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Tutte le facce di Joker

Guida definitiva al cattivo più iconico di Batman: dalla sua prima apparizione a fumetti alla sua reinvenzione come agente cinematografico del caos

La cover di 'The Killing Joke', di Alan Moore e Brian Bolland. Courtesy of DC

Dipingetevi un bel sorriso sulla faccia, fan di Joker. Se avete già visto il film di Todd Phillips con Joaquin Phoenix, sapete che il Principe Clown del Crimine è pronto a scatenare un’ondata di criminalità che Hollywood non aveva più visto da quando Heath Ledger aveva terrorizzato Gotham City ne Il Cavaliere Oscuro oltre un decennio fa. Ma la storia del più famigerato villain nella galleria degli antagonisti di Batman è di per sé interessante quanto qualsiasi avventura del personaggio sullo schermo o a fumetti. Ecco una breve guida alla storia folle del nemico più mortale del giustiziere mascherato…

Un’origine avvolta nel mistero

Joker ha debuttato in Batman # 1, il primo numero della saga a fumetti dedicata al Cavaliere Oscuro lanciato nella primavera del 1940; ha anche rivelato l’origine del supereroe e conteneva la prima apparizione di Catwoman. (Batman ha esordito in una serie separata, Detective Comics, che ha dato il nome a DC Comics e di cui l’Uomo Pipistrello fa parte ancora oggi).

Ma la creazione del Principe Clown è avvolta dalle polemiche: i tre artisti coinvolti – lo scrittore Bill Finger e gli artisti Bob Kane e Jerry Robinson – offrono ciascuno un diverso resoconto di come è nato il Joker. L’ordine degli eventi varia a seconda della versione a cui credi, ma in sostanza, il personaggio è il risultato di un mix di influenze. Robinson ha disegnato un Joker che sembra uscito dalle carte da gioco. Finger ha dato l’ispirazione sotto forma di un logo con un pagliaccio da Coney Island e, soprattutto, grazie a una foto dell’attore Conrad Veidt che interpretava il personaggio deturpato e ghignante del film horror del 1928 L’uomo che ride. Sia Robinson che Kane, che per decenni hanno ricevuto il merito esclusivo della creazione di Batman, hanno disegnato il personaggio sulla pagina, mentre Robinson e Finger hanno contribuito a sviluppare il concetto di Joker come nemesi di Batman. Il risultato fu un malvagio diverso da qualsiasi gangster e scienziato pazzo che Batman e il suo nuovo sidekick Robin avessero mai affrontato prima.

Da Sick Jokester a Merry Prankster

Nella sua prima apparizione, il Joker è un maniaco a sangue freddo con un sorriso snervante, che compie due carneficine prima che Batman riesca ad abbatterlo. Il “veleno” del Joker, che lascia un ghigno macabro e innaturale sui volti delle sue vittime, ha fatto il suo debutto nella prima strage del personaggio.

Ma le uccisioni sono finite nel 1942: a quel punto il Joker è uno dei nemici più popolari e assidui di Batman. Successivamente i suoi crimini si sono evoluti in trappole e rapine elaborate, comiche e in gran parte innocue – vedi Batman # 44 (1946), in cui il Joker vince in un casinò ed è ispirato a costruire una slot machine gigante per provare a sconfiggere Batman e Robin lanciando monete enormi su di loro. (Quando fallisce, cerca di schiacciarli con dadi mastodontici). La sua tendenza verso scenografie così spettacolari è diventata ancora più pronunciata dopo l’arrivo della censura con il Comics Code Authority nel 1954.

Durante questo periodo di transizione nella storia del personaggio, Bill Finger ha ideato la sua origin story più citata. Pubblicato nel 1951, Detective Comics # 168 rivelò che il Joker era una volta Cappuccio rosso, un criminale mascherato che era caduto in una vasca di acido mentre tentava di fuggire da Batman. Quando è emerso dal calderone, il villain aveva i capelli verdi, la pelle bianca come un cadavere e quel ghigno snervante sempre stampato sulla faccia. Da questa creazione del Principe Clown, Alan Moore e Brian Bolland avrebbero tratto spunto per la loro graphic novel del 1988 The Killing Joke.

Bam! Pow! Icona TV!

Quando è arrivato il richiamo della pop culture, Joker era caduto nel dimenticatoio. Il Principe Clown del Crimine si adattava perfettamente allo show televisivo pop-art Batman di William Dozier e Lorenzo Semple Jr., lanciato nel 1966. Il cattivo più ricorrente dello show è stato interpretato dallo stagionato rubacuori Cesar Romero, che notoriamente si rifiutava di radersi i baffi per il ruolo e si faceva semplicemente applicare sopra il cerone.

