Home Cinema News Cinema

‘When We Rise’: perché una serie sui diritti gay in realtà parla delle lotte di tutti noi

Gus Van Sant e Dustin Lance Black portano in scena in una miniserie le lotte per i diritti. «È per i miei genitori, voglio che capiscano che tutti parliamo lo stesso linguaggio»

Una scena di 'When We Rise', la nuova serie su Sky Atlantic

È partita su Sky l’attesissima a miniserie When We Rise che vede riuniti il regista Gus Van Sant e lo sceneggiatore Dustin Lance Black del film del 2008 Milk, per il quale quest’ultimo vinse l’Oscar come migliore sceneggiatura originale, insieme a Sean Penn come Best Actor nel ruolo di Harvey Milk. I due sono anche produttori esecutivi della serie assieme a Laurence Mark e Bruce Cohen, quest’ultimo era anche un produttore di Milk. La miniserie suddivisa in otto episodi: il primo e il secondo, sono diretti da Gus Van Sant, i restanti episodi sono diretti da Dee Rees (terzo e quarto), Thomas Schlamme (quinto e sesto), e Dustin Lance Black (settimo e ottavo).

La miniserie racconta nascita, ascesa oltre che battaglie politiche e personali del movimento LGBT per i diritti gay, attraverso storie di uomini e donne che negli anni hanno lottato e visssuto battute d’arresto e trionfi del movimento, partire dai moti di Stonewall nel 1969. Nel cast Rachel Griffiths, Mary-Louise Parker, Guy Pearce, Michael Kenneth Williams, Ivory Aquino.

Gus Van Sant è produttore e regista della serie. Conosciuto anche per Milk, Drugstore Cowboy (fantastico), Elephant (sulla strage di Columbine) e My Own Private Idaho. Unica cazzata per me, il remake di Psycho. Ma tutti possono sbagliare

Dustin Lance Black ha scritto gli otto episodi e ne ha diretti due. Sceneggiatore anche di Milk e J. Edgar con Leo Di Caprio. Primo gay ad aver vinto un Oscar. Rachel Griffiths è Diane, infermiera e attivista sociale. Vista in Le nozze di Muriel e adorata in Six Feet Under. Mary Louise Parker è invece Roma Guy, fulgido esempio del movimento delle donne e co-fondatrice dello storico San Francisco Women’s Building (pro-diritti umanitari)

Siamo andati (LaBestia e Rolling Stone) a intervistare, in quel di Pasadena, l’indomito duo Dustin Black-Gus Van Sant, oltre che Guy Pearce. E prima di lasciarvi alla lettura, vorrei dirvi perchè non solo è una serie da guardare, ma è una serie in cui abbiamo bisogno del dialogo come l’aria che respiriamo. Vivo in America da quasi 30 anni e non solo ho visto episodi quotidiani di violenza, martirio e di umiliazione contro gay e lesbiche… ma speravo che con il passare del tempo, l’umanità seguisse e capisse il credo di unità e amore sotto al quale vivere e convivere. Ma mi sbagliavo. FUCK se mi sbagliavo. Ed ora abbiamo Trump, che non solo non ha idea (ma zero) su un sacco di problematiche sociali, ma è anche bigotto. E non lo è solo contro movimento-popolazione LGBT, ma contro qualsiasi minoranza razziale, contro qualsiasi diritto delle donne. Non è la prima persona di questo tipo e non sarà l’ultima che avrà potere pubblico. Per gente simile è stato fatto When We Rise, perchè solo attingendo alla storia e alle atrocità perpetrate contro i gay possiamo non solo capire ma anche combattere il tutto senza perdere i nostri diritti. Puoi pensare di parlare di politica e legislatura con persone che non la pensano come noi, ma non li cambierai mai in questo modo.

Bisogna cambiare il loro cuore. Colpirli nell’emotività. E l’unico modo per farlo è di far raccontare le proprie storie personali.

Adesso basta e via con le domande.

Viene spontaneo chiedere se la serie sia nata dalle ricerche fatte durante Milk..dalla mole di testimonianze e documenti trovati?

Dustin Lance Black: Strettamente riferito al film Milk no, assolutamente no. Quattro anni fa ho scoperto che ABC voleva un prodotto televisivo seriale su questo soggetto e dopo che mi hanno proposto la cosa ho chiesto loro di darmi un periodo per fare ricerca. Dopo un anno avevo raccolto storie, ritratti, profili di diverse persone vere che avevano combattuto per il movimento dei diritti civili, diciamo da un periodo che andava dall’inizio degli anni ’70 fino ad adesso. Ho fatto ricerche sul Movimento delle Donne, il movimento dei Diritti Civili dei Neri, il movimento per la Pace (anni 60/70) finchè ho trovato i miei – vostri – personaggi, quelli che popolano When We Rise. Uno di questi è Cleve Jones, personaggio unico e straordinario, peché invece che durare dai 3 ai 5 anni come quasi tutti quelli che partecipano a movimenti simili… Jones ha lottato per 45 anni di fila!! Mia madre l’ha definito il Forrest Gump del movimento gay.

