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David Bowie al cinema: i ruoli cult

Da un vampiro decadente a Ponzio Pilato, da un alieno a Andy Warhol: sul grande schermo il Duca Bianco ha interpretato ruoli diversissimi. E, anche quando si trattava di una parte minore, rubava ogni volta la scena

Foto: Miramx Films/Getty, TriStar/Everett, Everett

Per chi seguiva la carriera di David Bowie, non una sorpresa quando iniziò a recitare. Restava solo il mistero del perché ci avesse messo tanto e lo facesse così poco. David Robert Jones ha passato gli anni ’70 a cucirsi addosso diversi personaggi con canzoni come Ziggy Stardust o Thin White Duke. Ha dato vita a concerti super teatrali, e unito la sua musica all’immagine in alcuni cortometraggi ben prima dell’esistenza di MTV. Sullo schermo Bowie aveva una presenza naturalmente magnetica.

Eppure, sebbene la sua filmografia sia, ovviamente, variegata – ha interpretato di tutto, da un vampiro decadente a Ponzio Pilato e Andy Warhol – è purtroppo limitata e costituita principalmente da una manciata di ruoli da protagonista e alcuni film in cui doveva solo recitare in alcune sequenze ma, quasi sempre, ha finito per rubare la scena.

L’uomo che cadde sulla Terra (1976) di Nicolas Roeg

Bowie era già in vetta alle classifiche pop da mezzo decennio quando il regista Nicolas Roeg gli chiese di interpretare un alieno alienato in questo sci-fi artistico e allegorico basato su un romanzo di Walter Tevis. Non si fa fatica a chiamarlo typecasting: proprio come Bowie, l’antieroe del film è qualcuno che ci assomiglia e si comporta in modo molto simile a noi, ma è più saggio e suadente – come se avesse accesso ad alcune conoscenze segrete che non potremmo capire nemmeno se ci provassimo. Anche se ci sono astronavi e tecnologia avanzata, la pellicola è anche un docudrama su cosa vuol dire essere straordinari – e su quanto più debole diventi questo personaggio unico mentre si evolve piano piano in qualcuno più umano.

Just a Gigolo (1978) di David Hemmings

Il trionfo dell’Uomo che cadde sulla Terra durò abbastanza poco per Bowie. Il ruolo successivo sul grande schermo arriva in questo melodramma storico deboluccio firmato dal regista David Hemmings. Ambientato nella Berlino tra le due guerre (una città che il musicista esplorava già in album come Heroes), il film vede Bowie nei panni di un soldato dell’Europa orientale che trova lavoro come gigolò di lusso in un bordello tedesco. Visivamente il lungometraggio è bello come la sua star, ma purtroppo non ne sfrutta il carisma e l’efficacia come interprete.

Furyo (1983) di Nagisa Oshima

Nel 1983 Bowie mette a segno il suo più grande successo commerciale con Let’s Dance, il disco più esplicitamente pop che avesse mai realizzato. Nello stesso periodo ha anche interpretato il suo ruolo più “normale” al cinema: quello di un coraggioso e tormentato prigioniero di guerra nel dramma bellico del regista giapponese Nagisa Oshima. Il personaggio diventa l’oggetto del desiderio omoerotico di uno dei suoi rapitori, in una storia che parla di come lo squilibrio di potere tra prigionieri e carcerieri distorce relazioni che, in altre circostanze, avrebbero potuto essere tenere. Il biondissimo Bowie dimostrò di avere le carte per diventare una vera star del cinema; fra i suoi film, questo è quello che testimonia più di tutti che avrebbe davvero potuto davvero fare l’attore anziché il cantante.

Miriam si sveglia a mezzanotte (1983) di Tony Scott

Furyo ha debuttato a Cannes nel maggio del 1983, poche settimane dopo che i critici avevano visto sullo schermo un lato molto diverso di Bowie nella parte di un vampiro che inavvertitamente attira un giovane medico (interpretato da Susan Sarandon) nella rete mortale tessuta da sua moglie (Catherine Deneuve). Miriam si sveglia a mezzanotte si concentra sulle due donne, ma il loro inconsapevole cupido all’inizio ha diverse scene memorabili, che incarnano la disperazione di un mostro che è stato in questo mondo troppo a lungo. La performance è quasi una continuazione dell’angoscia esistenziale dell’Uomo che cadde sulla Terra ma molto, molto più sanguinosa. E quell’apertura, in cui Bowie si aggira per un night club cantando Bela Lugosi’s Dead dei Bauhaus (una delle tante band che avevano un grosso debito nei suoi confronti), è un momento iconico della cinematografia goth.

Absolute Beginners (1986) di Julien Temple

Bowie ha una parte minore nel musical di Julien Temple sulla vita notturna di Londra negli anni ’50, in cui interpreta il publicist che cerca di manipolare il giovane fotografo eroe del film. Oltre ad aver scritto la canzone che dà il titolo alla pellicola – e aver regalato ai produttori un faccione celebre da mettere sulla locandina – ha incanalato con efficacia ogni squallido burattinaio dello showbiz che abbia mai incontrato nella sua carriera, portando sullo schermo un personaggio allo stesso tempo satirico e beffardo. E poi balla su una macchina da scrivere gigante. Sì, avete letto bene.

