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Das Boot e il fascino intramontabile delle storie di sottomarini

Dai Beatles a Sean Connery passando dai classici che hanno scritto la storia del cinema nelle profondità degli oceani

“Immagina 40 uomini dentro una scatola di metallo, senza doccia e con un cesso solo a disposizione”. A ricordarci il lato meno romantico della vita a bordo di un sommergibile è Frank, un ragazzo tedesco che sta per imbarcarsi contro la sua volontà. È questa la premessa di Das Boot, serie tv di produzione tedesca in onda su Sky Atlantic da venerdì 4 gennaio. È tratta dall’omonimo romanzo di Gunter-Lothar Bucheim pubblicato nel 1973, che nel 1981 ispirò il film U-Boot 96 diretto da Wolfgang Petersen.

Siamo nella Francia occupata dai nazisti, durante la Seconda Guerra Mondiale. La sorella di Frank, Simone (la bravissima Vicky Krieps del Filo nascosto), traduttrice per gli occupanti, si ritrova incastrata tra aiutare un gruppo di partigiani (guidati dall’inglese Carla Monroe, interpretata dalla sempre fascinosa Lizzy Caplan di Masters of Sex) e le attenzioni del capo locale della Gestapo (che ha il volto imperscrutabile di Tom Wlaschiha, già Jaqen H’ghar del Trono di spade).

L’aspetto più interessante di Das Boot è la capacità di alternare la vita a bordo del sottomarino, con i suoi momenti frenetici di caccia e fuga, le snervanti attese e il terrore silenzioso delle bombe di profondità, ai problemi e alle passioni di chi resta a terra in attesa di notizie dal fronte. Das Boot è un bel mix di guerra, spionaggio e ricostruzione storica, che non punta troppo sul ritmo ma si concentra sui rapporti tra i personaggi e sui concetti di patria e di lealtà.

Perché, ammettiamolo, da 20.000 leghe sotto i mari a K-19 (passando per Caccia a Ottobre Rosso), c’è sempre un buon motivo per guardare una storia che ha come ingredienti claustrofobia, sonar, siluri e periscopi. Ecco un elenco non completo, ma ragionato, dei migliori film che hanno a che fare con sottomarini. Reali o immaginari.

Operazione sottoveste

Nella commedia di Blake Edwards, Cary Grant e Tony Curtis accolgono finalmente a bordo delle donne. Povere loro, ma forse la disciplina militare prevede che il soldato riabbassi la tavoletta del water, dopo le operazioni. Il tono del film, fin dal titolo, ha una tinta pruriginosa, dal colore rosa con cui viene per sbaglio pitturato il sommergibile, ai pantaloncini delle soldatesse a bordo, ai reggiseni sparati con il lancia siluri. Oscar per la sceneggiatura originale nel 1960.

K-19

Una regista donna che dirige un film di sottomarini è già un’idea sexy di per sé. K-19, che consolida lo status di Kathryn Bigelow prima della conquista degli Oscar con The Hurt Locker, racconta la storia, segreta per decenni, di un incidente avvenuto sul primo sommergibile nucleare sovietico nel 1961. Nel finale la Bigelow non resiste a far invecchiare posticciamente i suoi attori: una pratica che rompe sempre un po’ l’incantesimo, ma che ci vuoi fare.

Caccia a Ottobre Rosso

1984. Marko Ramius (Sean Connery) è il capitano di un sottomarino nucleare sovietico che fa perdere le sue tracce dopo essersi diretto verso la costa orientale degli Stati Uniti. Americani e russi, comprensibilmente preoccupati, si mettono in cerca di Ramius e del suo equipaggio. Ha intenzione di lanciare un attacco nucleare non autorizzato? O forse vuole disertare per andarsi a comprarsi dei jeans nella Grande Mela? Uno dei totem culturali che meglio cattura l’atmosfera della caduta del Muro, insieme a una certa canzone degli Scorpions.

Yellow Submarine

Impossibile non citarlo in qualsiasi lista di film di sottomarini, per lo stesso motivo di Operazione sottoveste: la portata sottilmente rivoluzionaria e sovversiva del dare un colore vivace e non aggressivo a uno degli strumenti di guerra per eccellenza. Il film d’animazione ispirato alle canzoni dei Beatles (del 1968) celebra perfettamente l’atmosfera psichedelica della sua epoca, lontano anni luce dallo stile rassicurante dei prodotti targati Disney.

U-Boot 96

La versione filmica di Wolfgang Petersen, con protagonista un titanico Jurgen Prochnow, riproduce fedelmente tutta la claustrofobia e l’angoscia che pervadono il romanzo di Bucheim. Qui, come nel nuovo Das Boot, i marinai non sono ritratti come biechi nazisti, piuttosto come ragazzi coraggiosi e spaventati che cercano prima di tutto di sopravvivere.

20.000 leghe sotto i mari

Ok, il momento in cui si scopre che il pauroso mostro marino non è altro che un sottomarino, per quanto favoloso, è una delusione. Ma poi questo prodigio uscito dalla mente di H.G. Wells e prodotto da Walt Disney stupisce per la grandiosità delle scenografie e per la capacità di ricreare la sfrenata fantasia messa in campo: tra calamari giganti, galeoni affondati e cannibali.

The Abyss

Pare che sul set James Cameron sia un insopportabile despota, per non usare un’altra parola. Ma non si può dire che non sappia pensare in grande. Questa avventura sul fondo dell’oceano (si svolge in realtà dentro una base abissale, ma il concetto è quello) è uno dei suoi film più riusciti e raffinati, un prodigio di produzione e di tecniche di riprese sottomarine che porterà Cameron, più di vent’anni dopo, a immergersi ancora nella Fossa delle Marianne. Questa volta per davvero.

Giù le mani dal mio periscopio

Questa commedia del 1996 scritta dallo sceneggiatore di Scuola di polizia, con protagonista Kelsey Grammer (noto per le serie tv Cin Cin e Boss) vuole replicare la comicità un po’ crassa ma liberatoria degli ‘80. Purtroppo senza riuscirci. Sarà colpa anche delle orribili animazioni in computer grafica che affliggevano i film degli anni ’90. Ma il titolo italiano ci piace molto, quindi si merita un menzione d’onore.

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