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Oscar 2020, il meglio (e il peggio) della serata

Dall'esibizione a sorpresa di Eminem alla traduttrice di Bong Joon-ho. Tra sviste clamorose nell'omaggio ai personaggi scomparsi e discorsi di ringraziamento sottotono

Eminem

Foto: MARK RALSTON/AFP via Getty Images

Il meglio: Bong Joon-ho (e la sua traduttrice)

L’Academy si è innamorata di Bong, e mezzo mondo è impazzito per la sua interprete Sharon Choi. Già, perché mentre il regista sudcoreano che ha travolto gli Oscar citava Scorsese, ringraziava Quentin che “ha sempre messo i miei film nella lista dei suoi preferiti” e continuava a dire incredulo: “Berrò fino a domattina”, lei, aspirante regista 25enne che ha accompagnato il cast di Parasite per tutta la stagione dei premi, raccoglieva più fan di lui. E quindi la sbronza celebrativa se l’è meritata quanto e più di Bong.

Il peggio: nessun conduttore

Si parte con Chris Rock e Steve Martin in modalità host e, visto che funzionano, ci si chiede subito: perché pure quest’anno non abbiamo uno straccio di conduttore? Battute sull’inclusione e sulle donne, bla bla. E finalmente la parte migliore: “Jeff Bezos ha divorziato ed è ancora l’uomo più ricco del mondo”, ha detto Rock del fondatore di Amazon in platea. “Ha visto Storia di un matrimonio e ha pensato che fosse una commedia”. Da lì in poi è tutto un susseguirsi schizofrenico e senza filo conduttore di gag by coppie più o meno ben assortite, tipo Maya Rudolph e Kristen Wiig che fanno Maya Rudolph e Kristen Wiig e James Corden e Rebel Wilson versione Cats. Insomma, meglio che la barca la guidi qualcuno, sennò la deriva è dietro l’angolo.

Il meglio: Eminem a sorpresa

Quando ci eravamo già rassegnati all’esibizione in Technicolor di Elton John e a Into The Unknow in tutte le lingue del mondo (tranne l’italiano), l’Academy che fa? Tira fuori a sorpresa Eminem con Lose Yourself, primo brano rap (tratto da 8 Mile) a vincere l’Oscar nel 2003. La leggenda narra che al tempo il rapper si fosse rifiutato di eseguire una versione censurata della canzone, come richiesto dai produttori dello show; altre fonti sostengono che non pensava avrebbe vinto, al punto che nemmeno si era presentato a ritirare il premio dalle mani di Barbra Streisand. “Grazie per avermi invitato, Academy”, ha scritto su Instagram. “Mi dispiace che ci siano voluti 18 anni per arrivare qui”. Dopo un attimo di perplessità iniziale (la sua presenza era stata tenuta segretissima) è subito standing ovation: tutti in piedi tranne Scorsese. Perché gli cala la palpebra.

Il peggio: Luke Perry dimenticato

Brava Academy, bravissima Billie Eilish: quest’anno In Memoriam, il momento dedicato al ricordo degli artisti scomparsi, è stato praticamente perfetto. L’artista dell’anno che canta una cover ‘imbronciata’ di Yesterday dei Beatles, mentre sullo schermo scorrono le immagini di Doris Day, Kirk Douglas, Peter Fonda, Kobe Bryant… Tutto bellissimo insomma, finché non ti rendi conto che nel rullo si sono dimenticati di Luke Perry. No, non è uno scherzo.

Il meglio: Olivia Colman

Meno male che Olivia Colman c’è: nel piattume generale delle gag, all’attrice inglese basta poco: prima di consegnare il premio per il miglior attore protagonista, ha ricordato il suo trionfo del 2019 e, soprattutto, quello che ne è seguito. “Quella notte è stata la migliore della vita di mio marito”, ha riso. “Dico davvero. E pensate che ho partorito tre volte”. God save the Queen.

Il peggio: i discorsi di ringraziamento

Forse ormai l’Awards Season ci aveva abituati fin troppo bene, ma a ‘sto giro – quello più importante – hanno deluso un po’ tutti. Laura Dern e Renée Zellweger snocciolano ringraziamenti manco fossero pagate per farlo (e in effetti lo sono), Phoenix (che ora potrà finalmente dare fuoco al suo smoking riciclato) ormai è in piena modalità attivista e finisce per parlare del latte che rubiamo alle mucche per fare colazione, salvandosi in corner con il sempre tenerissimo ricordo del fratello River. E il nostro Brad, aka il professionista di discorsi? Abbraccio e “grazie Leo” a parte, niente: dopo il recentissimo exploit di esilaranti battute su Titanic, Tinder, la Brexit e il principe Harry, pure lui cade nella trappola del proclama politico con un riferimento all’impeachment di Trump e nella ‘solita’ dedica del premio ai figli. Chissà la faccia di Angelina (che poi, che ci frega: sempre viva Brad).

Il meglio: la musica da cinema è donna

Sono passati più di due decenni da quando una donna ha portato a casa un Oscar per la migliore colonna sonora originale e la compositrice Hildur Guðnadóttir non ha speso un momento del suo discorso di accettazione per parlare del suo lavoro su Joker. “Alle ragazze, alle donne, alle madri, alle figlie che sentono la musica ribollire dentro, per favore, parlate”, ha detto. “Dobbiamo ascoltare le vostre voci”. E, per la prima volta nella storia degli Oscar, il medley degli score nominati è stato diretto da una donna.

Il peggio: il numero di apertura

Janelle Monáe è un’interprete di razza e abbiamo adorato il suo look. Ci stava pure il riferimento alle registe donne e la celebrazione dell’essere un’artista queer nera, ma cos’era quel mix’n’match che partiva dalla canzone di Mr. Rogers Won’t You Be My Neighbor?, passava per I’m still standing (con Billy Porter) e arrivava a Midsommar? Probabilmente l’apertura più bizzarra dall’89, quando Rob Lowe ballò con Biancaneve. La reazione WTF di Saoirse Ronan dice tutto.

Il meglio: Jane Fonda e le altre sciure

Quando annuncia la vittoria di Parasite come miglior film, Jane Fonda sembra molto più spaesata della prima volta che l’hanno arrestata per le proteste sul clima. Diane Keaton non riesce ad aprire la busta e sta per farla a pezzi: fortuna che c’era Keanu Reeves, già suo soccorritore sentimentale nel rom-cult Tutto può succedere. E poi le sciure scenografe di Quentin, come non amarle?

Il peggio: la regia

Provate a farci caso: rispetto agli altri anni, sul web c’è una scarsità incredibile di gif instant cult. Colpa della regia, che non coglieva l’attimo né la faccetta giusta manco a pagarla. Da condividere, ci resta solo Billie Eilish (giustamente) perplessa sulla gag di Kristen Wiig e Maya Rudolph: ma non ci basta.

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