventura ambientata nella Seconda guerra mondiale di Robert Aldrich non è il primo film man-on-a-mission, ma è probabilmente il più influente e quello che vanta il cast più robusto e muscoloso di tutti (Bronson! Cassavetes! Robert Ryan! Telly Savalas!). Aggiungete un Lee Marvin nel suo aspetto più spietato, Jim Brown (MVP dei Cleveland Browns) che lancia granate giù per le prese d’aria e una sparatoria infernale tra la sporca dozzina e i soldati tedeschi, e il risultato che otterrete è un punto di riferimento per i film d’azione. Puoi praticamente sentire l’odore del testosterone uscire dallo schermo.

14Il cavaliere oscuro (2008) di Christopher Nolan

Bruce Wayne vuole solo appendere il mantello al chiodo e lasciare che sia il procuratore distrettuale Harvey Dent a dare una ripulita a Gotham City. Ma come fa a starsene con le mani in mano quando un cattivone senza riguardi per la legge – uno che vive per disseminare caos – non aspetta altro che guardare il mondo bruciare? Il Batman di Christopher Nolan, opera monumentale del regista, è giustamente ricordato in primis per l’interpretazione di Heath Ledger di un Joker folle e crudele. Eppure quella scena della rapina che apre il film sembra un ottimo tributo a Heat – La sfida: la scena (oggetto di discussioni) dell’inseguimento nel cuore della città sfiora la perfezione, e il momento in cui Batman rapisce un mafioso con un jet vi farà sudare freddo. Con la sua serietà di intenti e Ledger nei panni del sociopatico col cerone, le scene forti del Cavaliere oscuro hanno fatto fare un salto di livello ai film di supereroi.

13Police Story (1985) di Jackie Chan

Jackie Chan era già una star del cinema di arti marziali quando ha realizzato questo classico poliziesco: tuttavia, questo sarà il film che lo battezzerà come l’indiscusso Buster Keaton del cinema di Hong Kong. La frenesia della scena di apertura in cui Chan si fionda con la macchina giù per una collina attraverso una baraccopoli e si appende a lato di un autobus sarebbe un pezzo forte per qualsiasi film. E allora l’attore-regista decide di osare di più: nella scena del centro commerciale, si cala giù da un palo alto 25 metri facendo esplodere centinaia di lampadine e attraversa il vetro del soffitto di un negozio mandandolo in mille pezzi. Gli outtake dei crediti finali confermano che alcune volte l’attore ha davvero rischiato grosso!

12The Bourne Identity (2002) di Doug Liman

Lo smemorato eroe di Robert Ludlum, Jason Bourne, è stato un appuntamento fisso dei romanzi dell’autore sin dai primi anni ’80; quando Matt Damon ne ha vestito i panni nei primi anni 2000, tuttavia, solo i più devoti lettori appassionati della spy fiction avrebbero saputo dirti chi fosse. Il film del regista Doug Liman ha evidenziato gli stili di combattimento ravvicinato/corpo a corpo del personaggio, facendo un mix tra il Krav Maga e varie arti marziali filippine, e ha aggiunto tensione alle sequenze d’azione facendole vivere quasi in prima persona allo spettatore. (Paul Greengrass, che avrebbe preso le redini dei successivi film della saga, calcherà ancora di più su quest’ultimo aspetto.) Guardate il Bourne interpretato da Damon abbattere in rapida successione tre guardie di sicurezza dell’ambasciata e dimostrare a un assassino armato di coltello che non c’è niente di male nell’affrontarlo con una penna, e assisterete in tempo reale a un’evoluzione delle scene di combattimento. D’improvviso il nome di Bourne è diventato conosciutissimo e in ogni film successivo si è voluto aggiungere sempre più inventiva e coinvolgimento nelle scene di lotta.

