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Venezia 75, Carolina Crescentini: «La paura del diverso ti rende debole»

L'attrice quest'anno è al Lido con una bella responsabilità, quella di giurata del Premio Opera Prima Dino De Laurentiis. Ci siamo fatti una chiaccherata con lei, ma senza l'ombra di uno spritz.

Carolina Crescentini scattata in esclusiva per Rolling Stone da Fabrizio Cestari a Venezia 75. Make-up: Giorgio Armani Beauty.

L’abbiamo beccata tra una proiezione, un red carpet con Motta e lo scatto del portfolio di Rolling Stone. Carolina Crescentini quest’anno è al Lido con una bella responsabilità, quella di giurata del Premio Opera Prima Dino De Laurentiis, che tradotto vuol dire vedere tanti film, dormire pochissimo e rinunciare a tutte le feste. Ed essere felice di farlo.

Che cosa rappresenta Venezia per te?
Il tempio del cinema, l’inizio dei miei sogni: sono venuta qui la prima volta da spettatrice con un mio caro amico che purtroppo non c’è più. Avevamo fatto gli accrediti, al Lido era tutto pieno e abbiamo affittato una casa a Venezia, che piano piano era diventata uno squat per tutti quelli che erano senza. Avevo 20 anni, prendevamo il vaporetto, andavamo alle proiezioni in tandem, scavalcavamo i recinti e andavamo alle feste.

Che ne pensi della line-up di quest’anno? Venezia batte Cannes?
È davvero una grande edizione, ci sono film interessantissimi, diversi. È un’esperienza incredibile, non solo per l’onore di far parte della Mostra: sto crescendo come attrice e come essere umano. Se sei emotiva come me, i film ti travolgono.

Che giurata sei?
Sono severa, come nella vita. Amo l’estetica del cinema, ma voglio esplodere di emozioni. Il cinema bello è quello che ti porti a casa.

Quanti film hai visto finora?
Li vorrei vedere tutti, al mio ufficio stampa avevo fatto l’elenco: Tsukamoto, Cuarón… E loro mi hanno risposto: “Carolina, non ce la fai”. Tra quelli della mia sezione e quelli che scelgo io, ho visto 13 film al momento.

Quanti spritz?
Neanche uno. Eh lo so, è incredibile… poi la sera magari ti fai un gran bicchiere di vino o una beluga, ma devo stare sul pezzo.

Quante feste?
Nessuna! Mi devo svegliare alle 7 di mattina: alle feste andrò quando torno a casa, qui bisogna andare al cinema.

Confessa, quanto è faticoso fare il red carpet una sera sì e l’altra pure?
Una sì e due no, dai. Quando non hai un film in concorso, fare il red carpet è divertente. Ed è bellissimo il momento in cui alla fine arrivi al pubblico: sono veramente degli eroi, stanno lì schierati dalla mattina. Cerco sempre di catapultarmi a salutarli, perché è grazie a loro se posso fare questo lavoro.

La mattina vai struccata alle proiezioni?
Appena metti piede fuori dall’Excelsior ci sono i paparazzi, quindi mi metto jeans e scarpe basse, ma un pochino di trucco ci vuole. A volte il team di Giorgio Armani Beauty arriva alle 8 meno un quarto in camera mia. Sono veramente delle macchine da guerra! Poi ci sono delle piante qui che mi danno allergia… magari abbiamo sette minuti per preparare un red carpet, io ho lacrimato e loro devono ricostruire tutto.

C’è un prodotto che è particolarmente prezioso per te?

Dormendo pochissimo, direi il correttore a questo punto (ride), è sempre lui! Poi io sono una fan del mascara, lo metterei ad oltranza.

Cosa vi dicevate tu e Motta sul red carpet la prima sera quando vi abbiamo immortalato?

Non lo so, ma sicuramente gli ho detto che è molto bello vestito elegante (ride). Chi l’avrebbe mai detto: è sempre in jeans e maglietta, e invece così sta benissimo!

crescentinimotta

Ti vedremo cantare con lui?
A casa sì, fuori non credo… poi ogni tanto mi ha fatto fare cori a tradimento di notte, però in pubblico per ora no.

So che sei da poco tornata da Lampedusa, che esperienza è stata?

Avevo girato lì con Claudio Amendola anni fa ed era la quarta volta che tornavo per un festival, a cui vado sempre, se posso. Lampedusa è stato uno spartiacque della mia vita: quando ho fatto quel film sugli sbarchi, dove interpretavo la responsabile del centro di accoglienza, ho avuto accesso a esperienze off-limits come entrare nella struttura, vedere gli sbarchi. Le prime due settimane non ho fatto altro che piangere, poi ti scatta il meccanismo del “dare una mano”. Il prossimo che afferma: “Tornassero a casa loro”, io gli risponderei: “Vatti a fare una settimana a casa loro, poi vediamo se sei capace di dire una cosa del genere”.

Hai incontrato Salvini qui a Venezia?
L’ho visto di sfuggita, ma è stato pochissimo… Guarda, a questo punto secondo me non è nemmeno Salvini il punto, a me preoccupa di più quello che sta accadendo nel pensiero delle persone: la gente è diventata terribilmente intollerante, violenta, parla a slogan. E ho capito una cosa, anche attraverso il festival: la paura del diverso in realtà ti rende una persona debole.

Dove ti vedremo prossimamente?
Sta andando in onda Illuminate, il docufilm Rai su quattro donne dalla personalità forte, libere di testa, rivoluzionarie e capoccione (ride). Il 16 settembre è in programma il mio capitolo, quello dedicato a Krizia: un personaggio stupendo, una matta, oltre ad essere un’artista che andava ben oltre la semplice moda con i suoi abiti, ispirati al design e ai fumetti tipo Goldrake. Aveva un carattere molto tosto, licenziava le persone perché c’era qualcosa che non le andava e il giorno dopo le chiamava: “Dove sei?! Ma perché non sei al lavoro?!”. Poi il 5 ottobre parte la seconda stagione de I bastardi di Pizzofalcone in tv. E siamo in fase di firme.

Che cosa pensi di quello che sta succedendo ad Asia Argento?

Trovo aberrante il fatto che Asia Argento sia diventata l’argomento da aperitivo. Asia Argento è una persona, una madre, che abbia sbagliato o meno. Non conosco i dettagli e non sono fatti miei, ma a prescindere non mi piace quello che sta accadendo: Asia Argento è colpevole pure quando vive un lutto… È un’atteggiamento da animali, mi sono esposta sui social, perché ho avuto un senso di schifo per quello che la gente le scriveva. Poi soltanto lei conosce la verità su quello che è successo, il fatto che esploda tutto adesso mi sembra un po’ strumentale, non ha niente a che vedere con l’argomento iniziale del movimento #MeToo, di cui è importantissimo continuare a parlare. Non mi riferisco solo alla molestia, ma all’atteggiamento sessista in generale, a tutte quelle cose che una donna sa e che gli altri dimenticano.

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