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I 20 migliori film del 2018

Memoir in bianco e nero, odi al primo amore, cani in stop-motion, ma anche commedie, pantere nere, western contemporanei e non. La nostra classifica.

Artwork by Stefania Magli

Artwork by Stefania Magli

20. La ballata di Buster Scruggs di Ethan e Joel Coen

I Coen si avventurano nel West con un film antologico in sei parti su pistoleri, cercatori d’oro e fatalismo di frontiera. I fratelli terribili del cinema amano incasinare il pubblico, ma non c’è nulla di casuale in questa ballata sulla morte che spesso è ironicamente dark e a volte semplicemente molto dark. Buster Scruggs è diverso da tutti i western che avete visto finora – è tipo Mezzogiorno e mezzo di fuoco, ma diretto da Ingmar Bergman.

19. Summer – Leto di Kirill Serebrennikov

Un’elegia per la new wave, l’amore, avere vent’anni nella Lenigrado del 1980. Summer – Leto è in bianco e nero, girato con meravigliosi attori e vere rockstar, tecnica pazzesca. Alterna il falso documentario, macchina a mano, al musicarello d’era sovietica e al videoclip. Serebrennikov è una mezza superstar, che si barcamena nella Russia di Putin, la blandisce e la scandalizza.

18. Il filo nascosto di Paul Thomas Anderson

Daniel Day-Lewis nel suo ultimo ruolo veste i panni di Reynolds Woodcock – il gigante della moda britannica degli anni ’50 – a sua volta personaggio specchio del regista, Paul Thomas Anderson, come in tutti i suoi film maniacale nella cura di ogni dettaglio. Il racconto di un uomo spietato, che non ha occhi che per la sua arte fino a un incontro, che cambierà per sempre la sua vita. Un gioiello del cinema che merita di essere ammirato in ogni sua sfumatura.

17. Tonya di Craig Gillespie

Una delle vicende più clamorose della storia recente americana trasportata sul grande schermo, con Margot Robbie che si spoglia della sua bellezza mozzafiato per un ruolo lontano da tutti i suoi lavori precedenti. Un film di un’intensità spiazzante che diventa un continuo saliscendi, tra le ombre del passato nell’America redneck, gli asfissianti allenamenti e le violenze familiari, fino alle luci della ribalta, il successo nazionale e il sogno a stelle e strisce che si infrange come peggio non poteva.

16. Widows – Eredità criminale di Steve McQueen

Ci sono heist movie, e poi ci sono gli heist movie diretti da Steve McQueen. Con la vicenda di tre vedove che decidono di portare a termine l’ultima rapina organizzata dai mariti criminali, il regista costruisce un thriller crudo e che rimane addosso. Manca poco che lo schermo esploda quando la truffa gender si trasforma in una questione di razza, in lotta di classe, in un fatto politico.

15. A Quiet Place di John Krasinski

Una campagna anonima, una famiglia che sembra un po’ strana, persino un emporio abbandonato. Dei mostri, tanti e parecchio brutti. A descriverlo così, A Quiet Place sembra un horror normale, anzi, uno stereotipo del genere. Ma non è così, il film è (quasi) muto, abitato da mostri orribili e attratti dal rumore. La forza del racconto, però, è nella normalità dell’eccezionalità, nello sforzo degli adulti di vivere una quotidianità impossibile, nel cercare la vita anche quando la morte li invade. Un silenzio assordante.

14. First Man di Damien Chazelle

Chazelle lancia il primo uomo sulla Luna sì, ma chiarisce che Armstrong (Ryan Gosling) non è un eroe per aver fatto quel “piccolo passo per l’uomo, grande passo per l’umanità”. È un eroe perché ha avuto la forza di sopravvivere a tutto il terrificante processo. E Claire Foy nei panni della moglie rivela il bilancio emotivo di una famiglia quando un marito e un padre si infilano in un razzo trappola mortale per ragioni che hanno poco a che fare con lo sventolare una bandiera.

13. Don’t Worry di Gus Van Sant

Mentre il popolino di internet si divide su quanto sia adatto o meno a interpretare il ruolo del Joker, Joaquin Phoenix vincerà un Oscar. In Don’t Worry, il nuovo film di Gus Van Sant, interpreta con intensità sconvolgente uno dei ruoli più trasformativi della sua carriera: John Callahan, vignettista satirico ed ex alcolizzato costretto sulla sedia a rotelle dopo un incidente. Una storia di devastazione, rehab e lieto fine.

12. Cold War di Paweł Pawlikowski

Cold War è un’esperienza ipnotica. Il regista polacco Pawel Pawlikowski, premio Oscar per Ida, canta l’amore ai tempi della Guerra Fredda in bianco e nero, basandosi sulla storia dei suoi genitori, che si incontrano nella Polonia rurale. Pianista lui, interprete lei, si muovono in una coreografia lunga trent’anni, che li riunisce e li separa, tra intrighi politici e sfrenatezze erotiche. Love is a losing game. Ma non sempre. O forse sì.

11. A Star is Born di Bradley Cooper

Tralasciando le solite stronzate di Hollywood per un approccio più rozzo, maldestro e vivo, Cooper e Gaga hanno fatto centro. Mescolando splendide canzoni originali con la sceneggiatura che ha scritto con Eric Roth e Will Fetters, Cooper ha fatto di A Star is Born una storia per una generazione stanca di vedere la verità cedere il passo a fantasie sciocche. Uno dei candidati più ingombranti dei prossimi Oscar.

