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Terry Jones, l’arma segreta dei Monty Python

L'attore e regista britannico ha definito il gruppo comico con la sua folle devozione, il suo calore, il suo entusiasmo e la sua innata gentilezza

Terry Jones nel 1986

Foto: Martyn Goddard/Corbis via Getty Images

Addio, Terry Jones. Nella scatola di cioccolatini dei Monty Python, lui è sempre stato La rana croccante. Quest’uomo era un genio della comicità, l’anima del gruppo – l’interprete più altruista, la mente più aperta, il polemizzatore più testardo, ciò che forse l’ha fatto finire per diventare il regista dei film dei Python. (Chi altri avrebbe potuto discutere con John Cleese? Nessuno). Per dirla in un altro modo: tutta la sua vita è stata “un succoso pezzo di vescica fresca di montone della Cornovaglia, svuotata, stufata, aromatizzata con semi di sesamo, tuffata nel fondente e guarnita con vomito di allodola”.

Terry Jones ha definito i Python con la sua folle dedizione, il suo calore, il suo entusiasmo, la sua cortesia innata (condivisa con Michael Palin) e la sua mente dannatamente instancabile (condivisa con Cleese). Era uno dei più diligenti di tutta la squadra, il che lo rendeva un rompicoglioni agli occhi di tutti gli altri. Ma era anche il fan più appassionato dei Python in tutto il mondo. Come dice Michael Palin nella biografia definitiva di David Morgan, Monty Python Speaks: «Penso che Terry Jones abbia tenuto insieme il gruppo più di chiunque altro e l’abbia fatto andare avanti, forse perché aveva più energia, soprattutto mentale, di tutti gli altri… Terry si preoccupava davvero per i Python, ci si identificava personalmente».

Jones dichiarò la stessa cosa: «La cosa più bella è stata che a tutti piaceva il lavoro degli altri, avevamo un gran rispetto per ciò che faceva ciascuno di noi. Perciò davvero il desiderio più grande era far ridere i tuoi colleghi». Sullo schermo, Jones era la loro arma segreta. E anche colui che portò nel team le sue ossessioni eccentriche e intellettuali, soprattutto la Storia medievale – è stato l’unico comico ad aver realizzato una docu-serie sulle Crociate per la BBC, ad aver firmato un saggio sui Racconti di Canterbury di Chaucer e ad aver scritto il film più famoso di David Bowie, Labyrinth.

Nato in Galles nel 1942, Jones incontrò Palin a Oxford, dove entrambi scrivevano spettacoli comici. Il suo eroe comico era Buster Keaton, la maschera imperturbabile definitiva. Ottenne un ingaggio alla BBC, dove lasciò il segno con The Complete and Utter History of Britain. Lui e Palin divennero il duo di scrittori più prolifico all’interno dei Python. Non appena il Monty Python’s Flying Circus sbarcò sulle frequenze radio, Jones è stato colui che ha concepito quello che è passato alla Storia come “lo stile flusso di coscienza”. Adorava interpretare personaggi rigidi e pomposi: gli piaceva moltissimo indossare la parrucca del giudice o chiedere «Cos’è tutto questo?» nello sketch dei Piranha Brothers; era esilarante sia come viscido gangster (Vince Snetterton Lewis) sia come poliziotto (il sovrintendente Harry “Snapper” Organs della Divisione Q). Si incontrava e scontrava meravigliosamente con Eric Idle, quando vestiva i panni del signorotto che provocava a proposito della sua vita sessuale nello sketch Nudge Nudge, oppure del compositore Arthur “Two Sheds” Jackson, o ancora in quelli di Karl Marx concorrente di un quiz sul calcio inglese. E, quando faceva l’organista, era quello che restava nudo in ogni episodio.

