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I 10 migliori film horror italiani

Tra demoni, zombi e streghe, ecco le migliori pellicole dell'orrore se volete passare un Halloween all'italiana, con classici spaventosi e qualche gemma trash

Manuel Cavenaghi ha fondato nel 1999 insieme a Daniele Magni Bloodbuster, negozio specializzato in film horror, trash, splatter, comici, ecc. – o come dice il loro slogan, “tutti i film dalla B alle Zeta”. Nel tempo Bloodbuster è diventato anche una casa editrice specializzata in libri sul cinema di genere, e Cavenaghi ha scritto A volte ritornano – Guida alle saghe dell’horror cinematografico moderno, Wild Angels – Dizionario dei biker movies e Cripte e incubi – Dizionario dei film horror italiani. In quanto esperto del genere, gli abbiamo chiesto di stilare una classifica di film nostrani giusti per la serata di Halloween o per qualsiasi volta vi viene voglia di farvela un po’ sotto.

Come rispondere a chi critica Halloween, dicendo che non fa parte della nostra cultura? Semplice: bilanciando il patriottismo con qualche film horror italiano, non a caso molto amati proprio dagli americani, scioccati dalla brutalità delle nostre pellicole. Come dice il critico statunitense Welch Everman: “Guardare questi film la prima volta è come bere la prima tazza di caffè, un’esperienza inizialmente disgustosa che poi porta al piacere e infine alla dipendenza. E ciò è inquietante, perché questi sono tra i più violenti film mai prodotti, ma sono anche come nessun’altra cosa vedrete in vita vostra al cinema”.
Ecco allora una piccola guida per districarsi nei meandri del genere, a partire dai migliori 10 film mai prodotti.

10. “Il mulino delle donne di pietra” di Giorgio Ferroni (1960)

Caratteristica del nostro cinema è riproporre in chiave inedita e inaspettata pellicole di successo d’oltreoceano. La tematica del museo delle cere del classico La maschera di cera diventa, in uno dei primi horror italiani, un macabro carillon meccanico composto da statue femminili a grandezza naturale che riproducono storiche scene d’omicidio, azionato dal mulino a vento in cui è posto. Un piccolo gioiello in Eastmancolor, claustrofobico e inquietante, che inaugura la stagione del horror gotico tricolore. Elegante e raffinato, ma che sa trasmettere ancora brividi quando si aziona la musica del carillon che accompagna le raccapriccianti statue in azione…

9. “Chi sei?” di Ovidio G. Assonitis (1974)

Negli anni ’70 la paura si era spostata dai mostri del decennio precedente agli assassini della porta accanto dei film di Dario Argento e dei suoi epigoni. L’orrore puramente fantastico era rimasto appannaggio di pellicole di terz’ordine, folli e a loro modo meravigliose, che cavalcavano senza vergogna il binomio sesso & sangue (titoli come Riti, magie nere e segrete orge nel trecento o Il plenilunio delle vergini sono capolavori trash da vedere almeno una volta nella vita. Più di una, se avete la mente bacata come il sottoscritto). Tuttavia, quando arriva sugli schermi L’esorcista, l’inventiva italiana sforna un altro grande film, che si ispira anche al fondamentale Rosemary’s Baby: Chi sei? è il migliore dei film italiani sugli esorcismi, che ha il coraggio di alternare sequenze spaventose, come l’obbligatoria testa che gira, ad ambientazioni e musiche superfunk degne di Superfly.

8. “Zombi holocaust” di Marino Girolami (1980)

Ci sono film che vanno visti con la giusta atmosfera. Luci spente, silenzio, magari un temporale fuori casa che tenga i nervi in tensione. Se invece l’ambiente è composto da amici, pizza e birre ci vuole un film “so bad… so good”, uno di quelli dove puoi tranquillamente coprire con le risate i dialoghi o inventarne di nuovi, tanto non cambia nulla, anzi. Ecco, Zombi Holocaust è il film ideale per una serata così: in un’isola esotica troviamo zombi, cannibali, una setta segreta che compie sacrifici umani e uno scienziato pazzo che gioca con la genetica… il tutto sepolto da una valanga di sangue e budella che farà fare la Ola agli amanti dello splatter.

7. “Cinque tombe per un medium” di Massimo Pupillo (1965)

Nonostante sia defunto, un vendicativo medico appassionato di occultismo usa poteri medianici per guidare un’orda di morti viventi lebbrosi. Sono incredibili storie come questa ad avere sconvolto le platee mondiali, vicende per le quali ancora oggi i nostri film gotici sono stampati per l’homevideo e collezionati in tutto il mondo. E Pupillo sa spaventare con esseri minacciosi che arrivano avvolti dalla nebbia come in Fog di John Carpenter, accompagnati da lamenti e cigolii che fanno accapponare la pelle. Il regista poi dirigerà anche il bislacco Il boia scarlatto, coloratissimo film su un sadico torturatore seicentesco, reincarnato per tormentare una troupe che deve realizzare le foto per un fotoromanzo sexy horror chiamato Skeletrik. Stracult!

