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“Zooropa” degli U2 arriva in edicola: la recensione storica di Rolling Stone

Un cofanetto raccoglie tutti i dischi della band di Bono e soci, e oggi con TV Sorrisi e Canzoni è possibile acquistare l'ottavo album in studio degli U2

Dal 26 agosto con Tv Sorrisi e Canzoni, in collaborazione di Corriere della Sera e della Gazzetta dello Sport, arriva in edicola l’intera opera degli U2 all’interno di un cofanetto che comprende tutti gli album in studio, un cd live e 4 dvd live, in edizione digipack. Oggi esce in edicola l’ottavo disco della band di Bono, Zooropa, e questa è la recensione apparsa su Rolling Stone US nel 1993.

La Bosnia, la nascita di movimenti neo-nazisti in Germania, il terrorismo mafioso in Italia, la crescita del tasso di disoccupazione nei paesi dell’ex Blocco Occidentale, in una parola Zooropa.

Naturalmente, nessuno di questi temi è realmente esplicitato nel nuovo stupefacente album degli U2. Tuttavia l’atmosfera inquieta di Zooropa – un album grottescamente divertente, come un ultimo valzer sul punte del Titanic – ben si adatta alla contemporaneità del Vecchio Continente. “Mi sento come se stessi lentamente, lentamente, lentamente scivolando via”, sussurra Bono nel mezzo di Lemon, un brano dal vertiginoso ritmo disco, “Mi sento come se non avessi nulla in mano”. Se messo in confronto alla crisi spirituale, le certezze svanite della Guerra Fredda sembrano confortanti.

Per la maggior parte registrato all’inizio di quest’anno, Zooropa era stato inizialmente pensato come un’EP per spremere del succo dalle date europee del loro Zoo TV Worldwide Tour. Tuttavia la band è stata colta da un’irrigazione più profonda e, con la produzione, di Brian Eno, the Edge e Flood, è nato questo album di 10 tracce per la durata complessiva di circa 50 minuti.

Storicamente gli U2 ai loro album più importanti hanno sempre fatto seguire progetti apparentemente meno faticosi e e ambiziosi. Per esempio, dopo War (1983) e The Unforgettable Fire (1984) furono lanciati degli Ep live che effettivamente riuscirono ad allentare la pressione sulla band, permettendo così agli U2 di sperimentare verso qualsiasi nuova direzione estetica preferissero.

Sfortunatamente, l’ultima volta che gli U2 hanno tentato questa strada la strategia ha fallito. Nel 1988, per stemperare il successo incredibile di The Joshua Tree, gli U2 lanciarono Rattle and Hum, un album-libro-film così imbarazzato e artificioso da sembrare improvvisato come poteva essere improvvisato lo sbarco in Normandia.

Con Zooropa il risultato è di gran lunga più soddisfacente: l’album è un audace e ingegnoso seguito di Achtung Baby (1991), l’indiscusso capolavoro degli U2. Zooropa spezza tutte le intimidatorie aspettative commerciali seguite al precedente album, non avvicinandosi a nessuna delle varie scelte artistiche prese in passato dalla band. È un disco variegato e decisamente sperimentale, ma il suo stato d’animo carico di anarchia vertiginosa soffusa di terrore a malapena represso fornisce un filo conduttore convincente.

Fin dalle prime battute la title track crea l’atmosfera per tutto l’album. Nel momento in cui inizia la canzone un grandioso, bellissimo e profetico giro di pianoforte fa da tappeto ai segnali statici e indecifrabili dell’inferno da età dell’informazione di Zoo Tv. Questo affascinante caos sonoro infine cede all’esplosione di wah-wah della chitarra di Edge e al ritmo insistente del basso di Adam Clayton e della batteria di Larry Mullen. Bono entra come un seduttore mefistofelico, offrendo piaceri decadenti, alimentando l’insoddisfazione e il desiderio, canticchiando il fascino eterno del ruffiano in What do you want?.

L’esuberante paranoia di Subterranean Homesick Blues di Bob Dylan riceve una spinta postmoderna in Numb. Sopra una traccia dai ritmi ipnotici e ripetitivi e stridenti chitarre industrial, The Edge intona inconsciamente una serie di disconnessi ammonimenti post-apocalittici per gli attoniti sopravvissuti (“Non ti muovere/ Non ti muovere/ Non parlare fuori tempo/ Non pensare/ Non preoccuparti va tutto bene/ Va tutto bene). Nel frattempo Bono sussurra in un falsetto sbigottito “Mi sento insensibile / Il troppo non è abbastanza”.

Per la canzone conclusiva di Zooropa, The Wanderer, gli U2 lasciano che sia Johnny Cash a tenere le redini della voce principale. È una mossa così selvaggiamente audace che avrebbe facilmente potuto provocare un patetico imbarazzo – con gli U2 ancora una volta a sovraccaricassi di significato – ma funziona perfettamente. Con l’autorità di un profeta del Vecchio Testamento, il canto parlato di Cash serve a ricollegarsi a un mondo di valori morali perduti (“Sono uscito camminando con in mano una Bibbia e una pistola/ La parola di Dio pesava forte sul mio cuore/ Ero sicuro di essere il prescelto/ Ora Gesù non ti farò aspettare/ Gesù sarò presto a casa), letteralmente rimpiazza le varie personalità corrotte e confuse interpretate da Bono – e da The Edge in Numb – in tutta la durata dell’album.

Il Vagabondo (Wanderer) di Cash non è meno perduto delle altre anime svuotate di Zooropa, ma il suo desiderio di essere trovato e redento fa di lui un caso a parte. Zooropa non si risolve mai, che quel desiderio sia semplicemente nostalgico – il sogno di una resurrezione cancellata molto tempo fa – o un autentico accenno di speranza. Non importa: la vera forza del disco sta nel catturare il suono di verità sconvolgenti, di cose che cadono a pezzi, quel momento in cui l’euforia e la paura sono indistinguibili nel momento in cui inizia una diapositiva sull’abisso.

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