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I 10 migliori film di Martin Scorsese

Nei giorni in cui 30 anni fa usciva 'Quei bravi ragazzi' e 14 anni fa arrivava al cinema 'The Departed', noi proviamo a stilare un 'best of' di Marty. A nostro rischio e pericolo

Robert De Niro in 'Quei bravi ragazzi'

Impossibile stilare la “top 10” dei film di Martin Scorsese? Ovvio. Nei giorni in cui 30 anni fa usciva Quei bravi ragazzi e 14 anni fa arrivava al cinema The Departed – Il bene e il male, noi ci proviamo. A nostro rischio e pericolo. Lasciando inevitabilmente fuori capolavori sperimentali (L’ultimo valzer), titoli controversi (che fossero ambientati nella Palestina dell’Ultima tentazione di Cristo o nella Hollywood di The Aviator) e opere di sintesi estetica forse troppo programmatiche (su tutte Hugo Cabret, ma anche gli “spirituali” Kundun e Silence). Ma cercando di mettere in questa lista tutto ciò che è “il cinema di Marty”. Il dibattito è aperto.

10Re per una notte (1983)

Dopo i titoli directed by Marty culminati con l’apoteosi (e l’Oscar come miglior attore protagonista) di Toro scatenato, De Niro cambia pelle. E veste i panni (ironicamente auto-citati nel recente Joker, ma dall’altra parte) di un aspirante comico disposto a tutto pur di diventare famoso in tv. Tutto in una notte, che dà a Scorsese la possibilità di dimostrare (ancora una volta) il suo incredibile talento nel maneggiare lo spirito insieme rampante e disperato degli “humans of New York”. Dove la commedia e la tragedia non sembrano avere soluzione di continuità.

9Mean Streets – Domenica in chiesa, lunedì all’inferno (1973)

Dopo l’evoluzione del saggio di diploma (si fa per dire) Chi sta bussando alla mia porta? e l’invisibile America 1929 – Sterminateli senza pietà, esce il film da molti considerato la vera opera prima di Marty. Di certo quella che da subito pare seminale: per l’aderenza al racconto “dall’interno” della New York anni ’70 e per la capacità di definire immediatamente uno stile. Anche grazie alla scelta dei volti, che saranno la sua famiglia filmica per l’eternità: Robert e Harvey si prendono la scena, e il cinema (non solo) americano cambia per sempre.

8L’età dell’innocenza (1993)

Da molti considerato uno Scorsese minore, è in realtà uno dei suoi capolavori silenziosi. Alla base c’è il romanzo/romance di Edith Wharton, apparentemente lontano dalle corde dell’autore. In realtà, la parabola di Ellen Olenska (una Michelle Pfeiffer al suo apice) serve a Marty per affrescare quella della “sua” New York di fine ’800 (sontuosamente fotografata da Michael Ballhaus), mentre la società sempre più mista ribolle e si codificano le fondamenta del mito metropolitano. Quasi un prequel del futuro (e altrettanto incompreso) Gangs of New York. Il protagonista maschile, dopotutto, è lo stesso: Daniel Day-Lewis, unforgettable pure lui.

7Casinò (1995)

I “goodfellas” si spostano tra i tavoli verdi e le roulette della Las Vegas 70s. Ma non perdono la loro forza rabbiosa (e la continua capacità di far alzare l’asticella al mafia movie). Ancora Robert De Niro e Joe Pesci, più una Sharon Stone da cui nessun regista aveva mai saputo tirare fuori una tale energia (nonché l’unica, nel mucchio, ad ottenere una nomination agli Oscar: sacrosantissima, ma il film avrebbe dovuto essere candidato per tutti e tutto). Una delle produzioni «più difficili da girare», per ammissione dello stesso autore, e anche un’opera che divise i critici di tutto il mondo: provatelo a farlo oggi, un film così.