6. “Cannibal Holocaust” di Ruggero Deodato (1979)

L’orrore del reale, in tutta la sua crudezza. Il modo quasi documentaristico di raccontare la vicenda di alcuni reporter che compiono atrocità peggiori di quelle dei selvaggi antropofagi dell’Amazzonia immortalati nelle loro riprese ha segnato profondamente il modo di fare cinema horror, soprattutto degli ultimi anni. Ma difficilmente una pellicola è riuscita ad essere così disturbante come quella di Ruggero Deodato. Sgradevole, sadico, voyeuristico, immorale. Ma anche tecnicamente perfetto e con una musica incredibile. Su Cannibal Holocaust è stato detto tutto e il contrario di tutto. Come tutte le opere controverse, impossibile determinate un giudizio critico assoluto; di sicuro, quello che era pugno nello stomaco allora, lo è ancora di più oggi, che viviamo nell’epoca del politically correct.

5. “Demoni” di Lamberto Bava (1985)

Demoni è una delle più felici variazioni sul tema dell’assedio zombesco, con creature fantasiose e impressionanti. Ma anche gli anni ’80 all’ennesima potenza: personaggi da fumetto, musica hard rock e metal a palla, tanta azione e soprattutto tanti effetti speciali come si faceva in quegli anni negli Stati Uniti. Visto oggi, infatti, oltre a deliziarci con tutto il lattice e i liquami verdi generosamente offerti da Lamberto Bava in coppia con l’effettista Sergio Stivaletti, offre un gustoso spaccato della “gioventù paninara”, da guardare come film di mezzanotte di un’ideale serata in onore della decade, dopo i fondamentali Sposerò Simon Le Bon e Italian Fast Food.

4. “La casa dalle finestre che ridono” di Pupi Avati (1976)

L’horror fa spesso leva sulla superstizione; ben venga allora il lavoro di Pupi Avati che conosce bene la paura legata alle leggende di provincia, che vanno di pari passo con il mondo della religione. E fa una paura raramente vista al cinema. Al posto dei lugubri castelli dell’horror classico qui imperano ville private, ugualmente tetre e altrettanto custodi di tensioni sessuali; alle ambientazioni cittadine notturne dei film di Argento preferisce l’assolata campagna, che per la prima volta diventa altrettanto spaventosa, con i suoi spazi, i suoi silenzi, i suoi mondi impenetrabili. E i suoi abitanti che custodiscono una realtà che non si può raccontare. In un crescendo di tensione, il protagonista resta sempre più solo, e noi con lui.

3. “…E tu vivrai nel terrore! L’aldilà” di Lucio Fulci (1981)

“È un film senza storia: una casa, degli uomini e dei morti che tornano dall’aldilà. Non c’è una logica da cercare nel film, non è che un susseguirsi di immagini,” è lo stesso Fulci che descrive così la sua pellicola horror più riuscita, una rappresentazione del male assoluto dove le regole del tempo e dello spazio sono stravolte. Fulci era già noto come il regista degli effetti speciali e degli zombi e fa convivere ambizioni artistiche e necessità di mercato esasperando le sequenze splatter. Fantasiosissime rappresentazioni di morte che agguantano lo spettatore per immergerlo in un mondo onirico senza ritorno.

2. “Suspiria” di Dario Argento (1977)

Dopo avere consegnato al mondo il suo capolavoro Profondo rosso (di cui qui non parliamo perché, pur terrorizzante, fa parte della cerchia del cinema giallo o, come si diceva allora, thrilling), Dario Argento si slega dal reale per immergersi nel fantastico. E lo fa abbracciando il mondo delle fiabe, i racconti spaventosi della nostra infanzia. Favolistica è sia la vicenda, che flirta col mondo delle streghe, che la rappresentazione: irreale, visionaria, fatta di colori primari e di musiche ossessive dei Goblin che aggrediscono i sensi. Ogni ambiente, ogni oggetto inquadrato da un Argento scatenato, appare sinistro e insieme meraviglioso. Un’esperienza visiva unica.

1. “La maschera del demonio” di Mario Bava (1960)

Avessi scritto in maniera onesta questa classifica, avrei dovuto assegnare tutte le posizioni a film di Mario Bava. Perché se l’horror è il genere della fantasia, delle soluzioni che sorprendono lo spettatore, Bava è stato l’horror all’italiana. E La maschera del demonio, il film che ha segnato il suo debutto e il debutto stesso del genere nello Stivale (prima di lui solo l’imperfetto I vampiri di Riccardo Freda, aiutato proprio da Bava), offrendo una visione personale dell’horror cinematografico che il regista porterà avanti per tutta la sua carriera. Da un lato l’approccio adulto al genere, con un sadismo inedito nel resto del mondo, dall’altro la glorificazione dell’artificio e del trucco scenico, al servizio di una messa in scena che deve stupire lo spettatore, sempre. Obbligatorio vedere anche (almeno) I tre volti della paura, Operazione paura e (spostandoci nel campo dello slasher) Reazione a catena.

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