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I 20 film Horror migliori del XXI secolo

Da apocalissi zombie ai film in gusto retrò con aggressori col coltello, i migliori film dell'orrore dall'inizio del millennio scelti da RS Usa

A cavallo tra la fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70, il Vietnam e i disordini civili aiutarono a lanciare una nuova età dell’oro dei film horror americani; nei primi anni dopo l’inizio del secolo in cui viviamo, nuove atrocità di massa e altre nuove guerre hanno alimentato una nuova ondata di film che, tramite mostri spaventosi e maniaci fuori di testa, parlano delle nuove ansie sociali. Sì, è sempre stato un genere duraturo indipendentemente da ciò che accade nel panorama culturale, ma considerando quello che è successo a livello mondiale nel corso degli ultimi 16 anni, ha senso che i film horror siano una cassa di risonanza delle paure della gente. Tutto ciò, insieme alla paranoia che si respira nell’aria, ha contribuito a dare vita, sia negli Stati Uniti che all’estero, ad una serie di film che meritano un posto nel pantheon.

Per cui, abbiamo messo insieme la nostra classifica dei migliori 20 film horror del XXI secolo – racconti di apocalissi zombie, fantasmi che ti prendono il cervello, film dal gusto rétro con aggressori armati di coltello, perle di neo-giallo, J-horror, K-horror, film francesi estremi e pellicole hollywoodiane che ci hanno spaventato, traumatizzato e fatto cagare addosso a partire dall’inizio dei 2000. Si è a lungo discusso su quali film dovessero entrare in classifica – “Mulholland Drive è sicuramente uno dei film più belli di questo secolo, ma siamo certi che sia un horror?” – ma siamo sicuri che in questa lista troverete pellicole che vi faranno ripetere: «È solo un film…è solo un film…è solo un film…».

20. “The Host”

Conoscete la procedura: degli scienziati disattenti scaricano in un torrente delle sostanze chimiche instabili e improvvisamente un gigantesco mutante inizia a distruggere la metropoli più vicina, divorando gli indifesi e terrorizzati abitanti. Il camaleontico regista sudcoreano Bong Joon-ho fa leva sul suo imprevedibile black humor – in cui le uccisioni prendono il posto delle battute – e la sua acuta capacità di satira sociale, fabbricando un film che parla di un mostro gigante come simbolo del periodo ecologicamente instabile in cui viviamo. Per non parlare del fatto che il film assegna ai personaggi terrorizzati dal mostro ricoperto d’alghe un’identità concreta, solitamente tralasciata dai film appartenenti a questo sotto-genere. La pellicola è una specie di B-movie in stile Godzilla ma più divertente e brillante.

19. “Crimson Peak”

Guillermo Del Toro si era impuntato sul fatto che la storia di una donna del diciannovesimo secolo che sposandosi diventa parte di una famiglia aristocratica ma maledetta era più un “romanzo gotico” che un tradizionale film dell’orrore. E sia; tuttavia, quando fantasmi senza pelle iniziano ad aggirarsi e a vagare per i piani e la hall della loro fatiscente dimora, minacciando la nuova e pallida sposa (Mia Wasikowska), la distinzione voluta dal del Toro sembra piuttosto discutibile. La raffinatezza e l’uso del colore di questo film ricordano le pellicole old school di Mario Bava o della Hammer, mentre un cast esperto – che include Tom Hiddleston e Jessica Chastain – riesce a interpretare la grottesca trama in una maniera che avrebbe entusiasmato Edgar Allan Poe.

18. “The Others”

S’incentra su una madre vedova interpretata magistralmente da Nicole Kidman il film misterioso e soprannaturale diretto da Alejandro Amenábar, che aggiorna il classico film della casa infestata dai fantasmi – si pensi a Presenze o a The Turn of the Screw – con una trama in stile Il Sesto Senso. Qui lo spavento è velato ma immediatamente efficace, grazie al timbro onirico e all’atmosfera grottesca del film. Amenábar usa il suo stile raffinato fatto di indizi e metafore per avvertirci che non tutto è come sembra, senza mai rivelarci il finale a sorpresa.