La sua energia, che però non nascondeva le emozioni, ha fatto di lui una figura dominante nell’equilibrio creativo del gruppo. Come spiega Idle in Monty Python Speaks: «Terry Jones è testardo, John controllato, Mike affabile, Eric sospettoso e autoritario e Terry Gilliam incomprensibile». Lui e Cleese si scornavano spesso. «Terry Jones e io eravamo le personalità più forti, o forse le più polemiche o irascibili. Puoi considerarle sia qualità positive che negative», dice Cleese. «Ma proprio perché avevamo due caratteri così diversi, lui tutto sentimento e io tutto ragione, era facile per noi battibeccare di continuo».

Jones rivestiva un ruolo chiave in uno dei campi più trascurati della loro storia: i loro album comici. Per quanto possa sembrare strano oggi, quando i Python conquistarono l’America nei primi anni ’70, lo fecero principalmente come gruppo che incideva dischi. Nessuno in quel Paese sapeva dell’esistenza del loro show: avrebbe debuttato lì solo nel 1974. «Sono stati gli album a fare il botto negli Stati Uniti», ha detto Michael Palin a Mojo. «La platea di ascoltatori tossicomani della radio giocò un ruolo piuttosto importante». Prima che la PBS decidesse di mandare in onda il Circus, i Python erano già diventati un culto negli States, soprattutto grazie ai freak che ascoltavano Eric the Half Bee a tarda ora tra un pezzo dei King Crimson e uno dei Deep Purple.

«Mike ed io abbiamo supervisionato il primo disco vero proprio», dichiarò Jones. «Volevamo allargare il più possibile il nostro lavoro». Ancora più che la Tv, lo studio di registrazione gli ha permesso di creare in modo incontrollato, con esiti come i grandi classici Another Monty Python Record e Monty Python’s Previous Record. Confezionavano le loro gag con sovraincisioni ed effetti sonori; ogni lato del vinile finiva con voci che urlavano «Spegnilo! Non lo sopporto più!» o «Scusa, ho graffiato il disco!».

Jones diventò regista con Monty Python e il Sacro Graal. Gli Studios non volevano saperne, perciò fu finanziato da giganti del rock come i Led Zeppelin, i Pink Floyd e i Jethro Tull. Lui e Gilliam co-diressero il film, non avendo entrambi idea di quello che stavano facendo; si alternavano sul set di giorno in giorno. Come ricordava Jones: «Ero intenzionato a renderlo bizzarro, e soprattutto ad assicurarmi che tutti avessero sempre i denti sporchi». Prese il controllo totale della regia con Brian di Nazareth. «Non avevamo nessuna divergenza con Cristo», spiegò a Rolling Stone nel 1979. «Pensavo che fosse un tizio terribilmente in gamba, anche se non divertente come Margaret Thatcher».

Jones diresse anche Monty Pyhton – Il senso della vita (1983), rubando pure la scena nei panni dell’esplosivo signor Creosoto. Dopo i Python, provò ad occuparsi di Storia della letteratura, collaborò con Palin alla serie Rippin Yarns, scrisse sceneggiature come quella di Labyrinth, diede sfogo al suo amore per la Storia in documentari e film come Erik the Viking, firmò libri per bambini e regalò alla stampa inglese critiche pungenti alla guerra in Iraq. Il suo film più recente è la commedia del 2015 Un’occasione da Dio con Simon Pegg.

John Cleese tenne una celebre orazione funebre al funerale di Graham Chapman nel dicembre del 1989, uno dei tributi di due minuti più brillanti nella storia dei funerali, soprattutto quando disse: «Che liberazione, scroccone bastardo». Ma la forza di quel filmato sta nella presenza di Terry Jones nel pubblico: all’inizio lo vedi profondamente addolorato, poi scioccato, infine esplodere in una sonora risata. Capisci che Cleese non avrebbe potuto fare tutto ciò se non avesse saputo di aver di fronte Jones, pronto a reagire in un modo così umano. È stato l’ultimo fan dei Python. Fino alla fine, Terry Jones è stato totalmente unico.

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