11I predatori dell’arca perduta (1981) di Steven Spielberg

Ecco a voi Indiana Jones, professore universitario giramondo, famoso archeologo con un debole per i cappelli modello fedora e un odio sfrenato per i serpenti. Il cacciatore di tesori creato da Steven Spielberg e George Lucas in omaggio agli eroi d’azione della serie degli anni ’30, e il primo dei loro film di Jones sembra un susseguirsi di finali sospesi: riuscirà Indiana a fuggire da una grotta con trappole esplosive e massi rotolanti? Riuscirà a salvare dai nazisti Marion Ravenwood e l’arca dell’alleanza? Come farà a uscire fuori da quella fossa di serpenti che si contorcono? Non è comune che questo tipo un po’ vintage di emozioni da grande schermo diventino dei classici senza tempo, anche se la scena dell’inseguimento in cui Harrison Ford pende dalla parte anteriore di un camion in movimento rimane l’epitome della temerarietà nei film anni ’80.

10Aliens – Scontro finale (1986) di James Cameron

La leggenda narra che James Cameron abbia lanciato il suo sequel al successo horror/fantascientifico di Ridley Scott del 1980 scrivendo “Alien” su una lavagna, e aggiungendo il simbolo “$” alla fine. Il regista infatti ha fatto ben più che aumentare il numero di xenomorfi (e i guadagni della Fox). Il sequel a cura del futuro regista di Titanic non cerca di replicare il ritmo lento dell’horror-fantascientifico di Ridley Scott; anzi, decide che la Ripley di Sigourney Weaver e un plotone di marine spaziali debbano affrontare gli extraterrestri e pesta il piede sull’acceleratore. Proprio come le creature aliene, il film è implacabile e alimentato da un costante slancio in avanti; ha anche contribuito a fare di Sigourney Weaver una genuina icona femminile d’azione. Quando la regina aliena si presenta per affrontare Ripley, sappiamo già che quella madre mostruosa non ha alcuna possibilità.

9Black Panther (2018) di Ryan Coogler

Wakanda Forever! Il contributo di Ryan Coogler al Marvel Cinematic Universe rappresenta molto più che il culmine della soap opera in continua espansione del famoso studio cinematografico: è la prova che i blockbuster di supereroi possono essere non solo divertenti ma anche stimolanti, e trattare temi profondi senza che questo li renda meno appetibili per il grande pubblico. Black Panther è per i film di supereroi quello che Ombre rosse ha rappresentato per i western, e cioè un importante salto di livello per il suo genere. E Coogler mostra un’incredibile maestria nel mettere in scena l’azione, che si tratti di T’Challa che affronta i terroristi, di uno scontro a fuoco in un casinò sudcoreano con tanto di lancio di parrucca o una battaglia colossale in cui si deciderà il destino di un’utopia africana. Rest in power, Chadwick Boseman.

8I sette samurai (1954) di Akira Kurosawa

Un villaggio ha bisogno di essere protetto dai banditi. Per tenerlo al sicuro, vengono reclutati sette esperti combattenti. Con questa semplice premessa, il regista giapponese Akira Kurosawa inventa più o meno il moderno cinema d’azione, mettendo in risalto il movimento di ogni scena, da quella di un bisticcio che sfocia in una lotta uno contro uno, alla rappresentazione un vero e proprio assedio, senza però mai perdere di vista il personaggio, la tensione drammatica e lo sviluppo della narrazione. Il pezzo forte del film, la battaglia sotto il temporale, è giustamente oggetto di studio di studenti di cinema e registi veterani, perché Kurosawa ha scoperto un segreto: utilizzare suono (o silenzio) e furia per far scaturire allo stesso tempo emozioni e scariche di adrenalina. E come se non bastasse, c’è il grande Toshirō Mifune. E sebbene questo classico abbia ispirato una buona parte di ingegnosi remake (I magnifici sette degli anni ’60) e rifacimenti “amplificati” (lo strabiliante 13 assassini di Takashi Miike del 2010), in termini di intensità e veemenza con l’originale non c’è proprio partita.