Passiamo a Guy Pearce, sei riuscito a parlargli e che tipo di storie ti ha raccontato?
Guy Pearce: Well, sì, gli ho parlato, ma oltre alle mie impressioni, c’è da dire che Lance e Gus avevano raccolto una bibbia di materiale sia su di lui, che sul movimento. Lance conosce benissimo tutte le sue storie, visto che si conoscono da anni, sono amici di lunga data, e per quanto riguarda me, come attore, è stato importante cogliere l’intensità e la passione che aveva, convogliare la sua energia, proprio per capire a livello psicologico chi è più importante, di che pasta è fatta una persona che non smette mai di lottare. MAI. Bellissimi i momenti passati per le strade di San Francisco, dove tutti, ripeto TUTTI lo conoscono e sanno che tipo di persona sia. Non fosse per lui e per gente come lui non avremmo una visione di fratellanza e di eguaglianza in quelli che sono per tutti diritti acquisti. Senza le botte e gli insulti prese da loro, non saremmo qui.

Gus, ritiene che oggigiorno ci siano delle ripercussioni per il movimento LGBT a livello sociale? Oppure crede che sia universalmente, storicamente parlando, un qualcosa da celebrare, su cui ritornare e guidicare positivamente?
Gus Van Sant:
Umanamente parlando sì, dobbiamo celebrarlo e basta. Socialmente, adesso, specialmente dopo le elezioni, l’omofobia e il razzismo che pervadono tutt’ora l’America, credo che ci siano troppe ripercussioni negative che esulino dal contesto LGBT. Spero che ciò che vedrete nello show sia una voglia di comunicare quando necessario per un qualsiasi movimento sociale. Lavorate tutti insieme. Vorrei anche sottolineare che ho più volte ripetuto al movimento LGBT che è utile ribellarsi a problematiche che anche non hanno nulla a che fare con noi gay e lesbiche. È giusto invece protestare contro tutte le ingiustizie che riteniamo dannosi al miglioramento dell’umanità. Ecco perché lo show si chiama When We Rise. Soli siamo in minoranze, mentre uniti siamo la maggioranza. Insieme siamo fortissimi, impossibili da fermare.

Crede che le nuove generazioni non sappiano cosa sia successo esattamente 40 anni fa?
Dustin Lance Black:
Sì, sono sicurissimo che non sappiano nulla.

Per questo che dobbiamo vedere When We Rise?
Dustin Lance Black:
Si deve vedere perchè viviamo in una società moderna, siamo l’umanità, il progresso, il futuro, la pace, la religione e soprattutto l’amore. un’altra ragione per cui vale la pena vederlo è quella di capire le motivazioni e le ispirazioni dei nostri nonni-nonne, zii, a livello di amore globale e di quello gay in particolare. Abbiamo lottato, abbiamo perseverato e abbiamo versato tanto sangue. Tutto per il rispetto che ci meritiamo. Che tutti si meritano. In più è importante da vedere e da far vedere sopratutto in quelle zone dove ancora il mondo va piano, va al contario, dove l’accettazione di persone “diverse” è quasi impossibile. La parola WE è il concetto più importante di tutti. Siamo noi, ma siete anche voi, e sarete giudicati su come vi comporterete. Voglio che la nuova generazione guardi e si educhi e che possano usare questa nostra storia come antidoto alla retorica di quelle libertà che gente retrograda vorrebbe negarci ancora oggi in America.

Ricordo in un’intervista che ha detto che ha scritto Milk per lei stesso, per i suoi demoni. Per chi ha invece scritto When We Rise?
Dustin Lance Black:
Milk era una persona che il mondo esterno non conosceva e volevo che tutti lo conoscessero. Ho scritto invece When We Rise perché… per una ragione ben precisa. Sono cresciuto nel Sud. Sono cresciuto in una casa molto religiosa. Sono cresciuto in una cerchia militare. Con genitori conservativi. La mia famiglia è ancora religiosissima e conservativa e nonostante li ami da morire e continui ad amarli e rispettarli, voglio che sappiano la verità essenziale di un mondo con cui hanno più cose in comune di quelle che credono di avere. L’ho scritto appositamente per i miei genitori, voglio che i miei zii, cugini, nipoti capiscano che tutti parliamo lo stesso linguaggio. Linguaggio di amore e rispetto.

Leggi anche