Cesar Romero nel tv show degli anni ’60 ‘Batman’. Foto: 20th Century Fox/Kobal/Shutterstock

La serie su Batman degli Swingin’ Sixties ha avuto favori alterni da parte dei fan nel corso degli anni, con alcuni che denigrano la sua deliberata poca serietà e altri che lodano il suo design vibrante e le sue performance sfrontate. Il Joker di Romero è molto diverso dalla versione sinistra, leggermente più psicotica che siamo abituati a vedere ora, certo, ma la sua appariscente teatralità ha sicuramente influenzato tutti i successivi ritratti dell’arcinemico del Cavaliere Oscuro.

Ritorno all’oscurità

Mentre il fervore per lo show televisivo svaniva, i fumetti di Batman, che avevano imitato lo stile bam-pow-zap della serie durante la sua messa in onda, iniziavano a tornare alle loro radici cupe degli anni ’40 – una mossa resa possibile dall’allentamento delle regole del Comics Code e da una nuova generazione di talenti creativi che scalavano le gerarchie. In Batman # 251 del 1973, lo scrittore Dennis O’Neil e l’artista Neal Adams reintroducevano il Joker nei fumetti dopo un’assenza di quattro anni. Cosa ancora più importante, aggiungevano l’omicidio nel suo repertorio per la prima volta in oltre 30 anni. Il Principe Clown del Crimine era di nuovo libero di scatenare massacri.

In collaborazione con l’artista Irv Novick, O’Neil avrebbe anche introdotto la folle corte del Principe Clown: l’Arkham Asylum, un manicomio per pazzi criminali, che i lettori di fumetti hanno visto per la prima volta in Batman # 258 del 1974. Il duo ha inoltre contribuito a lanciare la primissima serie da protagonista del Joker nel 1975. Da quel momento in poi, che si unisse ad altri cattivi come Lex Luthor, Due Facce e Pinguino o che si battesse da solo, il personaggio è diventato un pilastro dell’intero universo DC .

Il temibile quartetto di Joker degli anni ’80

La metà degli anni ’80 è stato probabilmente il periodo migliore nella storia dell’editoria del Joker. I suoi successi sono iniziati con Il Ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller, l’opera su Batman del 1986 che ha definito il genere, la storia di un futuro distopico in cui entrambi i personaggi emergono dal “ritiro” più pericolosi che mai. L’interpretazione inquietante di Miller ha trasformato il cattivo in un assassino di massa che ride una volta, e una volta sola: quando incastra il giustiziere mascherato per il suo omicidio rompendosi il collo dopo una battaglia campale in un parco di divertimenti.

Ai giorni nostri, il Principe Clown ha iniziato a erodere il cast secondario della sua nemesi come l’acido. Ampiamente considerata la migliore storia di Joker mai raccontata (sebbene il suo scrittore l’abbia in gran parte rinnegata), l’opera di Moore e Bolland del 1988 The Killing Joke ha enfatizzato la relazione simbiotica tra eroe e cattivo. Fresco del suo trionfo revisionista Watchmen, Moore ha reintrodotto la storia delle origini di “Cappuccio rosso”, reinventando l’uomo che sarebbe stato il Joker come un comico sfortunato costretto a fare una rapina per sfamare la moglie incinta. In uno dei suoi peggiori atti di violenza, il pagliaccio psicopatico paralizza la figlia del commissario di Gotham City Jim Gordon, Barbara, aka l’eroina nota come Batgirl.

La spalla di Batman, Robin, se l’è cavata ancora peggio quell’anno. In A Death in the Family di Jim Starlin e Jim Aparo, Joker ha picchiato brutalmente con un piede di porco Jason Todd, il secondo ragazzo che ha ricoperto la posizione di Ragazzo Meraviglia, prima di ucciderlo in un’esplosione. I lettori potevano chiamare una linea telefonica per votare se Jason fosse morto o vivo. E Joker stesso sarebbe stato felice del risultato.

La quarta versione di questo nuovo canone di Joker – e omonima della serie di videogiochi di grande successo decenni dopo – è apparsa in Arkham Asylum del 1989, dello scrittore visionario Grant Morrison e dell’artista multimediale Dave McKean. La coppia ha interpretato il Joker come un avatar quasi mitico di caos in una storia che ha visto Batman infiltrarsi nella casa dei suoi peggiori nemici, quasi impazzendo nel processo. È un incubo inquietante e allucinogeno e una delle prospettive più agghiaccianti sul personaggio.