7Hard-Boiled (1992) di John Woo

Una lista come questa potrebbe tranquillamente essere composta da soli film di John Woo: non c’è paragone tra il contributo del regista cinese al cinema d’azione negli ultimi cinque decenni e quello della maggior parte dei registi viventi. Il nostro film preferito di Woo, tuttavia, inizia con uno degli scontri a fuoco più incredibili mai impressi su pellicola: una caotica sparatoria in una sala da tè che incorpora balistica, uccelli e un bel po’ di slow motion, per culminare con il superpoliziotto Chow Yun-fat che scivola giù dalla ringhiera di una scala facendo fuoco da entrambe le pistole. Non è difficile capire perché i suoi film siano descritti come bullet ballet (balletto di proiettili) e questa sequenza (insieme a un’esplosione in un reparto maternità) non lascia spazio al dubbio.

6Matrix (1999) di Lana e Lilly Wachowski

Il magnifico mix di cyberpunk, couture sadomaso, fumetti e scenari fantascientifici cult creato dai fratelli (oggi sorelle) Wachowski non solo ha reso popolare una teoria complottista della realtà simulata, ma ha anche stabilito Keanu Reeves come primo vero eroe d’azione del XXI secolo. Un anno prima dell’inizio del nuovo millennio, ha determinato un cambiamento nel modo di realizzare grandi successi cinematografici. (Cerchiamo per un attimo di lasciarci alle spalle il fatto che il concetto della pillola rossa sia stato usato da estremisti di destra, ok?) Sentiamo ancora oggi le scosse di assestamento del terremoto scatenato da questo film per quanto riguarda l’uso spropositato di effetti speciali, le scene di addestramento e il concetto del “cosa succederebbe se…?” portato all’estremo. La sconvolgente missione di salvataggio che termina con un elicottero che va a schiantarsi contro un grattacielo facendolo increspare ha ancora oggi dello strabiliante. Le sequenze bullet time sono ancora assolutamente rivoluzionarie.

5I tre dell’Operazione Drago (1973) di Robert Clouse

Se ti dico “film di kung-fu”, sono certo che la prima immagine che ti viene in mente è Bruce Lee a torso nudo, col petto solcato da cicatrici e le mani in posizione di combattimento. Dopo aver lavorato in tv come spalla del Calabrone Verde, la star cino-americana si è trasferita in Oriente nei primi anni ’70 per recitare in una serie di film della società di produzione di Hong Kong Golden Harvest. I risultati – Il furore della Cina colpisce ancora (1971) e Dalla Cina con furore (1972) – lo hanno reso un nome noto in tutta l’Asia. Hollywood voleva riportare a casa la più grande star del continente, e allora ha inventato una storia su misura per lui: un agente sotto copertura si infiltra in un torneo di combattimenti organizzato da un perfido fuorilegge. Il resto è storia. I tre dell’Operazione Drago ha contribuito a fare di Lee qualcosa di simile a un supereroe in carne e ossa. Vederlo farsi strada tra dozzine di uomini e una raffica di pugni, piedi, bastoni e nunchaku fa capire il modo in cui l’attore sia stato in grado, da solo, di trasformare le arti marziali in fenomeno globale. La battaglia finale, in cui Lee combatte la sua nemesi dagli artigli di metallo in una sala degli specchi, è un capolavoro assoluto.

4The Raid – Redenzione (2011) di Gareth Evans

Una squadra d’attacco con armi speciali – di cui fa parte un ufficiale (Iko Uwais) con un interesse personale nella missione – deve catturare un boss della droga che vive nell’attico di un condominio di Giacarta. Ogni piano dell’edificio, tuttavia, è pieno di scagnozzi pronti a far fuori i poliziotti uno a uno. Il film d’azione di Gareth Evans è subito un classico. Il regista usa una struttura simile a quella di un videogioco e farà affrontare ai suoi eroi qualsiasi tipo di ostacolo immaginabile. Sparatorie? Combattimento corpo a corpo (incluso una brutale arte marziale indonesiana chiamata Penkat Silat)? Macete, asce, coltelli, qualcuno offre di più? C’è davvero di tutto, ogni scena impeccabilmente realizzata con un ritmo così frenetico e movimentato da lasciarti scioccato. La strategia bigger-faster-more di The Raid è stata una svolta così grande che il film è oggi un modello di riferimento per la composizione di sequenze di combattimenti, dalle carneficine di John Wick e Atomica bionda a quelle dello stesso Evans, altrettanto grandiose, nel sequel di The Raid del 2014.

