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10 film bruttissimi degli ultimi 10 anni che solo adesso abbiamo tempo di vedere

Ora che ormai siete tutt'uno col divano e avete già fatto fuori mezzo catalogo Netflix, la noia si fa sentire e di ore da buttare ne avete fin troppe. Ecco i modi migliori (anzi, peggiori) per farlo

Johnny Depp in 'Mortdecay'

Non siete (giustamente) andati a vederli al cinema: perché spendere i soldi di un biglietto per uscire dalla sala delusi, magari incazzati? Ma adesso che ormai siete tutt’uno col divano e avete già fatto fuori mezzo catalogo Netflix, la noia si fa sentire e di ore da buttare ne avete fin troppe. Ecco i modi migliori (o peggiori, in questo caso) per farlo. Trovate tutti i titoli comodi comodi sulle piattaforme di streaming. Così poi potrete dire pure voi: “Io l’ho visto!”.

Storia d’inverno (2014) di Akiva Goldsman – Netflix

Russell Crowe, Colin Firth, William Hurt, Jennifer Connelly, e pure Will Smith (nella parte di Lucifero!). Eppure. La cavalcata romantica dall’inizio del ‘900 ai giorni nostri deraglia dal primo minuto, tra ladri, orfanelli e (soprattutto) attori babbei ad ogni inquadratura. Da vedere solo perché in questo periodo abbiamo così nostalgia di tutto, che anche una brutta favola natalizia può farci bene.

Sotto il cielo delle Hawaii (2015) di Cameron Crowe – Netflix

Nonostante tutto l’amore per Cameron Crowe (o forse proprio per il troppo amore), no: Aloha, così in originale, non si può salvare. E nonostante il cast: da Bradley Cooper a Emma Stone, sono tutti spaesatissimi quanto noi. Da vedere solo per capire come si può sprecare un grande regista (e sceneggiatore) e un grande gruppo d’attori – e uscirne, tutto sommato, come i fighi di sempre quali si è.

Mortdecai (2015) di David Koepp – Raiplay

La maledizione di Johnny Depp – quella di essere “box office poison“, come dicono gli ammerigani – ha toccato l’apice con questa satira grottesca che di divertente non ha nulla: manco 50 milioni di incasso globale, a fronte di 60 di budget. Gwyneth Paltrow non si ricorda di essere stata nell’ultimo Spider-Man: figuriamoci in questo, di cui è co-protagonista. Da vedere per consolarci dei nostri fallimenti: anche lo sceneggiatore di successi come Carlito’s Way, Jurassic Park e Mission: Impossible (qua pure regista) può cadere così in basso.

Jupiter – Il destino dell’universo (2015) di Lana e Lilly Wachowski- Netflix

Dopo il discontinuo (ma, al confronto, sommo) Sense8 sul piccolo schermo, le sorelle Wachowski fanno il loro grande ritorno al cinema. Con uno dei flop più clamorosi degli ultimi anni: l’immigrata russa ma di stirpe aliena (!) Mila Kunis e il guerriero intergalattico (!!!) Channing Tatum brancolano nello spazio. Da vedere solo per ricrederci sulle schifezze che vedevamo il pomeriggio su Italia 1: rispetto a questo film, pure i Power Rangers erano Ingmar Bergman.

Gods of Egypt (2016) di Alex Proyas – Amazon Prime Video

Sì, Alex Proyas è quello del Corvo. Vai a capire perché ha deciso di girare questo peplum kitsch liberamente – ma molto liberamente – ispirato alla mitologia egizia. Pessima storia, scenografia e costumi oltre ogni immaginazione, un cast assurdamente eurocentrico per un film ambientato nell’Antico Egitto (whitewashing à gogo): c’è Gerard Butler più abbronzato di Carlo Conti, Nikolaj Coster-Waldau leccatissimo e con la benda da pirata (Jamie Lannister dove sei?!) E Geoffrey Rush, alias il dio della luce Ra, confinato su un’astronave. Ma perché?

Emoji – Accendi le emozioni (2017) di Tony Leondis – Netflix

Nessuno deve averlo detto al regista che fare un film d’animazione sulle famigerate faccine era una cattiva idea già in partenza. E infatti, eccoci qua: la hit che Sony si aspettava al box office (e su cui puntava per il suo prossimo franchise) è stata massacrata dai critici (parliamo di un gradimento del 7% su Rotten Tomatoes) e al botteghino è andata benino sì, ma non benissimo. Meh insomma, proprio come il protagonista, un emoji che infrange la regola madre di tutti gli emoji: avere una sola interpretazione. Quella del film per la stampa invece è unanime: pollice giù. Da vedere perché in questo periodo più che mai siamo costretti a usare emoji a tutto spiano: qualcuna in più cosa volete che sia.

madre! (2017) di Darren Aronofsky – Netflix

L’allegoria della creazione (in senso letterale artistico) by Aronofksy è stata difesa a spada tratta da qualche cinéphile oltranzista: non dategli ascolto. È un pasticcio senza appello, in cui – unica cosa positiva – si ride a crepapelle (peccato il copione si prenda molto sul serio). Da vedere solo per capire quello che non devi fare al partner. La protagonista Jennifer Lawrence era al tempo compagna del regista: essere musa di questo scempio non ha di certo aiutato la relazione.

Robin Hood (2018) di Otto Bathurst – Amazon Prime Video

Prendi il neo-divo Taron Egerton (dopo Kingsmen e prima di Rocketman), seppelliscilo sotto la sceneggiatura di una brutta origin story scritta apposta per i millennial, con scene che sembrano uscite da un Hurt Locker medievale. Aggiungici che Marian finisce a letto con mister Cinquanta sfumature Jamie Dornan (sì, davvero) e che a Jamie Foxx tocca interpretare un guerriero musulmano, versione diversity approved di Little John. Ci manca solo che il regista Otto Bathurst (che in passato ha diretto chicche come il pilot di Black Mirror e la prima stagione di Peaky Blinders) si creda Guy Ritchie e il pastiche medieval-contemporaneo è servito.

Gotti – Il Primo Padrino (2018) di Kevin Connolly – Sky

Ok, John Travolta è uno degli attori più nominati ai Razzie, gli Oscar al peggio del cinema. Ma qui non è nemmeno troppo colpa sua: lui ci prova, deformato da tonnellate di trucco pessimo e abbattuto da una sceneggiatura terribile. La vita di John Gotti era già un film di per sé: parliamo di uno che ha fatto assassinare il suo capo per diventare il boss dei Gambino, potentissima famiglia criminale di New York City. Eppure questo biopic caotico e raffazzonato, basato sul memoir auto pubblicato dello stesso Gotti, smussa ogni spigolo della sua incredibile storia. Da guardare se avete già divorato The Irishman e tutta la filmografia mob di Marty, per vedere la parodia seriosa di quello che si crede un gangster movie.

Domino (2019) di Brian De Palma – Sky

Come fai a mettere De Palma in una lista di film brutti? La risposta in è questo thriller sotto steroidi che è chiaramente un lavoro su commissione, dove il vecchio Brian si autocita, si annoia nelle sequenze più emozionali e, ovviamente, si diverte come un pazzo in quelle più gore. Che De Palma fosse ossessionato da Hitchcock non è certo una novità, ma qui siamo oltre il feticismo, featuring il ciuffo biondo di Jamie Lannister (ancora?! Sì) e il broncio di Melisandre. Imperdibile per vedere come floppano bene anche i grandissimi.

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