Labyrinth (1986) di Jim Henson

Labyrinth è nato come una collaborazione tra il creatore dei Muppet Jim Henson, Mr. Star Wars George Lucas e il membro dei Monty Python Terry Jones – ma quasi tutte le persone che adorano il film sono stati attratti dalla performance di Bowie, insieme inquietante e irresistibile. Interpreta Jareth, il re dei Goblin, che obbliga una ragazza adolescente a superare un labirinto per salvare il suo fratellino; e nello stesso tempo testa l’eroina perché è profondamente innamorato di lei. Chi da giovane non ha mai immaginato una vita nei panni del riluttante oggetto del desiderio di David Bowie?

L’ultima tentazione di Cristo (1988) di Martin Scorsese

Gran parte dell’epopea biblica di Martin Scorsese è stata progettata per raccontare il lato terreno della crocifissione di Gesù. Ma nell’unica lunga scena nei panni dell’inquisitore di Cristo, Bowie sembra una figura delle vecchie versioni hollywoodiane dei Vangeli: lezioso, distaccato e pericoloso. È un casting brillantissimo perché sfrutta l’idea del pubblico su chi sia Ponzio Pilato e David Bowie come modo per rivelare cosa sta succedendo nelle sale del potere mentre il Messia predica nelle strade. Aiuta pure che Bowie interpreti il personaggio in modo da sembrare quasi empatico mentre mette a morte il salvatore dell’umanità.

Fuoco cammina con me (1992) di David Lynch

C’è mai stato un duo star/regista più inevitabile di quello composto dall’uomo che ha cantato Life on Mars e il regista che ha realizzato Eraserhead? Come nell’Ultima tentazione di Cristo, l’apparizione di Bowie nel prequel cinematografico di Twin Peaks di David Lynch dura solo pochi minuti. Ma, nei panni dell’agente dell’FBI che parla con un ridicolo accento del Sud, l’attore è strambo come i fan si aspettano, tanto da scioccare il suo dipartimento con una visione dark sul futuro. Un profeta della sventura vestito di tutto punto.

Basquiat (1996) di Julian Schnabel

Per essere uno i cui ruoli sono stati spesso eccentrici, Bowie ha regalato alcune delle sue migliori performance sullo schermo nei panni di figure realmente esistite. E fa particolarmente tenerezza nel biopic sulla leggenda dell’arte Jean-Michel Basquiat, in cui interpreta l’amico dell’artista (e anche dello stesso Bowie nella vita) Andy Warhol. Altre versioni cinematografiche dell’icona pop ce lo hanno mostrato come una persona crudele o fuori controllo, mentre qui ha un fascino quasi incantato. Quando parla del vero prezzo dell’arte o delle meraviglie di Pittsburgh – sussurrando le sillabe una alla volta – l’Andy Warhol di Bowie è vitale come quello che aveva cantato nell’album Hunky Dory.

Zoolander (2001) di Ben Stiller

L’approccio camaleontico di Bowie alla musica, all’arte e al cinema si percepisce anche dal fatto che, quando è stato semplicemente “se stesso”, nessuno ha potuto realmente vedere il vero David (e questo gli ha permesso di tenere la sua vita personale e familiare lontana dai riflettori). Ma alcuni dei suoi migliori momenti sullo schermo sono stati proprio nei panni di David Bowie: quando ha suonato i suoi pezzi nel film-concerto Ziggy Stardust and the Spiders from Mars di D.A. Pennebaker (1973) e nel dramma tedesco sulla tossicodipendenza Christiane F. – Noi i ragazzi dello zoo di Berlino (1981); quando ha difeso il rocker Scott Walker nel documentario 30th Century Man (2006) e persino quando è riuscito a passare per l’autorità definitiva nel campo della moda in Zoolander, la commedia cult di Ben Stiller. La scena in cui dice «Forse potrei essere d’aiuto» durante una sfilata e il nome David Bowie compare sullo schermo era abbastanza per far venir giù le sale. Ogni volta che compariva sullo schermo, quell’uomo sapeva conquistare tutti, portando la sua innata eccentricità e il suo entusiasmo teatrale in ogni fotogramma.

The Prestige (2006) di Christopher Nolan

Un altro splendido sguardo su una figura realmente esistita e alquanto singolare: il ritratto che Bowie fa di Nikola Tesla è uno dei punti cardine dell’adattamento by Christopher Nolan del romanzo sulla sfida tra maghi scritto da Christopher Priest. Perché segna il momento di passaggio, nel film, tra la pura scienza e la magia vera e propria. Quando il grande ingegnere elettrico emerge da una nuvola di fumo e luce artificiale – mostrando il volto della leggenda del pop – è subito convincente. Nessuno ha dubbi sul fatto che David Bowie potrebbe costruire una macchina capace di fare qualsiasi cosa.

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