17. “Berberian Sound Studio”

Un film dell’orrore incentrato sul fare i film dell’orrore, questo film britannico, visionario e dalle tinte gialle con la star Toby Jones nella parte di un esperto degli effetti sonori che lentamente impazzisce mentre lavora su uno spaventoso film italiano con una crew minacciosa. Il regista e autore Peter Strickland tiene la dose maggiore di terrore confinata nella mente del protagonista, ritraendolo mentre sprofonda nella sua paranoica immaginazione durante i giorni trascorsi a immedesimarsi nel suono degli accoltellamenti e delle grida delle vittime. Il film è un intelligente esercizio di manipolazione del pubblico, che rende inquieti mostrando la falsità che serve per produrre un buon spavento – e per portare a termine il lavoro.

16. “Haute Tension”

Il più brutale e spaventoso film ambientato in una casa dai tempi de L’ultima casa a sinistra, questo film horror francese in stile “non si fanno prigionieri” è stato uno dei pochi a essere proiettato nelle sale americane nonostante fosse stato incluso nella lista nera NC-17 a causa della violenza presente nella pellicola. Ma a parte la messa in scena di arterie che sgorgano sangue, decapitazione e sventramenti, questo film si rivela all’altezza del titolo che porta, rendendo un così alto livello di suspance che è impossibile togliere gli occhi dallo schermo. Altrimenti in quale altro modo potremmo scoprire se la dolce protagonista Marie riuscirà o meno a difendersi con un listello ricoperto di filo spinato? Menzione particolare anche per la sega circolare.

15. “The Orphanage”

Questo film del 2007 di J.A. Bayona pone una domanda, cosa potrebbe essere più terrificante della scomparsa di un figlio? La sua risposta non potrebbe essere più inquietante: la possibilità che ad essere coinvolti siano dei bambini fantasma. Questo è un raro caso in cui un film dell’orrore diventa struggente oltre che terrificante, questo thriller soprannaturale, ambientato in un rudere gotico nella Costa Verde spagnola, riesce totalmente a rendere il titolo che porta; ma è l’eccezionale prestazione di Belén Rueda, nella parte della madre in lutto cui è scomparso il figlio, che riesce davvero a dare al film la botta emotiva.

14. “A Tale Of Two Sisters”

L’horror giapponese era di gran moda negli anni novanta e nei primi 2000; lo sguardo del regista sud-coreano Kim Jee-woon sulle storie di fantasmi ha dimostrato che il “K-Horror” poteva competere con i vicini orientali quando si tratta di stranezze sovrannaturali. Una coppia di sorelle sopporta a malapena la matrigna, mentre la casa infestata dagli spettri in cui vivono continua a mostrargli indizi sul loro passato comune. Angolazioni sincopate disorientano lo spettatore, il che rende ancora più scioccanti i momenti in cui le apparizioni spuntano fuori dall’ombra. Durante il suo sviluppo il film svela tutti i segreti che nasconde, mentre una famiglia disfunzionale si trasforma nel suo stesso mostro.

13. “It Follows”

Malattie a trasmissione sessuale, gravidanze inaspettate, disagio sociale alle feste studentesche e le conseguenze inaspettate di una sveltina, sono tutti una passeggiata rispetto a un fantasma inarrestabile che insegue i frivoli adolescenti e viene trasmesso da vittima a vittima…un’idea ve la siete fatta. La rivisitazione lo-fi di David Roberts della classica figura dell’aggressore che insegue teenager arrapati è un film pieno di guizzi stilistici (le panoramiche a 360 gradi sono uno schianto), di omaggi perfetti a John Carpenter e della concreta sensazione di trovarci realmente in un incubo a occhi aperti. Perdere la verginità non ha mai avuto un costo più alto.

12. “The House Of The Devil”

L’ammonimento dal lento sviluppo di Ti West che grida “Attenti ai Satanisti!” assomiglia e sembra un artefatto dei primi anni 80, trovato nell’angolo polveroso di un videonoleggio abbandonato. Un’innocente studentessa del college trova un lavoro come babysitter presso una vecchia casa Vittoriana, assoldata da una coppia di misteriosi personaggi – interpretata dai veterani dei film cult da schizoidi, Tom Noonan e Mary Woronov. Prima del terzo atto, in cui letteralmente scoppia l’inferno, The House of the Devil gioca su un’atmosfera spettrale e uno stile retrò, fino ad arrivare alla scena che coinvolge un Walkman scassato, una canzone dei Fixx, e la nostra paura malata che tutto ciò che sta per succedere andrà per il verso sbagliato.