3John Wick (2014) di Chad Stahelski e David Leitch

Basta pronunciare il suo nome per suscitare terrore sia nei pezzi grossi della malavita che nei colleghi killer professionisti. Quest’uomo è una macchina creata per uccidere, tanto famoso da esser chiamato dai più con l’appellativo “l’uomo nero”. Insomma, meglio non fare arrabbiare John Wick. Ma non la pensano così alcuni mafiosi russi. Mossa sbagliata. Vendette immediate, distruzione e un mucchio di cadaveri saranno il risultato. Non fate caso al nome modesto del protagonista: gli stuntman David Leitch e Chad Stahelski, co-registi del film, hanno saputo trasformare questo thriller di vendetta in un circo d’azione, con Reeves che dimostra di saper gestire qualsiasi cosa (proiettili, gomiti, calci, un assortimento di oggetti appuntiti) gli venga lanciata. È un nirvana del gun-fu con scenari eccentrici – una catena di alberghi che ospita esclusivamente assassini? – e una mentalità risoluta che in qualche modo calza a pennello alla sua stoica star. Possa questa serie cinematografica non finire mai.

2Die Hard – Trappola di cristallo (1988) di John McTiernan

«Vieni in California, vedrai che bello, ci divertiremo da matti…». L’ufficiale della polizia di New York John McClane si trova a una festa di Natale con la ex moglie in un grattacielo di Los Angeles quando i terroristi decidono di mettere sotto assedio l’edificio. Quello che segue è un gioco del gatto che insegue il topo che riesce a sfruttare l’ambientazione in un luogo confinato per creare un effetto incredibile. Il fatto che il film abbia anche segnato il battesimo di Bruce Willis, al tempo attore di serie tv, a star tutta muscoli del cinema ha coronato John McTiernan come regista d’azione di primo livello, e il concept avrebbe riscosso così tanto successo da dare vita a un milione di Die Hard. Yippee-ki-yay, pezzo di merda!

1Mad Max: Fury Road (2015) di George Miller

Il suo nome è Max e il suo mondo è fuoco e sangue. Il regista australiano George Miller aveva già creato il paesaggio postapocalittico in cui si muove l’ex poliziotto Max Rockatansky, quello dove o uccidi o sei ucciso, nella precedente trilogia che aveva avuto Mel Gibson come protagonista; il suo primo sequel, noto su questi schermi come Il guerriero della strada, era stato considerato la regola aurea per gli inseguimenti automobilistici distopici. Quando è arrivato il momento di rivisitare Mad Max decenni dopo Mad Max – Oltre la sfera del tuono del 1985, Miller ha deciso che avrebbe provato a fare il film alla vecchia maniera, ovvero con un sacco di acrobazie. Il regista non voleva fare altro che superare se stesso. E ci è riuscito. Il Max stanco del mondo interpretato da Tom Hardy, Charlize Theron nei panni dell’Imperatrice Furiosa dal braccio meccanico in fuga insieme alle altre concubine del tiranno, un branco di motociclisti cosplayer e i Figli della Guerra, soldati invasati che si scontrano nelle pianure aperte a 200 chilometri all’ora: tutto questo è cinema d’azione per eccellenza, e quello più impavido. In ogni momento lo spettatore si sente totalmente coinvolto in questo incessante scontro tra metallo e ossa, e non c’è secondo che non tema per l’incolumità non solo dei personaggi, ma anche degli attori. («Era letteralmente come andare in guerra», ha detto il coordinatore degli stunt Guy Norris.) Non siamo ancora sicuri di come sia stato possibile realizzare alcune di queste acrobazie e di come decine di uomini e donne coraggiosi non siano finiti in ospedale durante le riprese. Fury Road è la versione turbo di un film d’azione che fa sembrare ogni scena di inseguimento, esplosione e combattimento sul filo della morte in qualche modo totalmente organica e realizzata con enorme cura e totale abbandono. Diffidate delle imitazioni.

Da Rolling Stone USA

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