6The Departed – Il bene e il male (2006)

Una (ironia della) sorte che pare quasi uno sberleffo: con questo film Scorsese vince il suo primo Oscar come miglior regista dopo cinque nomination andate a vuoto. E lo fa con il remake (anche se molti ancora non lo sanno) dell’action cult “made in Hong Kong” Infernal Affairs. Molti scorsesiani duri e puri non ne vanno matti, nonostante il successo globale. Ma si può dire che non sia uno dei più solidi thriller dei primi 2000? E poi, al terzo film insieme, c’è la consacrazione di Leo DiCaprio come attore scorsesiano “totale”. E l’incontro tra Marty e Jack Nicholson. Ogni elemento concorre a fare la storia, ed è giusto così.

5Toro scatenato (1980)

La regia da KO (pardon) di Marty. Il bianco e nero monumentale di Michael Chapman. Il montaggio serratissimo della fidata Thelma Schoonmaker. La prova larger than life di Robert De Niro, giustamente riconosciuta dall’Academy. Un biopic fin troppo classico si trasforma nell’occasione per rivoluzionare il cinema sportivo, di cui Scorsese mantiene (anzi, esalta) l’epica ma non la retorica. Marty, seppur scatenatissimo, sembra quasi scomparire, ma firma l’opera inserita dall’American Film Institute al quarto posto della classifica dei migliori film USA di sempre (e al primo di quelli a tema sportivo). E mette tutti all’angolo.

4The Irishman (2019)

L’opera di una vita? Può darsi. Di certo, il film con cui Scorsese tira le fila del suo stesso cinema, non solo “gangsta”. L’effetto molto speciale (e inutilmente contestato) che ringiovanisce Robert De Niro, Al Pacino, Joe Pesci & Co. è la recherche non solo tecnologica di tornare dentro il proprio passato, se non proprio di fermare il tempo. E Bob che racconta a favore di camera le gesta del suo “irlandese” pare una lezione sul cinema (non solo criminale) come si faceva una volta e come non si può fare più. Celebrato e insieme sottovalutato, è il film-testamento che testamento non è: a quasi ottant’anni, Marty è ancora un ragazzaccio con molte cose da raccontare.

3Taxi Driver (1976)

È il 1976, la New Hollywood è ormai un genere certificato, Bob De Niro il volto con cui si è riconosciuta e identificata un’intera generazione. Ma esce Taxi Driver e la detonazione è clamorosa: il racconto esistenzialista della violenza mitomane e struggente di Travis Bickle è una bomba che non tutti sono pronti a ricevere, e che anche per questo scuote le coscienze delle platee. E poi c’è New York, che accoglie e aliena, che genera eroi e mostri (o forse sono la stessa cosa?). Critiche a non finire da parte dei censori (soprattutto per la lolita di Jodie Foster), ma anche la Palma d’oro a Cannes e la nomination agli Oscar (anche) tra i migliori film. È l’abbraccio definitivo del giovane autore da parte delle istituzioni, poi sapete com’è andata.

2The Wolf of Wall Street (2013)

C’è chi lo ama e chi lo odia: per fortuna, i secondi sono pochissimi. Dopo un affresco per (quasi) ogni epoca, ecco gli anni ’80 dello yuppismo sfrenato, incarnati dal Jordan Belfort di un DiCaprio mai così ruggente (è questo il ruolo per cui avrebbe dovuto vincere l’Oscar, chiusa parentesi). Il barocchismo è scatenato, ma in linea con l’epoca e l’epos che vuole narrare; ma anche l’ironia è senza limiti, basti la scena con Leo (più la spalla Jonah Hill, anche lui eccelso) strafatto di Quaalude. Ah, il talent scout Marty con questo film ha pure lanciato la stella Margot Robbie: e non è un piccolo particolare.

1Quei bravi ragazzi (1990)

E su questo c’è poco da dire. Quando si pensa a “un film di Martin Scorsese”, sono queste le prime immagini che vengono in mente, cristallizzate per sempre nella memoria di intere generazioni di spettatori. Perché hanno definito, insieme a un preciso tipo di umanità, un cinema che è uguale solo a se stesso, classicamente erede della Vecchia Hollywood ma insieme modernissimo, innovativo, capace di diventare caposaldo a sua volta. Come i suoi attori, dal fratello Bob De Niro alla spalla di una vita Joe Pesci, fatti della materia di cui è fatto il cinema di Martin Scorsese. Da qui all’eternità.