Il Principe Clown di Hollywood

Uscito nell’estate del 1989 dopo livelli folli di hype, Batman di Tim Burton presentava Jack Nicholson nei panni di Joker, un ruolo che molti pensavano fosse nato per interpretare. Non è un’offesa nei confronti della svolta idiosincratica di Michael Keaton come Bruce Wayne e del suo alter ego in costume affermare che lo spericolato e burlone signore del crimine di Nicholson fosse il pezzo forte. La sua performance ha preso gli aspetti high-camp della prospettiva di Romero sul cattivo e ha aggiunto un senso di volatilità nel mix; solo Jack poteva preonunciare una battuta come “Hai mai ballato con il diavolo nel pallido plenilunio?” e in qualche modo farla sembrare davvero pazza e minacciosa. (Quando l’acclamata Batman: The Animated Series, in onda tra il 1992 e il 1995 e creata da Paul Dini e Bruce Timm, ha introdotto il personaggio, chi ha scelto per dare voce al Joker? Nientemeno che Luke Skywalker stesso, Mark Hamill: ha sempre avuto un lato un po’ oscuro).

Jack Nicholson in ‘Batman’ di Tim Burton (1989). Foto: Snap/Shutterstock

Ci sono voluti quasi 20 anni, ma nell’immaginario comune Nicholson nel ruolo di Joker è stato finalmente soppiantato dal compianto Heath Ledger nel film di Christopher Nolan, Il Cavaliere Oscuro. Ledger ha vinto un Oscar postumo per la sua interpretazione del personaggio come un anarchico sfregiato, le cui origin story contrastanti hanno fatto eco a quelle contraddittorie proposte nei fumetti. (A parte The Killing Joke, DC non ha mai definito ufficialmente l’origine “reale” del Principe Clown e le teorie vanno dal sopravvissuto agli abusi all’essere immortale). Per molti fan è la versione definitiva del personaggio – un super criminale che sta tra il genio folle, John Wayne Gacy e un agente nichilista del caos.

Nella successiva ondata di film sui supereroi dell’universo DC, il ruolo è stato interpretato da Jared Leto in Suicide Squad di David Ayer. Magro, perfido e tatuatissimo, il Joker-spalla di Leto ha adottato una sorta di aspetto narco-chic appariscente, un vibe che il suo interesse amoroso Harley Quinn, impersonata da Margot Robbie, ha solo migliorato – dire che il film ha sottovalutato l’iconico personaggio è un eufemismo. Naturalmente non ha fatto nulla per danneggiare la popolarità del personaggio tra i fan dei fumetti e dei film, ma era la prova che interpretare il Joker richiedeva più di una risatina e un ghigno grottesco.

Nel frattempo il personaggio ha prosperato sulla carta. Negli ultimi anni, è sopravvissuto dopo che gli era stata strappata la faccia, e aveva affrontato la concorrenza di un essere proveniente da una realtà alternativa, un ibrido tra se stesso e il Cavaliere Oscuro chiamato “Il Batman Che Ride”, attualmente il malfattore più influente dei fumetti DC.

Joaquin Phoenix in ‘Joker’

Ora il Principe Clown del Crimine ha conquistato nuovamente Tinseltown nel Joker di Todd Phillips, con Joaquin Phoenix. Il regista non ha nascosto il debito del film nei confronti dei protagonisti della filmografia di Martin Scorsese – in particolare Travis Bickle di Taxi Driver e Rupert Pupkin di Re per una notte – mentre Phoenix non può fare a meno di portare sfumature di personaggi del passato come il malato di mente Freddie Quell di The Master. Il film ha vinto il Leone d’oro alla Mostra del Cinema di Venezia; la critica ha avuto reazioni miste. Ma sarebbe davvero un film di Joker se fossero tutti d’accordo?

Il che ci porta alla maggiore differenza tra questo Joker e tutti i suoi precursori cinematografici: ora è l’eroe, o antieroe, della sua stessa storia. Le versioni del personaggio di Romero, Nicholson e Ledger avevano Batman come contraltare, e Leto ha fatto da spalla ad Harley Quinn. L’incarnazione della origin story di Phoenix, tuttavia, è solo un triste uomo qualunque che muove i suoi primi passi senza un supereroe in vista. Il Joker è diventato una presenza così massiccia nella cultura pop che gli spettatori si ritroveranno soggiogati da un Principe Clown senza i crimini? Joker ha iniziato come colorato e squilibrato killer a sangue freddo. Ora ha i riflettori tutti per sé. E non vediamo l’ora di sentire la sua battuta finale.

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