11. “La Spina Del Diavolo”

Un’affascinante e malinconica storia di fantasmi ambientata in un orfanotrofio infestato durante gli ultimi giorni della guerra civile spagnola: il terzo film di Guillermo del Toro è quello in cui tutti i pezzi vanno al proprio posto, e guardare il regista trovare la sua vera vocazione rimane un brivido. È il suo film più semplice, ma ancora uno dei suoi più spaventosi, soprattutto perché la sua visione old school risulta così naturale da sembrare parte del mondo reale.

10. “Under The Skin”

C’è voluto quasi un decennio al regista Jonathan Glazer per riadattare il romanzo su un invasione aliena scritto da Michael Faber; un’extraterrestre che si manifesta in forma umana femminile (in particolare, in quella di Scarlett Johansson) e seduce autostoppisti maschi per intrappolarli, scioglierli e mangiarli. In seguito la creatura fa una curiosa scoperta sulla propria identità sessuale mentre si trova dentro una specie di sfera di marmo blu; alla fine ci troviamo tutti a piangere insieme al mostro. Nelle mani di un regista minore, Under The Skin non sarebbe mai diventato il capolavoro che è. Tuttavia, questo non è un film che si guarda alla leggera. Ma è come fare un bagno caldo in un carburante di incubo puro.

9. “The Descent – Discesa nelle tenebre”

Anni prima di ridefinire la TV con il suo lavoro in Game of Thrones, il regista britannico Neil Marshall si guadagnò il suo posto nel pantheon dell’horror con questa spietata e terrificante storia di sopravvivenza. Un anno dopo che un incidente d’auto ha distrutto i loro affetti, un gruppo di donne va a fare speleologia in un antro sperduto degli Appalachi che le farà scoprire molto di più di ciò che si aspettavano. L’impostazione claustrofobica del film è intensa e gli effetti speciali della creatura veramente intensi, ma la grandezza del film sta nella messa a nudo dei suoi personaggi principali, il dolore ancora fresco come miccia emotiva per la catastrofe incombente.

8. “L’Alba Dei Morti Dementi”

I fan lo considerano un’abile presa in giro dei film sugli zombie, ma non ditelo al regista Edgar Wright: «I nostri personaggi divertenti si trovano in una situazione piuttosto tetra e spaventosa – aveva detto – spero venga considerato più come un accompagnamento alla trilogia di Romero piuttosto che una parodia». Missione compiuta: Shaun miscela brillantemente l’horror e la commedia in un modo che rende lo spavento esponenzialmente più efficace. Questa storia di un tipo abitudinario (interpretato dal co-autore del film, Simon Pegg) e del suo zotico migliore amico (Nick Frost) che scoprono che i non morti stanno terrorizzando il quartiere ha una scossa in più, perché le risate sono sempre inferiori rispetto alla visione dei loro amici e cari brutalmente divorati davanti ai loro occhi. E poche scene fanno così spanciare come quella in cui un dei personaggi sta per chiedere scusa per essere uno stronzo, quando le orde fameliche sfondano il muro per poi farlo a brandelli.

7. “The Witch”

Un capolavoro dell’atmospheric horror, il film storico brillantemente diretto a regola d’arte da Robert Eggers è incentrato su una famiglia di contadini del New England nel diciassettesimo secolo e della loro discesa nella disperazione e nella follia dopo che il loro neonato viene rapito da una strega locale. Nonostante il film contenga alcune sequenze davvero spaventose, gran parte del suo senso opprimente di terrore viene da ciò che non si vede sullo schermo, insieme alla tensione inevitabile nel momento in cui la famiglia contrappone la propria visione puritana radicale allo spietato potere di Madre Natura. E Black Phillip, il capro della famiglia, vi farà smettere di accarezzare gli animali per il resto della vostra vita.

6. “Pulse”

Un insidioso miasma, capace di indurre al suicidio, invade il mondo dei vivi tramite Internet in questa tranquilla e apocalittica storia di fantasmi di Kiyoshi Kurosawa. Di tutta l’ondata del J-horror dei primi anni duemila, Pulse è di gran lunga il più raccapricciante e profetico – un’accusa sconfortante alla tecnologia e all’effetto negativo che continua ad avere sull’umanità. La cosa ancora più impressionante è che il regista non ricorre a spaventi a buon mercato, ma opta per un terrore che si insinua lentamente quasi a suggerire una società già in putrefazione nell’anima, un click di mouse alla volta. È triste, bellissimo e inquietante – uno dei rari film dell’orrore capace di lasciarti una macchia oscura nell’animo.

