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Scenari apocalittici per la fine del mondo

Per ogni tipologia di infezione, pandemia, catastrofe, c’è un protocollo di regole che possiamo apprendere, naturalmente attraverso la visione degli scenari dell’apocalisse che la cinematografia ci consegna abitualmente

Jude Law in 'Contagion' di Steven Soderbergh

Bisogna essere preparati all’epidemia. E alle quarantene. Bisogna essere preparati ai virus che scappano di mano allo scienziato pazzo di turno e a quelli sintetizzati in malvagi laboratori governativi. Per ogni tipologia di infezione, pandemia, catastrofe, c’è un protocollo di regole che possiamo apprendere, naturalmente attraverso la visione degli scenari dell’apocalisse che la cinematografia ci consegna abitualmente. Tendiamo a sottovalutare queste esasperanti pellicole della fine del mondo, ma forse, visto la situazione generale, con la gente che si azzanna per comprare l’ultimo rotolo di carta igienica a Milano, non sarebbe meglio dargli un po’ più di credito e segnarci qualche regoletta di sopravvivenza? Tanto, tempo ne abbiamo ora che ci hanno internato nelle nostre case per un’influenzina che ha messo al tappeto l’economia mondiale.

Tranquilli, anche i belli si ammalano: Contagion di Steven Soderbergh

Un virus che arriva dalla Cina, vi ricorda qualcosa? Che forse arriva dai pipistrelli, ancora nulla? Che vuole distruggere l’occidente bellissimo, proprio nulla? Contagion è l’unico film fatto mezzo bene sul tema fine del mondo per mezzo di un virus scappato di mano ma forse no forse c’è il cattivo che vuole ucciderci tutti noi cristiani, diretto da Soderbergh con Marion Cotillard, Matt Damon, Jude Law, Gwyneth Paltrow, Bryan Cranston. Anche i belli si ammalano? No spoiler. Anzi sì, fanno un’autopsia alla Paltrow, forse per capire che diamine le passa per la testa per aver fondato Goop. Da qui impariamo la regola principe: di fronte alla fine del mondo, siamo tutti brutti uguali.

Quel bastardo del miglior amico dell’uomo: The Breed – La razza del male di Nicholas Mastandrea

Il coronavirus forse arriva dai pipistrelli. O era un fake news? Troppo tardi, oramai è tra noi. C’è sempre un animale che viene infettato dall’uomo. A volte una scimmia (Il pianeta delle scimmie), a volte un maiale, un pipistrello (Contagion), a volte il miglior amico dell’uomo, il cane (so che qualcuno stava pensando a Salvini). In The Breed, dal sottotitolo italiano altisonante – e un po’ nazi – La razza del male, giovani americani bellissimi sono su un’isoletta a godersi la vita quando vengono attaccati da dei cani completamente impazziti. Nel film, talmente assurdo da fare il giro, recita Michelle Rodriguez che deve gran parte della sua carriera al ruolo in Resident Evil; un’esperta di disastri e morte, quindi mi fido e ripongo in lei le mie speranze. La regola base da imparare è: se i cani impazziscono, guida l’auto con i finestrini tirati su che il rischio che si lancino dentro è più alto di quello che pensi. Vedere per credere.

C’è qualcosa nell’acqua e non è MD: The Bay di Barry Levinson

Vi ricordate quando Kanye West diceva che siamo fatti al 90% di acqua? Ecco, naturalmente non lo siamo. Anche perché l’acqua è buona e bella e quanto mi ci tufferei se solo fossi in un’isola senza cani assassini, però l’acqua è anche infame perché non sai cosa c’è sotto (magari Lo Squalo) o, peggio, non sai mai cosa possa esserci dentro. E pensa se poi, in quell’acqua dove nuoti, c’è un parassita nato dalle tue stesse feci per aver mangiato animali allevati a mangimi tossici da parte di qualche losca azienda locale. Questa è la trama di The Bay di Barry Levinson (il regista di Rain Man, uno a cui piace dare sensazioni acquose nei titoli), un found footage, ovvero quelle pellicole sviluppate su video o film recuperati altrove, a metà tra il documentario, un servizio di Lucignolo e The Blair Witch Project, su come potremmo tutti morire facendoci un bagnetto. La regola è sempre quella della nonna: se hai mangiato, non fare il bagno per due orette.

Un’altra epidemia, governo ladro: Virus letale di Wolfgang Petersen

Almeno non piove in questi giorni di pandemia, ma il governo ne ha combinata un’altra delle sue. Se in Italia l’idea è quella di farci percepire ’st’influenzina come una catastrofe epica, in Virus letale Dustin Hoffman indaga su una misteriosa epidemia scoppiata in un accampamento militare americano nello Zaire degli anni Settanta (l’ebola? L’HIV?), taciuta dallo stesso governo americano con la distruzione del villaggio grazie a una bomba ad alto potenziale. Ma si sa, i virus sono come il karma: prima o poi tornano a chiederti il conto a casa tua e, boom, sono cazzi per la cittadina di Cedar Creek. Il consiglio è sempre quello: se succede un casino, stai vicino all’americano bianco più in forma, è sempre lui a salvare tutto.

Non ci vedo più dalla fame: Cecità di Fernando Meirelles

Provate voi a fare la spesa all’Esselunga a Milano in questi giorni di delirio: esperienza apocalittica. In questa valle di ciechi affamati, vi sentirete Julianne Moore nell’adattamento cinematografico del capolavoro di José Saramago. Non siamo a quelli livelli di letteratura, ma il film si fa guardare (ok, la smetto con questi doppi sensi, ma sento la febbre da coronavirus e sto perdendo i colpi). Nel film imparerete svariati trick di resilienza, tipo andare in bagno ad occhi chiusi.

Siamo soli come Vasco: 28 giorni dopo di Danny Boyle

E se domani mi svegliassi e mi trovassi solo al mondo come Cillian Murphy in 28 giorni dopo? Paranoia, non tanto per il mio bro covid-19, che sta spaccando, quanto per il disastro ambientale che dimentichiamo quotidianamente? Probabilmente, ma comunque allo swag di Will Smith di Io sono leggenda preferisco il corpo docile di Murphy nella Londra disabitata (previsione della Brexit?). Consiglio: non andate a fare i camerieri a Londra, è fuori moda.

L’amata invasione zombie: Benvenuti a Zombieland di Ruben Fleischer

Ok, il coronavirus non sarà un’invasione zombie: ma, a questo punto, meglio prepararsi a tutto. Perché, diciamocelo, che differenza ci sarà mai tra uno zombie e un leghista? Vallo a capire. Se la saga di Resident Evil è quella che ha dominato l’immaginario comune sul maxischermo, e nonostante World War Z non sia stato malaccio con quegli zombettoni che corrono come matti per tutto il mondo, è Benvenuti a Zombieland il film che devi vedere con taccuino in mano per segnarti le regole di sopravvivenza più utili: un buon cardio (per scappare dai leghisti impazziti), controlla sempre prima di andare in bagno (la privacy è tutto), non fare l’eroe (soprattutto se non sei americano).

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