10. Black Panther di Ryan Coogler

Ryan Coogler, Chadwick Boseman e chiunque abbia lavorato a Black Panther ha capito di avere un grande potere, anzi, una grande responsabilità: quella di fare la storia. Ci è voluto oltre mezzo secolo per vedere il primo supereroe di colore creato dalla Marvel al cinema. E il film su Pantera Nera non è semplicemente un altro cinecomic. È il migliore. Perché prende di petto questioni etniche e di genere, schiacciando stereotipi e mettendo al centro la coscienza razziale. Ora la palla passa all’Academy.

9. Morto Stalin, se ne fa un altro di Armando Iannucci

Armando Iannucci è il profeta della satira politica: The Thick of It, In the Loop e Veep vi dicono qualcosa? Con Morto Stalin, se ne fa un altro, mette basi storiche pesanti al suo feroce talento e lo usa per rappresentare le disfunzioni governative e le leadership squilibrate dell’élite bolscevica, impegnata in una lotta di successione in seguito alla dipartita del tiranno. Pensate di mettere in scena Veep in Unione Sovietica. Il risultato è una surreale black comedy che disgusta trovando lo humor nell’orrore storico.

8. L’isola dei cani di Wes Anderson

Se vi piacciono i cani, vi commuoverete. Se amate il Giappone, ve ne innamorerete. E se siete fan di Wes Anderson, vi ritroverete a scodinzolare davanti a questa fiaba in stop motion con mezza Hollywood al doppiaggio. L’isola dei cani è l’ennesima riprova che Anderson è uno dei pochi veri autori di oggi, l’unico indie che sia riuscito a diventare in un certo senso mainstream, pur rimanendo esattamente quello che è sempre stato.

7. Un affare di famiglia di Hirokazu Kore’eda

Più che un film la pellicola vincitrice a Cannes ricorda una raccolta di haiku, immagini leggere, delicate, dove scene brevi e frammentate diventano poesia con cui dipingere una bidonville giapponese. Il maestro Kore’eda Hirokazu torna sui temi che hanno costellato la sua carriera, ma con lenti nuove: una comunità di reietti diventa un filtro incantato attraverso cui ribaltare i concetti di giusto e sbagliato, dove il dramma della violenza e della povertà svanisce nell’innocenza dell’amore che lega i personaggi.

6. La forma dell’acqua di Guillermo del Toro

«I mostri sono i santi patroni dell’imperfezione», ha detto Guillermo del Toro parlando del suo ultimo film. La forma dell’acqua ha come protagonista una donna muta che si innamora di una creatura anfibia prigioniera nella base militare in cui fa le pulizie, che in Amazzonia era venerata dagli indigeni come una divinità. Una storia d’amore e incomunicabilità, stramba e originale, ma talmente potente da aver conquistato persino l’Academy, che l’ha premiata con 4 Oscar. 


5. Lady Bird di Greta Gerwig

C’è qualcosa di dolce e meravigliosamente strambo in questo racconto di formazione semi-autobiografico, che è insieme una dichiarazione d’amore di Greta Gerwig alla città in cui è cresciuta, Sacramento in California, e un ritratto agrodolce del rapporto madre-figlia. Una delle migliori prospettive sull’adolescenza che il cinema propone da anni.

4. BlacKkKlansman di Spike Lee

Basato sulla storia vera di Ron Stallworth, BlacKkKlansman mostra il modo in cui il primo poliziotto afroamericano di Colorado Springs è riuscito a infiltrare il Ku Klux Klan, e fregarlo dall’interno. Siamo nel 1970, ma sullo sfondo è sempre presente l’America infetta e carica d’odio di Donald Trump e della destra che lo sostiene. Un film che fa ribollire il sangue nelle vene, per la sua raffigurazione di un razzismo che non si estingue mai.

3. Tre manifesti a Ebbing, Missouri di Martin McDonagh

McDonagh (In Bruges, Sette psicopatici) è un tipo scatenato che ama i Negroni e scrive personaggi lontani dai cliché, dal dualismo buoni e cattivi, unicamente e dolorosamente umani. Tre manifesti è un film arrabbiato, ma non rabbioso, un western contemporaneo politicamente ed eticamente scorrettissimo. E Frances McDormand fa camminare la sua protagonista come fosse John Wayne.

2. Roma di Alfonso Cuarón

Un’opera d’arte non può essere messa in discussione da come o dove la guardiamo, se al cinema o su Netflix. E questa è una vera e propria opera d’arte. Nel suo Amarcord, Cuarón usa la memoria come unica guida, il bianco e nero del passato ma il digitale per riportare tutto al presente: dopo il Leone d’oro a Venezia, per il regista messicano Roma è il film della vita.

1. Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino

Chiamami col tuo nome è un’ode estatica al primo amore che ti trascina su ondate di erotismo vertiginoso e poi, con dolcezza, ti lascia emotivamente distrutto. È una rapsodia di immagini e suoni, dove le emozioni dei protagonisti sono nude come i loro corpi. Quasi nessuno è in grado di raccontare la tensione sensuale ed emotiva con il fuoco e la delicatezza di Guadagnino. Un nuovo classico per inguaribili romantici. E non guarderete mai più una pesca nello stesso modo.

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