5. “Quella Casa Nel Bosco”

Il film meta-horror più sovversivo dai tempi di Scream, il film con cui Drew Goddard aggiorna il cliché più abusato dell’horror – ragazzi arrapati del college che si ritirano in un cottage per fare sesso e drogarsi – diventa qualcosa di così originale tanto che Hollywood non ha ancora trovato un modo per imitarlo e/o rovinarlo come hanno fatto, per esempio, con The Blair Witch Project. Ha così tanti colpi di scena che è il modo migliore per goderselo è guardarlo senza saper nulla di quello che accadrà. Ma la sua vera prodezza è di essere uno di quei rari film che riesce ad essere spaventoso e divertente senza diventare scadente o banale. Per non parlare poi della sottotrama del tritone.

4. “L’Evocazione – The Conjuring”

Tantissimi registi hanno giurato fedeltà a film horror old-school come L’Esorcista; James Wan è uno dei pochi a essere riuscito a fare qualcosa di meritevole traendo da queste influenze. Questa storia di fantasmi par excellence si basa sugli stessi eventi tratti da una storia vera su cui è incentrato The Amityville Horror: nei primi anni ’70 gli investigatori del paranormale Ed e Lorraine Warren (Patrick Wilson e Vera Farmiga) visitano una famiglia del Rhode Island convinta di aver la casa infestata. The Conjuring non è una mera rivisitazione storica fatta a regola d’arte – si tratta di un ritorno diabolicamente efficace allo stie horror anni 70, quando ancora si spargeva sangue a buon mercato con un ritmo regolare e un tono glaciale. Un maestoso e sofisticato terrore permea ogni fotogramma, con Wan che gioca crudelmente con il suo pubblico facendolo saltare sulla sedia ad ogni pedana scricchiolante e con uno strano viaggio in un angosciantissimo seminterrato.

3. “Babadook”

Il debutto di Jennifer Kent è stato non solo uno dei più convincenti degli ultimi anni, ma anche uno dei più solidi concettualmente: non solo sa come spaventare la gente, ma anche perché. La storia di una madre vedova (Essie Davis) il cui figlio è minacciato da un demone ossuto, letteralmente uscito da un libro per bambini, inizia come una parabola nevrotica di dolore; tuttavia, diventa davvero terrificante quando il soggetto del film si sposta sulla velocità con cui l’amore dei genitori può trasformarsi in odio. È un film di mostri in cui ognuno ha il proprio turno per diventare il mostro.

2. “Lasciami Entrare”

Bellissimo, cupo e profondamente toccante, il sorprendente film di Tomas Alfredson del 2008 dona al genere vampiresco la messa a punto di cui aveva bisogno, con la sua funerea raffigurazione di una delle relazioni più insolite nella storia dell’horror – un dodicenne alienato che per caso diventa amico con la vampira della porta accanto. Riempito di quel tanto d’angoscia svedese da render fiero Ingmar Bergman e della giusta dose di genuino spavento da risvegliare i fan dell’horror ormai intorpiditi, Lasciami Entrare si sviluppa lentamente e in maniera voluta, il che rende le sue scene più crude, come il massacro in piscina, ancora più scioccanti. Ancora più spaventosa, forse, è l’affermazione del film per cui i maschi adolescenti riescono a essere molto più mostruosi dei veri mostri.

1. “28 Giorni Dopo…”

Come per molti grandi film horror, lo zombie thriller di Danny Boyle è preso da uno dei terrori del mondo reale. «Danny era particolarmente interessato a questioni che avevano a che fare con la rabbia sociale – l’aumento dell’odio nella nostra società, la collera di strada e altre cose del genere», ha spiegato lo sceneggiatore Alex Garland. Da tutto questo è nato 28 Giorni Dopo…, dove una manciata di sopravvissuti (fra cui Cillian Murphy e Naomie Harris) cerca di sopraffare un’orda infuriata di non morti, che non si limitano a banchettare con i vivi ma sembrano colmi di una rabbia inestinguibile tanto da rincorrere ferocemente i nostri eroi presi dalla folle logica dell’incubo. Girato in MiniDV per sottolineare lo squallore e la bruttezza di un mondo post-apocalittico, il film è un trionfo di riprese fatte con la camera a mano e di editing agitato. Ma sull’ondata dello shock per la tragedia dell’11 settembre, questo preveggente film horror ha parlato anche di ansie inconsce di un mondo in cui tensioni covate a lungo e una paranoia in procinto di esplodere sono sentiti come una terribile e nuova normalità.

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