Vedere ‘Sognando a New York – In the Heights’ è uno dei motivi per cui vogliamo tornare al cinema | Rolling Stone Italia
Home Cinema

Vedere ‘Sognando a New York – In the Heights’ è uno dei motivi per cui vogliamo tornare al cinema

Abbiamo partecipato all'evento mondiale per il lancio del trailer del nuovo musical tratto dall'opera teatrale di Lin-Manuel Miranda, il fenomeno dietro 'Hamilton'. E ci ha ricordato perché ci manca cosi tanto la sala


Prima del rivoluzionario Hamilton, c’era In The Heights. Cioè, Washington Heights, il quartiere di New York in cui Lin-Manuel Miranda è cresciuto (e vive tutt’ora) e a cui ha dedicato il musical vincitore nel 2008 di quattro Tony Award, gli Oscar del teatro: «È una lettera d’amore a un posto incredibile: da quando ci sono cresciuto io negli anni ’80 è un hood latino, domenicano, ma prima era stato un quartiere irlandese, italiano, il primo capitolo di tante storie americane, è questo che lo rende così universale», spiega Lin-Manuel Miranda durante l’evento esclusivo di lancio del trailer del film che ne è stato tratto: Sognando a New York – In the Heights, diretto da Jon M. Chu, già regista del fenomeno culturale Crazy & Rich.

A vedere le immagini Lin un po’ si commuove, e pure noi. Perché è chiaro che In the Heights è contemporaneità totale nei temi, ma è insieme anche quella grandeur che respiravi con i sontuosi musical della Golden Age. È cinema, insomma, e va visto al cinema: «Jon ha sognato più in grande di tutti noi», continua Miranda. «Abbiamo passato l’estate del 2018 in un van, perché lui era assolutamente deciso a cogliere l’autenticità del nostro quartiere. È un musical gigantesco. Ero così abituato a chiedere di meno, mi preoccupavo soltanto di occupare il mio spazietto come latino, “Fateci fare il nostro piccolo film”, pensavo. E invece Jon diceva: «No, questo è un grande film, questi ragazzi sognano in grande e dobbiamo pensare in grande anche noi».

Corey Hawkins e Leslie Grace. Foto: Macall Polay/Warner Bros.

In the Heights tutti hanno un sueñito, un piccolo, grande sogno da realizzare: «Sono stato fortunato a essere accolto nelle loro case. Anni fa, quando avevo visto il musical a Broadway, mi aveva ricordato la mia infanzia e – anche se sono cresciuto dall’altra parte del Paese, in una famiglia cinese, in un ristorante cinese –, ho riconosciuto l’amore, i personaggi, le zie e gli zii che esprimono il loro affetto anche attraverso il cibo. La tua famiglia ha il suo bagaglio, ma tu devi costruirti il tuo. E adoro che questa storia non abbia villain, ognuno ha le sue battaglia da combattere, i suoi obiettivi».

Quiara Alegría Hudes ha scritto il libretto per il teatro e l’ha adattato per il cinema: «È stata un’opportunità incredibile portare questo lavoro sul grande schermo», sottolinea. «Le telecamere ci mostrano quello che il palcoscenico non poteva: sono riuscita ad approfondire i desideri dei personaggi e a capire meglio come siano sempre divisi, spesso non sanno qual è la loro casa, perché ne hanno diverse. I miei genitori, ad esempio, sono arrivati da Portorico a Filadelfia e poi siamo venuti qui a Washington Heights: c’è un senso di comunità, tipo controllare se la signora anziana all’angolo ha bisogno della spesa, queste piccole interazioni sono il cuore di quello che abbiamo fatto. Casa per me è quell’intenzione che ti porti ovunque vai».

E la prospettiva della comunità ha acquisito ancora più importanza con la pandemia: «Un anno fa iniziava il primo lockdown, il mondo é cambiato e abbiamo capito che le persone che gestiscono i piccoli negozi di quartiere e i servizi essenziali, con cui abbiamo interazioni quotidiane e che spesso sono sottovalutate, sono essenziali e vanno celebrate», afferma Miranda. «Il primo che ha visto il trailer è un ragazzo della mia zona che lavora alla gastronomia in fondo alla strada: è impazzito quando ha visto un intero numero musicale ambientato in una bodega».

Anthony Ramos. Foto: Warner Bros.

Un ragazzo come il protagonista del film interpretato da Anthony Ramos (già amatissimo in Hamilton): Usnavi, che proprio dalla sua bodega immagina e canta una vita migliore: «Mi emoziono ogni volta che vedo qualcosa del film perché lo sento così vicino. Sono di origini portoricane, cresciuto a New York, non in quell’hood, ma in un quartiere del genere. E in vita mia non avevo mai visto niente di simile: un film in cui la gente vive come mia nonna, mia zia, i miei cugini, i miei amici. È pazzesco: il cibo, il caos, la salsa. Non avevo mai visto 75 latinos in mezzo a una strada che ballano una coreografia e intonano l’orgoglio delle loro origini».

Nel super cast corale – in cui troviamo Corey Hawkins, Leslie Grace, Melissa Barrera, Daphne Rubin-Vega, Gregory Diaz IV, Stephanie Beatriz, Dascha Polanco e Jimmy Smits – spicca Olga Merediz, che impersonava la matriarca del quartiere Claudia, l’abuela di tutti, già a Broadway (è stata anche nominata ai Tony), e torna a farlo per il film: «Questo ruolo è nato con lei», dice Miranda che ha dato il suo inconfondibile tocco hip hop alla colonna sonora, che mescola i generi proprio come Hamilton: «Quando ha cantato Paciencia Y Fe nel 2004 non c’è stato dubbio che era la sua canzone e non poteva essere di nessun altro, eravamo tutti in lacrime, è lì che abbiamo capito la gravitas di tutto questo». Aggiunge Olga: «È una specie di preghiera che dice: “Non ti preoccupare, arriveremo anche alla fine di questa giornata”».

Daphne Rubin-Vega, Stephanie Beatriz, Melissa Barrera, Olga Merediz, Gregory Diaz IV, Dascha Polanco e Jimmy Smits. Foto: Warner Bros.

«Abbiamo avuto un anno difficile, ma questo film sprizza una gioia indescrivibile, c’è così tanto senso di comunità che esce da ogni frame», conclude il regista, E, proprio come i protagonisti di Sognando a New York – In the Heights, anche noi abbiamo un sueñito: vederlo presto. Al cinema.